Bergamo: insegnante accoltellata da studente davanti a scuola.

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Il senso era che ogni progresso è sempre stato visto come il demonio, la causa di tutti i mali futuri.
E' evidente che non è così, io, come penso tutti noi qui, col coltetto ci affettiamo il pane, quel ******* di ragazzino c'ha accoltellato la sua professoressa.
La bontà delle cose, qualsiasi esse siano, dipende da come e per quali fini le usi, qui occorre cultura ed educazione che non sono per nulla scontate in tutta la popolazione.
Concordo che manca l'educazione,ma sti social del menga hanno completamente rovinato la mente dei giovani perché dietro a uno schermo,e quindi con un sorta di impunità dettata dall'anonimato, fanno e dicono ciò che gli pare,accedono a tutto ciò che prima non era accessibile,e poi non sono regolarizzati a dovere,può registrarsi chiunque con un indirizzo email falso intestato a nomi falsi.

A mio parere bisognerebbe regolare l'accesso ai social tramite carta di identità elettronica,a persone di almeno 21 anni di età, a 18 si è ancora acerbi.

dati veri della persona,in modo che poi uno ci pensa due volte a fare il leone da tastiera o da smartphone.
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ROSSO NERO 70

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Il senso era che ogni progresso è sempre stato visto come il demonio, la causa di tutti i mali futuri.
E' evidente che non è così, io, come penso tutti noi qui, col coltetto ci affettiamo il pane, quel ******* di ragazzino c'ha accoltellato la sua professoressa.
La bontà delle cose, qualsiasi esse siano, dipende da come e per quali fini le usi, qui occorre cultura ed educazione che non sono per nulla scontate
Perfetto
Peccato che cultura ed educazione siano appunto demandati ai social e talent vari visto la continua opera di distruzione della famiglia tradizionale vista come il demonio
Prima era quella il fulcro e se siamo arrivati fino a qui è grazie ad essa
Ora i messaggi sono altri ad ognuno giudicare se sia un mondo migliore o peggiore
 
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Il gesto è estremo e da condannare ma francamente ci sono professori che andrebbero tolti dalle scuole, che possono fare gravi danni agli studenti. vanno viste tante cose nel complesso. Io ne ho avute 3-4, da una psicopatica alle elementari, una pazza alle medie che si divertiva a turno giorno per giorno a far piangere gli studenti e poi altre situazioni alle superiori ma tollerabili
Ti posso assicurare che non è certo questo il caso: la docente in questione è stata anche mia insegnante di francese una ventina di anni fa. Non era fra le mie insegnanti preferite, ma per il semplice fatto che lei fosse molto severa nelle valutazioni e che a me non piacesse particolarmente la cultura francese; era però onesta, imparziale e rispettosa di noi tutti. Giusto per farti capire, avevo in classe un compagno che, a causa di un’educazione non certo ottimale, era solito completare ogni verifica in dialetto bergamasco (tra l’altro, scrivendolo in modo scorretto): io me la sarei presa fin da subito; lei, invece, anche dopo due anni, lo rimproverava sempre con calma ed equilibrio. Mi spiace molto che le sia capitata questa disgrazia.
 
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Sbaglio oppure 'sti casi si stanno verificando con una certa insistenza ?
Non lo so. Sei tu l’uomo di scienza che dovrebbe raccogliere dati su quanti accoltellamenti di insegnanti nelle scuole ci siano stati in ogni anno dal 1861 a oggi per poter sapere con cognizione di causa se ci sia stato un aumento dei casi.
 

Ramza Beoulve

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E' corretto quello che scrivi, tuttavia non possiamo far finta di non accorgerci che a volte i social, oltre che essere strumento, diventano "fine". Perché, se non per questo motivo, lo studente avrebbe dovuto fare una diretta Instagram dell'aggressione? Mi pare evidente che il motivo fosse di mostrarla ad altri, di esibirla. La violenza è violenza, ma la violenza che si dà una spinta ulteriore nell'ebbrezza di mettersi in onda, a mio parere, è ancora più pericolosa. E questo non è un caso isolato, già altri ne sono successi.
Credo che il fenomeno sia sintomo di una malattia sociale profonda della quale vediamo per ora solo i casi eclatanti, ma ha una base sotterranea consistente e inquietante, sulla quale educazione e famiglia possono fare (ancora) poco.
Togli il palco al pagliaccio e questo perderá la voglia di esibirsi...
 

gabri65

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Non lo so. Sei tu l’uomo di scienza che dovrebbe raccogliere dati su quanti accoltellamenti di insegnanti nelle scuole ci siano stati in ogni anno dal 1861 a oggi per poter sapere con cognizione di causa se ci sia stato un aumento dei casi.

