Redbird Milan in media company. Closing 2-3 mesi. Quote a Elliott.

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Il Sole 24 Ore conferma le news precedenti e aggiunge:

Obiettivo «media company». È con questa strategia che la società d’investimento statunitense RedBird è pronta all’ingresso nel Milan come nuovo socio di controllo. L’obiettivo è creare, come già avviene negli Stati Uniti (con i club nel baseball, nel basket e nel ootball americano) sinergie in altri settori, che non siano strettamente il calcio (tv, immobiliare, retail), in modo da aumentare il giro d’affari della società rossonera che oggi, nella stagione 2020-2021, si aggira sui 260 milioni di euro. RedBird hauna forte specializzazione in questo settore. Inoltre vede nel Milan un brand globale. Si tratta di una strategia che accomuna molti fondi d’investimento, che vogliono, almeno a parole, investire sul calcio. Oltre un anno fa anche un private equity di primo piano, come Bc Partners, ha avviato discussioni (poi tramontate) con la famiglia Zhang per acquistare l’Inter. Anche in quel caso c’era il progetto di far diventare l’Inter una «media company». Quello tra i fondi di private equity e gli investimenti nel calcio è però un rapporto contraddittorio. Tante buone intenzioni, ma alla fine pochi investimenti. Elliott, che potrebbe essere il primo fondo d’investimento in Italia a vincere un campionato di calcio di Serie A, è diventato proprietario del Milan grazie all’escussione di un pegno, quello sul finanziamento al misterioso cinese Yonghong Li. Non ci sono state, invece, fino ad oggi, operazioni classiche deiprivate equity su una squadra di calcio in Italia, cioè un cosiddetto «leverage buyout», con l’utilizzo di leva finanziaria: è facilmente spiegabile visto che nelle attuali
situazioni dei club italiani, che bruciano cassa anzichè generarla, sarebbe impossibile. A dir la verità questa tipologia di operazioni è difficilmente riscontrabile anche nel calcio europeo. Bisogna risalire nel tempo al 2005, quando la famiglia americana Glazer lanciò un’Opa ostile da 1,47 miliardi di dollari sul quotato Manchster United, con un «leverage buyout»: facendo, quindi, leva sui debiti contratti per perfezionare l’acquisto, scaricandoli sulla società comprata. In Italia gli ultimi cambi di proprietà mostrano così tutte operazioni di tipologia non comparabile. Silvio Berlusconi ha ceduto nel 2017 il Milan al misterioso cinese Yonghong Li sulla base di un enterprise di 740 milioni. Per raggiungere l’obiettivo era stato necessario un finanziamento di 300 milioni proprio di Elliott a Mister Li, ma il prestito era stato concesso a monte, cioè nella holding di controllo del club rossonero. Enrico Preziosi ha venduto lo scorso anno il Genoa agli americani di 777 Partners, gruppo finanziario che tuttavia non è assimilabile a un fondo. L’operazione ha avuto il prezzo simbolico di un euro. Ci sono, infine, gli imprenditori americani come Dan Friedkin e Rocco Commisso che hanno comprato negli anni passati As Roma e Fiorentina, inparte con proprie risorse e, in parte, con finanziamenti a monte della catena di controllo. Proprio se si guardano gli investitori americani, c’è un filo rosso che li accomuna sul calcio europeo: le squadre del Vecchio Continente, anche le più blasonate, hanno valutazioni a saldo se confrontate con quelle delle società sportive americane, nel baseball, basket e football americano, che vengono comprate a multipli ben più elevati. Quindi gli 1,3 miliardi delMilan, per alcuni versi, potrebbero essere considerato un buon affare da RedBird, soprattutto nel caso in cui riuscisse a far crescere il valore globale del club rossonero.



