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La vicenda legata al presunto mancato tesseramento del presidente della FIGC Giovanni Malagò sta creando forte tensione nel calcio italiano, nonostante lo stesso Malagò si sia dichiarato del tutto sereno, considerando l'interpretazione dello Statuto un'applicazione consolidata e supportata da diversi precedenti. L'origine del problema risiede nell'articolo 29 dello Statuto FIGC, il quale richiede di essere in regola con il tesseramento per ricoprire cariche federali: mentre la segreteria e gli uffici legali della federazione sostengono che la norma imponga solo di essere in regola qualora si sia tesserati (senza renderlo obbligatorio a monte), la situazione è precipitata dopo che Ugo Taucer, procuratore generale per lo Sport presso il CONI, ha rifiutato l'archiviazione del caso proposta dal procuratore federale Giuseppe Chiné, a seguito dei ricorsi presentati da Renato Miele. La questione verrà portata all'attenzione della Giunta del CONI guidata dal presidente Luciano Buonfiglio, aprendo scenari complessi: se il CONI ravvisasse irregolarità e un grave malfunzionamento nella validazione della candidatura, potrebbe infatti decidere di commissariare la FIGC, decisione contro la quale Malagò intende eventualmente fare ricorso. Sullo sfondo restano le delicate dinamiche politiche, testimoniate dalle dichiarazioni del ministro per lo Sport Andrea Abodi e dalle parole dello stesso Malagò, che ha ventilato il sospetto che si stiano cercando strade alternative al consenso elettorale per condizionare i vertici del calcio italiano. Tuttosport