Costacurta:"Milan, cosa serve per rinascere. Juve Milan...".

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Costacurta a Tuttosport su Juve Milan e su ciò che serve ai due club per ripartire

Chi arriva meglio, anzi, meno peggio, a questo Juve-Milan?

«Nessuna delle due è in un buon momento, ma il Milan ha fatto male le ultime due settimane, probabilmente le peggiori da tre anni, mentre le precedenti erano state buone. La Juve arriva da qualche settimana negativa in più. Per entrambe però secondo me è sbagliato parlare di stagioni fallimentari o anche non buone, anche se nell’ultimo periodo hanno perso un po’ di energia. In campionato hanno fatto quello che era nelle loro possibilità, con filosofie e idee diverse. L’Inter era nettamente più forte e nessuno pensava che potesse esprimere un gioco così o che potesse staccare le altre così tanto, ma questo è stato un grande merito dei nerazzurri. In campionato secondo me Juve e Milan hanno fatto un percorso buono, un po’ meglio il Milan che ha avuto Champions ed Europa League. La Juve avrebbe potuto fare qualche punto in più negli ultimi due mesi, perché prima con le buone o con le cattive era rimasta attaccata».

E poi secondo lei cosa è successo?
«Beh, le è anche un po’ girata male, ha perso qualche giocatore... il problema è che a quel punto una squadra secondo me può attaccarsi a un’organizzazione, a una tattica che quest’anno io nella Juve ho visto poco. Il Bologna non ha giocatori migliori e ora sta mancando Ferguson che secondo me è il più importante, però si attacca all’organizzazione e al gioco e va a dominare a Roma. Secondo me alla Juve questo manca».

Sul Milan le due brutte settimane di cui parlava possono aver lasciato il segno?
«Le due partite con la Roma secondo me hanno rovinato un po’ l’ambiente e l’immagine di un’annata che poteva concludersi in modo buono. Il Milan aveva la possibilità di proseguire e vincere l’Europa League, perché non è stato eliminato da una squadra superiore, ma che ci ha messo qualcosa in più a livello di atteggimento. Si pensava che potesse reagire nel derby e invece per un’ora in campo c’è stata solo l’Inter, quindi non mi aspetto una grande reazione. E neanche una gran partita, visto il momento di entrambe. Sono due squadre che hanno dato, perché hanno dato, ma oggi non possono certo garantire attenzione, concentrazione, organizzazione».

Sono anche due squadre con l’allenatore in bilico. Partiamo da Allegri: alla luce di quanto diceva prima pensa che per la Juve sia arrivato il momento di cambiare?
«Questo dovranno deciderlo i dirigenti della Juve. Io ho detto e ripetuto che quest’anno a vederla non mi sono mai divertito, ma non sono né un tifoso né un dirigente: posso dire che non ho visto una Juve all’altezza degli altri anni. Allegri ha fatto un lavoro buono sugli uomini più che sull’organizzazione, bisogna vedere che ne pensano i dirigenti. Io credo che una squadra possa giocare meglio e creare di più per gli attaccanti e la Juve quest’anno non lo ha fatto».

Della situazione di Pioli che ne pensa?
«Non so che strascichi possano lasciare questa eliminazione e il fatto che perda così tanti derby, fatti su cui la società dovrà riflettere. Però credo che negli ultimi quattro anni in Italia ci sia stata una squadra più forte delle altre, l’Inter, e non ha vinto sempre, battuta una volta da un Napoli straordinario e una da un Milan che ha overperfomato. Nella gestione Pioli secondo me mancano le ultime due settimane, ma per il resto lui ha fatto un buon lavoro, con una squadra che cercava di fare un gol più degli altri perché aveva visto che in fase difensiva non riusciva a reggere e allora ha scelto una strada diversa».

Proprio la fase difensiva era il punto di forza della Juve, che invece da settimane subisce tanti gol, spesso frutto di errori. Cosa è cambiato?
«Alcuni giocatori sono calati un po’ fisicamente, c’è stato qualche infortunio, poi non è che puoi tenere per una stagione una forma come quella dei primi quattro, cinque mesi, quando in area non passava uno spillo. Poi il tramonto delle ambizioni di Scudetto ha fatto crollare delle certezze».

