Pioli si gioca il Milan. Lopetegui in pole se va via.

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Il Milan si trova a un bivio cruciale della stagione e deve decidere se continuare sulla stessa strada o cambiare direzione. La doppia sfida contro la Roma in Europa League e il derby di Milano contro l'Inter saranno decisivi per delineare il futuro della squadra. In caso di sconfitta contro la Roma, il cammino europeo del Milan si interromperà definitivamente, mentre una vittoria potrebbe aprire le porte alla finale di Dublino. Il derby, seppur senza reali ambizioni di classifica, sarà comunque determinante per il morale del club e della proprietà.

La stagione è stata considerata positiva per la permanenza stabile ai primi posti della classifica, ma i prossimi eventi potranno renderla sufficiente, molto buona o straordinaria. Riflettori accesi Il giudizio è rinviato a giovedì sera con prova d’appello lunedì 22. A fine anno il voto determinante per l’ammissione o meno all’anno successivo. Resterebbe valida la valutazione fatta dall’a.d. Furlani alla Gazzetta: «Pioli al Milan ha una storia decisamente positiva, ha riportato la squadra in Champions e ha vinto lo scudetto. Spesso viene criticato ma ha fatto risultati importanti.

Nessuno dalla società ha mai parlato di panchina a rischio. Sarebbe ingeneroso valutare Pioli in base al futuro percorso in Europa League o all’esito del derby, per quanto importante sia». Altrettanto vero che club e proprietà, riuniti giovedì in tribuna, non si aspettavano una sconfitta casalinga. Prima ancora lo stesso Furlani aveva (non) risposto all’(ennesimo) interrogativo sul futuro di Pioli: «Sempre le stesse domande...». Inevitabile che i riflettori si accendano sulla partita di ritorno contro la Roma e su come il Milan si ripresenterà a San Siro nel derby. Carica Una salita alla volta. Pioli, che dopo le partite non è solito parlare alla squadra rimandando l’appuntamento al giorno dopo, ha cambiato strategia dopo la sconfitta di coppa. Messo piede in spogliatoio ha subito rilanciato: «A Roma rimontiamo» e, poi pubblicamente, «se c’è una squadra che può farcela quella è il Milan». Senza dimenticare che per arrivare a Roma e poi tornare a Milano c’è prima da far tappa a Reggio Emilia: domani pomeriggio rossoneri ospiti del Sassuolo. Un ostacolo che Pioli cercherà di superare con nuove energie: probabile che si veda un Milan B, con tutti o quasi i titolari fuori. Alla squadra serve una vittoria che dia la spinta verso Roma e Inter. L’entusiasmo serve al triste Leao di giovedì e allo sfiduciato Giroud, colpevole di aver mancato un gol facilissimo. Più che Pioli, stavolta saranno loro a decidere il futuro del Milan.

CorSport: c'è pronto Lopetegui in caso di addio di Pioli. I grandi amori possono aspettare, anche se non per sempre. Le parole dopo un po' devono lasciare spazio ai fatti. Quello di Stefano Pioli nei confronti del Milan è stato - è - un grande amore e allora, nonostante la stagione ancora in corso, un'Europa League da sognare e un piazzamento Champions da rendere ufficiale, vale la pena attendere. Notizie sulla sua permanenza non ce ne sono. Anzi, ogni giorno che passa l'allenatore dello scudetto numero 19 è sempre un po' più distante da Milanello. E la società, come una sposa che vuole molto bene al marito ma non sente più il cuore palpitare, si sta guardando intorno. E fa la corte ad altri tecnici. Il nome è quello di Julen Lopetegui. Non sono solo parole, c'è qualcosa di concreto: il Milan ha incontrato un paio di volte l'allenatore spagnolo e anche se sul tavolo, per ora, non c'è una proposta vera e propria è chiaro che si tratti di qualcosa di più di una semplice indiscrezione. DUE MESI DI CONTATTI. I primi a parlare di un interesse per Pioli in sospeso Milan su Lopetegui Il club ha incontrato due volte il tecnico spagnolo: pista molto calda, in caso di cambio c’è lui in pole L’ex allenatore di Real e Siviglia piace per tattica e utilizzo dei giovani Lopetegui sono stati i cronisti di “Relevo”: era febbraio. Sono passati due mesi e non solo il nome è ancora caldo ma ci sono stati, appunto, anche un paio di incontri esplorativi. Non che l'allenatore spagnolo, ex portiere di ottimo livello, abbia bisogno di essere scoperto, ma il discorso è sempre lo stesso: un conto sono le parole, un altro i fatti. Lopetegui conosce bene il calcio internazionale, è abituato a lavorare con i giovani ed è anche un ottimo uomo azienda. Al tempo stesso c'è la sensazione che da sei anni, da quando fu cacciato dal ruolo di ct della Spagna a pochi giorni dal Mondiale in Russia, la sua carriera sia in declino. Al Real Madrid non ha fatto bene e con il Wolverhampton ha rotto. E' vero che in mezzo c'è stato il trionfo in Europa League con il Siviglia contro l'Inter nel 2020, ma gli spagnoli vincono quel trofeo quasi ogni anno. Sostituire un allenatore come Pioli, che ha conquistato (fi nora) un campionato e raggiunto una semifi nale di Champions non sarebbe facile, ma Lopetegui, se messo nelle condizioni giuste, è capace di lavorare con più moduli: parte dalla difesa a quattro, non stravolge le squadre e ha una buona capacità di far fruttare il materiale umano e tecnico a sua disposizione. Basterà a convincere il Milan e a garantirgli quella che a 58 anni potrebbe essere l'ultima grande opportunità della carriera? Le domande sono tante, le rifl essioni pure. Anche perché Pioli (contratto in scadenza nel 2025) non sembra essere nei piani del Milan del futuro, ma se dovesse andare avanti in Europa, eliminando la Roma in rimonta dopo la sconfi tta di giovedì, sarebbe così facile mandarlo via? Domande: tante, si diceva. Risposte, poche. Anche da parte sua. I grandi amori possono aspettare, ma non in eterno. E il nuovo che avanza sembra già alle porte.

