Edicola: crisi Milan. Fischi. Mancano leader

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GDS: povero Diavolo. San Siro fischia il Milan, che perde contro l'Udinese e scivola a -6 dall'Inter. Flop rossonero. Martedì è vietato sbagliare in Champions. Festa friulana con Pereyra. In campo si è visto un gruppo di solisti sconclusionati, ognuno per conto suo. Terza sconfitta, dopo quelle con Juve e Psg, nelle ultime quattro partite. La chiave del successo dell’Udinese è stata Ebosele, l’esterno che andava ad aiutare Perez su Leao e poi ripartiva a grande velocità sulla fascia. Ora sarebbe ingeneroso dimenticare che Pioli è stato l’architetto del Milan campione d’Italia e semifinalista di Champions, squadra che ha giocato un calcio europeo, offensivo, moderno, dispendioso ma spettacolare. C’era Ibra, c’era un altro spirito. Quel Milan però è scomparso. Un ciclo finito l’anno scorso, non adesso. Per cui era stato giusto rivoluzionare filosofia, uomini, ruoli. Solo che, dopo l’illusione di mezza estate, il Milan somiglia oggi a una collezione di giocatori medi, che possono azzeccare 90’ spettacolari, ma non hanno continuità e personalità. Contro l’Udinese non c’è stato un leader, un Tonali (calcisticamente parlando), uno che chiamasse a raccolta i suoi invitandoli a rispettare le misure, a riflettere prima di un lancio, a non sprecare energie invano. Tutti problemi da condividere con la panchina. Pioli, in questo momento, non ha in mano il Milan. E l’ultima invenzione, il 4- 2-4, ha soltanto fatto il gioco dell’Udinese.

CorSera: Milan, flop pesante. Alla fine arrivano i fischi. Sacrosanti. Perché anziché rialzare la testa, come doveva e poteva, il Milan finisce ancora più a fondo. A San Siro passa meritatamente l’Udinese, che in campionato non aveva mai vinto, mentre per i rossoneri la striscia choc di partite senza successi arriva a quattro. Il dato più inquietante è però un altro: dopo 11 giornate le sconfitte sono già 3, quando nell’anno dello scudetto furono 4 in tutto. Tradotto: con questo trend, la seconda stella resterà un miraggio lontano. L’Inter scappa via, 6 punti più avanti: è già un piccolo grande solco. E l’emergenza infortuni, una decina, non basta come attenuante: troppo lo scarto tecnico per giustificare una serata così, la peggiore della stagione.