Prima ha citato il Bologna: sia Juve che Milan pensano a Thiago Motta. È pronto per guidare una grande?
«Sì. Credo sia la vera sorpresa del panorama europeo, penso abbia fatto un lavoro straordinario e che possa tranquillamente farlo anche in una squadra di vertice. Io se fossi un dirigente e volessi cambiare penserei sicuramente a Thiago Motta».

Ne avrebbe più bisogno la Juve o il Milan?
«Per come la vedo io la Juve. Se non altro la guarderei più volentieri... Se guardo la classifica, guardo i giocatori e vedo che tra Juve e Bologna ci sono due punti di differenza, secondo me quello dice tutto. Poi basta guardare le partite del Bologna, l’ultima con la Roma ma anche tante altre: uno si alza dal divano e applaude».

Juve e Milan sarà anche la partita di tre attaccanti attesi al salto di qualità: Vlahovic e Chiesa in bianconero, Leao nel Milan. A che punto è il loro percorso?
«Credo che Vlahovic sia quello che ha fatto meglio. Trovo che si innervosisca un po’ troppo facilmente, ma penso che alla fine abbia fatto una buona annata e se fossi la Juve non me ne libererei mai. Federico è quello che ha reso meno, ma penso alla base ci siano soprattutto motivi di ordine fisico. Non si è mai sentito sicuro di sé, però secondo me è il giocatore italiano più forte e penso che in un ambiente dove ha un po’ più fiducia come quello della Nazionale possa tornare a esaltarci come all’Europeo precedente. Leao deve crescere ancora per ambire a essere chiamato campione: è un talento straordinario, ma deve fare uno step ulteriore a livello di continuità e di rendimento nelle grandi partite».

A proposito di attaccanti, nel Bologna Juve e Milan oltre a Motta seguono Zirkzee: meglio al Milan al posto di Giroud o alla Juve assieme a Vlahovic?
«Lo vedrei bene ovunque. Credo abbia dimostrato quest’anno, nelle prestazioni ma anche nella maturità, di poter giocare e fare bene in tutte le grandi italiane».

Prima ha detto che da quattro anni l’Inter è la più forte: si può colmare il gap in un’estate?
«Sì, assolutamente. Non è che tutti gli anni le squadre giocano come il Napoli l’anno scorso o l’Inter quest’anno. È chiaro che per riuscirci Juve e Milan devono saper scegliere: ai rossoneri serve un uomo importante in ogni reparto, ai bianconeri manca qualcosa a centrocampo e anche un uomo sulla fascia, ma il gap è colmabile tranquillamente».
 

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Chi arriva meglio, anzi, meno peggio, a questo Juve-Milan?

«Nessuna delle due è in un buon momento, ma il Milan ha fatto male le ultime due settimane, probabilmente le peggiori da tre anni, mentre le precedenti erano state buone. La Juve arriva da qualche settimana negativa in più. Per entrambe però secondo me è sbagliato parlare di stagioni fallimentari o anche non buone, anche se nell’ultimo periodo hanno perso un po’ di energia. In campionato hanno fatto quello che era nelle loro possibilità, con filosofie e idee diverse. L’Inter era nettamente più forte e nessuno pensava che potesse esprimere un gioco così o che potesse staccare le altre così tanto, ma questo è stato un grande merito dei nerazzurri. In campionato secondo me Juve e Milan hanno fatto un percorso buono, un po’ meglio il Milan che ha avuto Champions ed Europa League. La Juve avrebbe potuto fare qualche punto in più negli ultimi due mesi, perché prima con le buone o con le cattive era rimasta attaccata».

E poi secondo lei cosa è successo?
«Beh, le è anche un po’ girata male, ha perso qualche giocatore... il problema è che a quel punto una squadra secondo me può attaccarsi a un’organizzazione, a una tattica che quest’anno io nella Juve ho visto poco. Il Bologna non ha giocatori migliori e ora sta mancando Ferguson che secondo me è il più importante, però si attacca all’organizzazione e al gioco e va a dominare a Roma. Secondo me alla Juve questo manca».

