10 Ottobre 1986, ne avevo 15... Si gioca Empoli-Milan a Pistoia (il Castellani non era ancora ultimato): 3-0 per noi in uno stadio ovviamente tutto rossonero. Per me una emozione grandissima, in quanto era la seconda volta che vedevo il Milan, ma la prima che lo vedevo... in rossonero. La prima volta era stato, sempre a Pistoia, pochi anni prima, la nostra ultima partita in serie B, uno 0-0 senza tiri in porta (noi già promossi, alla Pistoiese occorreva un punto per salvarsi...) ma inizialmente restai un pò sorpreso perchè il Milan giocava in bianco, dato che la Pistoiese era ovviamente in arancione. Quel giorno di Empoli-Milan invece, tutto perfetto: maglia rossonera vista per la prima volta dal vivo, vittoria bella ed indiscutibile, e poi, sotto il pullman ad aspettare l'uscita dei giocatori. Si respirava già aria di grandeur con il fresco arrivo di Berlusconi: pullman extralusso e, oltre ai carabinieri, una security privata della società, con i giocatori praticamente off-limits, che infatti uscivano dalla pancia dello stadio e salivano su, sommersi dai nostri applausi. Ricordo un timido accenno di Maldini che fece qualche passo verso di noi, ricordo un boato impressionante per Hateley, che con i capelli sciolti sembrava un hippie con la divisa sociale una taglia più grande e la cravatta slacciata. La speranza che venisse lì alla transenna era tanta, ma il grande Mark schizzò a bordo in un amen… gli ultimi due ad arrivare? Due grandi, ma ancor prima, DUE GENTILUOMINI, che da oggi si ritroveranno e potranno continuare a parlare di calcio: Nils Liedholm e Ray Colin Wilkins. Il Barone Nils fu il primo a venire da noi, ricordo che venni schiacciato dagli altri tifosi contro le transenne, ma me ne resi conto soltanto dopo, tanta era l’emozione. E poi lui, il nostro Rasoio, elegante come un baronetto, nella divisa sociale che non pendeva di un capello, altro che Hateley…: strette di mano a tutti – dicesi tutti – gli appassionati presenti. Io ero fresco di inglese, lo studiavo a scuola con ottimi risultati, mi elaborai in mente una frase di saluto, ripetendola dentro di me 3-4 volte per ricordarmela, ma quando mi strinse la mano non riuscii a far altro che a balbettare un “hello…” lui, probabilmente vedendo il mio imbarazzo da adolescente, sorrise e si lasciò andare ad un maccheronico: “Hello, Ciao…”
Adesso ti ricambio il “Ciao”, grande Rasoio… e, anche se l’emozione è tanta pure stavolta, la frase in inglese mi è uscita: “Thanks for the memories” e salutaci il Barone.