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Alberto Polverosi dal CorSport in edicola sulla vittoria di ieri del Milan:
Il passettino in avanti che chiedeva Allegri c’è stato. Ieri sera il Milan ha vinto a Cagliari ed è andato in testa alla classifica. L’Inter potrà rispondere domani, ma se non batte il Bologna resta dietro e l’aspetto curioso è che una squadra senza un vero centravanti (per scelte ed emergenza) ne sorpasserà una che di centravanti ne ha quattro.
Certo, si può giocare anche senza un numero 9 di ruolo, non è solo una prerogativa di Guardiola, a patto però che nella posizione di primo attaccante ci sia un giocatore in buone condizioni. Al centro dell’attacco il Milan aveva Leao, che Allegri da tempo ha tolto dalla fascia e spostato in mezzo, però al rientro dopo quasi un mese di stop Rafa sembrava non fuori ruolo ma fuori condizione. Sembrava. Per 45 minuti non si è mai visto, poi ha colpito. Si è acceso d’improvviso a inizio ripresa, subito una traversa ma con la palla uscita poco prima dalla linea di fondo, quindi la rete in fondo alla prima bella azione dei rossoneri. Era anche il primo tiro nello specchio della porta di Caprile.
Per fortuna di Allegri, l’emergenza-centravanti si sta risolvendo. Ieri, oltre Leao al rientro, aveva fuori Gimenez e Nkunku, mezzo acciaccato Pulisic era in panchina così come Füllkrug appena arrivato, l’altra punta (mezza punta si diceva una volta) accanto a Leao era Loftus-Cheek. A metà ripresa, però, sono entrati tutt’e due, l’americano e il tedesco, così alla prossima col Genoa l’allenatore avrà il problema opposto, assai più gradevole, quello della scelta.
Il Milan ha vinto una partita con uno sviluppo che sta diventando una sua consuetudine: un tempo per il passeggio, un altro per il passaggio. In vantaggio. Era andata così anche col Verona, scialbi i primi 45 minuti, il meglio nella ripresa. Nel primo tempo di Cagliari la vera difficoltà del Milan era la sua approssimazione sul piano tecnico. A cominciare da Estupiñan, passando per Fofana e Saelemaekers, e per finire a Bartesaghi e a Loftus-Cheek, gli errori nei passaggi, nei disimpegni, nei lanci e nei controlli della palla favorivano la manovra dei sardi. Tutti appannati tranne uno, manco a dirlo, Luka Modric. Era solo lì in mezzo, a dettare tempi e gioco a una squadra che non voleva saperne. Così il Cagliari si faceva preferire sia sul piano tecnico che nell’atteggiamento.
Si vedeva la squadra in fiducia, capace di affrontare la capolista (sullo 0-0 il Milan era già in testa accanto all’Inter) con idee e personalità. Un bel palleggio, delle buone uscite, anche se nessuna vera occasione da gol. Ma appena il Milan ha fatto il Milan, la scena è cambiata. I difetti dei rossoneri si sono trasformati in virtù, l’esatto contrario di quello che è capitato al Cagliari, proprio come era successo al Verona. Leao ha segnato, Modric ha continuato a comandare e la squadra ha ritrovato misure, gioco e brillantezza.
Conte dice che la favorita è l’Inter, Chivu indispettito non gli risponde, ma Napoli e Inter dovrebbero preoccuparsi anche del Milan. Perché sarà anche come dice Allegri, che l’obiettivo è riportarlo in Champions, ma intanto è lì che gode mentre gli altri litigano.
Il passettino in avanti che chiedeva Allegri c’è stato. Ieri sera il Milan ha vinto a Cagliari ed è andato in testa alla classifica. L’Inter potrà rispondere domani, ma se non batte il Bologna resta dietro e l’aspetto curioso è che una squadra senza un vero centravanti (per scelte ed emergenza) ne sorpasserà una che di centravanti ne ha quattro.
Certo, si può giocare anche senza un numero 9 di ruolo, non è solo una prerogativa di Guardiola, a patto però che nella posizione di primo attaccante ci sia un giocatore in buone condizioni. Al centro dell’attacco il Milan aveva Leao, che Allegri da tempo ha tolto dalla fascia e spostato in mezzo, però al rientro dopo quasi un mese di stop Rafa sembrava non fuori ruolo ma fuori condizione. Sembrava. Per 45 minuti non si è mai visto, poi ha colpito. Si è acceso d’improvviso a inizio ripresa, subito una traversa ma con la palla uscita poco prima dalla linea di fondo, quindi la rete in fondo alla prima bella azione dei rossoneri. Era anche il primo tiro nello specchio della porta di Caprile.
Per fortuna di Allegri, l’emergenza-centravanti si sta risolvendo. Ieri, oltre Leao al rientro, aveva fuori Gimenez e Nkunku, mezzo acciaccato Pulisic era in panchina così come Füllkrug appena arrivato, l’altra punta (mezza punta si diceva una volta) accanto a Leao era Loftus-Cheek. A metà ripresa, però, sono entrati tutt’e due, l’americano e il tedesco, così alla prossima col Genoa l’allenatore avrà il problema opposto, assai più gradevole, quello della scelta.
Il Milan ha vinto una partita con uno sviluppo che sta diventando una sua consuetudine: un tempo per il passeggio, un altro per il passaggio. In vantaggio. Era andata così anche col Verona, scialbi i primi 45 minuti, il meglio nella ripresa. Nel primo tempo di Cagliari la vera difficoltà del Milan era la sua approssimazione sul piano tecnico. A cominciare da Estupiñan, passando per Fofana e Saelemaekers, e per finire a Bartesaghi e a Loftus-Cheek, gli errori nei passaggi, nei disimpegni, nei lanci e nei controlli della palla favorivano la manovra dei sardi. Tutti appannati tranne uno, manco a dirlo, Luka Modric. Era solo lì in mezzo, a dettare tempi e gioco a una squadra che non voleva saperne. Così il Cagliari si faceva preferire sia sul piano tecnico che nell’atteggiamento.
Si vedeva la squadra in fiducia, capace di affrontare la capolista (sullo 0-0 il Milan era già in testa accanto all’Inter) con idee e personalità. Un bel palleggio, delle buone uscite, anche se nessuna vera occasione da gol. Ma appena il Milan ha fatto il Milan, la scena è cambiata. I difetti dei rossoneri si sono trasformati in virtù, l’esatto contrario di quello che è capitato al Cagliari, proprio come era successo al Verona. Leao ha segnato, Modric ha continuato a comandare e la squadra ha ritrovato misure, gioco e brillantezza.
Conte dice che la favorita è l’Inter, Chivu indispettito non gli risponde, ma Napoli e Inter dovrebbero preoccuparsi anche del Milan. Perché sarà anche come dice Allegri, che l’obiettivo è riportarlo in Champions, ma intanto è lì che gode mentre gli altri litigano.