Sul Milan le due brutte settimane di cui parlava possono aver lasciato il segno?
«Le due partite con la Roma secondo me hanno rovinato un po’ l’ambiente e l’immagine di un’annata che poteva concludersi in modo buono. Il Milan aveva la possibilità di proseguire e vincere l’Europa League, perché non è stato eliminato da una squadra superiore, ma che ci ha messo qualcosa in più a livello di atteggimento. Si pensava che potesse reagire nel derby e invece per un’ora in campo c’è stata solo l’Inter, quindi non mi aspetto una grande reazione. E neanche una gran partita, visto il momento di entrambe. Sono due squadre che hanno dato, perché hanno dato, ma oggi non possono certo garantire attenzione, concentrazione, organizzazione».

Sono anche due squadre con l’allenatore in bilico. Partiamo da Allegri: alla luce di quanto diceva prima pensa che per la Juve sia arrivato il momento di cambiare?
«Questo dovranno deciderlo i dirigenti della Juve. Io ho detto e ripetuto che quest’anno a vederla non mi sono mai divertito, ma non sono né un tifoso né un dirigente: posso dire che non ho visto una Juve all’altezza degli altri anni. Allegri ha fatto un lavoro buono sugli uomini più che sull’organizzazione, bisogna vedere che ne pensano i dirigenti. Io credo che una squadra possa giocare meglio e creare di più per gli attaccanti e la Juve quest’anno non lo ha fatto».

Della situazione di Pioli che ne pensa?
«Non so che strascichi possano lasciare questa eliminazione e il fatto che perda così tanti derby, fatti su cui la società dovrà riflettere. Però credo che negli ultimi quattro anni in Italia ci sia stata una squadra più forte delle altre, l’Inter, e non ha vinto sempre, battuta una volta da un Napoli straordinario e una da un Milan che ha overperfomato. Nella gestione Pioli secondo me mancano le ultime due settimane, ma per il resto lui ha fatto un buon lavoro, con una squadra che cercava di fare un gol più degli altri perché aveva visto che in fase difensiva non riusciva a reggere e allora ha scelto una strada diversa».

Proprio la fase difensiva era il punto di forza della Juve, che invece da settimane subisce tanti gol, spesso frutto di errori. Cosa è cambiato?
«Alcuni giocatori sono calati un po’ fisicamente, c’è stato qualche infortunio, poi non è che puoi tenere per una stagione una forma come quella dei primi quattro, cinque mesi, quando in area non passava uno spillo. Poi il tramonto delle ambizioni di Scudetto ha fatto crollare delle certezze».

Prima ha citato il Bologna: sia Juve che Milan pensano a Thiago Motta. È pronto per guidare una grande?
«Sì. Credo sia la vera sorpresa del panorama europeo, penso abbia fatto un lavoro straordinario e che possa tranquillamente farlo anche in una squadra di vertice. Io se fossi un dirigente e volessi cambiare penserei sicuramente a Thiago Motta».

Ne avrebbe più bisogno la Juve o il Milan?
«Per come la vedo io la Juve. Se non altro la guarderei più volentieri... Se guardo la classifica, guardo i giocatori e vedo che tra Juve e Bologna ci sono due punti di differenza, secondo me quello dice tutto. Poi basta guardare le partite del Bologna, l’ultima con la Roma ma anche tante altre: uno si alza dal divano e applaude».

Juve e Milan sarà anche la partita di tre attaccanti attesi al salto di qualità: Vlahovic e Chiesa in bianconero, Leao nel Milan. A che punto è il loro percorso?
«Credo che Vlahovic sia quello che ha fatto meglio. Trovo che si innervosisca un po’ troppo facilmente, ma penso che alla fine abbia fatto una buona annata e se fossi la Juve non me ne libererei mai. Federico è quello che ha reso meno, ma penso alla base ci siano soprattutto motivi di ordine fisico. Non si è mai sentito sicuro di sé, però secondo me è il giocatore italiano più forte e penso che in un ambiente dove ha un po’ più fiducia come quello della Nazionale possa tornare a esaltarci come all’Europeo precedente. Leao deve crescere ancora per ambire a essere chiamato campione: è un talento straordinario, ma deve fare uno step ulteriore a livello di continuità e di rendimento nelle grandi partite».

