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Nel giorno del debutto della Svizzera ai Mondiali contro il Qatar, Ardon Jashari vive un incrocio con il passato: quattro anni fa viveva l'emirato da giovane emergente, mentre oggi il centrocampista del Milan riparte dagli Stati Uniti come uno dei volti più promettenti della selezione di Murat Yakin. L'estate 2025 lo aveva visto approdare in rossonero come grande investimento, ma una frattura al perone ne ha rallentato l'inserimento nel calcio italiano, dove ha comunque potuto studiare da vicino il compagno di reparto Modric. Orgoglioso delle proprie radici albanesi e macedoni, così come della nazione rossocrociata, il 24enne affronta la spedizione nordamericana affiancato da partner commerciali storici come il marchio di gioielli Giberg.
Ecco tutte le dichiarazioni rilasciate dal calciatore al Corriere del Ticino:
«Quando ho letto il mio nome nella lista dei convocati è stata una sensazione fantastica. Partecipare a una Coppa del Mondo e rappresentare la propria nazionale è qualcosa di speciale, il sogno di chiunque inizi a giocare a calcio. Già il Qatar era stata un'esperienza indimenticabile, ne sono ancora grato. Ora non vedo l'ora di dare il mio contributo in questa nuova avventura».
«Siamo in venticinque e ognuno di noi sente sia il privilegio sia la responsabilità di essere qui. Il calcio svizzero sta crescendo molto e tanti altri giocatori forti avrebbero potuto essere convocati. I tifosi si aspettano tanto da noi e io cercherò di dare il massimo in ogni allenamento e in ogni partita in cui avrò la possibilità di giocare».
«Non è stato facile. Sono arrivato ad agosto e poco dopo è arrivato quel problema al perone che mi ha tenuto fuori a lungo. Quando rientri da uno stop così importante hai bisogno di tempo per ritrovare la migliore condizione fisica e il ritmo partita. Nella parte finale della stagione, quando ho avuto più spazio, credo di aver disputato anche delle buone gare. Sono convinto che il mio vero valore si vedrà quando riuscirò a giocare con maggiore regolarità. Più minuti hai nelle gambe, più cresce la fiducia e più facile diventa trovare l'intesa con i compagni e con il sistema di gioco».
«La Serie A è molto diversa dai campionati in cui avevo giocato prima. È un torneo molto tattico, con difese sempre ben organizzate e spazi ridotti al minimo. Per questo il gioco a volte è più lento e trovare le giocate in avanti non è mai semplice. È un campionato che ti obbliga a pensare rapidamente e a migliorare sotto tanti aspetti. Anche per questo è stato importante sentire la fiducia di Allegri e dello staff durante i mesi più complicati. Inoltre allenarmi ogni giorno accanto a un campione come Modric è stato un grande apprendistato. Guardi come si muove, come interpreta le situazioni, come si comporta dentro e fuori dal campo. Sono dettagli che aiutano a crescere. Mi sono sempre piaciuti giocatori come lui, Rodri, Pirlo, Iniesta: hanno una classe straordinaria, ma soprattutto pensano sempre alla squadra. Sono calciatori che fanno giocare meglio tutti quelli che hanno attorno».
«Sono molto orgoglioso delle mie origini albanesi e macedoni, ma anche della Svizzera che mi ha dato la possibilità di crescere come uomo e come calciatore. Giocare per la nazionale svizzera è un sogno e ne sono profondamente fiero. Mi sento una combinazione di entrambe le cose, cinquanta e cinquanta. Non dimentico mai da dove vengo e chi rappresento oggi».
«Ci capita di parlare delle nostre origini e dei percorsi che ci hanno portato fin qui. Io sono più giovane e ho vissuto l'integrazione in modo diverso rispetto ad altri compagni, ma conoscere le loro storie ti aiuta a capire meglio le persone e a essere ancora più uniti come squadra. Guardare giocatori come Granit Xhaka e vedere quanta voglia abbiano ancora di rappresentare la Svizzera è un esempio e un’ispirazione per tutti».
Mi seguono praticamente dall'inizio della mia carriera. È un brand che ho sempre apprezzato perché unisce attenzione ai dettagli, bellezza e concretezza, caratteristiche nelle quali mi riconosco. Dal primo incontro con il CEO ho capito che erano persone con cui mi sarei trovato bene».
«Quando fai questo mestiere devi prestare attenzione anche a quello che fai fuori dal campo, perché c'è sempre molta attenzione attorno a noi e l’immagine pubblica inevitabilmente richiama sponsor importanti. Mi interessano la moda e il design, mi piace apprezzare le cose belle e curate nei dettagli, ma il calcio resta la mia priorità assoluta. Tutto il resto è un bellissimo svago ma viene dopo. La mia testa è dedicata al cento per cento a migliorare come giocatore e ad aiutare la mia squadra».
«Potenza, unione e fiducia. Credo che siano le caratteristiche che rappresentano meglio questo gruppo. Sappiamo di avere qualità, experience e tanti giocatori che stanno vivendo momenti importanti nelle rispettive carriere. Non vogliamo nasconderci dietro false modestie: sappiamo che ci aspetta una competizione difficilissima, ma crediamo di poter fare un buon Mondiale. La cosa che mi rende più fiducioso è vedere quanto stiamo bene insieme. C'è grande unione, ognuno è pronto a sacrificarsi per l'altro e quando hai uno spogliatoio così puoi affrontare qualsiasi avversario».
