Amoroso e Simic sul Milan. Le dichiarazioni.

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Marcio Amoroso e Stefan Simic, ex giocatori del Milan, intervistati da Radio Rossonera hanno parlato del Milan. Ecco le dichiarazioni

Amoroso


Che ricordi hai di mister Zaccheroni ai tempi dell’Udinese?
“Zac all’inizio è stato duro, difficile, però è stato una persona molto importante per me perché sapeva quello che potevo dare e dove potevo arrivare nel calcio italiano. Mi ha cambiato ruolo perché prima di arrivare a Udine giocavo trequartista dietro le punte. In Italia è difficile giocare a centrocampo perché devi muoverti sempre e non puoi permetterti di star fermo. Quando ho cambiato ruolo ho capito che giocare vicino alla porta per me era meglio”.

Il difensore più forte che hai incontrato nella tua carriera?
“Paolo Maldini, un fenomeno! Non era un difensore cattivo, entrava sempre sul pallone. Onesto in campo e fuori, una grandissima persona”.

Esiste l’amicizia nel calcio?
“Assolutamente sì. Per esempio ai tempi del Milan con Kaka, Serginho, Dida e Cafù eravamo molto amici e lo siamo tuttora quando andiamo a giocare qualche partita insieme”.

Che ricordo hai delle sfide contro il Milan?
“Ho avuto la fortuna di segnare contro il Milan, ho fatto uno dei miei gol più belli contro quella squadra che vinse lo Scudetto. Zaccheroni quando è andato al Milan mi voleva portare con lui per far coppia con Bierhoff ma la famiglia Pozzo ha detto no a quel possibile trasferimento. Il Milan però mi ha sempre portato fortuna, è una squadra che rappresenta il calcio mondiale e un giocatore bravo deve sempre saper segnare contro le grandi squadre”.

Tu che l’hai conosciuto bene, Bierhoff oltre che di testa era forte anche coi piedi?
“Meglio di testa (sorride ndr), in quel fondamentale era sicuramente uno dei giocatori più forti che ho visto giocare e con cui ho giocato”.

Che ricordi hai di mister Arrigo Sacchi?
“Sacchi a quei tempi non aveva tanta pazienza di stare in panchina e allora cambiò mestiere facendo il direttore tecnico. Credo che per lui, per una questione di salute, sia stato meglio. Però forse, se lo avessi avuto tanti anni prima sarei stato più completo”.

Com’è nata la trattativa per il tuo passaggio al Milan, parlasti con Galliani?
“Galliani mi voleva al Milan da qualche anno, fin dai tempi dell’Udinese. Ricordo anche che quando ero al Dortmund feci una tripletta in semifinale di Coppa Uefa proprio contro il Milan. Quando giocavo al San Paolo e vinsi la finale di coppa intercontinentale contro il Liverpool diventai campione del mondo per club e il mio contratto con la squadra brasiliana sarebbe scaduto a dicembre. Diedi la priorità al San Paolo ma quando non mi rinnovarono il contratto mi chiamarono Galliani e Leonardo per portarmi al Milan e accettai. Forse però ripensandoci sbagliai ad arrivare a stagione in corso perché quella scelta forse mi costò la partecipazione al Mondiale 2006. Nell’attacco del Milan c’erano tanti giocatori forti con lo stesso obiettivo: Gilardino, Inzaghi e Shevchenko”

Che ricordi hai di quel periodo al Milan?
“Ho giocato 4 partite e segnato un goal, una rete importante per la storia del Milan perché ci permise di andare in Champions League. Era una squadra di grandissimi campioni. Era un bellissimo gruppo avevo già un’amicizia con i brasiliani e con gli italiani con cui giocai contro nelle stagioni precedenti. Il Milan è una grandissima società e mi ha sempre trattato benissimo anche se avrei voluto giocare più minuti. Fossi arrivato a inizio stagione avrei probabilmente avuto la possibilità di fare molto bene. Dopo non aver giocato lo spareggio Champions contro la Stella Rossa di Belgrado decisi di tornare in Brasile perché avevo capito che trovare posto sarebbe stato difficile in una squadra che avrebbe avuto Gilardino e Inzaghi da nuovi campioni del mondo”.

Tra tutti i campioni del Milan con cui hai giocato, chi per te è stato veramente incredibile?
“A me piacciono i trequartisti, sono i giocatori che mi hanno sempre impressionato. Dico Rui Costa perché era il cervello di quella squadra anche se con qualche panchina di troppo. Molto intelligente, elegante e faceva la differenza ogni volta che entrava. Dico anche Seedorf, Pirlo, Kakà, quel Milan era una grandissima squadra”.