La GDS in edicola e tutti gli altri quotidiani in edicola confermano le numerose news precedenti e aggiungono: Redbird ad un passo dall'acquisto del Milan per 1,3 mld cifra che può essere destinata a salire. Il fondo di Cardinale supera Investcorp. Elliott potrebbe restare con una piccola quota I Singer domani potrebbero essere a Reggio. L’affare potrebbe essere chiuso a campionato finito L’importanza della questione stadio. Più importanti sarebbero progetti come il nuovo stadio del quale si tornerà a parlare nei prossimi giorni, a stagione conclusa: intanto il Comune ha affidato il dibattito pubblico a Avventura Urbana srl e Andrea Pillon, e il dibattito sarà uno snodo fondamentale in un cammino lunghissimo. Poi ci sono altri fattori di guadagno nel tempo che p o t re b b e ro essere valutati per ritoccare ancora l’offerta. E il fondo Elliott potrebbe restare sì, non con un finanziamento ma soltanto con un piccol investimento, a dimostrazione della volontà di mantenere un minimo di continuità.

RedBird possiede club o quote in Europa e Usa: gestisce un patrimonio di 6 miliardi. Creato nel 2014, il fondo punta a creare valore con stadi e trasmissione audiovisiva. RedBird ha acquisito nel 2020 il Tolosa, condotto in Ligue 1 , e nel 2021 (oltre a comprare una
piccola quota del Malaga) è entrato nel Fenway Sports Group, la conglomerata sportiva che controlla il Liverpool e i Boston Red Sox, sborsando 750 milioni di dollari per il 10%. La presa della maggioranza del Milan sarebbe l’ultimo step di un processo evolutivo rapido quanto dirompente.

Cardinale nell’ingresso della sede del fondo a New York ha fatto installare una statua dell’Incredibile Hulk: «I miei collaboratori sono giovani e ho messo lì Hulk per ricordare loro di essere un po’ incazzati, affamati e arrabbiati, mentre bevono i loro cappuccini
da 10 dollari".

CorSera: Quali i tempi per il Milan a Redbird? Abbastanza rapidi, per quanto riguarda il signing, ovvero il momento delle firme in cuisi fissa il valore dell’operazione, che potrebbe arrivare in 15-20 giorni. Sarà più lungo invece il closing, il passaggiovero e proprio di proprietà, che potrebbe richiedere 2-3 mesi. Non si devono preoccupare quelli che temevano un management (leggi Maldini e Massara che hanno urgenze dettate dal mercato) appeso e col contratto non rinnovato: ci penserà Elliott, a maggior ragione se, come sembra, resterà con una quota di minoranza.

Gerry Cardinale, 53 anni, nato nella periferia ricca di Philadelphia, studi a Harvard e Oxford (dove ha partecipato anche alla mitica sfida di canottaggio contro Cambridge), vent’anni di esperienza in Goldman Sachs, dove ha gestito asset per centomiliardi di dollari, prima di fondare nel 2014 RedBird: in tre anni il valore del patrimonio gestito è passato da 1,5 a 6 miliardi e si appresta a salire velocemente a 11. Cardinale negli ultimi due anni ha esaminato ottanta club in tutta Europa. Tra queste pare ci fosse anche la Roma. Non è l’unica cosa che lo lega ai
Friedkin: ha investito 300 milioni nella società che ha prodotto il film vincitore di quattro Oscar, «Parasite», distri-
buito dai proprietari della Roma. Con questo acquirente la sintonia, diciamo anche culturale, di Elliott è totale. Un esempio: uno dei contributi di RedBird nel Liverpool è l’analisi dei dati, con una tecnologia all’avanguardia per
analizzare le prestazioni dei giocatori e trovare nuovi talenti. Ma soprattutto piace la filosofia generale: la convinzione condivisa che il futuro di un club di calcio sia nella trasformazione in media company con un ruolo nel mercato dell’intrattenimento Ed è anche per questa sintonia che, come detto, Elliott starebbe valutando di restare con una piccola quota per investimento e per garantire la continuità gestionale. Il passaggio sarà soft.


Repubblica: Da ieri, invece, Investcorp si è fatta ufficialmente da parte ritirando l’offerta da 1,1 miliardi e dando
il via libera a Red Bird che la settimana prossima annuncerà il suo sbarco nel calcio italiano. Non è stata solo una
questione di soldi: Elliott voleva rimanere con una quota, in modo da monetizzare successivamente scommettendo sulla crescita dei ricavi, il nuovo San Siro e il ritorno stabile tra le prime d’Europa. Oltre al fatto che gli arabi non volevano dividere la società con Elliott. Secondo fonti finanziarie, raccolte sia a Milano che a New York, l’accordo è stato favorito dai rapporti tra la famiglia Singer, che gestisce da otre 30 anni il fondo Elliott, e Cardinale.