Tuttosport: è notte fonda. ll Milan non c'è più. Crisi Milan e fischi - copiosi - a San Siro. Difficile trovare una parola diversa da crisi, nonostante il calendario prima della partita di ieri sera contro l’Udinese mettesse di fronte Juventus, Psg e Napoli. Per i rossoneri è arrivato un clamoroso tonfo interno - 1-0 firmato da Pereyra su rigore -, un ko che spedisce il Milan a sei punti di distacco dall’Inter, col Napoli arrivato a meno uno e la Juventus che oggi a Firenze potrebbe allungare a più quattro. Ma al di là della classifica, rimediabile con 27 giornate ancora da giocare, è l’involuzione del gioco del Diavolo a fare impressione. Dopo la debacle nel derby, il Milan aveva saputo rialzarsi e arrivare alla sosta di ottobre in testa alla classifica, ma lo aveva fatto senza mostrare le belle trame di agosto e palesando difficoltà a rendersi pericoloso sotto porta, un problema acuito in Champions (0 gol segnati in tre gare) e mascherato dalla doppietta di Giroud al Maradona la settimana scorsa. Certo, i tanti indisponibili - ieri nove fra cui l’inatteso Theo Hernandez - non aiutano Pioli, ma qualcosa sembra essersi rotto nel giocattolo rossonero e la sfida da dentro-fuori in Europa di martedì contro Donnarumma e Mbappé arriva forse nel momento peggiore possibile. E il tecnico non nasconde la preoccupazione: « Non abbiamo fatto la partita che volevamo e potevamo fare, abbiamo perso qualità e lucidità nel corso della gara, onestamente c’erano state le prestazioni nelle altre gare, questa sera ho visto troppa confusione. Ci deve preoccupare tutto, i risultati al di sotto delle nostre possibilità e la prestazione con l’Udinese. Psg? Forse è meglio averlo adesso perché abbiamo un solo risultato, servirà una grandissima partita». Pioli ha confermato le indicazioni della vigilia e ha schierato il Milan col 4-4-2 - a volte 3-3-4 in fase offensiva - con Jovic al fianco di Giroud, ma la mossa non ha pagato, anche perché è stato il serbo, inconsistente, ad agire da punta centrale, con Giroud costretto ad allargarsi. Il gioco del Diavolo non è stato fluido e il 3-5-2 di Cioffi - alla prima vittoria, così come la squadra friulana («Avevamo poche possibilità per vincere la partita e le abbiamo messe tutte in tavola, giocando con grande dignità e orgoglio») - è riuscito a frenare tutte le iniziative, sia quelle a sinistra di Leao, costantemente raddoppiato, sia quelle centrali. Le occasioni migliori, sarà un caso, sono arrivate da destra con due conclusioni di Calabria e Musah, anche se la squadra che nel primo tempo è andata più vicina al gol è stata l’Udinese che al 9’ con Pereyra (errore grave su retro-assist di Florenzi). Pioli, dopo i primi fischi, per cambiare marcia ha lasciato negli spogliatoi Jovic e Krunic (ammonito e acciaccato), inserendo Okafor e Adli. Il Milan è partito forte per 5 minuti, ma poi l’Udinese ha ripreso campo con uno scatenato Zemura e al 15’, grazie a un pestone di Adli su Ebosele, ha trovato il rigore che Pereyra ha trasformato. Il Milan ha patito il colpo e in un San Siro cupo non è riuscito a reagire. Pioli ha gettato nella mischia Loftus-Cheek, al rientro dopo oltre un mese, e Romero, finendo con quattro attaccanti puri, ma le opportunità per pareggiare sono arrivate solo nel recupero, con Silvestri miracoloso sul colpo di testa ravvicinato di Giroud. Il finale è stato tutto per i fischi di San Siro, Curva Sud compresa. Pioli è rimasto a lungo negli spogliatoi a fine gara, la situazione è delicata e fra 48 ore il Milan si giocherà contro il Psg una fetta enorme del suo percorso in Champions.

CorSport:
Milan, buio a San Siro. Un punto nelle ultime quattro gare. E lo stadio contesta. Sprofondo rossonero. Nemmeno conto l’Udinese il Diavolo è stato in grado di rialzare la testa. Anzi, proprio a San Siro (che ha ricoperto il Milan di fischi), i friulani sono andati a prendersi la prima vittoria in assoluto del loro campionato. E lo hanno fatto mettendo una volta di più in evidenza i problemi, e volendo anche i limiti, di un Milan sempre più in crisi e attorcigliato su sé stesso. Lode a Chioffi, che alla seconda gara in panchina ha subito preso in mano la situazione. Difficile, invece, trovare qualcuno da salvare tra gli uomini di Pioli. Al massimo i centrali difensivi. Per il resto, la prestazione è stato un pianto. Vero è che l’infermeria continua a essere piena - ultima aggiunta Theo Hernandez fermato precauzionalmente in vista del Psg per una contusione alla cavi- glia -, ma non possono venire meno il carattere o la voglia di reagire. Di contro, nonostante una settimana intera trascorsa a Milanello, tra cene e manifestazioni pubbliche di compattezza e coesione, il risultato è stata una prestazione sconcertante. Il peggior segnale possibile per Pioli. Leao non è stato il peggiore, ma siamo sempre lì. Il portoghese non può limitarsi al compitino, ovvero qualche cross azzeccato (vedi l’ultimo per l’incornata di Giroud salvata da Silvestri), tra tanti palloni molli in mezzo all’area, costante preda dei difensori avversari. Nei momenti difficoltà, i migliori giocatori dovrebbero fare la differenza, trascinare il gruppo. Invece, lui continua a mancare da questo punto di vista. Certo non è semplice trovarsi a fianco compagni che sembrano capitati lì per caso, come Jovic.