A proposito di attaccanti, nel Bologna Juve e Milan oltre a Motta seguono Zirkzee: meglio al Milan al posto di Giroud o alla Juve assieme a Vlahovic?
«Lo vedrei bene ovunque. Credo abbia dimostrato quest’anno, nelle prestazioni ma anche nella maturità, di poter giocare e fare bene in tutte le grandi italiane».

Prima ha detto che da quattro anni l’Inter è la più forte: si può colmare il gap in un’estate?
«Sì, assolutamente. Non è che tutti gli anni le squadre giocano come il Napoli l’anno scorso o l’Inter quest’anno. È chiaro che per riuscirci Juve e Milan devono saper scegliere: ai rossoneri serve un uomo importante in ogni reparto, ai bianconeri manca qualcosa a centrocampo e anche un uomo sulla fascia, ma il gap è colmabile tranquillamente».
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Chi arriva meglio, anzi, meno peggio, a questo Juve-Milan?

«Nessuna delle due è in un buon momento, ma il Milan ha fatto male le ultime due settimane, probabilmente le peggiori da tre anni, mentre le precedenti erano state buone. La Juve arriva da qualche settimana negativa in più. Per entrambe però secondo me è sbagliato parlare di stagioni fallimentari o anche non buone, anche se nell’ultimo periodo hanno perso un po’ di energia. In campionato hanno fatto quello che era nelle loro possibilità, con filosofie e idee diverse. L’Inter era nettamente più forte e nessuno pensava che potesse esprimere un gioco così o che potesse staccare le altre così tanto, ma questo è stato un grande merito dei nerazzurri. In campionato secondo me Juve e Milan hanno fatto un percorso buono, un po’ meglio il Milan che ha avuto Champions ed Europa League. La Juve avrebbe potuto fare qualche punto in più negli ultimi due mesi, perché prima con le buone o con le cattive era rimasta attaccata».

E poi secondo lei cosa è successo?
«Beh, le è anche un po’ girata male, ha perso qualche giocatore... il problema è che a quel punto una squadra secondo me può attaccarsi a un’organizzazione, a una tattica che quest’anno io nella Juve ho visto poco. Il Bologna non ha giocatori migliori e ora sta mancando Ferguson che secondo me è il più importante, però si attacca all’organizzazione e al gioco e va a dominare a Roma. Secondo me alla Juve questo manca».

Sul Milan le due brutte settimane di cui parlava possono aver lasciato il segno?
«Le due partite con la Roma secondo me hanno rovinato un po’ l’ambiente e l’immagine di un’annata che poteva concludersi in modo buono. Il Milan aveva la possibilità di proseguire e vincere l’Europa League, perché non è stato eliminato da una squadra superiore, ma che ci ha messo qualcosa in più a livello di atteggimento. Si pensava che potesse reagire nel derby e invece per un’ora in campo c’è stata solo l’Inter, quindi non mi aspetto una grande reazione. E neanche una gran partita, visto il momento di entrambe. Sono due squadre che hanno dato, perché hanno dato, ma oggi non possono certo garantire attenzione, concentrazione, organizzazione».

Sono anche due squadre con l’allenatore in bilico. Partiamo da Allegri: alla luce di quanto diceva prima pensa che per la Juve sia arrivato il momento di cambiare?
«Questo dovranno deciderlo i dirigenti della Juve. Io ho detto e ripetuto che quest’anno a vederla non mi sono mai divertito, ma non sono né un tifoso né un dirigente: posso dire che non ho visto una Juve all’altezza degli altri anni. Allegri ha fatto un lavoro buono sugli uomini più che sull’organizzazione, bisogna vedere che ne pensano i dirigenti. Io credo che una squadra possa giocare meglio e creare di più per gli attaccanti e la Juve quest’anno non lo ha fatto».

