Il Milan pro 18 squadre. Serie A più autonoma stile Premier.

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Come riferito dal giornalista Giovanni Albanese, le tre big del calcio italiano, Milan, Juve e Inter nel corso dell'assemblea di oggi si sono schierate a favore della riforma della Serie A a 18 squadre.

Tuttosport: torna la richiesta di una maggiore autonomia della Serie A dalla Figc sul modello della Premier League rispetto alla Football Association. Ma all’interno della massima divisione si è formato un blocco con le tre grandi del Nord unite da una richiesta: la diminuzione da 20 a 18 squadre delle partecipanti al campionato. Effetto di una riunione in mattinata tra i dirigenti di Juventus, Inter e Milan prima dell’assemblea di Lega al via alle 13.30. È un altro tema in agenda da tempo (secondo molti addetti ai lavori, indispensabile per aumentare l’equilibrio competitivo del campionato) che non è mai diventato realtà a causa delle resistenze dei club medio-piccoli che non vogliono correre il rischio di uscire dal grande giro dei diritti tv della Serie A. La proposta di bianconeri, nerazzurri e rossoneri può aprire subito una crepa nella volontà di contare di più rilanciata da Aurelio De Laurentiis e sostenuta da Claudio Lotito. Se manca l’accordo su uno degli elementi fondamentali, come il numero di partecipanti al campionato, non è facile fare altri passi avanti sulla compattezza delle linee da seguire. «Il sistema federale, così com’è, e il modello organizzativo, dove la Lega Serie A è collocata, non sono adeguati al raggiungimento degli obiettivi presenti. C’è quindi bisogno di andare verso una maggiore autonomia e capacità di determinazione delle scelte. Per questo l’assemblea ha deciso di iniziare un percorso per valutare soluzioni organizzative di maggior autonomia. Nella prossima assemblea si proseguirà su questa discussione per avere una versione finale del documento di riforme della Serie A, rimettendo al centro il ruolo della principale Lega professionistica italiana», spiega il presidente della Serie A Lorenzo Casini. La massima divisione vuole dire la sua su ogni argomento che la riguarda. Uno degli esempi è quello dell’indice di liquidità, introdotto dalla Figc contro la volontà di alcuni club, poi impugnato davanti alla giustizia amministrativa con un iter legale concluso con successo. Inoltre la Serie A vuole presentarsi in autonomia davanti al governo per avanzare richieste, come quelle sui nuovi stadi, senza sovrapposizioni con la Figc. Questa presa di posizione arriva a dieci giorni di distanza dalla visita del presidente Figc Gabriele Gravina in Via Rosellini per illustrare le sue proposte di riforma, a partire dall’aumento del peso della Serie A nell’assemblea federale ora fermo al 12%. La risposta di ieri va in un’altra direzione. Ma non bisogna dimenticare che la posizione di Juventus, Inter e Milan a favore di una Serie A con 18 squadre faceva parte del programma originario di Gravina.