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CorSera: Milan, flop pesante. Alla fine arrivano i fischi. Sacrosanti. Perché anziché rialzare la testa, come doveva e poteva, il Milan finisce ancora più a fondo. A San Siro passa meritatamente l’Udinese, che in campionato non aveva mai vinto, mentre per i rossoneri la striscia choc di partite senza successi arriva a quattro. Il dato più inquietante è però un altro: dopo 11 giornate le sconfitte sono già 3, quando nell’anno dello scudetto furono 4 in tutto. Tradotto: con questo trend, la seconda stella resterà un miraggio lontano. L’Inter scappa via, 6 punti più avanti: è già un piccolo grande solco. E l’emergenza infortuni, una decina, non basta come attenuante: troppo lo scarto tecnico per giustificare una serata così, la peggiore della stagione.

Tuttosport: è notte fonda. ll Milan non c'è più. Crisi Milan e fischi - copiosi - a San Siro. Difficile trovare una parola diversa da crisi, nonostante il calendario prima della partita di ieri sera contro l’Udinese mettesse di fronte Juventus, Psg e Napoli. Per i rossoneri è arrivato un clamoroso tonfo interno - 1-0 firmato da Pereyra su rigore -, un ko che spedisce il Milan a sei punti di distacco dall’Inter, col Napoli arrivato a meno uno e la Juventus che oggi a Firenze potrebbe allungare a più quattro. Ma al di là della classifica, rimediabile con 27 giornate ancora da giocare, è l’involuzione del gioco del Diavolo a fare impressione. Dopo la debacle nel derby, il Milan aveva saputo rialzarsi e arrivare alla sosta di ottobre in testa alla classifica, ma lo aveva fatto senza mostrare le belle trame di agosto e palesando difficoltà a rendersi pericoloso sotto porta, un problema acuito in Champions (0 gol segnati in tre gare) e mascherato dalla doppietta di Giroud al Maradona la settimana scorsa. Certo, i tanti indisponibili - ieri nove fra cui l’inatteso Theo Hernandez - non aiutano Pioli, ma qualcosa sembra essersi rotto nel giocattolo rossonero e la sfida da dentro-fuori in Europa di martedì contro Donnarumma e Mbappé arriva forse nel momento peggiore possibile. E il tecnico non nasconde la preoccupazione: « Non abbiamo fatto la partita che volevamo e potevamo fare, abbiamo perso qualità e lucidità nel corso della gara, onestamente c’erano state le prestazioni nelle altre gare, questa sera ho visto troppa confusione. Ci deve preoccupare tutto, i risultati al di sotto delle nostre possibilità e la prestazione con l’Udinese. Psg? Forse è meglio averlo adesso perché abbiamo un solo risultato, servirà una grandissima partita». Pioli ha confermato le indicazioni della vigilia e ha schierato il Milan col 4-4-2 - a volte 3-3-4 in fase offensiva - con Jovic al fianco di Giroud, ma la mossa non ha pagato, anche perché è stato il serbo, inconsistente, ad agire da punta centrale, con Giroud costretto ad allargarsi. Il gioco del Diavolo non è stato fluido e il 3-5-2 di Cioffi - alla prima vittoria, così come la squadra friulana («Avevamo poche possibilità per vincere la partita e le abbiamo messe tutte in tavola, giocando con grande dignità e orgoglio») - è riuscito a frenare tutte le iniziative, sia quelle a sinistra di Leao, costantemente raddoppiato, sia quelle centrali. Le occasioni migliori, sarà un caso, sono arrivate da destra con due conclusioni di Calabria e Musah, anche se la squadra che nel primo tempo è andata più vicina al gol è stata l’Udinese che al 9’ con Pereyra (errore grave su retro-assist di Florenzi). Pioli, dopo i primi fischi, per cambiare marcia ha lasciato negli spogliatoi Jovic e Krunic (ammonito e acciaccato), inserendo Okafor e Adli. Il Milan è partito forte per 5 minuti, ma poi l’Udinese ha ripreso campo con uno scatenato Zemura e al 15’, grazie a un pestone di Adli su Ebosele, ha trovato il rigore che Pereyra ha trasformato. Il Milan ha patito il colpo e in un San Siro cupo non è riuscito a reagire. Pioli ha gettato nella mischia Loftus-Cheek, al rientro dopo oltre un mese, e Romero, finendo con quattro attaccanti puri, ma le opportunità per pareggiare sono arrivate solo nel recupero, con Silvestri miracoloso sul colpo di testa ravvicinato di Giroud. Il finale è stato tutto per i fischi di San Siro, Curva Sud compresa. Pioli è rimasto a lungo negli spogliatoi a fine gara, la situazione è delicata e fra 48 ore il Milan si giocherà contro il Psg una fetta enorme del suo percorso in Champions.

