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Il solito Giudice, dal CorSport in edicola, su Cardinale, Redbird e il futuro societario del Milan:
La presenza di Gerry Cardinale a Milano non prelude a rivoluzioni nella governance del club, eventualità su cui erano rimbalzate illazioni nei giorni scorsi, né va collegata al rifinanziamento del vendor loan che procede al piano superiore. Nel 2022 RedBird acquistò da Elliott la proprietà del Milan scegliendo di finanziare il controvalore di quasi 1,2 miliardi per poco più di metà con raccolta di capitale proprio e per il resto con un prestito da 560 milioni erogato dallo stesso venditore, prassi non infrequente nel mercato delle acquisizioni. Sul cosiddetto vendor loan ottenne da Elliott condizioni decisamente vantaggiose: 3 anni di scadenza e interessi al 7,5% annuo, un tasso decisamente più basso rispetto a quello praticato dal sistema bancario per operazioni di acquisition financing.
In seguito, RedBird ha rimborsato una piccola parte del vendor loan (su cui nel frattempo si erano accumulati interessi) abbassandone la quota. Un anno fa il prestito è stato ulteriormente rinegoziato, fino al 2028, ma il tasso richiesto stavolta da Elliott è decisamente più alto, presumibilmente 11-12%. Da qui il lavoro di RedBird per ridefinire il debito sostituendo Elliott con nuovi finanziatori, come anticipato da Calcio e Finanza che citava riviste finanziarie americane.
Quando l’operazione sarà conclusa, le strade di Elliott e RedBird si separeranno. Presumibilmente il nuovo finanziatore (si parla di Manulife Comvest) otterrà i posti in CdA oggi occupati dai consiglieri Singer e Mitchell espressione di Elliott, come fece Oaktree quando finanziò Zhang. Da escludere, invece, che possa pretendere di ridisegnare la governance del club. La proprietà del Milan è di RedBird e nessun proprietario accetterebbe di farsi commissariare da un finanziatore, seppure importante.
In questi anni, la scelta di nominare rispettivamente CEO e CFO Furlani e Cocirio, già nel CdA Milan quando Elliott era proprietario, ha alimentato una certa ambiguità ma la presenza dei due (che avevano lasciato Elliott e sono oggi dirigenti del Milan) non è mai stata legata al vendor loan. Oggi il Milan ribadisce in una nota la “sintonia” e il “contesto di stabilità, continuità e unità, con pieno allineamento tra proprietà e management” e peraltro la carica di AD di Furlani, scaduta a fine 2025, è stata riconfermata per un altro mandato triennale.
Difficile che RedBird metta mano a una rivoluzione societaria nel momento in cui la squadra ha ritrovato una competitività tecnica la cui mancanza aveva scatenato un forte malcontento dei tifosi e in una fase decisiva dell’operazione San Siro, in vista della quale serviranno grandi competenze manageriali per disegnare l’architettura finanziaria del club. Con un investimento da 600 milioni (per la parte che competerà al Milan) da sostenere, l’infrastruttura corporate del club andrà semmai irrobustita. Le sostituzioni dei manager apicali si fanno quando la gestione di un’azienda richiede competenze diverse da quelle di chi la guida, oppure quando subentrano divergenze di vedute tra management e proprietà. Proprio quelle che oggi il Milan sente l’esigenza di smentire.
La presenza di Gerry Cardinale a Milano non prelude a rivoluzioni nella governance del club, eventualità su cui erano rimbalzate illazioni nei giorni scorsi, né va collegata al rifinanziamento del vendor loan che procede al piano superiore. Nel 2022 RedBird acquistò da Elliott la proprietà del Milan scegliendo di finanziare il controvalore di quasi 1,2 miliardi per poco più di metà con raccolta di capitale proprio e per il resto con un prestito da 560 milioni erogato dallo stesso venditore, prassi non infrequente nel mercato delle acquisizioni. Sul cosiddetto vendor loan ottenne da Elliott condizioni decisamente vantaggiose: 3 anni di scadenza e interessi al 7,5% annuo, un tasso decisamente più basso rispetto a quello praticato dal sistema bancario per operazioni di acquisition financing.
In seguito, RedBird ha rimborsato una piccola parte del vendor loan (su cui nel frattempo si erano accumulati interessi) abbassandone la quota. Un anno fa il prestito è stato ulteriormente rinegoziato, fino al 2028, ma il tasso richiesto stavolta da Elliott è decisamente più alto, presumibilmente 11-12%. Da qui il lavoro di RedBird per ridefinire il debito sostituendo Elliott con nuovi finanziatori, come anticipato da Calcio e Finanza che citava riviste finanziarie americane.
Quando l’operazione sarà conclusa, le strade di Elliott e RedBird si separeranno. Presumibilmente il nuovo finanziatore (si parla di Manulife Comvest) otterrà i posti in CdA oggi occupati dai consiglieri Singer e Mitchell espressione di Elliott, come fece Oaktree quando finanziò Zhang. Da escludere, invece, che possa pretendere di ridisegnare la governance del club. La proprietà del Milan è di RedBird e nessun proprietario accetterebbe di farsi commissariare da un finanziatore, seppure importante.
In questi anni, la scelta di nominare rispettivamente CEO e CFO Furlani e Cocirio, già nel CdA Milan quando Elliott era proprietario, ha alimentato una certa ambiguità ma la presenza dei due (che avevano lasciato Elliott e sono oggi dirigenti del Milan) non è mai stata legata al vendor loan. Oggi il Milan ribadisce in una nota la “sintonia” e il “contesto di stabilità, continuità e unità, con pieno allineamento tra proprietà e management” e peraltro la carica di AD di Furlani, scaduta a fine 2025, è stata riconfermata per un altro mandato triennale.
Difficile che RedBird metta mano a una rivoluzione societaria nel momento in cui la squadra ha ritrovato una competitività tecnica la cui mancanza aveva scatenato un forte malcontento dei tifosi e in una fase decisiva dell’operazione San Siro, in vista della quale serviranno grandi competenze manageriali per disegnare l’architettura finanziaria del club. Con un investimento da 600 milioni (per la parte che competerà al Milan) da sostenere, l’infrastruttura corporate del club andrà semmai irrobustita. Le sostituzioni dei manager apicali si fanno quando la gestione di un’azienda richiede competenze diverse da quelle di chi la guida, oppure quando subentrano divergenze di vedute tra management e proprietà. Proprio quelle che oggi il Milan sente l’esigenza di smentire.