Currò su Repubblica: i nomi dei potenziali candidati allenatori per la prossima stagione sono i soliti, con Lopetegui e Conte (ma come già riferito, è vicino al Napoli NDR) in testa, ma Pioli ha ancora parecchie carte in mano. Il verdetto del duello per la semifinale non è ancora scritto, anche se ci sono solo quattro giorni di tempo, con l’intermezzo della trasferta a Reggio Emilia, per preparare la squadra alla rimonta dell’Olimpico. Dopo le precoci eliminazioni in Champions e in Coppa Italia e l’altrettanto rapida rinuncia alla gara per lo scudetto con l’Inter, l’Europa League è l’obiettivo dichiarato, l’occasione per trasformare una stagione in chiaroscuro in annata da festeggiare, levando il 22 maggio al cielo di Dublino l’unico trofeo che il Milan non ha mai conquistato. L’uscita ai quarti di finale sarebbe particolarmente dolorosa, perché l’Atalanta può togliere di mezzo la favorita Liverpool e perché il Bayer Leverkusen, che in casa del West Ham ha prenotato la semifinale proprio contro la vincente del duello tra Milan e Roma, potrebbe essere distratto dall’imminente trionfo in Bundesliga.
 

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Il Milan si trova a un bivio cruciale della stagione e deve decidere se continuare sulla stessa strada o cambiare direzione. La doppia sfida contro la Roma in Europa League e il derby di Milano contro l'Inter saranno decisivi per delineare il futuro della squadra. In caso di sconfitta contro la Roma, il cammino europeo del Milan si interromperà definitivamente, mentre una vittoria potrebbe aprire le porte alla finale di Dublino. Il derby, seppur senza reali ambizioni di classifica, sarà comunque determinante per il morale del club e della proprietà.

La stagione è stata considerata positiva per la permanenza stabile ai primi posti della classifica, ma i prossimi eventi potranno renderla sufficiente, molto buona o straordinaria. Riflettori accesi Il giudizio è rinviato a giovedì sera con prova d’appello lunedì 22. A fine anno il voto determinante per l’ammissione o meno all’anno successivo. Resterebbe valida la valutazione fatta dall’a.d. Furlani alla Gazzetta: «Pioli al Milan ha una storia decisamente positiva, ha riportato la squadra in Champions e ha vinto lo scudetto. Spesso viene criticato ma ha fatto risultati importanti.

Nessuno dalla società ha mai parlato di panchina a rischio. Sarebbe ingeneroso valutare Pioli in base al futuro percorso in Europa League o all’esito del derby, per quanto importante sia». Altrettanto vero che club e proprietà, riuniti giovedì in tribuna, non si aspettavano una sconfitta casalinga. Prima ancora lo stesso Furlani aveva (non) risposto all’(ennesimo) interrogativo sul futuro di Pioli: «Sempre le stesse domande...». Inevitabile che i riflettori si accendano sulla partita di ritorno contro la Roma e su come il Milan si ripresenterà a San Siro nel derby. Carica Una salita alla volta. Pioli, che dopo le partite non è solito parlare alla squadra rimandando l’appuntamento al giorno dopo, ha cambiato strategia dopo la sconfitta di coppa. Messo piede in spogliatoio ha subito rilanciato: «A Roma rimontiamo» e, poi pubblicamente, «se c’è una squadra che può farcela quella è il Milan». Senza dimenticare che per arrivare a Roma e poi tornare a Milano c’è prima da far tappa a Reggio Emilia: domani pomeriggio rossoneri ospiti del Sassuolo. Un ostacolo che Pioli cercherà di superare con nuove energie: probabile che si veda un Milan B, con tutti o quasi i titolari fuori. Alla squadra serve una vittoria che dia la spinta verso Roma e Inter. L’entusiasmo serve al triste Leao di giovedì e allo sfiduciato Giroud, colpevole di aver mancato un gol facilissimo. Più che Pioli, stavolta saranno loro a decidere il futuro del Milan.

