Gattuso non ha proprio niente a che vedere con Mihajlovic. Il nostro è una persona umile, che per arrivare a certi livelli, come calciatore, ha veramente sudato e sputato sangue, si è applicato, è cresciuto. Non vedo perché non possa ripetere lo stesso percorso anche come allenatore. Sinisa è uno che "minaccia con la bottiglia", un esaltato, è uno di quei personaggi che vuole essere il capetto a tutti i costi e pensa di mettere tutti sotto schiaffo con sguardi imbruttiti o minacce. Gattuso ha sempre avuto il ruolo del guerriero, rude, ma che dava l'anima e il cuore per i suoi colori e i suoi compagni, non sfidandoli, ma lottando per essi; è stato polmoni e fiato di una squadra leggendaria, si è messo al servizio, e non ha mai preteso niente di più. Queste qualità per me ne fanno un leader carismatico, ora che ha anche qualche capello grigio, una figura di riferimento, uno di cui i calciatori possono fidarsi e di cui farsi scudo, radunarsi intorno a lui, fare squadra.
Forza Ringhio.
Ci mancherebbe pure che io, per altro con famiglia paterna a 5 chilometri dal paese di Gattuso, mi metta a discutere la sua storia.
Dico solo che da allenatore il carisma della propria storia da giocatore o le urla fini a se stesse non sono più sufficienti per stimolare non solo giocatori di serie A, ma forse persino ragazzi delle giovanili che sono sommersi dalla valanga di informazioni e scambi di nozioni che il nuovo mondo propone loro.
Viviamo un calcio giocatori-centrico, in cui tre giocatori possono mettersi di traverso e fare cacciare l'allenatore più vincente in attività (Ancelotti a Monaco) oppure succedono vicende come quelle assurde di Seedorf esautorato dall'interno, solo per rimanere a casi a noi vicini.
E soprattutto più in generale il carisma non deriva dal tono delle urla o dalle volgarità delle bestemmie e delle parolacce in panchina (che, per amor di cronaca, nel caso di Gattuso hanno portato addirittura ad allontanare parenti dei ragazzi della Primavera sugli spalti, disgustati dalla martellante sgradevolezza di Rino nei 90 minuti), ma dall'autorevolezza e dalla giustizia coerente con cui gestisci il merito all'interno di campo e spogliatoio.
Ci siamo già passati col grande campione del passato e ci siamo già passati col grande sergente di ferro, ed è andata male che peggio era impossibile.
Ogni caso fa storia a parte, ma pensare che Gattuso, allo stato attuale di quel poco o nulla che ha proposto a livello tecnico-tattico, possa rappresentare in qualche modo una soluzione o un miglioramento per le sole doti di leader carismatico, vuol dire prepararsi ad ingoiare ancora tanti bocconi amari della disillusione.
Anche perché, traghettatore per traghettatore, nessuno oggi è meglio di Montella stesso.