Della situazione di Pioli che ne pensa?
«Non so che strascichi possano lasciare questa eliminazione e il fatto che perda così tanti derby, fatti su cui la società dovrà riflettere. Però credo che negli ultimi quattro anni in Italia ci sia stata una squadra più forte delle altre, l’Inter, e non ha vinto sempre, battuta una volta da un Napoli straordinario e una da un Milan che ha overperfomato. Nella gestione Pioli secondo me mancano le ultime due settimane, ma per il resto lui ha fatto un buon lavoro, con una squadra che cercava di fare un gol più degli altri perché aveva visto che in fase difensiva non riusciva a reggere e allora ha scelto una strada diversa».

Proprio la fase difensiva era il punto di forza della Juve, che invece da settimane subisce tanti gol, spesso frutto di errori. Cosa è cambiato?
«Alcuni giocatori sono calati un po’ fisicamente, c’è stato qualche infortunio, poi non è che puoi tenere per una stagione una forma come quella dei primi quattro, cinque mesi, quando in area non passava uno spillo. Poi il tramonto delle ambizioni di Scudetto ha fatto crollare delle certezze».

Prima ha citato il Bologna: sia Juve che Milan pensano a Thiago Motta. È pronto per guidare una grande?
«Sì. Credo sia la vera sorpresa del panorama europeo, penso abbia fatto un lavoro straordinario e che possa tranquillamente farlo anche in una squadra di vertice. Io se fossi un dirigente e volessi cambiare penserei sicuramente a Thiago Motta».

Ne avrebbe più bisogno la Juve o il Milan?
«Per come la vedo io la Juve. Se non altro la guarderei più volentieri... Se guardo la classifica, guardo i giocatori e vedo che tra Juve e Bologna ci sono due punti di differenza, secondo me quello dice tutto. Poi basta guardare le partite del Bologna, l’ultima con la Roma ma anche tante altre: uno si alza dal divano e applaude».

Juve e Milan sarà anche la partita di tre attaccanti attesi al salto di qualità: Vlahovic e Chiesa in bianconero, Leao nel Milan. A che punto è il loro percorso?
«Credo che Vlahovic sia quello che ha fatto meglio. Trovo che si innervosisca un po’ troppo facilmente, ma penso che alla fine abbia fatto una buona annata e se fossi la Juve non me ne libererei mai. Federico è quello che ha reso meno, ma penso alla base ci siano soprattutto motivi di ordine fisico. Non si è mai sentito sicuro di sé, però secondo me è il giocatore italiano più forte e penso che in un ambiente dove ha un po’ più fiducia come quello della Nazionale possa tornare a esaltarci come all’Europeo precedente. Leao deve crescere ancora per ambire a essere chiamato campione: è un talento straordinario, ma deve fare uno step ulteriore a livello di continuità e di rendimento nelle grandi partite».

A proposito di attaccanti, nel Bologna Juve e Milan oltre a Motta seguono Zirkzee: meglio al Milan al posto di Giroud o alla Juve assieme a Vlahovic?
«Lo vedrei bene ovunque. Credo abbia dimostrato quest’anno, nelle prestazioni ma anche nella maturità, di poter giocare e fare bene in tutte le grandi italiane».

Prima ha detto che da quattro anni l’Inter è la più forte: si può colmare il gap in un’estate?
«Sì, assolutamente. Non è che tutti gli anni le squadre giocano come il Napoli l’anno scorso o l’Inter quest’anno. È chiaro che per riuscirci Juve e Milan devono saper scegliere: ai rossoneri serve un uomo importante in ogni reparto, ai bianconeri manca qualcosa a centrocampo e anche un uomo sulla fascia, ma il gap è colmabile tranquillamente».
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Caro billy.....oltre ai soliti 3 giocatori che stiamo elemosinando da anni.....c'è bisogno anche di uno in panchina che sia molto più inflessibile di chi c'è ora....


imho.
 