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Mah, io a costo di farmi male dico che è già fuori.

Se lo volevi confermare potevi già farlo, tanto ogni conferma sarebbe in malafede.

Se continuano a rimandare è perché lo cambiano e in Italia dobbiamo sempre prenderci in giro. All'estero dicono tranquillamente mesi prima che cambieranno allenatore e non si fanno problemi.

Chissà chi portano però. A Conte ho sempre creduto poco, ma farsi scappare Motta è da criminali.
 

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Il Milan si trova a un bivio cruciale della stagione e deve decidere se continuare sulla stessa strada o cambiare direzione. La doppia sfida contro la Roma in Europa League e il derby di Milano contro l'Inter saranno decisivi per delineare il futuro della squadra. In caso di sconfitta contro la Roma, il cammino europeo del Milan si interromperà definitivamente, mentre una vittoria potrebbe aprire le porte alla finale di Dublino. Il derby, seppur senza reali ambizioni di classifica, sarà comunque determinante per il morale del club e della proprietà.

La stagione è stata considerata positiva per la permanenza stabile ai primi posti della classifica, ma i prossimi eventi potranno renderla sufficiente, molto buona o straordinaria. Riflettori accesi Il giudizio è rinviato a giovedì sera con prova d’appello lunedì 22. A fine anno il voto determinante per l’ammissione o meno all’anno successivo. Resterebbe valida la valutazione fatta dall’a.d. Furlani alla Gazzetta: «Pioli al Milan ha una storia decisamente positiva, ha riportato la squadra in Champions e ha vinto lo scudetto. Spesso viene criticato ma ha fatto risultati importanti.

Nessuno dalla società ha mai parlato di panchina a rischio. Sarebbe ingeneroso valutare Pioli in base al futuro percorso in Europa League o all’esito del derby, per quanto importante sia». Altrettanto vero che club e proprietà, riuniti giovedì in tribuna, non si aspettavano una sconfitta casalinga. Prima ancora lo stesso Furlani aveva (non) risposto all’(ennesimo) interrogativo sul futuro di Pioli: «Sempre le stesse domande...». Inevitabile che i riflettori si accendano sulla partita di ritorno contro la Roma e su come il Milan si ripresenterà a San Siro nel derby. Carica Una salita alla volta. Pioli, che dopo le partite non è solito parlare alla squadra rimandando l’appuntamento al giorno dopo, ha cambiato strategia dopo la sconfitta di coppa. Messo piede in spogliatoio ha subito rilanciato: «A Roma rimontiamo» e, poi pubblicamente, «se c’è una squadra che può farcela quella è il Milan». Senza dimenticare che per arrivare a Roma e poi tornare a Milano c’è prima da far tappa a Reggio Emilia: domani pomeriggio rossoneri ospiti del Sassuolo. Un ostacolo che Pioli cercherà di superare con nuove energie: probabile che si veda un Milan B, con tutti o quasi i titolari fuori. Alla squadra serve una vittoria che dia la spinta verso Roma e Inter. L’entusiasmo serve al triste Leao di giovedì e allo sfiduciato Giroud, colpevole di aver mancato un gol facilissimo. Più che Pioli, stavolta saranno loro a decidere il futuro del Milan.
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Il Milan si trova a un bivio cruciale della stagione e deve decidere se continuare sulla stessa strada o cambiare direzione. La doppia sfida contro la Roma in Europa League e il derby di Milano contro l'Inter saranno decisivi per delineare il futuro della squadra. In caso di sconfitta contro la Roma, il cammino europeo del Milan si interromperà definitivamente, mentre una vittoria potrebbe aprire le porte alla finale di Dublino. Il derby, seppur senza reali ambizioni di classifica, sarà comunque determinante per il morale del club e della proprietà.

