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Leao alla CBSL’ambiente in cui sono cresciuto? E’ un luogo che offre non molte opportunità, ma grande talento. I bambini giocano insieme nel parco dopo scuola. Queste cose mi hanno aiutato a crescere, restando umile. Se riesci a crescere in queste condizioni, quando hai il mondo ai tuoi piedi, riesci a capire cos’è giusto o sbagliato, non ti perdi. Grazie a mio padre, ma anche ai miei amici, sono cresciuto così. E’ sempre stato calcio? Sì. Ho iniziato tardi, a 7-8 anni. Prima di firmare con lo Sporting, avevo firmato con il Benfica. Mio padre al tempo non riusciva a portarmi, non aveva l’auto. Il Benfica si era proposto di venirmi a prendere dopo scuola, ero un tifoso del Benfica al tempo. Ma ciò che mi fu detto, non venne rispettato. Allora ho firmato per lo Sporting. Quando sei un bambino, vuoi solo giocare a calcio e quando sei tifoso, vuoi giocare per quel club. Ero arrabbiato. La vita mi ha portato ai rivali, lo Sporting è arrivato e così è iniziato. Cristiano Ronaldo ha iniziato lui? E’ stata una pressione positiva, una spinta».
Sulla chiamata del Milan: «L’Inter chiamò il direttore sportivo Luis Campos, disse di essere interessata. Non ero sicuro, ma in passato seguivo e sentivo del Milan con Maldini, Ronaldinho il mio idolo. Non l’Inter. Ho detto: rimango ancora un anno. Finimmo il campionato secondi e avremmo giocato la Champions l’anno successivo. Ma poi mi disse: il Milan ti vuole. Credo che in qualche giorno l’affare si farà. Nell’allenamento fai la prima parte, non la seconda. Nessun rischio. Mi dissero: qualcuno vuole parlare con te in dieci minuti. Facetime, Maldini. Mi chiese come stessi, mi disse che mi avevano seguito nella stagione, mi chiese se volessi far parte della famiglia rossonera. E sono andato diretto alla firma».
Su Ibrahimovic: «Era esigente? Sì, troppo, troppo. In un allenamento, alcuni giovani della Primavera erano venuti ad allenarsi con noi e in una partitella era finito con loro, perdendola. Andò dal mister e disse: ‘E’ l’ultima volta che questi giovani vengono a fare allenamento con noi’. Per me è stata una pressione positiva. Con queste persone devi imparare, perché se ti parlano è perché si interessano a te. Ho amato questa cosa. Sì, parliamo ancora spesso. Abbiamo un bel rapporto, quando viene mi chiede della famiglia. E’ qualcuno che mi ha aiutato molto, è qualcuno che voglio tenere nella mia vita anche fuori dal campo. Se ho bisogno di qualcosa, io so che lui c’è e mi aiuterà».
Sullo scudetto e il premio da MVP stagionale: «Non me l’aspettavo onestamente. Dopo la partita, abbiamo alzato il trofeo e abbiamo festeggiato. Una persona è venuta a dirmi: ‘Rafa, sei il miglior giocatore della stagione’. E’ stato qualcosa che non mi sarei mai aspettato. E’ stata una delle mie migliori stagioni individuali. Ma è qualcosa di squadra, perché è grazie a quella che puoi fare bene».
Sul suo nuovo ruolo più centrale: «Ero pronto, ero pronto a tutto prima dell’inizio della stagione. Quando il mister mi ha detto ciò, ero pronto. Quando giochi da centravanti, puoi fare più gol, perché hai più opportunità Il calcio è fatto di numeri, se vuoi stare tra i migliori devi fare numeri. E’ differente rispetto a prima. Se fai più gol e fai qualche assist, puoi essere tra i migliori».
Sulla sua esperienza al Milan finora: «Credo che sia stato un percorso. Non è stato facile per me e per la mia famiglia quando sono arrivato. Sono contento di essere qui, di essere un punto di riferimento per la squadra e per i tifosi. Loro vogliono il massimo da tutti e sanno cosa possiamo fare. Quando giochi al Milan, sai che ci sarà la pressione perché i tifosi vogliono il top. Quando perdi o quando fai una brutta partita, lo capisci dai tifosi».
Sul suo body language: «Non posso cambiare me stesso. Anche da bambino avevo il sorriso in faccia, non posso cambiarlo. Se lo cambiassi, non sarei più Rafael Leao. Sanno cosa posso fare, per questo sono esigenti. Non posso cambiare il mio body language, sono così da 26 anni».
Sul derby: «Non andare fuori nei giorni precedenti, stai a casa. E’ una settimana folle. Tutti vogliono biglietti, vedi il rosso, il blu. Tutti parlano sui quotidiani. Stai a casa, risparmia energie. E’ la partita più bella della stagione. E’ una guerra, è una questione di vita o di morte. Dopo quella partita, tutti parleranno di quella partita per settimane. Vita o morte. E io voglio vivere. Lo guardavo in passato, ora giocarlo è incredibile. I tifosi cantano dall’inizio alla fine, ogni pallone, ogni tocco, ogni duello devi pensare che sia l’ultimo».
