Io sono ben lontano dal politicamente corretto e da questa deriva polarizzata dei giorni nostri in cui non si può dire più nulla senza che qualche polarizzato o -ismo ti rompa le scatole.
Ma nel 2026 siamo ancora qui a lamentarci e piangere perché la Francia è brutta, cattiva e coloniale con le scimmie, i banana e gli stranieri? Ed invece di analizzare il problema, ci facciamo pure forza del fatto che sono cose che non si possono dire?
Allora ci meritiamo davvero il materiale organico che come paese riceviamo da anni.
Perché a furia di concentrarci sul colore ed andare dietro alle puttanate del dibattito politico (nessuno escluso eh, non faccio distinzioni) che ci prende tutti per idioti e già che c'è per il deretano, ci sfugge un particolare: anche la Francia del 1998, pura, "normale" e bianca, era tutto tranne che "francese" di origine.
Solo andando a memoria ed escludendo anche quelli "alla vista" (Henry, Thuram, Vieira, Desailly, Karembeu, etc):
Zidane: algerino
Djorkaeff: armeno
Trezeguet: argentino
Boghossian: armeno
Candela: spagnolo-italiano
Deschamps: basco
Pires: portoghese-spagnolo
Lizarazu: basco
Poi si può pure continuare a scendere dalla montagna del sapone, per carità.
Così mentre gli altri li integrano, li valorizzano e li sviluppano, nel calcio come altrove, noi continuiamo a scaricarli in stazione per poi farci dire "guardate come sono brutti e cattivi in stazione!", o in alternativa li paghiamo 3 euro all'ora per poi farci dire "ce ne servono di più per pagarci le pensioni!". Tra un'analisi e l'altra per capire cosa è normale e cosa no.
Ma almeno non ci lamentiamo pure perché poi vincono il Mondiale e noi li guardiamo dal divano in tutta la loro inaccettabile essenza colorata. In attesa che giochi l'italianissimo Jannik...