La stagione è stata considerata positiva per la permanenza stabile ai primi posti della classifica, ma i prossimi eventi potranno renderla sufficiente, molto buona o straordinaria. Riflettori accesi Il giudizio è rinviato a giovedì sera con prova d’appello lunedì 22. A fine anno il voto determinante per l’ammissione o meno all’anno successivo. Resterebbe valida la valutazione fatta dall’a.d. Furlani alla Gazzetta: «Pioli al Milan ha una storia decisamente positiva, ha riportato la squadra in Champions e ha vinto lo scudetto. Spesso viene criticato ma ha fatto risultati importanti.

Nessuno dalla società ha mai parlato di panchina a rischio. Sarebbe ingeneroso valutare Pioli in base al futuro percorso in Europa League o all’esito del derby, per quanto importante sia». Altrettanto vero che club e proprietà, riuniti giovedì in tribuna, non si aspettavano una sconfitta casalinga. Prima ancora lo stesso Furlani aveva (non) risposto all’(ennesimo) interrogativo sul futuro di Pioli: «Sempre le stesse domande...». Inevitabile che i riflettori si accendano sulla partita di ritorno contro la Roma e su come il Milan si ripresenterà a San Siro nel derby. Carica Una salita alla volta. Pioli, che dopo le partite non è solito parlare alla squadra rimandando l’appuntamento al giorno dopo, ha cambiato strategia dopo la sconfitta di coppa. Messo piede in spogliatoio ha subito rilanciato: «A Roma rimontiamo» e, poi pubblicamente, «se c’è una squadra che può farcela quella è il Milan». Senza dimenticare che per arrivare a Roma e poi tornare a Milano c’è prima da far tappa a Reggio Emilia: domani pomeriggio rossoneri ospiti del Sassuolo. Un ostacolo che Pioli cercherà di superare con nuove energie: probabile che si veda un Milan B, con tutti o quasi i titolari fuori. Alla squadra serve una vittoria che dia la spinta verso Roma e Inter. L’entusiasmo serve al triste Leao di giovedì e allo sfiduciato Giroud, colpevole di aver mancato un gol facilissimo. Più che Pioli, stavolta saranno loro a decidere il futuro del Milan.

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Si misura da qui l'ambizione.
"I prossimi eventi potrebbero rendere la stagione straordinaria". Figuriamoci.
Per me sarebbe al limite buona solo con la vittoria dell'EL. E molto insufficiente con l'eliminazione per mano della Roma.
 

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CorSport: c'è pronto Lopetegui in caso di addio di Pioli. I grandi amori possono aspettare, anche se non per sempre. Le parole dopo un po' devono lasciare spazio ai fatti. Quello di Stefano Pioli nei confronti del Milan è stato - è - un grande amore e allora, nonostante la stagione ancora in corso, un'Europa League da sognare e un piazzamento Champions da rendere ufficiale, vale la pena attendere. Notizie sulla sua permanenza non ce ne sono. Anzi, ogni giorno che passa l'allenatore dello scudetto numero 19 è sempre un po' più distante da Milanello. E la società, come una sposa che vuole molto bene al marito ma non sente più il cuore palpitare, si sta guardando intorno. E fa la corte ad altri tecnici. Il nome è quello di Julen Lopetegui. Non sono solo parole, c'è qualcosa di concreto: il Milan ha incontrato un paio di volte l'allenatore spagnolo e anche se sul tavolo, per ora, non c'è una proposta vera e propria è chiaro che si tratti di qualcosa di più di una semplice indiscrezione. DUE MESI DI CONTATTI. I primi a parlare di un interesse per Pioli in sospeso Milan su Lopetegui Il club ha incontrato due volte il tecnico spagnolo: pista molto calda, in caso di cambio c’è lui in pole L’ex allenatore di Real e Siviglia piace per tattica e utilizzo dei giovani Lopetegui sono stati i cronisti di “Relevo”: era febbraio. Sono passati due mesi e non solo il nome è ancora caldo ma ci sono stati, appunto, anche un paio di incontri esplorativi. Non che l'allenatore spagnolo, ex portiere di ottimo livello, abbia bisogno di essere scoperto, ma il discorso è sempre lo stesso: un conto sono le parole, un altro i fatti. Lopetegui conosce bene il calcio internazionale, è abituato a lavorare con i giovani ed è anche un ottimo uomo azienda. Al tempo stesso c'è la sensazione che da sei anni, da quando fu cacciato dal ruolo di ct della Spagna a pochi giorni dal Mondiale in Russia, la sua carriera sia in declino. Al Real Madrid non ha fatto bene e con il Wolverhampton ha rotto. E' vero che in mezzo c'è stato il trionfo in Europa League con il Siviglia contro l'Inter nel 2020, ma gli spagnoli vincono quel trofeo quasi ogni anno. Sostituire un allenatore come Pioli, che ha conquistato (fi nora) un campionato e raggiunto una semifi nale di Champions non sarebbe facile, ma Lopetegui, se messo nelle condizioni giuste, è capace di lavorare con più moduli: parte dalla difesa a quattro, non stravolge le squadre e ha una buona capacità di far fruttare il materiale umano e tecnico a sua disposizione. Basterà a convincere il Milan e a garantirgli quella che a 58 anni potrebbe essere l'ultima grande opportunità della carriera? Le domande sono tante, le rifl essioni pure. Anche perché Pioli (contratto in scadenza nel 2025) non sembra essere nei piani del Milan del futuro, ma se dovesse andare avanti in Europa, eliminando la Roma in rimonta dopo la sconfi tta di giovedì, sarebbe così facile mandarlo via? Domande: tante, si diceva. Risposte, poche. Anche da parte sua. I grandi amori possono aspettare, ma non in eterno. E il nuovo che avanza sembra già alle porte.
 

