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La GDS in edicola sull'indagine sulla vendita di San Siro: l’inchiesta sulla gestione di San Siro ha portato la Guardia di Finanza a perquisire la sede di M-I Stadio e le abitazioni di nove indagati, tra cui spicca il nome di Alessandro Antonello, ex amministratore delegato dell’Inter, con le ipotesi di reato di turbativa d’asta e rivelazione del segreto d’ufficio. La Procura di Milano sospetta l'esistenza di «accordi informali e collusioni tra gli indagati» volti a favorire Inter e Milan nell'acquisto dello stadio, approvato dal Consiglio comunale il 30 settembre; tra i coinvolti figurano anche dirigenti comunali come Christian Malangone e Giancarlo Tancredi, consulenti dei club come Ada Lucia De Cesaris e Giuseppe Bonomi, e il dirigente nerazzurro Mark Van Huuksloot. Sebbene le sedi dei club non siano state perquisite e le società non intendano abbandonare il progetto che mira all'inaugurazione nel 2031, l'ampia mole di materiale sequestrato potrebbe causare rallentamenti, incrociandosi con i ricorsi dei comitati anti-stadio attesi al Tar il 23 giugno. Sul fronte politico, il ministro per lo Sport Andrea Abodi ha dichiarato: «Dobbiamo sottolineare con soddisfazione il fatto che si voglia fare chiarezza e pulizia», mentre il sindaco Giuseppe Sala ha difeso l'operato dell'amministrazione affermando che «innanzitutto, da quel che si capisce, non c’è il minimo riferimento a ipotesi corruttive» e aggiungendo che le interlocuzioni con i club sono «fisiologiche» secondo la Legge Stadi. Sala ha inoltre ribadito che «riteniamo che gli uffici abbiano operato in buona fede e per il bene di Milano», spiegando che si è cercato di evitare l'abbandono della città da parte delle squadre attraverso «una trattativa estremamente lunga, complessa, dura e condotta nell’esclusivo interesse pubblico».
Tuttosport: l'inchiesta della Procura di Milano ipotizza che l'intero procedimento di vendita dello stadio di San Siro a Inter e Milan per 197 milioni di euro sia stato un'operazione "cucita su misura dei club", favorendo interessi privati a scapito di quelli pubblici. I magistrati hanno disposto perquisizioni e sequestri di cellulari nei confronti di nove indagati per turbativa d'asta e rivelazione di segreto d'ufficio, tra cui spiccano Christian Malangone (dg del Comune), Giancarlo Tancredi (ex assessore alla Rigenerazione Urbana), Simona Collarini (responsabile del procedimento), l'ex vicesindaco Ada Lucia De Cesaris come consulente dell'Inter, l'ex Ceo nerazzurro Alessandro Antonello, il dirigente Mark Van Huuksloot, e i consulenti del Milan Giuseppe Bonomi e Marta Clara Spaini. Secondo i pm, gli atti relativi alla dismissione del Meazza sarebbero stati anticipati alle società o addirittura scritti nei loro interessi, poiché il sospetto è che la legge stadi sia stata usata per sostenere un progetto di urbanizzazione in cui «il Comune di Milano ha finito con l'assecondare in modo evidente lo scopo imprenditoriale», configurando una speculazione immobiliare più che un interesse pubblico. La Procura evidenzia un clima di eccessiva confidenza e comunanza di interessi volto a pilotare la vendita, citando ad esempio un messaggio di De Cesaris secondo cui della ristrutturazione dello stadio non si sarebbe nemmeno dovuto parlare per non dare al pubblico “idee di cui si possono innamorare”. Sebbene l'attuale quadro indiziario coinvolga principalmente figure riferibili all'Inter, i magistrati precisano che «il quadro indiziario necessita di essere completato con l’acquisizione di materiali riferibili a soggetti riconducibili al Milan». Questa indagine rischia ora di rallentare i lavori e mettere a rischio la candidatura di Milano per l'Europeo 2032, mentre i club potrebbero persino risolvere il contratto grazie allo scudo penale previsto dagli accordi.