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CorSera: Milan, flop pesante. Alla fine arrivano i fischi. Sacrosanti. Perché anziché rialzare la testa, come doveva e poteva, il Milan finisce ancora più a fondo. A San Siro passa meritatamente l’Udinese, che in campionato non aveva mai vinto, mentre per i rossoneri la striscia choc di partite senza successi arriva a quattro. Il dato più inquietante è però un altro: dopo 11 giornate le sconfitte sono già 3, quando nell’anno dello scudetto furono 4 in tutto. Tradotto: con questo trend, la seconda stella resterà un miraggio lontano. L’Inter scappa via, 6 punti più avanti: è già un piccolo grande solco. E l’emergenza infortuni, una decina, non basta come attenuante: troppo lo scarto tecnico per giustificare una serata così, la peggiore della stagione.

Tuttosport: è notte fonda. ll Milan non c'è più. Crisi Milan e fischi - copiosi - a San Siro. Difficile trovare una parola diversa da crisi, nonostante il calendario prima della partita di ieri sera contro l’Udinese mettesse di fronte Juventus, Psg e Napoli. Per i rossoneri è arrivato un clamoroso tonfo interno - 1-0 firmato da Pereyra su rigore -, un ko che spedisce il Milan a sei punti di distacco dall’Inter, col Napoli arrivato a meno uno e la Juventus che oggi a Firenze potrebbe allungare a più quattro. Ma al di là della classifica, rimediabile con 27 giornate ancora da giocare, è l’involuzione del gioco del Diavolo a fare impressione. Dopo la debacle nel derby, il Milan aveva saputo rialzarsi e arrivare alla sosta di ottobre in testa alla classifica, ma lo aveva fatto senza mostrare le belle trame di agosto e palesando difficoltà a rendersi pericoloso sotto porta, un problema acuito in Champions (0 gol segnati in tre gare) e mascherato dalla doppietta di Giroud al Maradona la settimana scorsa. Certo, i tanti indisponibili - ieri nove fra cui l’inatteso Theo Hernandez - non aiutano Pioli, ma qualcosa sembra essersi rotto nel giocattolo rossonero e la sfida da dentro-fuori in Europa di martedì contro Donnarumma e Mbappé arriva forse nel momento peggiore possibile. E il tecnico non nasconde la preoccupazione: « Non abbiamo fatto la partita che volevamo e potevamo fare, abbiamo perso qualità e lucidità nel corso della gara, onestamente c’erano state le prestazioni nelle altre gare, questa sera ho visto troppa confusione. Ci deve preoccupare tutto, i risultati al di sotto delle nostre possibilità e la prestazione con l’Udinese. Psg? Forse è meglio averlo adesso perché abbiamo un solo risultato, servirà una grandissima partita». Pioli ha confermato le indicazioni della vigilia e ha schierato il Milan col 4-4-2 - a volte 3-3-4 in fase offensiva - con Jovic al fianco di Giroud, ma la mossa non ha pagato, anche perché è stato il serbo, inconsistente, ad agire da punta centrale, con Giroud costretto ad allargarsi. Il gioco del Diavolo non è stato fluido e il 3-5-2 di Cioffi - alla prima vittoria, così come la squadra friulana («Avevamo poche possibilità per vincere la partita e le abbiamo messe tutte in tavola, giocando con grande dignità e orgoglio») - è riuscito a frenare tutte le iniziative, sia quelle a sinistra di Leao, costantemente raddoppiato, sia quelle centrali. Le occasioni migliori, sarà un caso, sono arrivate da destra con due conclusioni di Calabria e Musah, anche se la squadra che nel primo tempo è andata più vicina al gol è stata l’Udinese che al 9’ con Pereyra (errore grave su retro-assist di Florenzi). Pioli, dopo i primi fischi, per cambiare marcia ha lasciato negli spogliatoi Jovic e Krunic (ammonito e acciaccato), inserendo Okafor e Adli. Il Milan è partito forte per 5 minuti, ma poi l’Udinese ha ripreso campo con uno scatenato Zemura e al 15’, grazie a un pestone di Adli su Ebosele, ha trovato il rigore che Pereyra ha trasformato. Il Milan ha patito il colpo e in un San Siro cupo non è riuscito a reagire. Pioli ha gettato nella mischia Loftus-Cheek, al rientro dopo oltre un mese, e Romero, finendo con quattro attaccanti puri, ma le opportunità per pareggiare sono arrivate solo nel recupero, con Silvestri miracoloso sul colpo di testa ravvicinato di Giroud. Il finale è stato tutto per i fischi di San Siro, Curva Sud compresa. Pioli è rimasto a lungo negli spogliatoi a fine gara, la situazione è delicata e fra 48 ore il Milan si giocherà contro il Psg una fetta enorme del suo percorso in Champions.

