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Paolo Condò dal CorSera in edicola: adesso c’è luce fra l’Inter e le altre. Cinque punti per scendere fino al Milan, unico realisticamente autorizzato a mantenere qualche ambizione top, altri 4 per calarsi a meno 9 al livello di Roma e Napoli (e poi la Juve), dove è iniziato il rodeo per i posti Champions. Il Milan ha coltivato per 12 minuti il sogno di un nuovo colpo da soliti noti, come gli riuscì proprio a Como dieci giorni fa, perché dopo la prova di sopravvivenza alla Roma straripante del primo tempo, aveva trovato il gol del vantaggio. Ma vincere sarebbe stato sinceramente troppo, perché alla capacità della difesa di far tirare sempre male gli avversari — non è fortuna, non è solo Maignan, a parte una volta Malen ogni conclusione viene scoccata con l’uomo addosso — non ha fatto seguito l’efficacia offensiva di Como. La verità è che il Milan è lassù, con la targa dell’Inter ancora in vista, malgrado Leao e Pulisic siano sempre mezzi rotti e/o lunatici. La notizia di questa 22ª giornata è comunque l’uscita del Napoli dal discorso scudetto. L’anno scorso lo vinse perché nel corso della stagione il distacco dall’Inter non superò mai i tre punti (successe al primo turno e poi dalla giornata 29 alla 32), distanza colmabile in una sola gara come in effetti successe. Con la sconfitta di ieri è scivolato a meno 9, vale a dire tre partite piene, ed è un disavanzo che lascia poche speranze malgrado i rientri di Lukaku e Meret. Il Napoli a Torino si è battuto per come ha potuto, con la dignità dei resilienti agli infortuni e l’impertinente freschezza di Vergara (nel frangente più duro, una bella rivelazione), ma per passare indenne l’avventura avrebbe avuto bisogno di una Juventus distratta, e questo con Spalletti non succede più. La Juve ha suonato rock dal primo minuto, consapevole di averne di più sotto ogni punto di vista e spietata nel non lasciare mezza chance. Tre mesi di Spalletti hanno creato una struttura solida ed elastica, nella quale i pilastri sono chiari: Yildiz, ed era scontato, McKennie, ed è una sorpresa relativa, Kelly, e un anno fa non l’avremmo mai detto, ma soprattutto Locatelli. Ecco, attorno al capitano gira un groviglio di energie e correnti che costituisce il fulcro di questa storia: in Nazionale Spalletti l’aveva bocciato, ritenendolo grigio, ma vedendolo nel giorno per giorno ne ha scoperto ed esaltato i colori come nessun tecnico aveva fatto fin qui (forse De Zerbi). Il tacco volante col quale ha spedito all’1-0 David è una traccia di colore, ma altre giocate hanno dettato i ritmi e aperto gli spazi. La riscoperta dell’anno, in una zona di campo per la quale la scorsa stagione vennero spesi milioni a pacchi per Douglas Luiz e, ehm, Koopmeiners. È chiaro che a questo punto la contesa per i posti in Champions assuma un’importanza centrale. Se diamo per acquisito quello dell’Inter, e probabile quello del Milan, i due che rimangono hanno una nuova candidata nel Como, distante ormai tre soli punti dal quarto posto. E per quelli che continuano a ritenere Fabregas soltanto un piacione, secondo attacco e seconda difesa dovrebbero essere credenziali sufficienti.