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La stagione è stata considerata positiva per la permanenza stabile ai primi posti della classifica, ma i prossimi eventi potranno renderla sufficiente, molto buona o straordinaria. Riflettori accesi Il giudizio è rinviato a giovedì sera con prova d’appello lunedì 22. A fine anno il voto determinante per l’ammissione o meno all’anno successivo. Resterebbe valida la valutazione fatta dall’a.d. Furlani alla Gazzetta: «Pioli al Milan ha una storia decisamente positiva, ha riportato la squadra in Champions e ha vinto lo scudetto. Spesso viene criticato ma ha fatto risultati importanti.

Nessuno dalla società ha mai parlato di panchina a rischio. Sarebbe ingeneroso valutare Pioli in base al futuro percorso in Europa League o all’esito del derby, per quanto importante sia». Altrettanto vero che club e proprietà, riuniti giovedì in tribuna, non si aspettavano una sconfitta casalinga. Prima ancora lo stesso Furlani aveva (non) risposto all’(ennesimo) interrogativo sul futuro di Pioli: «Sempre le stesse domande...». Inevitabile che i riflettori si accendano sulla partita di ritorno contro la Roma e su come il Milan si ripresenterà a San Siro nel derby. Carica Una salita alla volta. Pioli, che dopo le partite non è solito parlare alla squadra rimandando l’appuntamento al giorno dopo, ha cambiato strategia dopo la sconfitta di coppa. Messo piede in spogliatoio ha subito rilanciato: «A Roma rimontiamo» e, poi pubblicamente, «se c’è una squadra che può farcela quella è il Milan». Senza dimenticare che per arrivare a Roma e poi tornare a Milano c’è prima da far tappa a Reggio Emilia: domani pomeriggio rossoneri ospiti del Sassuolo. Un ostacolo che Pioli cercherà di superare con nuove energie: probabile che si veda un Milan B, con tutti o quasi i titolari fuori. Alla squadra serve una vittoria che dia la spinta verso Roma e Inter. L’entusiasmo serve al triste Leao di giovedì e allo sfiduciato Giroud, colpevole di aver mancato un gol facilissimo. Più che Pioli, stavolta saranno loro a decidere il futuro del Milan.