Rimane da capire ora quali saranno le ambizioni del fondo americano, anche se di fondo proseguiranno nella linea
tracciata da Elliott: giocatori giovani di qualità, autosufficienza finanziaria, contenimento dei costi a partire dal monte salari.
 

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Obiettivo «media company». È con questa strategia che la società d’investimento statunitense RedBird è pronta all’ingresso nel Milan come nuovo socio di controllo. L’obiettivo è creare, come già avviene negli Stati Uniti (con i club nel baseball, nel basket e nel ootball americano) sinergie in altri settori, che non siano strettamente il calcio (tv, immobiliare, retail), in modo da aumentare il giro d’affari della società rossonera che oggi, nella stagione 2020-2021, si aggira sui 260 milioni di euro. RedBird hauna forte specializzazione in questo settore. Inoltre vede nel Milan un brand globale. Si tratta di una strategia che accomuna molti fondi d’investimento, che vogliono, almeno a parole, investire sul calcio. Oltre un anno fa anche un private equity di primo piano, come Bc Partners, ha avviato discussioni (poi tramontate) con la famiglia Zhang per acquistare l’Inter. Anche in quel caso c’era il progetto di far diventare l’Inter una «media company». Quello tra i fondi di private equity e gli investimenti nel calcio è però un rapporto contraddittorio. Tante buone intenzioni, ma alla fine pochi investimenti. Elliott, che potrebbe essere il primo fondo d’investimento in Italia a vincere un campionato di calcio di Serie A, è diventato proprietario del Milan grazie all’escussione di un pegno, quello sul finanziamento al misterioso cinese Yonghong Li. Non ci sono state, invece, fino ad oggi, operazioni classiche deiprivate equity su una squadra di calcio in Italia, cioè un cosiddetto «leverage buyout», con l’utilizzo di leva finanziaria: è facilmente spiegabile visto che nelle attuali
situazioni dei club italiani, che bruciano cassa anzichè generarla, sarebbe impossibile. A dir la verità questa tipologia di operazioni è difficilmente riscontrabile anche nel calcio europeo. Bisogna risalire nel tempo al 2005, quando la famiglia americana Glazer lanciò un’Opa ostile da 1,47 miliardi di dollari sul quotato Manchster United, con un «leverage buyout»: facendo, quindi, leva sui debiti contratti per perfezionare l’acquisto, scaricandoli sulla società comprata. In Italia gli ultimi cambi di proprietà mostrano così tutte operazioni di tipologia non comparabile. Silvio Berlusconi ha ceduto nel 2017 il Milan al misterioso cinese Yonghong Li sulla base di un enterprise di 740 milioni. Per raggiungere l’obiettivo era stato necessario un finanziamento di 300 milioni proprio di Elliott a Mister Li, ma il prestito era stato concesso a monte, cioè nella holding di controllo del club rossonero. Enrico Preziosi ha venduto lo scorso anno il Genoa agli americani di 777 Partners, gruppo finanziario che tuttavia non è assimilabile a un fondo. L’operazione ha avuto il prezzo simbolico di un euro. Ci sono, infine, gli imprenditori americani come Dan Friedkin e Rocco Commisso che hanno comprato negli anni passati As Roma e Fiorentina, inparte con proprie risorse e, in parte, con finanziamenti a monte della catena di controllo. Proprio se si guardano gli investitori americani, c’è un filo rosso che li accomuna sul calcio europeo: le squadre del Vecchio Continente, anche le più blasonate, hanno valutazioni a saldo se confrontate con quelle delle società sportive americane, nel baseball, basket e football americano, che vengono comprate a multipli ben più elevati. Quindi gli 1,3 miliardi delMilan, per alcuni versi, potrebbero essere considerato un buon affare da RedBird, soprattutto nel caso in cui riuscisse a far crescere il valore globale del club rossonero.