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Milan, buio a San Siro. Un punto nelle ultime quattro gare. E lo stadio contesta. Sprofondo rossonero. Nemmeno conto l’Udinese il Diavolo è stato in grado di rialzare la testa. Anzi, proprio a San Siro (che ha ricoperto il Milan di fischi), i friulani sono andati a prendersi la prima vittoria in assoluto del loro campionato. E lo hanno fatto mettendo una volta di più in evidenza i problemi, e volendo anche i limiti, di un Milan sempre più in crisi e attorcigliato su sé stesso. Lode a Chioffi, che alla seconda gara in panchina ha subito preso in mano la situazione. Difficile, invece, trovare qualcuno da salvare tra gli uomini di Pioli. Al massimo i centrali difensivi. Per il resto, la prestazione è stato un pianto. Vero è che l’infermeria continua a essere piena - ultima aggiunta Theo Hernandez fermato precauzionalmente in vista del Psg per una contusione alla cavi- glia -, ma non possono venire meno il carattere o la voglia di reagire. Di contro, nonostante una settimana intera trascorsa a Milanello, tra cene e manifestazioni pubbliche di compattezza e coesione, il risultato è stata una prestazione sconcertante. Il peggior segnale possibile per Pioli. Leao non è stato il peggiore, ma siamo sempre lì. Il portoghese non può limitarsi al compitino, ovvero qualche cross azzeccato (vedi l’ultimo per l’incornata di Giroud salvata da Silvestri), tra tanti palloni molli in mezzo all’area, costante preda dei difensori avversari. Nei momenti difficoltà, i migliori giocatori dovrebbero fare la differenza, trascinare il gruppo. Invece, lui continua a mancare da questo punto di vista. Certo non è semplice trovarsi a fianco compagni che sembrano capitati lì per caso, come Jovic.

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Ci vuole coraggio a parlare di 'ho visto confusione' dopo che proprio lui, l'allenatore, ha cambiato formazione mettendo diversi giocatori a caso e la fantastica coppia Jovic-Giroud.

Continuo a pensare che siano proprio i nostri leader ad aver mollato Pioli.
Le reazioni di Leao e Giroud, i commenti di Calabria e Kjaer (in nazionale qualche mese fa) e i cali di Theo e Maignan.
 

