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CorSera: il panorama calcistico internazionale ed italiano è attraversato da forti tensioni a causa della decisione del presidente della Figc, Giovanni Malagò, di ritirare ufficialmente il sostegno alla ricandidatura di Gianni Infantino alla presidenza della Fifa per le elezioni di marzo 2027. La presa di posizione della federazione italiana si allinea perfettamente con la linea politica della Uefa e del suo presidente Aleksander Ceferin, scaturita dal profondo disaccordo su varie iniziative di governance promosse da Infantino, tra cui il controverso e poi accantonato progetto di cedere a fondi d'investimento privati quote dei diritti commerciali del Mondiale. Per l'Italia si tratta anche di una mossa di opportunità strategica e di fedeltà europea, fondamentale in vista dell'organizzazione congiunta con la Turchia degli Europei 2032, per cui l'Uefa dovrà valutare un dossier stadi attualmente ancora critico. La Uefa, forte del sostegno di federazioni come quella italiana, punta ora alla possibilità di richiedere un Congresso straordinario entro novembre per sfiduciare Infantino e sostenere la candidatura di Victor Montagliani, presidente della Concacaf, sebbene l'attuale numero uno della Fifa conservi una rete di alleanze internazionali e l'appoggio di grandi ex calciatori come Fabio Cannavaro, Javier Zanetti, Christian Vieri e Cafu.
Sul fronte interno italiano, tuttavia, la decisione di Malagò ha riacceso lo scontro formale con la Lega Serie A. Il presidente di Lega Ezio Simonelli, pur rivelando di essere stato informato preventivamente per telefono da Malagò e non contestando direttamente il merito politico dell'atto, ha criticato con fermezza la mancanza di una discussione collegiale in Consiglio Federale. Secondo Simonelli e altre componenti come l'Associazione Italiana Calciatori — il cui presidente Umberto Calcagno ha appreso la notizia dalle agenzie di stampa —, una scelta di tale rilevanza avrebbe dovuto coinvolgere la base elettorale e non rimanere un'iniziativa esclusiva del presidente Figc. Questa frizione sul metodo si aggiunge a precedenti motivi di attrito tra i club e Malagò, tra cui la nomina del commissario tecnico della Nazionale e l'assegnazione dell'incarico di capodelegazione azzurro a Diana Bianchedi, confermando una complessa fase di assestamento nei rapporti di potere del calcio italiano.
Sul fronte interno italiano, tuttavia, la decisione di Malagò ha riacceso lo scontro formale con la Lega Serie A. Il presidente di Lega Ezio Simonelli, pur rivelando di essere stato informato preventivamente per telefono da Malagò e non contestando direttamente il merito politico dell'atto, ha criticato con fermezza la mancanza di una discussione collegiale in Consiglio Federale. Secondo Simonelli e altre componenti come l'Associazione Italiana Calciatori — il cui presidente Umberto Calcagno ha appreso la notizia dalle agenzie di stampa —, una scelta di tale rilevanza avrebbe dovuto coinvolgere la base elettorale e non rimanere un'iniziativa esclusiva del presidente Figc. Questa frizione sul metodo si aggiunge a precedenti motivi di attrito tra i club e Malagò, tra cui la nomina del commissario tecnico della Nazionale e l'assegnazione dell'incarico di capodelegazione azzurro a Diana Bianchedi, confermando una complessa fase di assestamento nei rapporti di potere del calcio italiano.
