- Registrato
- 6 Agosto 2012
- Messaggi
- 257,059
- Reaction score
- 50,840
Il rinnovo di contratto di Mike Maignan, ufficializzato a fine gennaio, ha consolidato il suo ruolo di capitano e leader fondamentale per il presente e il futuro del Milan, un legame celebrato anche dal documentario "Beyond the Magic" in uscita questa mattina. All'interno della pellicola, il portiere francese offre una profonda riflessione sul suo rapporto con il club dichiarando che «Il Milan è dove mi sono fatto vedere al mondo. Devi venire qui per capire cosa significhi davvero indossare questa maglia. Quando giochiamo si vede la grandezza del Club. Appena arriviamo a Milanello dobbiamo dare il massimo, per i bambini, per i nonni, per chi tifa Milan da generazioni. Questo è lo spirito e questo è il motivo per cui sarò milanista a vita». Maignan ha inoltre sottolineato la sua forte motivazione per l'attuale stagione spiegando che «La verità è che sono arrivato con una grande voglia di rivincita rispetto all’anno scorso. È stato questo il mio pensiero fin dall’inizio, e lo è ancora oggi». In questo processo di rinnovo è stata determinante la figura di Massimiliano Allegri, il quale ha messo il portiere al centro del progetto tecnico fin dal suo arrivo; un supporto che, unito al chiarimento con il dirigente Furlani e al pressing di Igli Tare, ha convinto il giocatore a firmare. Proprio sul tecnico, Maignan ha espresso parole di grande stima affermando che «Allegri è un mister che, per la gestione dello spogliatoio e per l’atteggiamento sul campo, è un top".
Sulla sua mentalità: "Siamo soli. Siamo noi come squadra e gli avversari. E dietro di noi i tifosi. Devi avere una mentalità abbastanza cattiva per fare il portiere, devi essere un po' matto. Ci sono alcune parole molto importanti per me: avere fede, avere disciplina nel lavoro, pazienza e umiltà. Quando giochiamo insieme possiamo ottenere grandi risultati. Disciplina vuol dire avere rigore, avere un modo di lavorare e non ignorare nulla. Non bisogna mai mollare, neanche nei momenti in cui sei giù. Umiltà perchè non devi mai dimenticare da dove vieni e i sacrifici che hai fatto per arrivare fino a qui. Se sono qui e sono capitano è perchè ho vissuto il mio passato. Nel mio passato ho incontrato diversi portieri con più talento, ma non avevano la mia testa e la mia determinazione. Ho avuto tanto sfide nella mia vita che mi hanno dato questa forza nella testa e questo ha fatto la differenza".
Sul suo percorso: "Ho avuto un percorso non facile, ma a casa mia hanno fatto il massimo per darmi il meglio. Mia mamma ha lavorato tanto su di me. Certe cose non si possono dimenticare, sono ricordo che non andranno mai via. Ho cercato di lasciare indietro tutti i problemi, ora mia mamma è felice di me".
Sull'essere capitano del Milan: "Prima di tutto io devo cercare di essere un esempio e di essere il migliore nel mio lavoro. Essere capitano è una responsabilità e sono orgoglioso di esserlo: in un gruppo di venti o trenta giocatori ce n’è solo uno. Non devi recitare un ruolo: devi essere te stesso ed essere un esempio. È quello che cerco di fare ogni giorno, senza abusare della fascia o dello status. Capitano e leader non lo diventi, nasci con una certa mentalità dentro. Si può imparare, ma non è come quelli che nascono con questa cosa dentro. Se mi hanno dato la fascia è per quello che sono. In passato ho sempre detto agli allenatori del settore giovanile che non c’era bisogno di darmela, perché mi sentivo già capitano anche senza. Oggi averla è per me un motivo di orgoglio e di responsabilità".
Sul giocare nel Milan: "Il Milan è dove mi sono fatto vedere al mondo. Devi venire qui per capire cosa significhi davvero indossare questa maglia. Quando giochiamo si vede la grandezza del Club. Appena arriviamo a Milanello dobbiamo dare il massimo, per i bambini, per i nonni, per chi tifa Milan da generazioni. A volte i tifosi pensano che i giocatori sono così, ma a volte hanno anche loro giorni difficili. Magari capita che un giocatore arrivi alla partita anche con altre cose per la testa. Dentro a questa squadra tutti danno il massimo, anche quando non arrivano i risultati. Serve pazienza, credere nel lavoro".
Su chi lavora nel Milan: "C'è tanta gente che lavora con noi. Non posso passare senza salutarli. Sono delle piccole cose a cui io presto attenzione, tutti devono essere trattati alla stessa maniera. Mia mamma voleva sempre che pulissi le mie cose e lasciare tutto in ordine. Sono cresciuto così. Se non ho fretta pulisco io le mie cose, altrimenti mi aiutano i magazzinieri".
