Ordine:"I guai di Amorim. Il Milan ancora non c'è".

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Il solito Franco Ordine, da Il Giornale in edicola:"La prima schietta analisi della notte è arrivata da Amorim: «No, non mi è piaciuto il Milan!». Verissimo. A dirla tutta rispetto alle due precedenti sfide c’è stato persino qualche passo indietro, nella mentalità, nel piano partita e nello sviluppo del gioco. Ne ha fatto le spese, tra gli altri, il triste e solitario Ramos che non ha avuto neanche una giocata dedicata al suo ruolo e alla sua posizione. Questa confessione pubblica del tecnico certifica la difficoltà nel traghettare il Milan verso la nuova sponda del famoso gioco «dominante», definizione che può diventare una trappola infernale se ripetuta all’infinito dimenticando che la cifra tecnica collettiva non è tale da promettere chissà quali traguardi ambiziosi. Il Milan visto contro la Juve ha più ricordato quello di Allegri che forse, nel finale, sarebbe riuscito a difendere meglio sull’ultimo pallone scaraventato in area da Koopmeiners, totalmente libero, deviato in gol da Gatti. Altra riflessione: il Milan ha preso gol appena è uscito Gila. Forse bisogna aggiungere che non è un caso visto il rendimento dell’ex laziale (con lui De Winter ha fatto un figurone su Kolo Muani). La morale dell’1-1 di Torino allora è la seguente: è ancora lunga la strada per vedere un Milan targato Amorim così come sembra ancora indefinito lo schieramento della tre-quarti dove hanno influito i cambi. Infine c’è da segnalare la curiosa traiettoria di Pulisic, pupillo di Cardinale, tabellino di gol invidiabile ma rimasto sempre in panchina. È vero: con l’Europa League verrà il suo turno. Nel frattempo sono altri i ballottaggi da chiarire (Moreira-Chukwueze, Rabiot offensivo invece che in coppia con Modric, Cisse o Saelemaekers)".

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Il solito Franco Ordine, da Il Giornale in edicola:"La prima schietta analisi della notte è arrivata da Amorim: «No, non mi è piaciuto il Milan!». Verissimo. A dirla tutta rispetto alle due precedenti sfide c’è stato persino qualche passo indietro, nella mentalità, nel piano partita e nello sviluppo del gioco. Ne ha fatto le spese, tra gli altri, il triste e solitario Ramos che non ha avuto neanche una giocata dedicata al suo ruolo e alla sua posizione. Questa confessione pubblica del tecnico certifica la difficoltà nel traghettare il Milan verso la nuova sponda del famoso gioco «dominante», definizione che può diventare una trappola infernale se ripetuta all’infinito dimenticando che la cifra tecnica collettiva non è tale da promettere chissà quali traguardi ambiziosi. Il Milan visto contro la Juve ha più ricordato quello di Allegri che forse, nel finale, sarebbe riuscito a difendere meglio sull’ultimo pallone scaraventato in area da Koopmeiners, totalmente libero, deviato in gol da Gatti. Altra riflessione: il Milan ha preso gol appena è uscito Gila. Forse bisogna aggiungere che non è un caso visto il rendimento dell’ex laziale (con lui De Winter ha fatto un figurone su Kolo Muani). La morale dell’1-1 di Torino allora è la seguente: è ancora lunga la strada per vedere un Milan targato Amorim così come sembra ancora indefinito lo schieramento della tre-quarti dove hanno influito i cambi. Infine c’è da segnalare la curiosa traiettoria di Pulisic, pupillo di Cardinale, tabellino di gol invidiabile ma rimasto sempre in panchina. È vero: con l’Europa League verrà il suo turno. Nel frattempo sono altri i ballottaggi da chiarire (Moreira-Chukwueze, Rabiot offensivo invece che in coppia con Modric, Cisse o Saelemaekers)".

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Se ne è parlato poco tuttavia inserire Saele per Cisse ci ha tolto parecchio la davanti, Ramos non ha avuto nessun tipo di appoggio nel far salire il gioco, io il belga lo farei giocare a destra dove ha giocato Moreira e quest'ultimo a panchinare il colombiano.
 
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