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Franco Ordine dal CorSport in edicola: l'analisi della sfida tra Milan e Atalanta solleva un quesito cruciale sul futuro rossonero: quale versione del Milan prevarrà? Quella spettacolare e dominante ammirata per i primi 66 minuti, capace di un calcio raffinato e geometrico, o quella che, improvvisamente colpita dal panico dopo la rimonta subita, si è mostrata arrendevole nel finale, rischiando addirittura il 3-3? Sebbene le risposte possano variare, le sagge parole di Rabiot ammoniscono che simili cali di tensione rischiano di far perdere treni fondamentali in una stagione lunga e insidiosa. Il nodo centrale è il raggiungimento di una maturità degna del glorioso passato del Milan e delle sue attuali, ambiziose mire, che non sono certo da metà classifica. Questa maturità non significa solo migliorare l'organizzazione difensiva, che ha mostrato lacune anche nella prima parte della gara, ma acquisire la sicurezza e il controllo, anche militare, necessario nelle fasi critiche, vietando che un vantaggio di tre gol possa sgretolarsi così drasticamente, pur considerando la possibile stanchezza del viaggio in Austria.
Va ricordato, per chi lo dimentica, che il lavoro di Amorim è solo all'inizio. Riuscire a proporre un calcio di tale livello già a metà ottobre è un merito significativo, non un regalo della presunta debolezza dell'Atalanta. Il sistema di gioco, un 4-4-2 "mascherato", sta assumendo un profilo sempre più nitido. Tra i singoli, spiccano Moreira, non più solo attaccante ma capace anche di sacrificio in fase difensiva su Bellanova, e Rabiot, trasformatosi in un centrocampista totale che incide pesantemente sulla fase offensiva. Un altro cambiamento riguarda la distribuzione del carico di lavoro: se all'inizio si criticava Ramos per i tanti chilometri percorsi, ora in quella classifica primeggia Pulisic, a dimostrazione di una diversa organizzazione. In conclusione, se un'ora di grande calcio e tre gol di vantaggio non bastano, il futuro è preoccupante. Ma se la squadra riuscirà a modificare la propria mentalità complessiva, il futuro potrebbe riservare persino delle sorprese.
Va ricordato, per chi lo dimentica, che il lavoro di Amorim è solo all'inizio. Riuscire a proporre un calcio di tale livello già a metà ottobre è un merito significativo, non un regalo della presunta debolezza dell'Atalanta. Il sistema di gioco, un 4-4-2 "mascherato", sta assumendo un profilo sempre più nitido. Tra i singoli, spiccano Moreira, non più solo attaccante ma capace anche di sacrificio in fase difensiva su Bellanova, e Rabiot, trasformatosi in un centrocampista totale che incide pesantemente sulla fase offensiva. Un altro cambiamento riguarda la distribuzione del carico di lavoro: se all'inizio si criticava Ramos per i tanti chilometri percorsi, ora in quella classifica primeggia Pulisic, a dimostrazione di una diversa organizzazione. In conclusione, se un'ora di grande calcio e tre gol di vantaggio non bastano, il futuro è preoccupante. Ma se la squadra riuscirà a modificare la propria mentalità complessiva, il futuro potrebbe riservare persino delle sorprese.