CorSera: l'inchiesta della Procura di Milano sulla cessione dello stadio San Siro e delle relative aree edificabili, avvenuta il primo ottobre 2025 a favore di Inter e Milan, ipotizza un sistema di turbativa d'asta orchestrato sin dal 2019 per favorire esclusivamente i due club. Secondo i magistrati, l'intero iter procedurale sarebbe stato costruito "sartorialmente" per scoraggiare altri potenziali offerenti, condizionando ogni passaggio chiave, dalla scelta della "legge Stadi" come cornice normativa alla definizione dei criteri di vendita. L'accusa principale riguarda la "turbata libertà del procedimento di scelta del contraente", con particolare riferimento a un avviso pubblico del 2025 che i pm considerano una messinscena destinata ad andare deserta per via di tempi strettissimi e requisiti tarati sulle esigenze delle squadre. Tra i nove indagati figurano figure apicali del Comune, come il direttore generale Christian Malangone e l'ex assessore Giancarlo Tancredi, oltre a dirigenti e consulenti dei club come Alessandro Antonello e Ada Lucia De Cesaris. Le indagini, supportate da chat e documenti sequestrati, evidenziano presunte collusioni extra-istituzionali e rivelazioni di segreti d'ufficio, con bozze di delibere comunali che sarebbero state condivise e modificate insieme ai privati prima ancora di essere approvate dalla Giunta, garantendo ai club un vantaggio informativo e decisionale illecito.
Tuttosport: l'inchiesta della Procura di Milano ipotizza che l'intero procedimento di vendita dello stadio di San Siro a Inter e Milan per 197 milioni di euro sia stato un'operazione "cucita su misura dei club", favorendo interessi privati a scapito di quelli pubblici. I magistrati hanno disposto perquisizioni e sequestri di cellulari nei confronti di nove indagati per turbativa d'asta e rivelazione di segreto d'ufficio, tra cui spiccano Christian Malangone (dg del Comune), Giancarlo Tancredi (ex assessore alla Rigenerazione Urbana), Simona Collarini (responsabile del procedimento), l'ex vicesindaco Ada Lucia De Cesaris come consulente dell'Inter, l'ex Ceo nerazzurro Alessandro Antonello, il dirigente Mark Van Huuksloot, e i consulenti del Milan Giuseppe Bonomi e Marta Clara Spaini. Secondo i pm, gli atti relativi alla dismissione del Meazza sarebbero stati anticipati alle società o addirittura scritti nei loro interessi, poiché il sospetto è che la legge stadi sia stata usata per sostenere un progetto di urbanizzazione in cui «il Comune di Milano ha finito con l'assecondare in modo evidente lo scopo imprenditoriale», configurando una speculazione immobiliare più che un interesse pubblico. La Procura evidenzia un clima di eccessiva confidenza e comunanza di interessi volto a pilotare la vendita, citando ad esempio un messaggio di De Cesaris secondo cui della ristrutturazione dello stadio non si sarebbe nemmeno dovuto parlare per non dare al pubblico “idee di cui si possono innamorare”. Sebbene l'attuale quadro indiziario coinvolga principalmente figure riferibili all'Inter, i magistrati precisano che «il quadro indiziario necessita di essere completato con l’acquisizione di materiali riferibili a soggetti riconducibili al Milan». Questa indagine rischia ora di rallentare i lavori e mettere a rischio la candidatura di Milano per l'Europeo 2032, mentre i club potrebbero persino risolvere il contratto grazie allo scudo penale previsto dagli accordi.
CorSera: l'inchiesta della Procura di Milano sulla cessione dello stadio San Siro e delle relative aree edificabili, avvenuta il primo ottobre 2025 a favore di Inter e Milan, ipotizza un sistema di turbativa d'asta orchestrato sin dal 2019 per favorire esclusivamente i due club. Secondo i magistrati, l'intero iter procedurale sarebbe stato costruito "sartorialmente" per scoraggiare altri potenziali offerenti, condizionando ogni passaggio chiave, dalla scelta della "legge Stadi" come cornice normativa alla definizione dei criteri di vendita. L'accusa principale riguarda la "turbata libertà del procedimento di scelta del contraente", con particolare riferimento a un avviso pubblico del 2025 che i pm considerano una messinscena destinata ad andare deserta per via di tempi strettissimi e requisiti tarati sulle esigenze delle squadre. Tra i nove indagati figurano figure apicali del Comune, come il direttore generale Christian Malangone e l'ex assessore Giancarlo Tancredi, oltre a dirigenti e consulenti dei club come Alessandro Antonello e Ada Lucia De Cesaris. Le indagini, supportate da chat e documenti sequestrati, evidenziano presunte collusioni extra-istituzionali e rivelazioni di segreti d'ufficio, con bozze di delibere comunali che sarebbero state condivise e modificate insieme ai privati prima ancora di essere approvate dalla Giunta, garantendo ai club un vantaggio informativo e decisionale illecito.