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«Nessuna delle due è in un buon momento, ma il Milan ha fatto male le ultime due settimane, probabilmente le peggiori da tre anni, mentre le precedenti erano state buone. La Juve arriva da qualche settimana negativa in più. Per entrambe però secondo me è sbagliato parlare di stagioni fallimentari o anche non buone, anche se nell’ultimo periodo hanno perso un po’ di energia. In campionato hanno fatto quello che era nelle loro possibilità, con filosofie e idee diverse. L’Inter era nettamente più forte e nessuno pensava che potesse esprimere un gioco così o che potesse staccare le altre così tanto, ma questo è stato un grande merito dei nerazzurri. In campionato secondo me Juve e Milan hanno fatto un percorso buono, un po’ meglio il Milan che ha avuto Champions ed Europa League. La Juve avrebbe potuto fare qualche punto in più negli ultimi due mesi, perché prima con le buone o con le cattive era rimasta attaccata».

E poi secondo lei cosa è successo?
«Beh, le è anche un po’ girata male, ha perso qualche giocatore... il problema è che a quel punto una squadra secondo me può attaccarsi a un’organizzazione, a una tattica che quest’anno io nella Juve ho visto poco. Il Bologna non ha giocatori migliori e ora sta mancando Ferguson che secondo me è il più importante, però si attacca all’organizzazione e al gioco e va a dominare a Roma. Secondo me alla Juve questo manca».

Sul Milan le due brutte settimane di cui parlava possono aver lasciato il segno?
«Le due partite con la Roma secondo me hanno rovinato un po’ l’ambiente e l’immagine di un’annata che poteva concludersi in modo buono. Il Milan aveva la possibilità di proseguire e vincere l’Europa League, perché non è stato eliminato da una squadra superiore, ma che ci ha messo qualcosa in più a livello di atteggimento. Si pensava che potesse reagire nel derby e invece per un’ora in campo c’è stata solo l’Inter, quindi non mi aspetto una grande reazione. E neanche una gran partita, visto il momento di entrambe. Sono due squadre che hanno dato, perché hanno dato, ma oggi non possono certo garantire attenzione, concentrazione, organizzazione».

Sono anche due squadre con l’allenatore in bilico. Partiamo da Allegri: alla luce di quanto diceva prima pensa che per la Juve sia arrivato il momento di cambiare?
«Questo dovranno deciderlo i dirigenti della Juve. Io ho detto e ripetuto che quest’anno a vederla non mi sono mai divertito, ma non sono né un tifoso né un dirigente: posso dire che non ho visto una Juve all’altezza degli altri anni. Allegri ha fatto un lavoro buono sugli uomini più che sull’organizzazione, bisogna vedere che ne pensano i dirigenti. Io credo che una squadra possa giocare meglio e creare di più per gli attaccanti e la Juve quest’anno non lo ha fatto».

Della situazione di Pioli che ne pensa?
«Non so che strascichi possano lasciare questa eliminazione e il fatto che perda così tanti derby, fatti su cui la società dovrà riflettere. Però credo che negli ultimi quattro anni in Italia ci sia stata una squadra più forte delle altre, l’Inter, e non ha vinto sempre, battuta una volta da un Napoli straordinario e una da un Milan che ha overperfomato. Nella gestione Pioli secondo me mancano le ultime due settimane, ma per il resto lui ha fatto un buon lavoro, con una squadra che cercava di fare un gol più degli altri perché aveva visto che in fase difensiva non riusciva a reggere e allora ha scelto una strada diversa».

Proprio la fase difensiva era il punto di forza della Juve, che invece da settimane subisce tanti gol, spesso frutto di errori. Cosa è cambiato?
«Alcuni giocatori sono calati un po’ fisicamente, c’è stato qualche infortunio, poi non è che puoi tenere per una stagione una forma come quella dei primi quattro, cinque mesi, quando in area non passava uno spillo. Poi il tramonto delle ambizioni di Scudetto ha fatto crollare delle certezze».

Prima ha citato il Bologna: sia Juve che Milan pensano a Thiago Motta. È pronto per guidare una grande?
«Sì. Credo sia la vera sorpresa del panorama europeo, penso abbia fatto un lavoro straordinario e che possa tranquillamente farlo anche in una squadra di vertice. Io se fossi un dirigente e volessi cambiare penserei sicuramente a Thiago Motta».

