Ragazzi, dobbiamo guardare in faccia la realtà: il Milan dei campionissimi non esiste più dal 2006.
Sono vent'anni che viviamo di ricordi.
C'è stata la parentesi del 2011, figlia degli ultimi colpi di coda della gestione Berlusconi, e poi il declino. Persino lo Scudetto del 2022 se guardato con lucidità, apparteneva a un Milan di terza o quarta fascia rispetto agli standard storici a cui eravamo abituati.
Per noi il Milan è storicamente il Real Madrid. Oggi, purtroppo, il Milan non è nemmeno l'Atletico Madrid.
Una squadra che lotta per il quarto posto, esattamente come profetizzava Berlusconi nell'ultimo decennio della sua presidenza, quando parlava di "progetto giovani e italiani".
Questo è il Milan attuale. Prima lo accettiamo, prima potremo guardare avanti.
Su Maldini va fatta una riflessione onesta, priva di retorica. Paolo è l'unica figura del calcio contemporaneo a cui mi sento di dare stima incondizionata. Ma il suo addio nel 2023 è stato anche un atto di realismo e lucidità.
Da calciatore, Maldini è rimasto in rossonero perché la società condivideva le sue stesse identiche ambizioni. Da dirigente, una volta toccato l'apice nel 2022, ha capito che la proprietà non aveva alcuna intenzione di fare il passo successivo per tornare sul tetto d'Europa. Le strade si sono separate per questo. Pensare a un suo ritorno messianico "per amore del Milan" è un'illusione: Maldini non è il tipo di personalità che accetta il compromesso della mediocrità.
La nostra priorità deve diventare un'altra: lo Stile Milan.
Dobbiamo esigere una società e dei tesserati che riflettano l'eleganza, la classe e la signorilità storiche del club.
Se non possiamo comprare i top player mondiali, dobbiamo pretendere un calcio che sia bello da vedere, identitario, espresso da persone adatte a tradurre questa visione sul campo.
Mettiamoci l'anima in pace e tifiamo per un Milan più modesto, ma che sia dignitoso e riconoscibile.
Oggi dobbiamo pretendere una sola cosa: l'anima. Ripartiamo dalle radici del Milanismo.
Ricostruiamo lo stile, l'orgoglio e l'appartenenza. Solo così, quando la ruota del calcio tornerà a girare – perché il Milan resta il Milan – ci troveremo pronti a risederci al tavolo dei grandi.
Ma intanto, rimettiamo le basi.