Ancora sulla sua mentalità: "Oggi ho 30 anni. Se non cadi non puoi arrivare più in alto. Se cadi sai quanto fa male cadere. Sono molto esigente su di me e anche verso gli altri, forse anche troppo. Devo capire che non siamo tutti uguali, devi capire anche come la pensano gli altri".
Su Allegri: "Allegri è un mister che, per la gestione dello spogliatoio e per l’atteggiamento sul campo, è un top. Quando cambia l'allenatore cambiano tante cose. Sono arrivato con una grande voglia di rivincita rispetto all’anno scorso. È stato questo il mio pensiero fin dall’inizio, e lo è ancora oggi".
Sull'adrenalina prima delle partite: "Ogni tanto puoi arrivare a qualche partita un po' addormentato, ma basta sentire lo stadio e tutto cambia nella tua testa. Basta sentire il mister parlare e non puoi più dormire. E' tutta una cosa di adrenalina. E' tutta una questione di adrenalina. Già il mister ci carica e già sei tu carico, arrivi e vedi i tuoi tifosi e poi anche quelli avversari che ti fischiano. Hai lavorato tutta la settimana e tutta la vita per essere qui. Non hai paura, ma c'è l'adrenalina di prendere a palla e andare".
Su ruolo del portiere: "Il portiere veder tutto. Per me il portiere è l'allenatore in campo. Vedi tutto, hai tempo per vedere tutto, puoi essere un grande aiuto per i compagni. Ogni giorni devi lavorare per crescere. Ci sono tanti dettagli che nessuno vede. Non è solo mettere i guanti e andare in porta. Il portiere è l'ultimo uomo da superare prima del gol. Quando sei piccolo non vivi il calcio come lo vivi ora. Da piccolo ti vuoi divertire con gli amici, oggi c'è l'obbligo di fare risultato".
Sulla famiglia Milan: "Quando sono arrivato il primo anno ho incontrato Ibrahimovic che mi ha salutato e mi ha detto che qui siamo in famiglia. Ho sempre sentito questa cosa. Il Milan vuole dire tante cose. E' Dio che mi ha portato qui, se sono qui è perchè ha programmato il mio percorso qui. Nella vita non c'è fatalità. Sono felice della mia vita, ci sono tante cose positive. Sono un uomo, un padre, un figlio, un amico, un fratello, un compagno di squadra, un giocatore di calcio. Quando si vince è tutto facile, sei il più forte e il più bello, ma è quando le cose non vanno bene che si vede quanto sei forte".
Sul Milan: "Il Milan è dove mi sono fatto vedere al mondo. Devi venire qui per capire cosa significhi davvero indossare questa maglia. Quando giochiamo si vede la grandezza del Club. Sarò milanista a vita".
Sul fuoco dentro: "L'umiltà è importante, ma anche avere un po' di fuoco e un animale dentro. A me piace quando un giocatore arriva e dice di essere il più forte. Sono frasi che caricano, io mi carico tanto, ma resto consapevole di essere umano e che posso cadere".
Sulla sua mentalità: "Siamo soli. Siamo noi come squadra e gli avversari. E dietro di noi i tifosi. Devi avere una mentalità abbastanza cattiva per fare il portiere, devi essere un po' matto. Ci sono alcune parole molto importanti per me: avere fede, avere disciplina nel lavoro, pazienza e umiltà. Quando giochiamo insieme possiamo ottenere grandi risultati. Disciplina vuol dire avere rigore, avere un modo di lavorare e non ignorare nulla. Non bisogna mai mollare, neanche nei momenti in cui sei giù. Umiltà perchè non devi mai dimenticare da dove vieni e i sacrifici che hai fatto per arrivare fino a qui. Se sono qui e sono capitano è perchè ho vissuto il mio passato. Nel mio passato ho incontrato diversi portieri con più talento, ma non avevano la mia testa e la mia determinazione. Ho avuto tanto sfide nella mia vita che mi hanno dato questa forza nella testa e questo ha fatto la differenza".
Sul suo percorso: "Ho avuto un percorso non facile, ma a casa mia hanno fatto il massimo per darmi il meglio. Mia mamma ha lavorato tanto su di me. Certe cose non si possono dimenticare, sono ricordo che non andranno mai via. Ho cercato di lasciare indietro tutti i problemi, ora mia mamma è felice di me".