La GDS in edicola e tutti gli altri quotidiani in edicola confermano le numerose news precedenti e aggiungono: Redbird ad un passo dall'acquisto del Milan per 1,3 mld cifra che può essere destinata a salire. Il fondo di Cardinale supera Investcorp. Elliott potrebbe restare con una piccola quota I Singer domani potrebbero essere a Reggio. L’affare potrebbe essere chiuso a campionato finito L’importanza della questione stadio. Più importanti sarebbero progetti come il nuovo stadio del quale si tornerà a parlare nei prossimi giorni, a stagione conclusa: intanto il Comune ha affidato il dibattito pubblico a Avventura Urbana srl e Andrea Pillon, e il dibattito sarà uno snodo fondamentale in un cammino lunghissimo. Poi ci sono altri fattori di guadagno nel tempo che p o t re b b e ro essere valutati per ritoccare ancora l’offerta. E il fondo Elliott potrebbe restare sì, non con un finanziamento ma soltanto con un piccol investimento, a dimostrazione della volontà di mantenere un minimo di continuità.

RedBird possiede club o quote in Europa e Usa: gestisce un patrimonio di 6 miliardi. Creato nel 2014, il fondo punta a creare valore con stadi e trasmissione audiovisiva. RedBird ha acquisito nel 2020 il Tolosa, condotto in Ligue 1 , e nel 2021 (oltre a comprare una
piccola quota del Malaga) è entrato nel Fenway Sports Group, la conglomerata sportiva che controlla il Liverpool e i Boston Red Sox, sborsando 750 milioni di dollari per il 10%. La presa della maggioranza del Milan sarebbe l’ultimo step di un processo evolutivo rapido quanto dirompente.

Cardinale nell’ingresso della sede del fondo a New York ha fatto installare una statua dell’Incredibile Hulk: «I miei collaboratori sono giovani e ho messo lì Hulk per ricordare loro di essere un po’ incazzati, affamati e arrabbiati, mentre bevono i loro cappuccini
da 10 dollari".

CorSera: Quali i tempi per il Milan a Redbird? Abbastanza rapidi, per quanto riguarda il signing, ovvero il momento delle firme in cuisi fissa il valore dell’operazione, che potrebbe arrivare in 15-20 giorni. Sarà più lungo invece il closing, il passaggiovero e proprio di proprietà, che potrebbe richiedere 2-3 mesi. Non si devono preoccupare quelli che temevano un management (leggi Maldini e Massara che hanno urgenze dettate dal mercato) appeso e col contratto non rinnovato: ci penserà Elliott, a maggior ragione se, come sembra, resterà con una quota di minoranza.

Gerry Cardinale, 53 anni, nato nella periferia ricca di Philadelphia, studi a Harvard e Oxford (dove ha partecipato anche alla mitica sfida di canottaggio contro Cambridge), vent’anni di esperienza in Goldman Sachs, dove ha gestito asset per centomiliardi di dollari, prima di fondare nel 2014 RedBird: in tre anni il valore del patrimonio gestito è passato da 1,5 a 6 miliardi e si appresta a salire velocemente a 11. Cardinale negli ultimi due anni ha esaminato ottanta club in tutta Europa. Tra queste pare ci fosse anche la Roma. Non è l’unica cosa che lo lega ai
Friedkin: ha investito 300 milioni nella società che ha prodotto il film vincitore di quattro Oscar, «Parasite», distri-
buito dai proprietari della Roma. Con questo acquirente la sintonia, diciamo anche culturale, di Elliott è totale. Un esempio: uno dei contributi di RedBird nel Liverpool è l’analisi dei dati, con una tecnologia all’avanguardia per
analizzare le prestazioni dei giocatori e trovare nuovi talenti. Ma soprattutto piace la filosofia generale: la convinzione condivisa che il futuro di un club di calcio sia nella trasformazione in media company con un ruolo nel mercato dell’intrattenimento Ed è anche per questa sintonia che, come detto, Elliott starebbe valutando di restare con una piccola quota per investimento e per garantire la continuità gestionale. Il passaggio sarà soft.


