CorSera: il clima in casa Milan è estremamente teso, caratterizzato da uno scontro totale che vede la squadra in ritiro, la dirigenza contestata e un ruolino di marcia fallimentare con una sola vittoria nelle ultime sei partite. In questo scenario di frammentazione interna, Max Allegri appare esausto e determinato a lasciare il club a fine stagione, indipendentemente dal raggiungimento della qualificazione in Champions League nei restanti 180 minuti di campionato. La causa principale della rottura definitiva è il rapporto ormai inesistente con Zlatan Ibrahimovic, culminato in un
durissimo alterco a inizio aprile riguardante la scelta del terzo portiere per la stagione successiva, un pretesto che ha fatto riemergere antiche ruggini risalenti al 2012, quando i due arrivarono quasi alle mani nello spogliatoio dell'Arsenal.
La tensione è alimentata anche dalla scoperta dei frequenti contatti di Ibrahimovic con Antonio Cassano, noto critico del gioco di Allegri, e dalle recenti intromissioni tattiche dello svedese, che avrebbe telefonato direttamente a giocatori come Leao e Fofana scavalcando l'autorità dell'allenatore. A complicare ulteriormente il quadro si aggiungono le frizioni di mercato, con Allegri che si è visto negare rinforzi a gennaio per mancanza di fondi, salvo poi assistere all'investimento improvviso di 30 milioni per l'attaccante Mateta deciso dall'amministratore delegato Furlani senza il coinvolgimento del direttore sportivo Tare. Con l'ombra di un nuovo assetto societario che vedrebbe Ibrahimovic come uomo forte e
il possibile arrivo di Fabio Paratici, Allegri sembra ormai proiettato verso un futuro lontano da Milano, con la panchina della Nazionale azzurra come possibile destinazione caldeggiata da Giovanni Malagò, nonostante le dichiarazioni pubbliche di facciata volte a proteggere la squadra in questo delicato finale di stagione.