«Voglio essere pronto quando la squadra avrà bisogno di me. Che siano cinque minuti o novanta, il mio compito è farmi trovare pronto e dare il massimo. Voglio portare energia positiva, aiutare il gruppo e mettere le mie qualità al servizio della squadra. Non parto per vivere un'esperienza o per aggiungere una presenza al mio curriculum. Parto con l'obiettivo di contribuire ai risultati della Svizzera e di dare tutto quello che ho ogni volta che avrò l'opportunità di scendere in campo».
Ecco tutte le dichiarazioni rilasciate dal calciatore al Corriere del Ticino:
«Quando ho letto il mio nome nella lista dei convocati è stata una sensazione fantastica. Partecipare a una Coppa del Mondo e rappresentare la propria nazionale è qualcosa di speciale, il sogno di chiunque inizi a giocare a calcio. Già il Qatar era stata un'esperienza indimenticabile, ne sono ancora grato. Ora non vedo l'ora di dare il mio contributo in questa nuova avventura».
«Siamo in venticinque e ognuno di noi sente sia il privilegio sia la responsabilità di essere qui. Il calcio svizzero sta crescendo molto e tanti altri giocatori forti avrebbero potuto essere convocati. I tifosi si aspettano tanto da noi e io cercherò di dare il massimo in ogni allenamento e in ogni partita in cui avrò la possibilità di giocare».
«Non è stato facile. Sono arrivato ad agosto e poco dopo è arrivato quel problema al perone che mi ha tenuto fuori a lungo. Quando rientri da uno stop così importante hai bisogno di tempo per ritrovare la migliore condizione fisica e il ritmo partita. Nella parte finale della stagione, quando ho avuto più spazio, credo di aver disputato anche delle buone gare. Sono convinto che il mio vero valore si vedrà quando riuscirò a giocare con maggiore regolarità. Più minuti hai nelle gambe, più cresce la fiducia e più facile diventa trovare l'intesa con i compagni e con il sistema di gioco».
«La Serie A è molto diversa dai campionati in cui avevo giocato prima. È un torneo molto tattico, con difese sempre ben organizzate e spazi ridotti al minimo. Per questo il gioco a volte è più lento e trovare le giocate in avanti non è mai semplice. È un campionato che ti obbliga a pensare rapidamente e a migliorare sotto tanti aspetti. Anche per questo è stato importante sentire la fiducia di Allegri e dello staff durante i mesi più complicati. Inoltre allenarmi ogni giorno accanto a un campione come Modric è stato un grande apprendistato. Guardi come si muove, come interpreta le situazioni, come si comporta dentro e fuori dal campo. Sono dettagli che aiutano a crescere. Mi sono sempre piaciuti giocatori come lui, Rodri, Pirlo, Iniesta: hanno una classe straordinaria, ma soprattutto pensano sempre alla squadra. Sono calciatori che fanno giocare meglio tutti quelli che hanno attorno».
«Sono molto orgoglioso delle mie origini albanesi e macedoni, ma anche della Svizzera che mi ha dato la possibilità di crescere come uomo e come calciatore. Giocare per la nazionale svizzera è un sogno e ne sono profondamente fiero. Mi sento una combinazione di entrambe le cose, cinquanta e cinquanta. Non dimentico mai da dove vengo e chi rappresento oggi».
«Ci capita di parlare delle nostre origini e dei percorsi che ci hanno portato fin qui. Io sono più giovane e ho vissuto l'integrazione in modo diverso rispetto ad altri compagni, ma conoscere le loro storie ti aiuta a capire meglio le persone e a essere ancora più uniti come squadra. Guardare giocatori come Granit Xhaka e vedere quanta voglia abbiano ancora di rappresentare la Svizzera è un esempio e un’ispirazione per tutti».
Mi seguono praticamente dall'inizio della mia carriera. È un brand che ho sempre apprezzato perché unisce attenzione ai dettagli, bellezza e concretezza, caratteristiche nelle quali mi riconosco. Dal primo incontro con il CEO ho capito che erano persone con cui mi sarei trovato bene».
«Quando fai questo mestiere devi prestare attenzione anche a quello che fai fuori dal campo, perché c'è sempre molta attenzione attorno a noi e l’immagine pubblica inevitabilmente richiama sponsor importanti. Mi interessano la moda e il design, mi piace apprezzare le cose belle e curate nei dettagli, ma il calcio resta la mia priorità assoluta. Tutto il resto è un bellissimo svago ma viene dopo. La mia testa è dedicata al cento per cento a migliorare come giocatore e ad aiutare la mia squadra».
«Potenza, unione e fiducia. Credo che siano le caratteristiche che rappresentano meglio questo gruppo. Sappiamo di avere qualità, experience e tanti giocatori che stanno vivendo momenti importanti nelle rispettive carriere. Non vogliamo nasconderci dietro false modestie: sappiamo che ci aspetta una competizione difficilissima, ma crediamo di poter fare un buon Mondiale. La cosa che mi rende più fiducioso è vedere quanto stiamo bene insieme. C'è grande unione, ognuno è pronto a sacrificarsi per l'altro e quando hai uno spogliatoio così puoi affrontare qualsiasi avversario».
«Voglio essere pronto quando la squadra avrà bisogno di me. Che siano cinque minuti o novanta, il mio compito è farmi trovare pronto e dare il massimo. Voglio portare energia positiva, aiutare il gruppo e mettere le mie qualità al servizio della squadra. Non parto per vivere un'esperienza o per aggiungere una presenza al mio curriculum. Parto con l'obiettivo di contribuire ai risultati della Svizzera e di dare tutto quello che ho ogni volta che avrò l'opportunità di scendere in campo».