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CorSport: i club della Premier League hanno stabilito un nuovo record storico nella sessione estiva del calciomercato 2026, arrivando a spendere oltre 4 miliardi di euro (3,5 miliardi di sterline), con una crescita netta rispetto ai 3,6 miliardi dell'estate 2025 e un picco di ben 590 milioni di euro investiti solo nel giorno di chiusura. Il bilancio tra acquisti e cessioni registra un passivo spaventoso di 1,596 miliardi di euro, cifre che staccano enormemente le altre leghe europee, con la Serie A seconda ma rimasta ad appena 1,16 miliardi di spesa complessiva. Questo gigantismo economico ha acceso forti dubbi etici e di sostenibilità tra gli analisti della stampa britannica, che si interrogano se le società abbiano davvero una simile disponibilità finanziaria o se stiano spendendo denaro virtuale. Come evidenziato da The Athletic, cresce la tendenza a un mercato chiuso e circolare tra le stesse società inglesi — dove quasi tutti gli affari sopra i 100 milioni di euro hanno coinvolto solo club interni alla Premier, ad eccezione del passaggio di Bradley Barcola dal PSG al Liverpool — creando un meccanismo di circolazione endogena della liquidità del tutto simile alle plusvalenze incrociate. A destare ancora più preoccupazione è l'analisi di The Independent sul ricorso massiccio e sistematico alla fattorizzazione dei crediti: i club chiedono anticipi a società finanziarie multinazionali garantendo i ricavi futuri di diritti TV, rate del calciomercato e persino i paracadute di retrocessione, pagando tassi d'interesse molto elevati pur di disporre subito della liquidità. Questa prassi, che brucia risorse dei prossimi anni per finanziare il presente, trova un esempio emblematico nel Tottenham, citato da Football Insider per l'eccessivo affidamento all'australiana Macquarie Bank per assecondare le richieste sul mercato del tecnico Roberto De Zerbi, evidenziando un modello rischioso che il sistema calcistico inglese continua a ignorare.