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L'inchiesta sul calcio condotta dalla Procura di Milano si è avvalsa delle testimonianze di 29 tra arbitri ed ex fischietti di Serie A e B, i quali hanno delineato un sistema di «figli e figliastri» che sarebbe stato orchestrato dall'ex designatore Gianluca Rocchi, recentemente sostituito ad interim da Dino Tommasi. Le denunce riguardano una «filiera malata» che ha portato i magistrati a ipotizzare il reato di frode sportiva a carico di cinque indagati, basandosi su uno scenario descritto come una «guerra tra due fazioni». Una fonte anonima ha dichiarato a Repubblica l'esistenza di «designazioni a piacimento» e di un'«epurazione delle figure che non si piegavano al metodo», aggiungendo che Rocchi «fosse in costante rapporto telefonico con i dirigenti delle squadre, pur non potendo da regolamento, per ingraziarsi i club. Per un tornaconto personale», e che usasse presentarsi «in sala Var anche quando non doveva, non era di turno lui». Oltre alle cinque partite già note che vedono indagati Rocchi, Andrea Gervasoni, Luigi Nasca, Rodolfo Di Vuolo e Daniele Paterna (quest'ultimo per false dichiarazioni), emergono sospetti su altri match come Inter-Roma di un anno fa; in quell'occasione, il Var avrebbe risposto al suo assistente «Fatti i fatti tuoi» riguardo a un fallo su Bisseck, agendo secondo il teste «su indicazione del supervisore Gervasoni». Al momento nessun club risulta coinvolto, ma restano da identificare eventuali controparti per la presunta "combinazione" della designazione arbitrale nel derby di semifinale di Coppa Italia del 2 aprile 2025, volta a evitare fischietti «poco graditi» ai nerazzurri. L'indagine, nata dagli esposti dell'avvocato Croce e dell'ex guardalinee Domenico Rocca, ha ricevuto un impulso decisivo dalle segnalazioni dell'ex arbitro Eugenio Abbattista e dall'acquisizione dei filmati della sala Var di Lissone, che confermerebbero la «bussata» al vetro di Rocchi durante Udinese-Parma per condizionare il Var Paterna su un rigore. Per giovedì sono fissati gli interrogatori dei vertici arbitrali: mentre il legale di Rocchi, Antonio D’Avirro, sembra orientato verso il silenzio del suo assistito, l'avvocato di Gervasoni, Michele Ducci, ha affermato: «Pensiamo di rispondere al pm».