CorSport: c'è pronto Lopetegui in caso di addio di Pioli. I grandi amori possono aspettare, anche se non per sempre. Le parole dopo un po' devono lasciare spazio ai fatti. Quello di Stefano Pioli nei confronti del Milan è stato - è - un grande amore e allora, nonostante la stagione ancora in corso, un'Europa League da sognare e un piazzamento Champions da rendere ufficiale, vale la pena attendere. Notizie sulla sua permanenza non ce ne sono. Anzi, ogni giorno che passa l'allenatore dello scudetto numero 19 è sempre un po' più distante da Milanello. E la società, come una sposa che vuole molto bene al marito ma non sente più il cuore palpitare, si sta guardando intorno. E fa la corte ad altri tecnici. Il nome è quello di Julen Lopetegui. Non sono solo parole, c'è qualcosa di concreto: il Milan ha incontrato un paio di volte l'allenatore spagnolo e anche se sul tavolo, per ora, non c'è una proposta vera e propria è chiaro che si tratti di qualcosa di più di una semplice indiscrezione. DUE MESI DI CONTATTI. I primi a parlare di un interesse per Pioli in sospeso Milan su Lopetegui Il club ha incontrato due volte il tecnico spagnolo: pista molto calda, in caso di cambio c’è lui in pole L’ex allenatore di Real e Siviglia piace per tattica e utilizzo dei giovani Lopetegui sono stati i cronisti di “Relevo”: era febbraio. Sono passati due mesi e non solo il nome è ancora caldo ma ci sono stati, appunto, anche un paio di incontri esplorativi. Non che l'allenatore spagnolo, ex portiere di ottimo livello, abbia bisogno di essere scoperto, ma il discorso è sempre lo stesso: un conto sono le parole, un altro i fatti. Lopetegui conosce bene il calcio internazionale, è abituato a lavorare con i giovani ed è anche un ottimo uomo azienda. Al tempo stesso c'è la sensazione che da sei anni, da quando fu cacciato dal ruolo di ct della Spagna a pochi giorni dal Mondiale in Russia, la sua carriera sia in declino. Al Real Madrid non ha fatto bene e con il Wolverhampton ha rotto. E' vero che in mezzo c'è stato il trionfo in Europa League con il Siviglia contro l'Inter nel 2020, ma gli spagnoli vincono quel trofeo quasi ogni anno. Sostituire un allenatore come Pioli, che ha conquistato (fi nora) un campionato e raggiunto una semifi nale di Champions non sarebbe facile, ma Lopetegui, se messo nelle condizioni giuste, è capace di lavorare con più moduli: parte dalla difesa a quattro, non stravolge le squadre e ha una buona capacità di far fruttare il materiale umano e tecnico a sua disposizione. Basterà a convincere il Milan e a garantirgli quella che a 58 anni potrebbe essere l'ultima grande opportunità della carriera? Le domande sono tante, le rifl essioni pure. Anche perché Pioli (contratto in scadenza nel 2025) non sembra essere nei piani del Milan del futuro, ma se dovesse andare avanti in Europa, eliminando la Roma in rimonta dopo la sconfi tta di giovedì, sarebbe così facile mandarlo via? Domande: tante, si diceva. Risposte, poche. Anche da parte sua. I grandi amori possono aspettare, ma non in eterno. E il nuovo che avanza sembra già alle porte.

Lopetegui sarebbe il degrado totale.

Ma credo sia la solita velina affinchè il tifoso medio (che abbocca a tutto) speri nella conferma di Pioli.
 

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Il Milan si trova a un bivio cruciale della stagione e deve decidere se continuare sulla stessa strada o cambiare direzione. La doppia sfida contro la Roma in Europa League e il derby di Milano contro l'Inter saranno decisivi per delineare il futuro della squadra. In caso di sconfitta contro la Roma, il cammino europeo del Milan si interromperà definitivamente, mentre una vittoria potrebbe aprire le porte alla finale di Dublino. Il derby, seppur senza reali ambizioni di classifica, sarà comunque determinante per il morale del club e della proprietà.

La stagione è stata considerata positiva per la permanenza stabile ai primi posti della classifica, ma i prossimi eventi potranno renderla sufficiente, molto buona o straordinaria. Riflettori accesi Il giudizio è rinviato a giovedì sera con prova d’appello lunedì 22. A fine anno il voto determinante per l’ammissione o meno all’anno successivo. Resterebbe valida la valutazione fatta dall’a.d. Furlani alla Gazzetta: «Pioli al Milan ha una storia decisamente positiva, ha riportato la squadra in Champions e ha vinto lo scudetto. Spesso viene criticato ma ha fatto risultati importanti.

Nessuno dalla società ha mai parlato di panchina a rischio. Sarebbe ingeneroso valutare Pioli in base al futuro percorso in Europa League o all’esito del derby, per quanto importante sia». Altrettanto vero che club e proprietà, riuniti giovedì in tribuna, non si aspettavano una sconfitta casalinga. Prima ancora lo stesso Furlani aveva (non) risposto all’(ennesimo) interrogativo sul futuro di Pioli: «Sempre le stesse domande...». Inevitabile che i riflettori si accendano sulla partita di ritorno contro la Roma e su come il Milan si ripresenterà a San Siro nel derby. Carica Una salita alla volta. Pioli, che dopo le partite non è solito parlare alla squadra rimandando l’appuntamento al giorno dopo, ha cambiato strategia dopo la sconfitta di coppa. Messo piede in spogliatoio ha subito rilanciato: «A Roma rimontiamo» e, poi pubblicamente, «se c’è una squadra che può farcela quella è il Milan». Senza dimenticare che per arrivare a Roma e poi tornare a Milano c’è prima da far tappa a Reggio Emilia: domani pomeriggio rossoneri ospiti del Sassuolo. Un ostacolo che Pioli cercherà di superare con nuove energie: probabile che si veda un Milan B, con tutti o quasi i titolari fuori. Alla squadra serve una vittoria che dia la spinta verso Roma e Inter. L’entusiasmo serve al triste Leao di giovedì e allo sfiduciato Giroud, colpevole di aver mancato un gol facilissimo. Più che Pioli, stavolta saranno loro a decidere il futuro del Milan.

