Cafù:"Ecco perchè andai al Milan".

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Marcos Cafù intervistato da Il Messaggero:

Dica la verità, si sente più romanista che milanista.

"Non mi metta nei guai, per favore (ride). No, no, sono stato benissimo sia a Roma che a Milano".

Cafu non le ho chiesto se vuole più bene a mamma o papà, un piccolo sforzo.

"Allora, sono stato 6 anni a Roma ed è stato un periodo pazzesco. Con quella squadra rimarremo per sempre nella storia. Quando sono andato al Milan, inizialmente sembrava più facile vincere. Poi ci siamo riusciti ma non è stato facile. È chiaro che ha rappresentato la mia casa subito dopo aver lasciato il Brasile: ho giocato la Champions per la prima volta, non può non avere un posto speciale nel mio cuore".

E allora perché a un certo punto ha deciso di salutare?

"Perché purtroppo le cose finiscono. La Roma con me era stata chiara, spiegandomi che voleva cambiare e puntare su ragazzi più giovani. Ho accettato la scelta e avevo deciso di fare un'esperienza diversa. Per questo motivo avevo firmato con lo Yokohama, squadra giapponese. Poi un giorno mi chiama Leonardo e mi passa Braida che mi dice che Ancelotti mi vuole al Milan per due stagioni. La mia prima reazione è stata: "Ma siete sicuri? Io ho quasi 33 anni, lo sapete?". E loro, "Sì, sì ti proponiamo un biennale". Con queste premesse era impossibile rifiutare. Alla fine ho fatto bene, i due anni sono diventati cinque e ho vinto uno scudetto, un mondiale per club, la Supercoppa, ho disputato due finali di Champions, vincendone una. Poteva andare peggio".

cafu_milan_image.jpg
 

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Marcos Cafù intervistato da Il Messaggero:

Dica la verità, si sente più romanista che milanista.

"Non mi metta nei guai, per favore (ride). No, no, sono stato benissimo sia a Roma che a Milano".

Cafu non le ho chiesto se vuole più bene a mamma o papà, un piccolo sforzo.

"Allora, sono stato 6 anni a Roma ed è stato un periodo pazzesco. Con quella squadra rimarremo per sempre nella storia. Quando sono andato al Milan, inizialmente sembrava più facile vincere. Poi ci siamo riusciti ma non è stato facile. È chiaro che ha rappresentato la mia casa subito dopo aver lasciato il Brasile: ho giocato la Champions per la prima volta, non può non avere un posto speciale nel mio cuore".

E allora perché a un certo punto ha deciso di salutare?

"Perché purtroppo le cose finiscono. La Roma con me era stata chiara, spiegandomi che voleva cambiare e puntare su ragazzi più giovani. Ho accettato la scelta e avevo deciso di fare un'esperienza diversa. Per questo motivo avevo firmato con lo Yokohama, squadra giapponese. Poi un giorno mi chiama Leonardo e mi passa Braida che mi dice che Ancelotti mi vuole al Milan per due stagioni. La mia prima reazione è stata: "Ma siete sicuri? Io ho quasi 33 anni, lo sapete?". E loro, "Sì, sì ti proponiamo un biennale". Con queste premesse era impossibile rifiutare. Alla fine ho fatto bene, i due anni sono diventati cinque e ho vinto uno scudetto, un mondiale per club, la Supercoppa, ho disputato due finali di Champions, vincendone una. Poteva andare peggio".

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Questo qui era un treno con un'ottima capacità di cross per l'area di rigore.
 
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