Su Pulisic: «Ho un bel rapporto con lui. Ora va molto meglio, ci conosciamo meglio in campo. In questa stagione abbiamo avuto un po’ di infortuni, non abbiamo avuto grandi opportunità insieme. E’ un grande giocatore, uno dei migliori nelle ultime stagioni. Quando è in campo, penso che creerà qualcosa. Parla italiano perfettamente, anche se con un accento americano».
Sulla chiamata del Milan: «L’Inter chiamò il direttore sportivo Luis Campos, disse di essere interessata. Non ero sicuro, ma in passato seguivo e sentivo del Milan con Maldini, Ronaldinho il mio idolo. Non l’Inter. Ho detto: rimango ancora un anno. Finimmo il campionato secondi e avremmo giocato la Champions l’anno successivo. Ma poi mi disse: il Milan ti vuole. Credo che in qualche giorno l’affare si farà. Nell’allenamento fai la prima parte, non la seconda. Nessun rischio. Mi dissero: qualcuno vuole parlare con te in dieci minuti. Facetime, Maldini. Mi chiese come stessi, mi disse che mi avevano seguito nella stagione, mi chiese se volessi far parte della famiglia rossonera. E sono andato diretto alla firma».
Su Ibrahimovic: «Era esigente? Sì, troppo, troppo. In un allenamento, alcuni giovani della Primavera erano venuti ad allenarsi con noi e in una partitella era finito con loro, perdendola. Andò dal mister e disse: ‘E’ l’ultima volta che questi giovani vengono a fare allenamento con noi’. Per me è stata una pressione positiva. Con queste persone devi imparare, perché se ti parlano è perché si interessano a te. Ho amato questa cosa. Sì, parliamo ancora spesso. Abbiamo un bel rapporto, quando viene mi chiede della famiglia. E’ qualcuno che mi ha aiutato molto, è qualcuno che voglio tenere nella mia vita anche fuori dal campo. Se ho bisogno di qualcosa, io so che lui c’è e mi aiuterà».
Sullo scudetto e il premio da MVP stagionale: «Non me l’aspettavo onestamente. Dopo la partita, abbiamo alzato il trofeo e abbiamo festeggiato. Una persona è venuta a dirmi: ‘Rafa, sei il miglior giocatore della stagione’. E’ stato qualcosa che non mi sarei mai aspettato. E’ stata una delle mie migliori stagioni individuali. Ma è qualcosa di squadra, perché è grazie a quella che puoi fare bene».
Sul suo nuovo ruolo più centrale: «Ero pronto, ero pronto a tutto prima dell’inizio della stagione. Quando il mister mi ha detto ciò, ero pronto. Quando giochi da centravanti, puoi fare più gol, perché hai più opportunità Il calcio è fatto di numeri, se vuoi stare tra i migliori devi fare numeri. E’ differente rispetto a prima. Se fai più gol e fai qualche assist, puoi essere tra i migliori».
Sulla sua esperienza al Milan finora: «Credo che sia stato un percorso. Non è stato facile per me e per la mia famiglia quando sono arrivato. Sono contento di essere qui, di essere un punto di riferimento per la squadra e per i tifosi. Loro vogliono il massimo da tutti e sanno cosa possiamo fare. Quando giochi al Milan, sai che ci sarà la pressione perché i tifosi vogliono il top. Quando perdi o quando fai una brutta partita, lo capisci dai tifosi».
Sul suo body language: «Non posso cambiare me stesso. Anche da bambino avevo il sorriso in faccia, non posso cambiarlo. Se lo cambiassi, non sarei più Rafael Leao. Sanno cosa posso fare, per questo sono esigenti. Non posso cambiare il mio body language, sono così da 26 anni».
Sul derby: «Non andare fuori nei giorni precedenti, stai a casa. E’ una settimana folle. Tutti vogliono biglietti, vedi il rosso, il blu. Tutti parlano sui quotidiani. Stai a casa, risparmia energie. E’ la partita più bella della stagione. E’ una guerra, è una questione di vita o di morte. Dopo quella partita, tutti parleranno di quella partita per settimane. Vita o morte. E io voglio vivere. Lo guardavo in passato, ora giocarlo è incredibile. I tifosi cantano dall’inizio alla fine, ogni pallone, ogni tocco, ogni duello devi pensare che sia l’ultimo».
Su Pulisic: «Ho un bel rapporto con lui. Ora va molto meglio, ci conosciamo meglio in campo. In questa stagione abbiamo avuto un po’ di infortuni, non abbiamo avuto grandi opportunità insieme. E’ un grande giocatore, uno dei migliori nelle ultime stagioni. Quando è in campo, penso che creerà qualcosa. Parla italiano perfettamente, anche se con un accento americano».