Ah, giusto, le famose statistiche.

Si, le ho. Sono stati meno di un milione.
 
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E' corretto quello che scrivi, tuttavia non possiamo far finta di non accorgerci che a volte i social, oltre che essere strumento, diventano "fine". Perché, se non per questo motivo, lo studente avrebbe dovuto fare una diretta Instagram dell'aggressione? Mi pare evidente che il motivo fosse di mostrarla ad altri, di esibirla. La violenza è violenza, ma la violenza che si dà una spinta ulteriore nell'ebbrezza di mettersi in onda, a mio parere, è ancora più pericolosa. E questo non è un caso isolato, già altri ne sono successi.
Credo che il fenomeno sia sintomo di una malattia sociale profonda della quale vediamo per ora solo i casi eclatanti, ma ha una base sotterranea consistente e inquietante, sulla quale educazione e famiglia possono fare (ancora) poco.
Un 'bravo', 'bello', ' campione', 'studioso' ha fatto sempre bene all'ego del ragazzo.
Si chiamava gratificazione.
Al genitore/educatore il compito di alternare la carota al bastone.

I ragazzi di oggi li chiamano consensi, visualizzazioni, seguito.

E' tutto virtuale ma porta dipendenza e alienazione.

Questa è la generazione algoritmo.
Mesi fa acoltai sul tubo una intervista bellissima sul tema di max pezzali che racconta come una volta fosse difficile proporre musica per un dj perchè bisognava toccare i gusti di tutti.
Ma quei tutti che erano la assieme avevano la possibilità di esser intrisi anche di generi che a loro potevano non piacere.

Vale per la musica ma il discorso può essere esteso a ogni settore della cultura o , volendo, alla tipologia delle persone.

I ragazzi di oggi attivano i fitri e 'vivono' solo ciò che li garba.

Non c'è nemmeno 'educazione' alla pazienza, l'ascolto , l'attesa.

Sono davvero cosi tolleranti questi ragazzi di oggi??

Io alle feste di 18 anni ballavo con gli 883 ma aspettavo il pezzo di bon jovi per poter avvicinare la ragazzina per il lento.
Pare il paleolitico.
 
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Un 'bravo', 'bello', ' campione', 'studioso' ha fatto sempre bene all'ego del ragazzo.
Si chiamava gratificazione.
Al genitore/educatore il compito di alternare la carota al bastone.

I ragazzi di oggi li chiamano consensi, visualizzazioni, seguito.

E' tutto virtuale ma porta dipendenza e alienazione.

Questa è la generazione algoritmo.
Mesi fa acoltai sul tubo una intervista bellissima sul tema di max pezzali che racconta come una volta fosse difficile proporre musica per un dj perchè bisognava toccare i gusti di tutti.
Ma quei tutti che erano la assieme avevano la possibilità di esser intrisi anche di generi che a loro potevano non piacere.

Vale per la musica ma il discorso può essere esteso a ogni settore della cultura o , volendo, alla tipologia delle persone.

I ragazzi di oggi attivano i fitri e 'vivono' solo ciò che li garba.

Non c'è nemmeno 'educazione' alla pazienza, l'ascolto , l'attesa.

Sono davvero cosi tolleranti questi ragazzi di oggi??

Io alle feste di 18 anni ballavo con gli 883 ma aspettavo il pezzo di bon jovi per poter avvicinare la ragazzina per il lento.
Pare il paleolitico.
Il tema della musica per me è doloroso. Quando ero un ragazzo, la musica si ascoltava quasi religiosamente. Ognuno aveva i suoi generi preferiti, ma le tendenze erano fantastiche, creative, e soprattutto oltre ad ascoltarla si cercava di replicarla, qui nella mia città c'erano tanti locali e club in cui ascoltare musica dal vivo. C'era partecipazione.
Oggi la musica viaggia soprattutto su Youtube, Spotify, e altri canali, ci sono band che pubblicano solo sul web, tutto si misura sulle visualizzazioni online, sui followers, anche e soprattutto perché sono queste ormai che portano soldi. Molti fanno soprattutto covers, nessuno crea, almeno in Italia, nessuno porta qualcosa di nuovo. I concerti che riempiono sono quelli di vecchie cariatidi, reduci del passato. Non vedo niente di nuovo in giro di interessante, a parte certa musica elettronica sperimentale. Che poco mi entusiasma.
E troppa comunicazione tra umani ormai è relegata solo online.
 
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