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Grillo riappare sul suo blog delle stelle e scrive un articolo contro la perdita di identità del Movimento:
"Il Movimento 5 Stelle ha perso la sua identità e, soprattutto, quella 'diversità' che lo aveva reso unico. Era nato per cambiare la politica ma poi la politica ha cambiato il Movimento. Doveva ascoltare i cittadini e ha cominciato ad ascoltare i sondaggi. Doveva occuparsi del futuro e ha finito per occuparsi delle poltrone. Ma le domande che lo avevano fatto nascere sono ancora tutte qui"
il Movimento era nato da un sentimento popolare che continua a esistere, anche se chi avrebbe dovuto rappresentarlo ha smesso di ascoltarlo. Era la delusione verso un modello occidentale fondato sulla democrazia e sui diritti, ma sempre più dominato dal capitalismo. Le domande sono rimaste, le risposte sono scomparse. Noi avevamo provato a darne alcune, distribuire il reddito, cambiare la classe dirigente, coinvolgere i cittadini nelle decisioni e programmare il futuro invece di amministrare la prossima elezione. Le avevamo chiamate reddito di cittadinanza, limite dei due mandati, restituzioni, democrazia diretta e transizione ecologica; proposte che, con il tempo, sono diventate slogan da pronunciare nei convegni e dimenticate dopo il buffet.
Crisi del modello occidentale, che oggi è più profonda, e che porta i sintomi di una malattia che la politica preferisce usare anziché curare. Come ad esempio con il disagio legato all'immigrazione, quando i flussi vengono lasciati senza governo e senza integrazione. Se pensiamo che il modello occidentale debba essere difeso, dobbiamo renderlo credibile, per farlo bisogna tornare ad ascoltare i cittadini, prima che la paura li consegni a modelli autoritari. Quando la democrazia smette di rispondere, arriva qualcuno che promette di farlo al suo posto, a volte indossa una divisa, altre volte controlla un algoritmo.
Dovrebbe partire da qui, dall'ascolto. E le domande riguardano la sicurezza e la salute, l'equità, la partecipazione e l'identità. Con una particolare attenzione all'impatto dell'intelligenza artificiale sulle nostre vite (dal lavoro alla sanità fino alla sicurezza dei nostri dati personali). Servono risposte chiare e che guardino oltre il prossimo sondaggio"
La rete permette a milioni di persone di comunicare e votare in pochi secondi, eppure continuiamo a delegare quasi ogni decisione a rappresentanti che, una volta eletti, rispondono ai partiti e alle correnti, e prima o poi finiscono per rispondere soprattutto alla propria sopravvivenza. La tecnologia potrebbe permettere una partecipazione continua dei cittadini e un controllo sulle decisioni, più che per eliminare la rappresentanza, per limitarne il potere e impedire che la delega diventi una cambiale in bianco per cinque anni.
Ecco, il Movimento era nato per affrontare tutte queste domande, poi ha cominciato a occuparsi di se stesso. Ma le domande non sono scomparse, sono ancora fuori dai palazzi e aspettano qualcuno che provi a rispondere...".
"Il Movimento 5 Stelle ha perso la sua identità e, soprattutto, quella 'diversità' che lo aveva reso unico. Era nato per cambiare la politica ma poi la politica ha cambiato il Movimento. Doveva ascoltare i cittadini e ha cominciato ad ascoltare i sondaggi. Doveva occuparsi del futuro e ha finito per occuparsi delle poltrone. Ma le domande che lo avevano fatto nascere sono ancora tutte qui"
il Movimento era nato da un sentimento popolare che continua a esistere, anche se chi avrebbe dovuto rappresentarlo ha smesso di ascoltarlo. Era la delusione verso un modello occidentale fondato sulla democrazia e sui diritti, ma sempre più dominato dal capitalismo. Le domande sono rimaste, le risposte sono scomparse. Noi avevamo provato a darne alcune, distribuire il reddito, cambiare la classe dirigente, coinvolgere i cittadini nelle decisioni e programmare il futuro invece di amministrare la prossima elezione. Le avevamo chiamate reddito di cittadinanza, limite dei due mandati, restituzioni, democrazia diretta e transizione ecologica; proposte che, con il tempo, sono diventate slogan da pronunciare nei convegni e dimenticate dopo il buffet.
Crisi del modello occidentale, che oggi è più profonda, e che porta i sintomi di una malattia che la politica preferisce usare anziché curare. Come ad esempio con il disagio legato all'immigrazione, quando i flussi vengono lasciati senza governo e senza integrazione. Se pensiamo che il modello occidentale debba essere difeso, dobbiamo renderlo credibile, per farlo bisogna tornare ad ascoltare i cittadini, prima che la paura li consegni a modelli autoritari. Quando la democrazia smette di rispondere, arriva qualcuno che promette di farlo al suo posto, a volte indossa una divisa, altre volte controlla un algoritmo.
Dovrebbe partire da qui, dall'ascolto. E le domande riguardano la sicurezza e la salute, l'equità, la partecipazione e l'identità. Con una particolare attenzione all'impatto dell'intelligenza artificiale sulle nostre vite (dal lavoro alla sanità fino alla sicurezza dei nostri dati personali). Servono risposte chiare e che guardino oltre il prossimo sondaggio"
La rete permette a milioni di persone di comunicare e votare in pochi secondi, eppure continuiamo a delegare quasi ogni decisione a rappresentanti che, una volta eletti, rispondono ai partiti e alle correnti, e prima o poi finiscono per rispondere soprattutto alla propria sopravvivenza. La tecnologia potrebbe permettere una partecipazione continua dei cittadini e un controllo sulle decisioni, più che per eliminare la rappresentanza, per limitarne il potere e impedire che la delega diventi una cambiale in bianco per cinque anni.
Ecco, il Movimento era nato per affrontare tutte queste domande, poi ha cominciato a occuparsi di se stesso. Ma le domande non sono scomparse, sono ancora fuori dai palazzi e aspettano qualcuno che provi a rispondere...".
