Sheva:"Rifiutai la Roma. La Champions e Buffon...".

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Sheva intervistato da Luca Toni:"Nel 2008 ero al 50% dello Sheva di prima. Mi aveva chiamato anche Spalletti per andare alla Roma, un signore. Ma per me tornare in Italia significava solo il Milan. Nel 2002 e nel 2003 mi cercarono, ma rassicurai Berlusconi dicendogli che sentivo di non aver ancora fatto niente per il Milan. Per me l’obiettivo era vincere e dare tutto con il Milan. Il Chelsea? Fu una sfida. In quel momento il calcio inglese stava arrivando ai livelli di oggi. Ricordo che guardai Milan-Roma dalla curva con i tifosi, tutto lo stadio cantò per me chiedendomi di restare e io piansi insieme a loro. È stata una decisione difficile, ma volevo provare un’esperienza nuova. I compagni mi sono stati molto vicini in quel momento. L’anno dopo il Milan vinse la Champions, ma non ho rimpianti, so di aver dato loro l’anima”.

Il rigore a Buffon,a Manchester? Lo avevo osservato in tutti i rigori precedenti. Dovevo aspettare che scegliesse un angolo. Ogni passo che ho fatto verso il dischetto continuavo a ripetermi “Non cambiare la decisione, non cambiare la decisione”, perché sapevo già dove calciarlo, ma non come. Arrivato sul dischetto per un po’ non ho sentito il fischio dell’arbitro, per questo come si vede dalle immagini continuavo a girarmi guardando lui e Gigi alternativamente. Dopo, quando sono tornato nello spogliatoio, mi sentivo stanco, ero vuoto. Avevo dato tutto quello che avevo”.

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Sheva intervistato da Luca Toni:"Nel 2008 ero al 50% dello Sheva di prima. Mi aveva chiamato anche Spalletti per andare alla Roma, un signore. Ma per me tornare in Italia significava solo il Milan. Nel 2002 e nel 2003 mi cercarono, ma rassicurai Berlusconi dicendogli che sentivo di non aver ancora fatto niente per il Milan. Per me l’obiettivo era vincere e dare tutto con il Milan. Il Chelsea? Fu una sfida. In quel momento il calcio inglese stava arrivando ai livelli di oggi. Ricordo che guardai Milan-Roma dalla curva con i tifosi, tutto lo stadio cantò per me chiedendomi di restare e io piansi insieme a loro. È stata una decisione difficile, ma volevo provare un’esperienza nuova. I compagni mi sono stati molto vicini in quel momento. L’anno dopo il Milan vinse la Champions, ma non ho rimpianti, so di aver dato loro l’anima”.

Il rigore a Buffon,a Manchester? Lo avevo osservato in tutti i rigori precedenti. Dovevo aspettare che scegliesse un angolo. Ogni passo che ho fatto verso il dischetto continuavo a ripetermi “Non cambiare la decisione, non cambiare la decisione”, perché sapevo già dove calciarlo, ma non come. Arrivato sul dischetto per un po’ non ho sentito il fischio dell’arbitro, per questo come si vede dalle immagini continuavo a girarmi guardando lui e Gigi alternativamente. Dopo, quando sono tornato nello spogliatoio, mi sentivo stanco, ero vuoto. Avevo dato tutto quello che avevo”.

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Avrebbe dovuto alzare la seconda Champions e il mondiale per club con noi.
Li meritava.
Se non altro perché i primi 2 anni aveva segnato tantissimo ma per vincere nessun trofeo.

Oltretutto il primo mondiale per club non lo aveva vinto.
 

DavMilan

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che dolore il suo addio
lo ha capito subito anche lui ancor prima di partire la caxxata che aveva fatto
era la star della squadra più forte d'europa
 

numero 3

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Non ci sono parole...Anche se il finale non è stato proprio bellissimo è stato uno dei giocatori più forti in assoluto che hanno indossato i nostri colori. Avrebbe potuto battere anche il record inarrivabile di Nordhal se fosse rimasto, vabbè quel rigore rimarrà eterno nella storia del Milan
 
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