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GDS: povero Diavolo. San Siro fischia il Milan, che perde contro l'Udinese e scivola a -6 dall'Inter. Flop rossonero. Martedì è vietato sbagliare in Champions. Festa friulana con Pereyra. In campo si è visto un gruppo di solisti sconclusionati, ognuno per conto suo. Terza sconfitta, dopo quelle con Juve e Psg, nelle ultime quattro partite. La chiave del successo dell’Udinese è stata Ebosele, l’esterno che andava ad aiutare Perez su Leao e poi ripartiva a grande velocità sulla fascia. Ora sarebbe ingeneroso dimenticare che Pioli è stato l’architetto del Milan campione d’Italia e semifinalista di Champions, squadra che ha giocato un calcio europeo, offensivo, moderno, dispendioso ma spettacolare. C’era Ibra, c’era un altro spirito. Quel Milan però è scomparso. Un ciclo finito l’anno scorso, non adesso. Per cui era stato giusto rivoluzionare filosofia, uomini, ruoli. Solo che, dopo l’illusione di mezza estate, il Milan somiglia oggi a una collezione di giocatori medi, che possono azzeccare 90’ spettacolari, ma non hanno continuità e personalità. Contro l’Udinese non c’è stato un leader, un Tonali (calcisticamente parlando), uno che chiamasse a raccolta i suoi invitandoli a rispettare le misure, a riflettere prima di un lancio, a non sprecare energie invano. Tutti problemi da condividere con la panchina. Pioli, in questo momento, non ha in mano il Milan. E l’ultima invenzione, il 4- 2-4, ha soltanto fatto il gioco dell’Udinese.

CorSera: Milan, flop pesante. Alla fine arrivano i fischi. Sacrosanti. Perché anziché rialzare la testa, come doveva e poteva, il Milan finisce ancora più a fondo. A San Siro passa meritatamente l’Udinese, che in campionato non aveva mai vinto, mentre per i rossoneri la striscia choc di partite senza successi arriva a quattro. Il dato più inquietante è però un altro: dopo 11 giornate le sconfitte sono già 3, quando nell’anno dello scudetto furono 4 in tutto. Tradotto: con questo trend, la seconda stella resterà un miraggio lontano. L’Inter scappa via, 6 punti più avanti: è già un piccolo grande solco. E l’emergenza infortuni, una decina, non basta come attenuante: troppo lo scarto tecnico per giustificare una serata così, la peggiore della stagione.

