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Il solito Ordine dal CorSport: per comprendere le recenti difficoltà del Milan di Amorim è necessario analizzare lo strappo evidente tra le prestazioni della squadra e le dichiarazioni dell'allenatore dopo i pareggi con la Lazio e la sconfitta in Europa League con il Benfica2. A seguito della rimonta contro la Lazio, la frase di Amorim "Non sono pazzo!" per giustificare le scelte iniziali poi corrette nell'intervallo ha sollevato il forte sospetto di una scarsa conoscenza dei singoli e dei loro reali valori tattici.
Questo limite emerge chiaramente da tre decisioni chiave:
Il caso Estupiñan: schierato titolare nonostante l'anno precedente avesse provocato la sconfitta dell'era Allegri contro la Lazio per un grave errore su Isaksen, venendo poi relegato in panchina per quasi tutto il campionato.
L'esordio di Terracciano: lanciato a San Siro per far riposare Gila, ignorando che la stagione precedente il giovane fosse riserva persino nella Cremonese poi retrocessa.
La gestione del centrocampo: la cessione di Fofana per fare spazio a Musah, giocatore che nell'Atalanta di Palladino non è mai stato un titolare fisso.
Tali valutazioni errate chiamano in causa non solo Amorim, ma l'intera dirigenza coinvolta nel mercato — dal direttore sportivo al capo scouting, fino a Gerry Cardinale.
In questo contesto appaiono sconcertanti le recenti affermazioni del tecnico portoghese. La sua dichiarazione ("Forse questa rosa non è adatta alla mia idea di calcio") arriva a oltre due mesi dall'inizio della preparazione, così come l'apertura a cambiare approccio difensivo rispetto alla solidità garantita un anno prima da Allegri. Un bilancio iniziale di due vittorie, due pareggi e una sconfitta dimostra la fragilità delle sue convinzioni tattiche di partenza.
Infine, le intenzioni di proporre un "calcio dominante" non hanno prodotto riscontri positivi sul campo, finendo per penalizzare soprattutto il costoso centravanti Gonçalo Ramos. A eccezione della gara contro il Venezia (dove ha segnato un gol su quattro occasioni), l'attaccante si è trovato isolato a causa di uno spartito offensivo avaro e di compagni di squadra troppo statici che preferiscono ricevere palla da fermi piuttosto che dettare il movimento.
Questo limite emerge chiaramente da tre decisioni chiave:
Il caso Estupiñan: schierato titolare nonostante l'anno precedente avesse provocato la sconfitta dell'era Allegri contro la Lazio per un grave errore su Isaksen, venendo poi relegato in panchina per quasi tutto il campionato.
L'esordio di Terracciano: lanciato a San Siro per far riposare Gila, ignorando che la stagione precedente il giovane fosse riserva persino nella Cremonese poi retrocessa.
La gestione del centrocampo: la cessione di Fofana per fare spazio a Musah, giocatore che nell'Atalanta di Palladino non è mai stato un titolare fisso.
Tali valutazioni errate chiamano in causa non solo Amorim, ma l'intera dirigenza coinvolta nel mercato — dal direttore sportivo al capo scouting, fino a Gerry Cardinale.
In questo contesto appaiono sconcertanti le recenti affermazioni del tecnico portoghese. La sua dichiarazione ("Forse questa rosa non è adatta alla mia idea di calcio") arriva a oltre due mesi dall'inizio della preparazione, così come l'apertura a cambiare approccio difensivo rispetto alla solidità garantita un anno prima da Allegri. Un bilancio iniziale di due vittorie, due pareggi e una sconfitta dimostra la fragilità delle sue convinzioni tattiche di partenza.
Infine, le intenzioni di proporre un "calcio dominante" non hanno prodotto riscontri positivi sul campo, finendo per penalizzare soprattutto il costoso centravanti Gonçalo Ramos. A eccezione della gara contro il Venezia (dove ha segnato un gol su quattro occasioni), l'attaccante si è trovato isolato a causa di uno spartito offensivo avaro e di compagni di squadra troppo statici che preferiscono ricevere palla da fermi piuttosto che dettare il movimento.