maggiori introiti
Maggiore concordia c’è sugli argomenti economici. I club all’unanimità hanno approvato il cambiamento dello sponsor che dà il nome al campionato. Dalla prossima stagione non sarà più Serie A, ma Serie A EniLive, dal nome del ramo di mobilità sostenibile del colosso petrolifero, guidato dal 2005 al 2014 dal presidente del Milan, Paolo Scaroni. Tim aveva offerto 19 milioni a stagione (uno in più dell’attuale compenso) per rinnovare il contratto e prolungare il rapporto iniziato 25 anni fa. Eni si è spinta fino a 22 milioni (+20%) convincendo i club a cambiare per il prossimo triennio. La denominazione Serie A EniLive sarà valida in Italia. All’estero il nome del campionato sarà associato al Made in Italy dopo l’intesa dei mesi scorsi con l’Ice, l’agenzia del governo per il commercio estero, che pagherà 10 milioni all’anno alla Serie A. In totale quindi varrà 32 milioni a stagione, due in più di quanto ricava la Liga. L’assemblea, che ha ceduto i diritti tv esteri della Serie A in Sud America a Espn, ha anche rinnovato l’accordo con Frecciarossa per il “title sponsor” della Coppa Italia che passerà da 4,5 a 5,5 milioni a stagione per il triennio 2024-27. Il pieno di incassi economici non ha impedito di alzare la temperatura nei rapporti con la Figc.
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Tuttosport: torna la richiesta di una maggiore autonomia della Serie A dalla Figc sul modello della Premier League rispetto alla Football Association. Ma all’interno della massima divisione si è formato un blocco con le tre grandi del Nord unite da una richiesta: la diminuzione da 20 a 18 squadre delle partecipanti al campionato. Effetto di una riunione in mattinata tra i dirigenti di Juventus, Inter e Milan prima dell’assemblea di Lega al via alle 13.30. È un altro tema in agenda da tempo (secondo molti addetti ai lavori, indispensabile per aumentare l’equilibrio competitivo del campionato) che non è mai diventato realtà a causa delle resistenze dei club medio-piccoli che non vogliono correre il rischio di uscire dal grande giro dei diritti tv della Serie A. La proposta di bianconeri, nerazzurri e rossoneri può aprire subito una crepa nella volontà di contare di più rilanciata da Aurelio De Laurentiis e sostenuta da Claudio Lotito. Se manca l’accordo su uno degli elementi fondamentali, come il numero di partecipanti al campionato, non è facile fare altri passi avanti sulla compattezza delle linee da seguire. «Il sistema federale, così com’è, e il modello organizzativo, dove la Lega Serie A è collocata, non sono adeguati al raggiungimento degli obiettivi presenti. C’è quindi bisogno di andare verso una maggiore autonomia e capacità di determinazione delle scelte. Per questo l’assemblea ha deciso di iniziare un percorso per valutare soluzioni organizzative di maggior autonomia. Nella prossima assemblea si proseguirà su questa discussione per avere una versione finale del documento di riforme della Serie A, rimettendo al centro il ruolo della principale Lega professionistica italiana», spiega il presidente della Serie A Lorenzo Casini. La massima divisione vuole dire la sua su ogni argomento che la riguarda. Uno degli esempi è quello dell’indice di liquidità, introdotto dalla Figc contro la volontà di alcuni club, poi impugnato davanti alla giustizia amministrativa con un iter legale concluso con successo. Inoltre la Serie A vuole presentarsi in autonomia davanti al governo per avanzare richieste, come quelle sui nuovi stadi, senza sovrapposizioni con la Figc. Questa presa di posizione arriva a dieci giorni di distanza dalla visita del presidente Figc Gabriele Gravina in Via Rosellini per illustrare le sue proposte di riforma, a partire dall’aumento del peso della Serie A nell’assemblea federale ora fermo al 12%. La risposta di ieri va in un’altra direzione. Ma non bisogna dimenticare che la posizione di Juventus, Inter e Milan a favore di una Serie A con 18 squadre faceva parte del programma originario di Gravina.


maggiori introiti
Maggiore concordia c’è sugli argomenti economici. I club all’unanimità hanno approvato il cambiamento dello sponsor che dà il nome al campionato. Dalla prossima stagione non sarà più Serie A, ma Serie A EniLive, dal nome del ramo di mobilità sostenibile del colosso petrolifero, guidato dal 2005 al 2014 dal presidente del Milan, Paolo Scaroni. Tim aveva offerto 19 milioni a stagione (uno in più dell’attuale compenso) per rinnovare il contratto e prolungare il rapporto iniziato 25 anni fa. Eni si è spinta fino a 22 milioni (+20%) convincendo i club a cambiare per il prossimo triennio. La denominazione Serie A EniLive sarà valida in Italia. All’estero il nome del campionato sarà associato al Made in Italy dopo l’intesa dei mesi scorsi con l’Ice, l’agenzia del governo per il commercio estero, che pagherà 10 milioni all’anno alla Serie A. In totale quindi varrà 32 milioni a stagione, due in più di quanto ricava la Liga. L’assemblea, che ha ceduto i diritti tv esteri della Serie A in Sud America a Espn, ha anche rinnovato l’accordo con Frecciarossa per il “title sponsor” della Coppa Italia che passerà da 4,5 a 5,5 milioni a stagione per il triennio 2024-27. Il pieno di incassi economici non ha impedito di alzare la temperatura nei rapporti con la Figc.
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