Repubblica: la domenica del referendum segna un risveglio drammatico per Giorgia Meloni, che realizza rapidamente l'inevitabilità di una sconfitta netta nonostante i tentativi dell'ultimo minuto di mobilitare l'elettorato insieme a Salvini e Tajani. La portata del fallimento emerge con i dati definitivi: il centrodestra perde due milioni di voti, travolto soprattutto dal voto giovanile e dal pesante distacco nel Sud Italia, territori storicamente più solidi che hanno voltato le spalle alla maggioranza. Sebbene la linea ufficiale imposta ai fedelissimi sia quella di ostentare calma e continuità fino a fine legislatura, nel segreto del suo entourage la premier medita mosse dirompenti, come un voto anticipato a giugno per spiazzare le opposizioni o un'apertura tattica al centrosinistra per una nuova legge elettorale, consapevole che la riforma presentata prima del voto è ormai politicamente superata. Tra rabbia verso gli alleati per lo scarso impegno e irritazione per le uscite di alcuni ministri come Nordio, Meloni valuta persino un passaggio formale al Colle o alle Camere per testare la fiducia, mentre lo spettro di un isolamento politico e di nuove tensioni con la magistratura, evocato da Fazzolari, appesantisce il clima post-voto rendendo incerto il percorso verso il 2027.