Allegri vs Gasp: gli allenatori diversi e l'eredità di Galeone.

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La GDS in edicola delinea l’eredità calcistica e umana di Giovanni Galeone attraverso il rapporto con i suoi due allievi più illustri, Gian Piero Gasperini e Massimiliano Allegri, partendo dall’emblematica filosofia del "perdere divertendosi". Galeone intendeva il calcio come un atto d’assalto, preferendo una sconfitta per 5-4 dopo un vantaggio iniziale piuttosto che rinunciare alla propria identità ludica e offensiva. Gasperini riconosce in lui il maestro che ha ribaltato il concetto di zona, trasformandola da sistema difensivo a propulsore d'attacco e stimolando costantemente la tecnica individuale. Sebbene l'attuale allenatore dell'Atalanta abbia poi sviluppato un sistema tattico basato sull'uomo contro uomo, la radice filosofica dei suoi "braccetti" che spingono e delle combinazioni veloci affonda proprio negli allenamenti di Pescara. Parallelamente, il legame tra Galeone e Allegri viene descritto come un connubio indissolubile tra l'aspetto professionale e quello personale, con il maestro sempre pronto a difendere l'allievo dalle critiche. Nonostante Allegri abbia ereditato da Galeone i principi della fase difensiva, i due divergono nell'approccio domenicale: mentre Gasperini prepara meticolosamente la settimana per raccogliere i frutti in partita, Allegri preferisce l'intuizione estemporanea e la lettura della gara in corso, invitando i giocatori alla bellezza del gesto tecnico piuttosto che sovraccaricarli di nozioni. Il ritratto si chiude sottolineando una differenza caratteriale fondamentale: a differenza del suo mentore, Allegri non accetterebbe mai con filosofia una sconfitta rocambolesca in rimonta, reagendo con il suo celebre lancio del cappotto, un gesto che probabilmente divertirebbe Galeone dall'alto della sua visione scanzonata del calcio.

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