Repubblica: Da ieri, invece, Investcorp si è fatta ufficialmente da parte ritirando l’offerta da 1,1 miliardi e dando
il via libera a Red Bird che la settimana prossima annuncerà il suo sbarco nel calcio italiano. Non è stata solo una
questione di soldi: Elliott voleva rimanere con una quota, in modo da monetizzare successivamente scommettendo sulla crescita dei ricavi, il nuovo San Siro e il ritorno stabile tra le prime d’Europa. Oltre al fatto che gli arabi non volevano dividere la società con Elliott. Secondo fonti finanziarie, raccolte sia a Milano che a New York, l’accordo è stato favorito dai rapporti tra la famiglia Singer, che gestisce da otre 30 anni il fondo Elliott, e Cardinale.

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situazioni dei club italiani, che bruciano cassa anzichè generarla, sarebbe impossibile. A dir la verità questa tipologia di operazioni è difficilmente riscontrabile anche nel calcio europeo. Bisogna risalire nel tempo al 2005, quando la famiglia americana Glazer lanciò un’Opa ostile da 1,47 miliardi di dollari sul quotato Manchster United, con un «leverage buyout»: facendo, quindi, leva sui debiti contratti per perfezionare l’acquisto, scaricandoli sulla società comprata. In Italia gli ultimi cambi di proprietà mostrano così tutte operazioni di tipologia non comparabile. Silvio Berlusconi ha ceduto nel 2017 il Milan al misterioso cinese Yonghong Li sulla base di un enterprise di 740 milioni. Per raggiungere l’obiettivo era stato necessario un finanziamento di 300 milioni proprio di Elliott a Mister Li, ma il prestito era stato concesso a monte, cioè nella holding di controllo del club rossonero. Enrico Preziosi ha venduto lo scorso anno il Genoa agli americani di 777 Partners, gruppo finanziario che tuttavia non è assimilabile a un fondo. L’operazione ha avuto il prezzo simbolico di un euro. Ci sono, infine, gli imprenditori americani come Dan Friedkin e Rocco Commisso che hanno comprato negli anni passati As Roma e Fiorentina, inparte con proprie risorse e, in parte, con finanziamenti a monte della catena di controllo. Proprio se si guardano gli investitori americani, c’è un filo rosso che li accomuna sul calcio europeo: le squadre del Vecchio Continente, anche le più blasonate, hanno valutazioni a saldo se confrontate con quelle delle società sportive americane, nel baseball, basket e football americano, che vengono comprate a multipli ben più elevati. Quindi gli 1,3 miliardi delMilan, per alcuni versi, potrebbero essere considerato un buon affare da RedBird, soprattutto nel caso in cui riuscisse a far crescere il valore globale del club rossonero.



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RedBird possiede club o quote in Europa e Usa: gestisce un patrimonio di 6 miliardi. Creato nel 2014, il fondo punta a creare valore con stadi e trasmissione audiovisiva. RedBird ha acquisito nel 2020 il Tolosa, condotto in Ligue 1 , e nel 2021 (oltre a comprare una
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Cardinale nell’ingresso della sede del fondo a New York ha fatto installare una statua dell’Incredibile Hulk: «I miei collaboratori sono giovani e ho messo lì Hulk per ricordare loro di essere un po’ incazzati, affamati e arrabbiati, mentre bevono i loro cappuccini
da 10 dollari".

CorSera: Quali i tempi per il Milan a Redbird? Abbastanza rapidi, per quanto riguarda il signing, ovvero il momento delle firme in cuisi fissa il valore dell’operazione, che potrebbe arrivare in 15-20 giorni. Sarà più lungo invece il closing, il passaggiovero e proprio di proprietà, che potrebbe richiedere 2-3 mesi. Non si devono preoccupare quelli che temevano un management (leggi Maldini e Massara che hanno urgenze dettate dal mercato) appeso e col contratto non rinnovato: ci penserà Elliott, a maggior ragione se, come sembra, resterà con una quota di minoranza.