Tuttosport: è notte fonda. ll Milan non c'è più. Crisi Milan e fischi - copiosi - a San Siro. Difficile trovare una parola diversa da crisi, nonostante il calendario prima della partita di ieri sera contro l’Udinese mettesse di fronte Juventus, Psg e Napoli. Per i rossoneri è arrivato un clamoroso tonfo interno - 1-0 firmato da Pereyra su rigore -, un ko che spedisce il Milan a sei punti di distacco dall’Inter, col Napoli arrivato a meno uno e la Juventus che oggi a Firenze potrebbe allungare a più quattro. Ma al di là della classifica, rimediabile con 27 giornate ancora da giocare, è l’involuzione del gioco del Diavolo a fare impressione. Dopo la debacle nel derby, il Milan aveva saputo rialzarsi e arrivare alla sosta di ottobre in testa alla classifica, ma lo aveva fatto senza mostrare le belle trame di agosto e palesando difficoltà a rendersi pericoloso sotto porta, un problema acuito in Champions (0 gol segnati in tre gare) e mascherato dalla doppietta di Giroud al Maradona la settimana scorsa. Certo, i tanti indisponibili - ieri nove fra cui l’inatteso Theo Hernandez - non aiutano Pioli, ma qualcosa sembra essersi rotto nel giocattolo rossonero e la sfida da dentro-fuori in Europa di martedì contro Donnarumma e Mbappé arriva forse nel momento peggiore possibile. E il tecnico non nasconde la preoccupazione: « Non abbiamo fatto la partita che volevamo e potevamo fare, abbiamo perso qualità e lucidità nel corso della gara, onestamente c’erano state le prestazioni nelle altre gare, questa sera ho visto troppa confusione. Ci deve preoccupare tutto, i risultati al di sotto delle nostre possibilità e la prestazione con l’Udinese. Psg? Forse è meglio averlo adesso perché abbiamo un solo risultato, servirà una grandissima partita». Pioli ha confermato le indicazioni della vigilia e ha schierato il Milan col 4-4-2 - a volte 3-3-4 in fase offensiva - con Jovic al fianco di Giroud, ma la mossa non ha pagato, anche perché è stato il serbo, inconsistente, ad agire da punta centrale, con Giroud costretto ad allargarsi. Il gioco del Diavolo non è stato fluido e il 3-5-2 di Cioffi - alla prima vittoria, così come la squadra friulana («Avevamo poche possibilità per vincere la partita e le abbiamo messe tutte in tavola, giocando con grande dignità e orgoglio») - è riuscito a frenare tutte le iniziative, sia quelle a sinistra di Leao, costantemente raddoppiato, sia quelle centrali. Le occasioni migliori, sarà un caso, sono arrivate da destra con due conclusioni di Calabria e Musah, anche se la squadra che nel primo tempo è andata più vicina al gol è stata l’Udinese che al 9’ con Pereyra (errore grave su retro-assist di Florenzi). Pioli, dopo i primi fischi, per cambiare marcia ha lasciato negli spogliatoi Jovic e Krunic (ammonito e acciaccato), inserendo Okafor e Adli. Il Milan è partito forte per 5 minuti, ma poi l’Udinese ha ripreso campo con uno scatenato Zemura e al 15’, grazie a un pestone di Adli su Ebosele, ha trovato il rigore che Pereyra ha trasformato. Il Milan ha patito il colpo e in un San Siro cupo non è riuscito a reagire. Pioli ha gettato nella mischia Loftus-Cheek, al rientro dopo oltre un mese, e Romero, finendo con quattro attaccanti puri, ma le opportunità per pareggiare sono arrivate solo nel recupero, con Silvestri miracoloso sul colpo di testa ravvicinato di Giroud. Il finale è stato tutto per i fischi di San Siro, Curva Sud compresa. Pioli è rimasto a lungo negli spogliatoi a fine gara, la situazione è delicata e fra 48 ore il Milan si giocherà contro il Psg una fetta enorme del suo percorso in Champions.

CorSport:
Milan, buio a San Siro. Un punto nelle ultime quattro gare. E lo stadio contesta. Sprofondo rossonero. Nemmeno conto l’Udinese il Diavolo è stato in grado di rialzare la testa. Anzi, proprio a San Siro (che ha ricoperto il Milan di fischi), i friulani sono andati a prendersi la prima vittoria in assoluto del loro campionato. E lo hanno fatto mettendo una volta di più in evidenza i problemi, e volendo anche i limiti, di un Milan sempre più in crisi e attorcigliato su sé stesso. Lode a Chioffi, che alla seconda gara in panchina ha subito preso in mano la situazione. Difficile, invece, trovare qualcuno da salvare tra gli uomini di Pioli. Al massimo i centrali difensivi. Per il resto, la prestazione è stato un pianto. Vero è che l’infermeria continua a essere piena - ultima aggiunta Theo Hernandez fermato precauzionalmente in vista del Psg per una contusione alla cavi- glia -, ma non possono venire meno il carattere o la voglia di reagire. Di contro, nonostante una settimana intera trascorsa a Milanello, tra cene e manifestazioni pubbliche di compattezza e coesione, il risultato è stata una prestazione sconcertante. Il peggior segnale possibile per Pioli. Leao non è stato il peggiore, ma siamo sempre lì. Il portoghese non può limitarsi al compitino, ovvero qualche cross azzeccato (vedi l’ultimo per l’incornata di Giroud salvata da Silvestri), tra tanti palloni molli in mezzo all’area, costante preda dei difensori avversari. Nei momenti difficoltà, i migliori giocatori dovrebbero fare la differenza, trascinare il gruppo. Invece, lui continua a mancare da questo punto di vista. Certo non è semplice trovarsi a fianco compagni che sembrano capitati lì per caso, come Jovic.

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