Il problema di oggi non è stato non vincere. Queste sono partite rognose che in un anno capitano.
Il problema è stato non vincere avendo l'obbligo di farlo. È stato un passo indietro come mentalità di squadra, soprattutto l'approccio in campo. Con la convinzione di portare a casa i 3 punti, entri in campo e sei 2-0 a fine primo tempo. A noi manca ancora quello step.
L'osservazione migliore della serata, bravo. C'è un dato illuminante del Milan di quest'anno, quello, ampiamente negativo, del rendimento negli scontri diretti, o in partite come questa, in cui in palio sono più di tre punti, perché essi si accoppiano ai punti persi contestualmente dalle dirette concorrenti. È un saldo negativo, peggiore forse di quello che squadre di rango inferiore al Milan hanno con le medesime avversarie, e che non è giustificato dal livello della nostra squadra. Ci manca evidentemente l'ultimo livello, quello che trasforma una buona squadra in una speciale, che fa l'impresa, che vince non solo quando vale, ma anche quando serve pur se il valore oggettivo di sé non è pari a quello dell'avversario che si ha davanti. Occorre allora andare l'oltre di sé, oltre i propri limiti, e capire che si è già al di là, e che si è fatto un passo in avanti nella propria storia. Errori come quello commesso oggi da Cutrone sono indegni delle qualità di Cutrone o di Higuain, ma si spiegano con il fatto che essi non sono ancora nello stato di non commetterli quando la palla scotta, e il buttarla dentro cambia la storia. La squadra attuale non è mediocre nei piedi, vale il quarto posto, ma lo è nella testa, perché oggi vincere significava non consolidare il quarto posto, ma attaccare il terzo, quello che, e lo diciamo allo stimatissimo Rino, Gattuso nella conferenza stampa agitava come una sorta di Golem inavvicinabile, tanto da pronosticare come augurabile il raggiungimento a fine stagione del piazzamento già in essere, considerando inosabile appunto l'oltre, il terzo, financo il secondo posto. Non possiamo condannare un uomo per eccesso di realismo, ma possiamo notare che nello sport la realtà non è quella che si ha davanti, ma quella che si determina momento dopo momento dell'evento agonistico, che è una evoluzione sì del gesto atletico, ma anche e soprattutto della mente e della personalità umana che vi si applica. Il Milan tremebondo dell'autunno 1987, per capirsi, era nominalmente il medesimo di quello che trionfò al San Paolo di Napoli nel maggio dell'anno successivo, ma la squadra era notevolmente cambiata, ed un gruppo di giocatori di talento era diventato una squadra vincente, e ciò perché Sacchi, pur nei suoi difetti, non aveva quello di mettere la firma anticipata su obiettivi considerati appena realistici. Quella è roba da Gazidis, ma ai capitani di ventura e condottieri di campioni chiediamo anche di fare ciò che non si pensa, anche se inconsciamente vi si crede, o vi si desidera. Rino, giovanotti cari, siete uomini di sport, mostrateci di saper fare nuove tutte le cose. Se potete farlo, come Patrick può segnare quel gol, e volete farlo, allora dovete farlo. Alla società il compito di apportare, da gennaio, coloro che insegneranno ad essi come farlo. Noi ci crediamo, credeteci anche voi. E fate.
