Braida:"Avevo il Milan nel destino. Berlusconi...".

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L'ex DS rossonero Braida sul Milan e su Berlusconi:"

Sul 20 febbraio 1986: "È il giorno spartiacque della mia vita, un passaggio della mia esistenza impossibile da cancellare. All’epoca lavoravo nell’Udinese, era appena andato via Zico. Ero stato contattato dal presidente Viola che mi aveva proposto un ruolo dirigenziale nella Roma. Ma quando mi chiamò Adriano Galliani per offrirmi una posizione nel Milan, non ebbi esitazioni".

Su come ha conosciuto Galliani: "Ai tempi del Monza. Ero il centravanti della squadra ma, al contrario dei miei colleghi che si dilettavano in infinite partite a carte, la sera preferivo andare a cena con i dirigenti. Avevo la curiosità di ascoltare e imparare da persone più esperte e istruite le logiche aziendali. Mi presero in simpatia e fu Adriano poi a consigliarmi di smettere di giocare per iniziare a fare il direttore sportivo. Il binomio Galliani-Braida, a livello dirigenziale, iniziò nel 1981 in Brianza"

"Il ricordo più bello? Il pullman a Barcellona dopo aver vinto la coppa dei campioni»

Sull'incontro con Berlusconi: "Il giorno che io considero magico è quello della convention al Castello di Pomerio, quando in estate Berlusconi convocò tutti i dipendenti e ci diede la mission: “Dobbiamo diventare la squadra più forte al mondo”. Io rimasi folgorato dalla sua visione. È stato fantastico, un onore scrivere la storia. Guardi, sono appena uscito da un bar dove ho incontrato un signore che ha voluto fare una foto con me. Non lavoro più al Milan dal 2013 ma il senso dell’impresa che è stata realizzata è rimasto."


Sui primi acquisti: "I primi contratti li feci a Daniele Massaro e a Giovanni Galli. Eh quando mi intimò di prendere Claudio Borghi, andai ad acquistarlo… Poi tutti sapete come è finita".

Sul ricordo più bello: "Il pullman a Barcellona dopo aver vinto la prima Coppa dei Campioni contro la Steaua. Quello fu un punto di arrivo, per aver conquistato un trofeo così prestigioso ma anche di partenza per come abbiamo sviluppato poi il progetto".

Sul più grande fuoriclasse di quel Milan: "In quegli anni, quando abbiamo iniziato, Maradona dominava le scene. Ma noi abbiamo potuto esibire campioni che hanno fatto la storia. Come si fa a scegliere fra Baresi, Maldini, Gullit, Kakà, Shevchenko? Farei un torto a qualcuno. Forse per come è finita prematuramente la sua carriera, direi Marco Van Basten, il simbolo dell’estetica, dell’eleganza".

Sulla sua vita al Milan: "Lo avevo nel destino. Non tutti sanno che già nel 1962 a Sesto San Giovanni feci un provino per il club, ma per una serie di ragioni anche logistiche firmai per l’Udinese. E poi Nereo Rocco mi portò in tournée con il Milan negli Stati Uniti. Sono orgoglioso di essere un milanista".

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