CorSport: c'è pronto Lopetegui in caso di addio di Pioli. I grandi amori possono aspettare, anche se non per sempre. Le parole dopo un po' devono lasciare spazio ai fatti. Quello di Stefano Pioli nei confronti del Milan è stato - è - un grande amore e allora, nonostante la stagione ancora in corso, un'Europa League da sognare e un piazzamento Champions da rendere ufficiale, vale la pena attendere. Notizie sulla sua permanenza non ce ne sono. Anzi, ogni giorno che passa l'allenatore dello scudetto numero 19 è sempre un po' più distante da Milanello. E la società, come una sposa che vuole molto bene al marito ma non sente più il cuore palpitare, si sta guardando intorno. E fa la corte ad altri tecnici. Il nome è quello di Julen Lopetegui. Non sono solo parole, c'è qualcosa di concreto: il Milan ha incontrato un paio di volte l'allenatore spagnolo e anche se sul tavolo, per ora, non c'è una proposta vera e propria è chiaro che si tratti di qualcosa di più di una semplice indiscrezione. DUE MESI DI CONTATTI. I primi a parlare di un interesse per Pioli in sospeso Milan su Lopetegui Il club ha incontrato due volte il tecnico spagnolo: pista molto calda, in caso di cambio c’è lui in pole L’ex allenatore di Real e Siviglia piace per tattica e utilizzo dei giovani Lopetegui sono stati i cronisti di “Relevo”: era febbraio. Sono passati due mesi e non solo il nome è ancora caldo ma ci sono stati, appunto, anche un paio di incontri esplorativi. Non che l'allenatore spagnolo, ex portiere di ottimo livello, abbia bisogno di essere scoperto, ma il discorso è sempre lo stesso: un conto sono le parole, un altro i fatti. Lopetegui conosce bene il calcio internazionale, è abituato a lavorare con i giovani ed è anche un ottimo uomo azienda. Al tempo stesso c'è la sensazione che da sei anni, da quando fu cacciato dal ruolo di ct della Spagna a pochi giorni dal Mondiale in Russia, la sua carriera sia in declino. Al Real Madrid non ha fatto bene e con il Wolverhampton ha rotto. E' vero che in mezzo c'è stato il trionfo in Europa League con il Siviglia contro l'Inter nel 2020, ma gli spagnoli vincono quel trofeo quasi ogni anno. Sostituire un allenatore come Pioli, che ha conquistato (fi nora) un campionato e raggiunto una semifi nale di Champions non sarebbe facile, ma Lopetegui, se messo nelle condizioni giuste, è capace di lavorare con più moduli: parte dalla difesa a quattro, non stravolge le squadre e ha una buona capacità di far fruttare il materiale umano e tecnico a sua disposizione. Basterà a convincere il Milan e a garantirgli quella che a 58 anni potrebbe essere l'ultima grande opportunità della carriera? Le domande sono tante, le rifl essioni pure. Anche perché Pioli (contratto in scadenza nel 2025) non sembra essere nei piani del Milan del futuro, ma se dovesse andare avanti in Europa, eliminando la Roma in rimonta dopo la sconfi tta di giovedì, sarebbe così facile mandarlo via? Domande: tante, si diceva. Risposte, poche. Anche da parte sua. I grandi amori possono aspettare, ma non in eterno. E il nuovo che avanza sembra già alle porte.
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Il Milan si trova a un bivio cruciale della stagione e deve decidere se continuare sulla stessa strada o cambiare direzione. La doppia sfida contro la Roma in Europa League e il derby di Milano contro l'Inter saranno decisivi per delineare il futuro della squadra. In caso di sconfitta contro la Roma, il cammino europeo del Milan si interromperà definitivamente, mentre una vittoria potrebbe aprire le porte alla finale di Dublino. Il derby, seppur senza reali ambizioni di classifica, sarà comunque determinante per il morale del club e della proprietà.

La stagione è stata considerata positiva per la permanenza stabile ai primi posti della classifica, ma i prossimi eventi potranno renderla sufficiente, molto buona o straordinaria. Riflettori accesi Il giudizio è rinviato a giovedì sera con prova d’appello lunedì 22. A fine anno il voto determinante per l’ammissione o meno all’anno successivo. Resterebbe valida la valutazione fatta dall’a.d. Furlani alla Gazzetta: «Pioli al Milan ha una storia decisamente positiva, ha riportato la squadra in Champions e ha vinto lo scudetto. Spesso viene criticato ma ha fatto risultati importanti.