Ne avrebbe più bisogno la Juve o il Milan?
«Per come la vedo io la Juve. Se non altro la guarderei più volentieri... Se guardo la classifica, guardo i giocatori e vedo che tra Juve e Bologna ci sono due punti di differenza, secondo me quello dice tutto. Poi basta guardare le partite del Bologna, l’ultima con la Roma ma anche tante altre: uno si alza dal divano e applaude».

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«Credo che Vlahovic sia quello che ha fatto meglio. Trovo che si innervosisca un po’ troppo facilmente, ma penso che alla fine abbia fatto una buona annata e se fossi la Juve non me ne libererei mai. Federico è quello che ha reso meno, ma penso alla base ci siano soprattutto motivi di ordine fisico. Non si è mai sentito sicuro di sé, però secondo me è il giocatore italiano più forte e penso che in un ambiente dove ha un po’ più fiducia come quello della Nazionale possa tornare a esaltarci come all’Europeo precedente. Leao deve crescere ancora per ambire a essere chiamato campione: è un talento straordinario, ma deve fare uno step ulteriore a livello di continuità e di rendimento nelle grandi partite».

A proposito di attaccanti, nel Bologna Juve e Milan oltre a Motta seguono Zirkzee: meglio al Milan al posto di Giroud o alla Juve assieme a Vlahovic?
«Lo vedrei bene ovunque. Credo abbia dimostrato quest’anno, nelle prestazioni ma anche nella maturità, di poter giocare e fare bene in tutte le grandi italiane».

Prima ha detto che da quattro anni l’Inter è la più forte: si può colmare il gap in un’estate?
«Sì, assolutamente. Non è che tutti gli anni le squadre giocano come il Napoli l’anno scorso o l’Inter quest’anno. È chiaro che per riuscirci Juve e Milan devono saper scegliere: ai rossoneri serve un uomo importante in ogni reparto, ai bianconeri manca qualcosa a centrocampo e anche un uomo sulla fascia, ma il gap è colmabile tranquillamente».
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«Nessuna delle due è in un buon momento, ma il Milan ha fatto male le ultime due settimane, probabilmente le peggiori da tre anni, mentre le precedenti erano state buone. La Juve arriva da qualche settimana negativa in più. Per entrambe però secondo me è sbagliato parlare di stagioni fallimentari o anche non buone, anche se nell’ultimo periodo hanno perso un po’ di energia. In campionato hanno fatto quello che era nelle loro possibilità, con filosofie e idee diverse. L’Inter era nettamente più forte e nessuno pensava che potesse esprimere un gioco così o che potesse staccare le altre così tanto, ma questo è stato un grande merito dei nerazzurri. In campionato secondo me Juve e Milan hanno fatto un percorso buono, un po’ meglio il Milan che ha avuto Champions ed Europa League. La Juve avrebbe potuto fare qualche punto in più negli ultimi due mesi, perché prima con le buone o con le cattive era rimasta attaccata».

E poi secondo lei cosa è successo?
«Beh, le è anche un po’ girata male, ha perso qualche giocatore... il problema è che a quel punto una squadra secondo me può attaccarsi a un’organizzazione, a una tattica che quest’anno io nella Juve ho visto poco. Il Bologna non ha giocatori migliori e ora sta mancando Ferguson che secondo me è il più importante, però si attacca all’organizzazione e al gioco e va a dominare a Roma. Secondo me alla Juve questo manca».

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«Le due partite con la Roma secondo me hanno rovinato un po’ l’ambiente e l’immagine di un’annata che poteva concludersi in modo buono. Il Milan aveva la possibilità di proseguire e vincere l’Europa League, perché non è stato eliminato da una squadra superiore, ma che ci ha messo qualcosa in più a livello di atteggimento. Si pensava che potesse reagire nel derby e invece per un’ora in campo c’è stata solo l’Inter, quindi non mi aspetto una grande reazione. E neanche una gran partita, visto il momento di entrambe. Sono due squadre che hanno dato, perché hanno dato, ma oggi non possono certo garantire attenzione, concentrazione, organizzazione».