Gerry Cardinale, 53 anni, nato nella periferia ricca di Philadelphia, studi a Harvard e Oxford (dove ha partecipato anche alla mitica sfida di canottaggio contro Cambridge), vent’anni di esperienza in Goldman Sachs, dove ha gestito asset per centomiliardi di dollari, prima di fondare nel 2014 RedBird: in tre anni il valore del patrimonio gestito è passato da 1,5 a 6 miliardi e si appresta a salire velocemente a 11. Cardinale negli ultimi due anni ha esaminato ottanta club in tutta Europa. Tra queste pare ci fosse anche la Roma. Non è l’unica cosa che lo lega ai
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buito dai proprietari della Roma. Con questo acquirente la sintonia, diciamo anche culturale, di Elliott è totale. Un esempio: uno dei contributi di RedBird nel Liverpool è l’analisi dei dati, con una tecnologia all’avanguardia per
analizzare le prestazioni dei giocatori e trovare nuovi talenti. Ma soprattutto piace la filosofia generale: la convinzione condivisa che il futuro di un club di calcio sia nella trasformazione in media company con un ruolo nel mercato dell’intrattenimento Ed è anche per questa sintonia che, come detto, Elliott starebbe valutando di restare con una piccola quota per investimento e per garantire la continuità gestionale. Il passaggio sarà soft.


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il via libera a Red Bird che la settimana prossima annuncerà il suo sbarco nel calcio italiano. Non è stata solo una
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situazioni dei club italiani, che bruciano cassa anzichè generarla, sarebbe impossibile. A dir la verità questa tipologia di operazioni è difficilmente riscontrabile anche nel calcio europeo. Bisogna risalire nel tempo al 2005, quando la famiglia americana Glazer lanciò un’Opa ostile da 1,47 miliardi di dollari sul quotato Manchster United, con un «leverage buyout»: facendo, quindi, leva sui debiti contratti per perfezionare l’acquisto, scaricandoli sulla società comprata. In Italia gli ultimi cambi di proprietà mostrano così tutte operazioni di tipologia non comparabile. Silvio Berlusconi ha ceduto nel 2017 il Milan al misterioso cinese Yonghong Li sulla base di un enterprise di 740 milioni. Per raggiungere l’obiettivo era stato necessario un finanziamento di 300 milioni proprio di Elliott a Mister Li, ma il prestito era stato concesso a monte, cioè nella holding di controllo del club rossonero. Enrico Preziosi ha venduto lo scorso anno il Genoa agli americani di 777 Partners, gruppo finanziario che tuttavia non è assimilabile a un fondo. L’operazione ha avuto il prezzo simbolico di un euro. Ci sono, infine, gli imprenditori americani come Dan Friedkin e Rocco Commisso che hanno comprato negli anni passati As Roma e Fiorentina, inparte con proprie risorse e, in parte, con finanziamenti a monte della catena di controllo. Proprio se si guardano gli investitori americani, c’è un filo rosso che li accomuna sul calcio europeo: le squadre del Vecchio Continente, anche le più blasonate, hanno valutazioni a saldo se confrontate con quelle delle società sportive americane, nel baseball, basket e football americano, che vengono comprate a multipli ben più elevati. Quindi gli 1,3 miliardi delMilan, per alcuni versi, potrebbero essere considerato un buon affare da RedBird, soprattutto nel caso in cui riuscisse a far crescere il valore globale del club rossonero.



La GDS in edicola e tutti gli altri quotidiani in edicola confermano le numerose news precedenti e aggiungono: Redbird ad un passo dall'acquisto del Milan per 1,3 mld cifra che può essere destinata a salire. Il fondo di Cardinale supera Investcorp. Elliott potrebbe restare con una piccola quota I Singer domani potrebbero essere a Reggio. L’affare potrebbe essere chiuso a campionato finito L’importanza della questione stadio. Più importanti sarebbero progetti come il nuovo stadio del quale si tornerà a parlare nei prossimi giorni, a stagione conclusa: intanto il Comune ha affidato il dibattito pubblico a Avventura Urbana srl e Andrea Pillon, e il dibattito sarà uno snodo fondamentale in un cammino lunghissimo. Poi ci sono altri fattori di guadagno nel tempo che p o t re b b e ro essere valutati per ritoccare ancora l’offerta. E il fondo Elliott potrebbe restare sì, non con un finanziamento ma soltanto con un piccol investimento, a dimostrazione della volontà di mantenere un minimo di continuità.

