Allegri alla Ancelotti. Punti da 19 gare, attacco e difesa...

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GDS: Il Milan si gode il secondo posto in classifica e il ruolo di principale inseguitrice dell'Inter, confermandosi imbattuto nel derby da ben 21 mesi e centrando una storica striscia di 19 risultati utili consecutivi, traguardo che non veniva raggiunto dai tempi di Ancelotti nel 2004. Il recente successo contro il Como di Fabregas è diventato il simbolo dello scontro tra due filosofie opposte: mentre i lariani hanno dominato il possesso palla (67,6%) producendo un solo gol, la squadra di Allegri è stata letale, segnando tre reti con appena il 32,4% di possesso. Le statistiche proiettano i rossoneri verso ambizioni importanti, poiché nell'era dei tre punti solo altre due volte il Milan aveva perso una sola partita nelle prime venti giornate, ed in entrambi i casi la stagione si era conclusa con la vittoria dello scudetto. Nonostante Allegri continui prudentemente a indicare la qualificazione in Champions League come obiettivo primario, sottolineando la superiorità strutturale di Inter e Napoli, il Milan può concentrarsi esclusivamente sulla Serie A, a differenza delle rivali impegnate in Europa. La forza della squadra risiede in un attacco prolifico da 33 gol, il secondo del torneo, ottenuto pur adattando esterni come Leao e Pulisic al ruolo di punte e valorizzando la fame di vittoria di nuovi innesti come Nkunku e Füllkrug, quest'ultimo sceso in campo a Como nonostante un dito del piede rotto. La solidità difensiva resta un altro pilastro fondamentale: con soli 16 gol subiti e il primato di unica squadra a non aver mai incassato reti dalla distanza, il Milan domina soprattutto in trasferta, dove ha raccolto 22 punti. Questa capacità di soffrire e ribaltare i risultati, testimoniata dal record di 13 punti guadagnati da situazioni di svantaggio, delinea il "piano diabolico" di un Allegri capace di restare nell'ombra per colpire al momento decisivo.

CorSport: Il Milan di Massimiliano Allegri sta vivendo una stagione da protagonista, consolidando il secondo posto in classifica a soli tre punti dall'Inter e raggiungendo una striscia di diciannove risultati utili consecutivi che mancava dai tempi di Carlo Ancelotti nel 2004. Proprio Ancelotti, che nel 2019 indicò Allegri come un tecnico capace di vedere oltre gli altri, rappresenta il modello di riferimento per un calcio basato sulla gestione pragmatica degli uomini piuttosto che sull'estetica pura. Allegri, spesso deriso dai sostenitori della dottrina "giochista", si conferma invece il leader della resistenza pragmatica, capace di trasformare quella che appariva come un'incognita estiva in una squadra solida che ha già battuto quasi tutte le grandi del campionato. La recente vittoria per 3-1 sul campo del Como di Fàbregas ha riacceso il dibattito tra bellezza e concretezza: mentre lo spagnolo rivendicava la superiorità nel possesso palla e nel numero di passaggi, Allegri rispondeva con il "risultatismo", affidandosi alle parate di Maignan e alla doppietta di un rigenerato Rabiot. Il tecnico livornese, ormai impermeabile alle critiche, ha saputo compiere un lavoro profondo trasformando il gruppo che l'anno precedente aveva chiuso all'ottavo posto: ha reso Leao un trascinatore, ha rilanciato Nkunku, ha integrato giovani come Bartesaghi e ha costruito l'ossatura della squadra attorno all'esperienza di Modric. Questo approccio, recentemente celebrato anche dalla stampa internazionale come garanzia di successo per i club, sottolinea come la differenza nel calcio sia ancora dettata dal risultato finale, rendendo Allegri l'erede naturale di quella tradizione di grandi gestori capaci di badare alla sostanza prima che alla forma.

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GDS: Il Milan si gode il secondo posto in classifica e il ruolo di principale inseguitrice dell'Inter, confermandosi imbattuto nel derby da ben 21 mesi e centrando una storica striscia di 19 risultati utili consecutivi, traguardo che non veniva raggiunto dai tempi di Ancelotti nel 2004. Il recente successo contro il Como di Fabregas è diventato il simbolo dello scontro tra due filosofie opposte: mentre i lariani hanno dominato il possesso palla (67,6%) producendo un solo gol, la squadra di Allegri è stata letale, segnando tre reti con appena il 32,4% di possesso. Le statistiche proiettano i rossoneri verso ambizioni importanti, poiché nell'era dei tre punti solo altre due volte il Milan aveva perso una sola partita nelle prime venti giornate, ed in entrambi i casi la stagione si era conclusa con la vittoria dello scudetto. Nonostante Allegri continui prudentemente a indicare la qualificazione in Champions League come obiettivo primario, sottolineando la superiorità strutturale di Inter e Napoli, il Milan può concentrarsi esclusivamente sulla Serie A, a differenza delle rivali impegnate in Europa. La forza della squadra risiede in un attacco prolifico da 33 gol, il secondo del torneo, ottenuto pur adattando esterni come Leao e Pulisic al ruolo di punte e valorizzando la fame di vittoria di nuovi innesti come Nkunku e Füllkrug, quest'ultimo sceso in campo a Como nonostante un dito del piede rotto. La solidità difensiva resta un altro pilastro fondamentale: con soli 16 gol subiti e il primato di unica squadra a non aver mai incassato reti dalla distanza, il Milan domina soprattutto in trasferta, dove ha raccolto 22 punti. Questa capacità di soffrire e ribaltare i risultati, testimoniata dal record di 13 punti guadagnati da situazioni di svantaggio, delinea il "piano diabolico" di un Allegri capace di restare nell'ombra per colpire al momento decisivo.

CorSport: Il Milan di Massimiliano Allegri sta vivendo una stagione da protagonista, consolidando il secondo posto in classifica a soli tre punti dall'Inter e raggiungendo una striscia di diciannove risultati utili consecutivi che mancava dai tempi di Carlo Ancelotti nel 2004. Proprio Ancelotti, che nel 2019 indicò Allegri come un tecnico capace di vedere oltre gli altri, rappresenta il modello di riferimento per un calcio basato sulla gestione pragmatica degli uomini piuttosto che sull'estetica pura. Allegri, spesso deriso dai sostenitori della dottrina "giochista", si conferma invece il leader della resistenza pragmatica, capace di trasformare quella che appariva come un'incognita estiva in una squadra solida che ha già battuto quasi tutte le grandi del campionato. La recente vittoria per 3-1 sul campo del Como di Fàbregas ha riacceso il dibattito tra bellezza e concretezza: mentre lo spagnolo rivendicava la superiorità nel possesso palla e nel numero di passaggi, Allegri rispondeva con il "risultatismo", affidandosi alle parate di Maignan e alla doppietta di un rigenerato Rabiot. Il tecnico livornese, ormai impermeabile alle critiche, ha saputo compiere un lavoro profondo trasformando il gruppo che l'anno precedente aveva chiuso all'ottavo posto: ha reso Leao un trascinatore, ha rilanciato Nkunku, ha integrato giovani come Bartesaghi e ha costruito l'ossatura della squadra attorno all'esperienza di Modric. Questo approccio, recentemente celebrato anche dalla stampa internazionale come garanzia di successo per i club, sottolinea come la differenza nel calcio sia ancora dettata dal risultato finale, rendendo Allegri l'erede naturale di quella tradizione di grandi gestori capaci di badare alla sostanza prima che alla forma.
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