Sono anche due squadre con l’allenatore in bilico. Partiamo da Allegri: alla luce di quanto diceva prima pensa che per la Juve sia arrivato il momento di cambiare?
«Questo dovranno deciderlo i dirigenti della Juve. Io ho detto e ripetuto che quest’anno a vederla non mi sono mai divertito, ma non sono né un tifoso né un dirigente: posso dire che non ho visto una Juve all’altezza degli altri anni. Allegri ha fatto un lavoro buono sugli uomini più che sull’organizzazione, bisogna vedere che ne pensano i dirigenti. Io credo che una squadra possa giocare meglio e creare di più per gli attaccanti e la Juve quest’anno non lo ha fatto».

Della situazione di Pioli che ne pensa?
«Non so che strascichi possano lasciare questa eliminazione e il fatto che perda così tanti derby, fatti su cui la società dovrà riflettere. Però credo che negli ultimi quattro anni in Italia ci sia stata una squadra più forte delle altre, l’Inter, e non ha vinto sempre, battuta una volta da un Napoli straordinario e una da un Milan che ha overperfomato. Nella gestione Pioli secondo me mancano le ultime due settimane, ma per il resto lui ha fatto un buon lavoro, con una squadra che cercava di fare un gol più degli altri perché aveva visto che in fase difensiva non riusciva a reggere e allora ha scelto una strada diversa».

Proprio la fase difensiva era il punto di forza della Juve, che invece da settimane subisce tanti gol, spesso frutto di errori. Cosa è cambiato?
«Alcuni giocatori sono calati un po’ fisicamente, c’è stato qualche infortunio, poi non è che puoi tenere per una stagione una forma come quella dei primi quattro, cinque mesi, quando in area non passava uno spillo. Poi il tramonto delle ambizioni di Scudetto ha fatto crollare delle certezze».

Prima ha citato il Bologna: sia Juve che Milan pensano a Thiago Motta. È pronto per guidare una grande?
«Sì. Credo sia la vera sorpresa del panorama europeo, penso abbia fatto un lavoro straordinario e che possa tranquillamente farlo anche in una squadra di vertice. Io se fossi un dirigente e volessi cambiare penserei sicuramente a Thiago Motta».

Ne avrebbe più bisogno la Juve o il Milan?
«Per come la vedo io la Juve. Se non altro la guarderei più volentieri... Se guardo la classifica, guardo i giocatori e vedo che tra Juve e Bologna ci sono due punti di differenza, secondo me quello dice tutto. Poi basta guardare le partite del Bologna, l’ultima con la Roma ma anche tante altre: uno si alza dal divano e applaude».

Juve e Milan sarà anche la partita di tre attaccanti attesi al salto di qualità: Vlahovic e Chiesa in bianconero, Leao nel Milan. A che punto è il loro percorso?
«Credo che Vlahovic sia quello che ha fatto meglio. Trovo che si innervosisca un po’ troppo facilmente, ma penso che alla fine abbia fatto una buona annata e se fossi la Juve non me ne libererei mai. Federico è quello che ha reso meno, ma penso alla base ci siano soprattutto motivi di ordine fisico. Non si è mai sentito sicuro di sé, però secondo me è il giocatore italiano più forte e penso che in un ambiente dove ha un po’ più fiducia come quello della Nazionale possa tornare a esaltarci come all’Europeo precedente. Leao deve crescere ancora per ambire a essere chiamato campione: è un talento straordinario, ma deve fare uno step ulteriore a livello di continuità e di rendimento nelle grandi partite».

A proposito di attaccanti, nel Bologna Juve e Milan oltre a Motta seguono Zirkzee: meglio al Milan al posto di Giroud o alla Juve assieme a Vlahovic?
«Lo vedrei bene ovunque. Credo abbia dimostrato quest’anno, nelle prestazioni ma anche nella maturità, di poter giocare e fare bene in tutte le grandi italiane».

Prima ha detto che da quattro anni l’Inter è la più forte: si può colmare il gap in un’estate?
«Sì, assolutamente. Non è che tutti gli anni le squadre giocano come il Napoli l’anno scorso o l’Inter quest’anno. È chiaro che per riuscirci Juve e Milan devono saper scegliere: ai rossoneri serve un uomo importante in ogni reparto, ai bianconeri manca qualcosa a centrocampo e anche un uomo sulla fascia, ma il gap è colmabile tranquillamente».
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