RedBird possiede club o quote in Europa e Usa: gestisce un patrimonio di 6 miliardi. Creato nel 2014, il fondo punta a creare valore con stadi e trasmissione audiovisiva. RedBird ha acquisito nel 2020 il Tolosa, condotto in Ligue 1 , e nel 2021 (oltre a comprare una
piccola quota del Malaga) è entrato nel Fenway Sports Group, la conglomerata sportiva che controlla il Liverpool e i Boston Red Sox, sborsando 750 milioni di dollari per il 10%. La presa della maggioranza del Milan sarebbe l’ultimo step di un processo evolutivo rapido quanto dirompente.

Cardinale nell’ingresso della sede del fondo a New York ha fatto installare una statua dell’Incredibile Hulk: «I miei collaboratori sono giovani e ho messo lì Hulk per ricordare loro di essere un po’ incazzati, affamati e arrabbiati, mentre bevono i loro cappuccini
da 10 dollari".

CorSera: Quali i tempi per il Milan a Redbird? Abbastanza rapidi, per quanto riguarda il signing, ovvero il momento delle firme in cuisi fissa il valore dell’operazione, che potrebbe arrivare in 15-20 giorni. Sarà più lungo invece il closing, il passaggiovero e proprio di proprietà, che potrebbe richiedere 2-3 mesi. Non si devono preoccupare quelli che temevano un management (leggi Maldini e Massara che hanno urgenze dettate dal mercato) appeso e col contratto non rinnovato: ci penserà Elliott, a maggior ragione se, come sembra, resterà con una quota di minoranza.

Gerry Cardinale, 53 anni, nato nella periferia ricca di Philadelphia, studi a Harvard e Oxford (dove ha partecipato anche alla mitica sfida di canottaggio contro Cambridge), vent’anni di esperienza in Goldman Sachs, dove ha gestito asset per centomiliardi di dollari, prima di fondare nel 2014 RedBird: in tre anni il valore del patrimonio gestito è passato da 1,5 a 6 miliardi e si appresta a salire velocemente a 11. Cardinale negli ultimi due anni ha esaminato ottanta club in tutta Europa. Tra queste pare ci fosse anche la Roma. Non è l’unica cosa che lo lega ai
Friedkin: ha investito 300 milioni nella società che ha prodotto il film vincitore di quattro Oscar, «Parasite», distri-
buito dai proprietari della Roma. Con questo acquirente la sintonia, diciamo anche culturale, di Elliott è totale. Un esempio: uno dei contributi di RedBird nel Liverpool è l’analisi dei dati, con una tecnologia all’avanguardia per
analizzare le prestazioni dei giocatori e trovare nuovi talenti. Ma soprattutto piace la filosofia generale: la convinzione condivisa che il futuro di un club di calcio sia nella trasformazione in media company con un ruolo nel mercato dell’intrattenimento Ed è anche per questa sintonia che, come detto, Elliott starebbe valutando di restare con una piccola quota per investimento e per garantire la continuità gestionale. Il passaggio sarà soft.


Repubblica: Da ieri, invece, Investcorp si è fatta ufficialmente da parte ritirando l’offerta da 1,1 miliardi e dando
il via libera a Red Bird che la settimana prossima annuncerà il suo sbarco nel calcio italiano. Non è stata solo una
questione di soldi: Elliott voleva rimanere con una quota, in modo da monetizzare successivamente scommettendo sulla crescita dei ricavi, il nuovo San Siro e il ritorno stabile tra le prime d’Europa. Oltre al fatto che gli arabi non volevano dividere la società con Elliott. Secondo fonti finanziarie, raccolte sia a Milano che a New York, l’accordo è stato favorito dai rapporti tra la famiglia Singer, che gestisce da otre 30 anni il fondo Elliott, e Cardinale.

Rimane da capire ora quali saranno le ambizioni del fondo americano, anche se di fondo proseguiranno nella linea
tracciata da Elliott: giocatori giovani di qualità, autosufficienza finanziaria, contenimento dei costi a partire dal monte salari.
Ed eccoci qua, CASUALMENTE ci vogliono proprio 2-3 mesi, manco a farlo apposta :troll:
 
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Closing in 2-3 mesi, direi perfettamente in linea

Fanno anche bene,dal momento che anche qui dentro è stato giustificato un calciomercato di riparazione da vomito con la scusa della due diligence.
"eeeeeh,investcorp lavorava con elliott già da gennaio e stavano facendo i conti,non si poteva fare mercato"

Visto il livello di babbionaggine generale,possono andare avanti anni e anni con la scusa del closing :asd:
Una volta una due diligenze con investcorp,una volta il closing con uccello rosso,poi una chiacchierata con un magnate non la vuoi fare ? E con un altro fondo ?
 