Sull'essere capitano del Milan: "Prima di tutto io devo cercare di essere un esempio e di essere il migliore nel mio lavoro. Essere capitano è una responsabilità e sono orgoglioso di esserlo: in un gruppo di venti o trenta giocatori ce n’è solo uno. Non devi recitare un ruolo: devi essere te stesso ed essere un esempio. È quello che cerco di fare ogni giorno, senza abusare della fascia o dello status. Capitano e leader non lo diventi, nasci con una certa mentalità dentro. Si può imparare, ma non è come quelli che nascono con questa cosa dentro. Se mi hanno dato la fascia è per quello che sono. In passato ho sempre detto agli allenatori del settore giovanile che non c’era bisogno di darmela, perché mi sentivo già capitano anche senza. Oggi averla è per me un motivo di orgoglio e di responsabilità".
Sul giocare nel Milan: "Il Milan è dove mi sono fatto vedere al mondo. Devi venire qui per capire cosa significhi davvero indossare questa maglia. Quando giochiamo si vede la grandezza del Club. Appena arriviamo a Milanello dobbiamo dare il massimo, per i bambini, per i nonni, per chi tifa Milan da generazioni. A volte i tifosi pensano che i giocatori sono così, ma a volte hanno anche loro giorni difficili. Magari capita che un giocatore arrivi alla partita anche con altre cose per la testa. Dentro a questa squadra tutti danno il massimo, anche quando non arrivano i risultati. Serve pazienza, credere nel lavoro".
Su chi lavora nel Milan: "C'è tanta gente che lavora con noi. Non posso passare senza salutarli. Sono delle piccole cose a cui io presto attenzione, tutti devono essere trattati alla stessa maniera. Mia mamma voleva sempre che pulissi le mie cose e lasciare tutto in ordine. Sono cresciuto così. Se non ho fretta pulisco io le mie cose, altrimenti mi aiutano i magazzinieri".
Ancora sulla sua mentalità: "Oggi ho 30 anni. Se non cadi non puoi arrivare più in alto. Se cadi sai quanto fa male cadere. Sono molto esigente su di me e anche verso gli altri, forse anche troppo. Devo capire che non siamo tutti uguali, devi capire anche come la pensano gli altri".
Su Allegri: "Allegri è un mister che, per la gestione dello spogliatoio e per l’atteggiamento sul campo, è un top. Quando cambia l'allenatore cambiano tante cose. Sono arrivato con una grande voglia di rivincita rispetto all’anno scorso. È stato questo il mio pensiero fin dall’inizio, e lo è ancora oggi".
Sull'adrenalina prima delle partite: "Ogni tanto puoi arrivare a qualche partita un po' addormentato, ma basta sentire lo stadio e tutto cambia nella tua testa. Basta sentire il mister parlare e non puoi più dormire. E' tutta una cosa di adrenalina. E' tutta una questione di adrenalina. Già il mister ci carica e già sei tu carico, arrivi e vedi i tuoi tifosi e poi anche quelli avversari che ti fischiano. Hai lavorato tutta la settimana e tutta la vita per essere qui. Non hai paura, ma c'è l'adrenalina di prendere a palla e andare".
Su ruolo del portiere: "Il portiere veder tutto. Per me il portiere è l'allenatore in campo. Vedi tutto, hai tempo per vedere tutto, puoi essere un grande aiuto per i compagni. Ogni giorni devi lavorare per crescere. Ci sono tanti dettagli che nessuno vede. Non è solo mettere i guanti e andare in porta. Il portiere è l'ultimo uomo da superare prima del gol. Quando sei piccolo non vivi il calcio come lo vivi ora. Da piccolo ti vuoi divertire con gli amici, oggi c'è l'obbligo di fare risultato".
Sulla famiglia Milan: "Quando sono arrivato il primo anno ho incontrato Ibrahimovic che mi ha salutato e mi ha detto che qui siamo in famiglia. Ho sempre sentito questa cosa. Il Milan vuole dire tante cose. E' Dio che mi ha portato qui, se sono qui è perchè ha programmato il mio percorso qui. Nella vita non c'è fatalità. Sono felice della mia vita, ci sono tante cose positive. Sono un uomo, un padre, un figlio, un amico, un fratello, un compagno di squadra, un giocatore di calcio. Quando si vince è tutto facile, sei il più forte e il più bello, ma è quando le cose non vanno bene che si vede quanto sei forte".
Sul Milan: "Il Milan è dove mi sono fatto vedere al mondo. Devi venire qui per capire cosa significhi davvero indossare questa maglia. Quando giochiamo si vede la grandezza del Club. Sarò milanista a vita".
Sul fuoco dentro: "L'umiltà è importante, ma anche avere un po' di fuoco e un animale dentro. A me piace quando un giocatore arriva e dice di essere il più forte. Sono frasi che caricano, io mi carico tanto, ma resto consapevole di essere umano e che posso cadere".
Ultima modifica: