ovviamente la mia era una provocazione. Infatti avevo specificato più competente ed intelligente. Però comunque Cardinale che è un fesso, fa la figura ancor di più del fesso perchè è in un sistema che ad oggi c'entra lo zero assoluto con la sua visione di calcio. Già fosse in premier, sembrerebbe meno fesso di quello che sembra da noi. Se ci fossero altri 20-30 imprenditori stranieri seri che volessero fare soldi col calcio italiano, anche il Cardinale di turno sarebbe più guidato dagli intenti degli altri imprenditori nel mettere in pratica le sue visioni in una sorta appunto di comunione di intenti. Con un Oaktree, anche uno come Cardinale può lavorare. Con un Lotito o un Cairo o Elkan no, è impossibile. Ad oggi per il bene del calcio italiano sono molto più credibili e utili gente come cardinale e oaktree che sanno zero di calcio, rispetto a vecchi volponi come Lotito o Cairo che il calcio lo hanno fatto essiccare.
E pure noi tifosi di calcio italiano (non parlo quindi del solo Milan), dobbiamo metterci l'anima in pace che non ci saranno più i berlusconi, i moratti, i tanzi, i cragnotti, i sensi, i cecchi gori, ecc.. Quindi bisognerà trovare una alternativa per risollevare il calcio, avendo però la consapevolezza che quel tipo di sistema calcio degli anni 90 non tornerà mai più. Questa è la base di partenza.
Più avanti andrebbe tirato fuori un topic su misura, perché qui iniziano a fischiare le orecchie al nostro amico Zorro
Però la soluzione c'è, e persino un modello ibrido e pionieristico con la NBA è possibile.
In pillole, partendo dall'affermazione di concetti inderogabili tra cui sostenibilità, trasparenza (ogni fondo deve essere tracciato) e regole precise per fare debito e rientrare dall'investimento (servono algoritmi economici di base e tre contabili chiusi in ufficio a Roma che seguono ogni operazione giornaliera di tutte le squadre di calcio), si deve arrivare ad un numero chiuso di squadre professionistiche italiane sulla base di parametri ben definiti, tra cui in primis il bacino di utenza.
Tradotto: non solo non possono entrare nel professionismo il Renate, il Lumezzane, l'Arzignano, il Vado Ligure, il Pineto, il Bra, il Monterosi, il Picerno, coi loro 300 spettatori a partita. Ma nemmeno Chievo e Sassuolo, per capirci.
Se Mapei vuole una franchigia calcistica emiliana, compra il Modena, la Reggiana, il Piacenza. E sottoscrive le regole di trasparenza e sostenibilità, non crea il giocattolino Sassuolo per riciclare il nero.
Se Campedelli vuole fare le sue porcherie coi panettoni, compra il Verona, il Padova, il Vicenza. E pazienza se viene meno la favola Chievo, che poi proprio favola col senno di poi non si è rivelata affatto essere.
Preziosi, Zamparini, Cellino e Spinelli non potrebbero più fare le loro delinquenze parassite saltando da una squadra all'altra in giro per l'Italia.
Le franchigie professionistiche devono essere 100, basate sui capoluoghi di provincia ed i mercati maggiori che attraggono il business, sotto ogni profilo.
Perché se tu dai al tifoso calabrese il mitico derby Castrovillari-Rossanese in Serie C, vanno 300 persone a vederlo magari anche stando al parcheggio in macchina dietro la porta che si vede tutto aggratise. E lo sponsor della partita è il bar di Ciccio in Corso Roma.
Ma se gli dai per un'intera stagione Cosenza-Catanzaro, Reggina-Crotone, Crotone-Cosenza, Catanzaro-Reggina, toh, guarda caso allo stadio vanno almeno in 5000 se non il doppio, con tutte le conseguenze economiche che si possono immaginare.
Promozioni e retrocessioni all'europea, magari con estensione dei playout/playoff, ma nessuna retrocessione dall'ultima serie. Per capirci, nessuna di quelle 100 franchigie può scomparire, nessuna può finire nell'attuale Serie D e perdere lo status professionista, è garantita la continuità salvo casi realmente eccezionali. Con tutte le conseguenze stavolta in termini politici e di stabilità, penso per esempio agli stadi di proprietà, in accordo con la politica centrale e locale anche per agevolazioni e facilitazioni.
Caso mai dal campionato inferiore, una sorta di serbatoio amatoriale su base regionale un po' a metà tra l'attuale Serie D e l'Eccellenza in cui si giocano lo "Scudetto Campanile" (altro possibile mercato), si possono pescare franchigie emergenti con determinati requisiti, anche per espandere quelle 100 franchigie professionistiche.
E poi, con quelle premesse regolamentari, tutto arriva naturalmente, perché di colpo quelle franchigie diventano in un sistema sano asset che compri a 100 e rivendi a 120 se sei bravo. Alla Cardinale, ma in un contesto sistemico globale.
Poi mi sveglio e vedo Malagò commissario di Malagò.... ed evidentemente va bene così.