Cosa ne pensi di Paolo Maldini dirigente?
“Maldini è importante per la storia del Milan, una delle bandiere rossonere più importanti, se non la più importante. Secondo me avrebbe bisogno di maggiore “carta bianca” nei processi decisionali. Se gli dessero più fiducia sono certo che nei prossimi anni il Milan tornerebbe fortissimo”.

Ti fa strano vedere un Milan a metà classifica?
“Dopo che è andato via Berlusconi al Milan è cambiato tutto, un presidente che ha fatto la storia della società rossonera. Magari chi è arrivato dopo non ha capito in pieno la storia di questa società. Il Milan è il Milan e vederlo così mi dispiace tantissimo perché per la storia che ha deve lottare sempre per i massimi obiettivi.

C’è un giocatore del Milan di oggi che ti piace?
“Ibrahimovic che è ritornato, Donnarumma che è un grande portiere… Quello che per me potrà fare la differenza in futuro è Leao per velocità e fantasia. Secondo me è un attaccante che può far soffrire le difese avversarie”.

Che ne pensi di Paquetà? Giampaolo disse che è troppo brasiliano, cosa pensi intendesse?
“Capisco. Io ho passato la stessa cosa quando sono arrivato. Lui è giovane, deve avere pazienza perché se riesce a imparare può fare la differenza tra 2/3 anni. Quando arrivi dal Brasile ti rendi conto che in Europa è tutto diverso. Secondo me lui può giocare come mezzala: ha tanta corsa. Deve credere in se stesso, imparare e crescere grazie ad allenatori e compagni”.



Simic

Quando hai capito di poter diventare calciatore?
Quando lo Slavia Praga mi ha spostato dai 95 ai 93 ho capito che forse sarei potuto diventare un calciatore e quando mio padre iniziava a mandarmi agli allenamenti extra.
Quando sei giovane non ci pensi così tanto al calcio professionistico, spesso accade tutto velocemente.

29/11/18 - Stefan Simic esordisce con il Milan. Che ricordi hai?
Un’emozione speciale, adesso non sembra, perchè tanta gente dimentica, sottovaluta e quando una squadra non va bene la butta ancora più giù, però insieme al Milan c’è solo il Real Madrid.
L’altro giorno parlavo con un mio amico, mi ha chiesto se mi manca Milano, ma in realtà al di là della città, è proprio giocare al Milan. Io faccio forse parte dell’ultima generazione che ha visto il Milan.

Come hai vissuto l’addio al Milan?
Andare via non è stato così difficile perchè quando non giochi diventa pesante, ti alleni si ma tutto quello che fai lo fai per giocare. È bello però aver lasciato un ricordo positivo perchè anche se giocavo poco mi impegnavo sempre.

Cosa puoi dirci su Rebic?
Ante Rebic mi piace molto, mi dispiaceva quando all’inizio la gente non parlava bene di lui ma sono contento che ora stia dimostrando il suo valore e facendo gol importanti.

Raccontaci di Gattuso allenatore …
Il mio rapporto con Gattuso era molto buono anche se non giocavo mai mi sono sempre sentito parte del gruppo, era bravo in questo, ci voleva bene, spesso urlava ma poi capivamo che lo faceva per migliorarci.
Inzaghi invece anche se faceva l’allenatore aveva ancora la fame da giocatore, giocava spesso insieme a noi. Il suo staff era molto forte, Abate, Matteucci, Fiorin, poi c’era Nava che allenava i difensori e se ero molle in allenamento mi faceva fare l’attaccante e lui da difensore mi picchiava.

Cosa manca al Milan per arrivare in Champions League?
Al Milan per arrivare in Champions forse manca un po’ di continuità, perchè quasi ogni anno cambia qualcosa, e se non cambia, sembra cambiare, quindi le persone che ci sono non possono lavorare tranquille.

A quel difensore ti ispiravi di più a Milanello?
Quando giocavo al Milan il difensore che guardavo spesso era Alex, tecnicamente e fisicamente forte, era leader, non parlava tanto ma lo era.

Secondo te finirà questa stagione?
Ovvio che il calcio deve fermarsi, il Coronavirus è una cosa seria, ora bisogna aiutare chi è in difficoltà e se tra 1 mese, massimo un mese e mezzo non si può ripartire, bisogna finire il campionato così com’è.
 

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