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Paolo Condò dal CorSera in edicola:
Gli epiloghi gemelli di Roma-Juve e delle partite di Milan e Napoli raccontano molto del grado di tensione e stanchezza, ma anche di ambizione e desiderio, che l’ultimo terzo di campionato reca con sé. Partiamo dal Milan per ordine di classifica. Nato da una giocata di Modric eseguita al volo — fa tutta la differenza del mondo in un campionato dove soltanto Dimarco non spreca un tempo di gioco per aggiustarsi la palla — il gol di Pavlovic al 90’ mantiene un soffio di vita nel derby milanese di domenica prossima (10 punti di distacco sono tantissimi, 12 sarebbero stati troppi).
Sabato invece Lukaku al 96’ aveva ridato energia a un Napoli esangue, in piena traversata della nottata per ammissione dello stesso Conte. Possiamo darci ancora sette giorni per definire chiuso lo scudetto dell’Inter, che ha stroncato tutti trovando la pietra filosofale della vittoria assicurata contro le avversarie «minori». Caliamoci subito, invece, nella mischia che sta assegnando i posti per le prossime coppe europee, partendo dai dati istruttivi dei milioni Uefa già incassati dalle nostre rappresentanti. L’Inter, eliminata ai playoff, ne ha ricevuti 71; l’Atalanta, unica superstite agli ottavi, al momento è a 70; la Juve, fuori ai playoff, ne ha intascati 63; il Napoli, eliminato nel girone, ha chiuso con 48. Questi numeri, cui vanno aggiunti gli incassi delle gare casalinghe, spiegano perché la Champions sia il Traguardo (la Roma, ancora in corsa ma in Europa League, ha incamerato fin qui una ventina di milioni, molto meno della metà) e perché a questo punto della stagione qualcuno dia la sensazione di pigiare più forte sul pedale del campionato che su quello della coppa.
Un posto fra le prime quattro vale economicamente (non sportivamente, ma quello è un altro discorso) molto più di un altro turno superato. Assegnato un seggio all’Inter, il Milan è vicino alla blindatura del secondo grazie a una difesa ormai registrata — soltanto la Roma ha subito un gol in meno — e alla capacità di produrre giocate in avanti col talento individuale. Allegri è atteso da altri quattro scontri diretti, come la sola Atalanta, ma ha un buon bilancio nei big-match e soprattutto un margine di 9 punti sulla quinta. Il Napoli ha quasi finito i faccia a faccia, è stanco di gambe e di testa, ma sono iniziati i grandi rientri.
La Roma ieri aveva staccato la Juve, spedita a meno 7, ma in coda a una gran partita l’innesto di un centravanti — Gatti, e non ridete perché Spalletti l’aveva messo dentro esattamente per questo, tanto è disperato coi suoi numeri nove — è bastato alla Juve per ricucire in extremis e restare a meno 4. Sarebbe stato complicato accettare la terza prestazione (dopo Inter e Galatasaray) buona ma infruttuosa. Fra Roma e Juve si è inserito il Como, che gioca bene, è fresco di testa e avrà in casa gli ultimi tre big-match. E a differenza della Juve, l’Atalanta ha pagato lo sforzo di mercoledì perdendo un’occasione contro il Sassuolo in dieci.
Gli epiloghi gemelli di Roma-Juve e delle partite di Milan e Napoli raccontano molto del grado di tensione e stanchezza, ma anche di ambizione e desiderio, che l’ultimo terzo di campionato reca con sé. Partiamo dal Milan per ordine di classifica. Nato da una giocata di Modric eseguita al volo — fa tutta la differenza del mondo in un campionato dove soltanto Dimarco non spreca un tempo di gioco per aggiustarsi la palla — il gol di Pavlovic al 90’ mantiene un soffio di vita nel derby milanese di domenica prossima (10 punti di distacco sono tantissimi, 12 sarebbero stati troppi).
Sabato invece Lukaku al 96’ aveva ridato energia a un Napoli esangue, in piena traversata della nottata per ammissione dello stesso Conte. Possiamo darci ancora sette giorni per definire chiuso lo scudetto dell’Inter, che ha stroncato tutti trovando la pietra filosofale della vittoria assicurata contro le avversarie «minori». Caliamoci subito, invece, nella mischia che sta assegnando i posti per le prossime coppe europee, partendo dai dati istruttivi dei milioni Uefa già incassati dalle nostre rappresentanti. L’Inter, eliminata ai playoff, ne ha ricevuti 71; l’Atalanta, unica superstite agli ottavi, al momento è a 70; la Juve, fuori ai playoff, ne ha intascati 63; il Napoli, eliminato nel girone, ha chiuso con 48. Questi numeri, cui vanno aggiunti gli incassi delle gare casalinghe, spiegano perché la Champions sia il Traguardo (la Roma, ancora in corsa ma in Europa League, ha incamerato fin qui una ventina di milioni, molto meno della metà) e perché a questo punto della stagione qualcuno dia la sensazione di pigiare più forte sul pedale del campionato che su quello della coppa.
Un posto fra le prime quattro vale economicamente (non sportivamente, ma quello è un altro discorso) molto più di un altro turno superato. Assegnato un seggio all’Inter, il Milan è vicino alla blindatura del secondo grazie a una difesa ormai registrata — soltanto la Roma ha subito un gol in meno — e alla capacità di produrre giocate in avanti col talento individuale. Allegri è atteso da altri quattro scontri diretti, come la sola Atalanta, ma ha un buon bilancio nei big-match e soprattutto un margine di 9 punti sulla quinta. Il Napoli ha quasi finito i faccia a faccia, è stanco di gambe e di testa, ma sono iniziati i grandi rientri.
La Roma ieri aveva staccato la Juve, spedita a meno 7, ma in coda a una gran partita l’innesto di un centravanti — Gatti, e non ridete perché Spalletti l’aveva messo dentro esattamente per questo, tanto è disperato coi suoi numeri nove — è bastato alla Juve per ricucire in extremis e restare a meno 4. Sarebbe stato complicato accettare la terza prestazione (dopo Inter e Galatasaray) buona ma infruttuosa. Fra Roma e Juve si è inserito il Como, che gioca bene, è fresco di testa e avrà in casa gli ultimi tre big-match. E a differenza della Juve, l’Atalanta ha pagato lo sforzo di mercoledì perdendo un’occasione contro il Sassuolo in dieci.