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Ancora Repubblica sul caso arbitri e sul sistema Rocchi: l'inchiesta della Procura di Milano sul cosiddetto "sistema Rocchi" delinea un quadro inquietante in cui le designazioni arbitrali per la Serie A sarebbero state distanti dai criteri di merito, venendo invece "pilotate" o "combinate" per favorire fischietti considerati amici o allineati alla cerchia dell'ex designatore, oggi autosospeso e accusato di concorso in frode sportiva. Secondo le testimonianze di alcuni magistrati e di ex direttori di gara, i big match venivano utilizzati come premio per gli arbitri fedeli, mentre chi esprimeva critiche veniva progressivamente allontanato dai massimi palcoscenici. Gli inquirenti si concentrano su presunte manovre orchestrate a San Siro nell'aprile 2025 per influenzare le direzioni di gara dell'Inter, club che non risulta coinvolto ma che sarebbe stato al centro di strategie per alternare arbitri "graditi" come Colombo e "meno graditi" come Doveri in base all'importanza della posta in gioco. Mentre Rocchi ha scelto per ora di non presentarsi davanti al pm Maurizio Ascione, il suo vice Andrea Gervasoni è atteso per un interrogatorio volto a chiarire la sua posizione in merito a presunte interferenze nella sala Var, tra cui il caso di Salernitana-Modena in Serie B e un episodio in Inter-Roma che avrebbe inciso sulla classifica. L'ipotesi accusatoria suggerisce che le "bussate" ai vetri della sala operativa di Lissone servissero a garantire valutazioni positive ai fedelissimi per mantenerli alti in graduatoria e favorirne la carriera internazionale. Viene inoltre evidenziata un'anomalia logistica tutta italiana: a differenza degli standard UEFA, le pareti trasparenti delle sale Var a Lissone avrebbero agevolato comunicazioni visive e condizionamenti esterni, con una distribuzione degli spazi che vedeva gli arbitri più vicini alla fazione di Rocchi posizionati nelle sale più facilmente raggiungibili dal supervisore. L'indagine scava infine nei legami personali e nelle correnti che uniscono direttori di gara e addetti agli arbitri dei club, suggerendo che tali rapporti di lunga data e vecchi veti legati a episodi del passato abbiano creato un intreccio di ingerenze e interessi oggi finito sotto la lente della giustizia penale.