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Il Sole 24 Ore conferma le news precedenti e aggiunge:

Obiettivo «media company». È con questa strategia che la società d’investimento statunitense RedBird è pronta all’ingresso nel Milan come nuovo socio di controllo. L’obiettivo è creare, come già avviene negli Stati Uniti (con i club nel baseball, nel basket e nel ootball americano) sinergie in altri settori, che non siano strettamente il calcio (tv, immobiliare, retail), in modo da aumentare il giro d’affari della società rossonera che oggi, nella stagione 2020-2021, si aggira sui 260 milioni di euro. RedBird hauna forte specializzazione in questo settore. Inoltre vede nel Milan un brand globale. Si tratta di una strategia che accomuna molti fondi d’investimento, che vogliono, almeno a parole, investire sul calcio. Oltre un anno fa anche un private equity di primo piano, come Bc Partners, ha avviato discussioni (poi tramontate) con la famiglia Zhang per acquistare l’Inter. Anche in quel caso c’era il progetto di far diventare l’Inter una «media company».
Tante belle chiacchiere e intenzioni, ma la realtà è(relativamente) più semplice.
Si può filosofeggiare quanto si vuole, ma nel calcio moderno le entrate principali di TUTTI i club derivano da quattro voci: diritti tv, sponsor, stadio e vendita giocatori.

I diritti tv non dipendono dal singolo club ma dalla lega in cui milita, quindi c’è poco da inventarsi.

Gli sponsor sono strettamente connessi ai risultati sportivi e alla presenza o meno di giocatori “iconici”, per usare un termine che va di moda. Attualmente noi prendiamo, per esempio, 10-12 milioni dal main sponsor sulla maglia, i top club europei prendono minimo dai 50-60 a salire. Pensiamo davvero sia possibile quintuplicare questa voce prendendo giovani sconosciuti, magari pure in prestito, sperando diventino fenomeni? Campa cavallo…
Stesso discorso per gli altri sponsor.

Per quanto riguarda lo stadio, PRIMA devono costruirne uno nuovo e già qui… Poi non è che costruiamo lo stadio e il giorno dopo ci arrivano 70-80 milioni extra. Ci vogliono anni prima che si ammortizzino i costi per la costruzione e che lo stadio entri a pieno regime dal punto di vista dei ricavi.

La compravendita dei giocatori, beh va da sè: se becchi pipponi non puoi farla in modo particolarmente remunerativo, se becchi il campione e lo vendi diventi l’Atalanta…

Insomma tutte queste idee di connessioni plurime con altri settori extra-calcio vengono spacciate come innovazioni, ma son cose che chi lavora nel settore già ha valutato. E se per tutti i club le entrate principali sono rimaste quelle che ho citato, forse ‘ste connessioni extra calcio tutti questi soldi non è che li portino.
 
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il mercato verrà comunque fatto e La Rosa rinforzata. I nomi si sanno

curioso di vedere come opera Cardiale da come si legge sopra non è l’ultimo dei fessi come veniva fatto passare qua sopra.
Se ci compra sa cosa deve fare
 

rossonerosud

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Fanno anche bene,dal momento che anche qui dentro è stato giustificato un calciomercato di riparazione da vomito con la scusa della due diligence.
"eeeeeh,investcorp lavorava con elliott già da gennaio e stavano facendo i conti,non si poteva fare mercato"

Visto il livello di babbionaggine generale,possono andare avanti anni e anni con la scusa del closing :asd:
Una volta una due diligenze con investcorp,una volta il closing con uccello rosso,poi una chiacchierata con un magnate non la vuoi fare ? E con un altro fondo ?
Infatti credo che sia proprio il livello di babbionaggine generale a permettere cose del genere. A Madrid o a Barcellona mai avrebbero permesso che la loro squadra si riducesse a elemosinare prestiti ed ex facchini ultratrentenni da squadre retrocesse.
 

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