Nessuno dalla società ha mai parlato di panchina a rischio. Sarebbe ingeneroso valutare Pioli in base al futuro percorso in Europa League o all’esito del derby, per quanto importante sia». Altrettanto vero che club e proprietà, riuniti giovedì in tribuna, non si aspettavano una sconfitta casalinga. Prima ancora lo stesso Furlani aveva (non) risposto all’(ennesimo) interrogativo sul futuro di Pioli: «Sempre le stesse domande...». Inevitabile che i riflettori si accendano sulla partita di ritorno contro la Roma e su come il Milan si ripresenterà a San Siro nel derby. Carica Una salita alla volta. Pioli, che dopo le partite non è solito parlare alla squadra rimandando l’appuntamento al giorno dopo, ha cambiato strategia dopo la sconfitta di coppa. Messo piede in spogliatoio ha subito rilanciato: «A Roma rimontiamo» e, poi pubblicamente, «se c’è una squadra che può farcela quella è il Milan». Senza dimenticare che per arrivare a Roma e poi tornare a Milano c’è prima da far tappa a Reggio Emilia: domani pomeriggio rossoneri ospiti del Sassuolo. Un ostacolo che Pioli cercherà di superare con nuove energie: probabile che si veda un Milan B, con tutti o quasi i titolari fuori. Alla squadra serve una vittoria che dia la spinta verso Roma e Inter. L’entusiasmo serve al triste Leao di giovedì e allo sfiduciato Giroud, colpevole di aver mancato un gol facilissimo. Più che Pioli, stavolta saranno loro a decidere il futuro del Milan.

CorSport: c'è pronto Lopetegui in caso di addio di Pioli. I grandi amori possono aspettare, anche se non per sempre. Le parole dopo un po' devono lasciare spazio ai fatti. Quello di Stefano Pioli nei confronti del Milan è stato - è - un grande amore e allora, nonostante la stagione ancora in corso, un'Europa League da sognare e un piazzamento Champions da rendere ufficiale, vale la pena attendere. Notizie sulla sua permanenza non ce ne sono. Anzi, ogni giorno che passa l'allenatore dello scudetto numero 19 è sempre un po' più distante da Milanello. E la società, come una sposa che vuole molto bene al marito ma non sente più il cuore palpitare, si sta guardando intorno. E fa la corte ad altri tecnici. Il nome è quello di Julen Lopetegui. Non sono solo parole, c'è qualcosa di concreto: il Milan ha incontrato un paio di volte l'allenatore spagnolo e anche se sul tavolo, per ora, non c'è una proposta vera e propria è chiaro che si tratti di qualcosa di più di una semplice indiscrezione. DUE MESI DI CONTATTI. I primi a parlare di un interesse per Pioli in sospeso Milan su Lopetegui Il club ha incontrato due volte il tecnico spagnolo: pista molto calda, in caso di cambio c’è lui in pole L’ex allenatore di Real e Siviglia piace per tattica e utilizzo dei giovani Lopetegui sono stati i cronisti di “Relevo”: era febbraio. Sono passati due mesi e non solo il nome è ancora caldo ma ci sono stati, appunto, anche un paio di incontri esplorativi. Non che l'allenatore spagnolo, ex portiere di ottimo livello, abbia bisogno di essere scoperto, ma il discorso è sempre lo stesso: un conto sono le parole, un altro i fatti. Lopetegui conosce bene il calcio internazionale, è abituato a lavorare con i giovani ed è anche un ottimo uomo azienda. Al tempo stesso c'è la sensazione che da sei anni, da quando fu cacciato dal ruolo di ct della Spagna a pochi giorni dal Mondiale in Russia, la sua carriera sia in declino. Al Real Madrid non ha fatto bene e con il Wolverhampton ha rotto. E' vero che in mezzo c'è stato il trionfo in Europa League con il Siviglia contro l'Inter nel 2020, ma gli spagnoli vincono quel trofeo quasi ogni anno. Sostituire un allenatore come Pioli, che ha conquistato (fi nora) un campionato e raggiunto una semifi nale di Champions non sarebbe facile, ma Lopetegui, se messo nelle condizioni giuste, è capace di lavorare con più moduli: parte dalla difesa a quattro, non stravolge le squadre e ha una buona capacità di far fruttare il materiale umano e tecnico a sua disposizione. Basterà a convincere il Milan e a garantirgli quella che a 58 anni potrebbe essere l'ultima grande opportunità della carriera? Le domande sono tante, le rifl essioni pure. Anche perché Pioli (contratto in scadenza nel 2025) non sembra essere nei piani del Milan del futuro, ma se dovesse andare avanti in Europa, eliminando la Roma in rimonta dopo la sconfi tta di giovedì, sarebbe così facile mandarlo via? Domande: tante, si diceva. Risposte, poche. Anche da parte sua. I grandi amori possono aspettare, ma non in eterno. E il nuovo che avanza sembra già alle porte.
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