Adani:"Milan, perso il DNA con acquisti sbagliati e...".

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Adani dal CorSera sul Milan

Il calcio è emozione, magia, sentimento, senso di appartenenza, cultura. Oggi il potente scollamento tra il Milan e il suo popolo, che nell’ultima gara di San Siro è esploso in tutta la sua delusione, nasce proprio dalla percezione di un club che non fa più vibrare il cuore, produce amarezza e addirittura provoca segnali di disaffezione e disinteresse. Tutto nasce dalle prestazioni in campo. In quei 90 minuti di partita, attesi una settimana, i rossoneri non regalano più nulla. Il Milan non trasmette passione perché gioca un calcio a 110 battiti, come in un riscaldamento che dura tutto il tempo. A quel ritmo non si pressa, non si attacca, non si contrasta, non ci si sovrappone, non si alza il livello delle giocate. E se non si vive il calcio con passione, non può esistere il coraggio, e quindi non arrivano le giocate di qualità, non si vede la voglia di riconquistare la palla nel pressing. Sono poi solo i nervi, senza lucidità alcuna, che ti portano a quelle reazioni nei finali di gara che la squadra di Max Allegri ha mostrato anche nell’ultima partita persa con l’Atalanta in casa. Solo l’ultima tappa di un tour di sconfitte e brutte prestazioni dove si è visto un calcio senz’anima. Tutto risuona ancora con maggiore forza perché stiamo parlando di un club che, con la rivoluzione di Arrigo Sacchi, non solo ha fatto godere i suoi tifosi, ma ha fatto innamorare il mondo degli appassionati di calcio. Dove è finita quella cultura di un calcio di dominio, dove è finita quella filosofia? Si dirà che per iniziare quel percorso virtuoso il Milan andò alla ricerca di grandi giocatori, oltre a formarsene qualcuno in casa. Si è detto che quei campioni non torneranno, probabilmente, perché l’Italia, per responsabilità diffuse delle istituzioni, non è più il Paese attrattivo che fu ma il Milan non può e non deve, o non dovrebbe mai abdicare a quella che è stata la sua proposta di calcio. Lo ricordava proprio Massimiliano Allegri alcuni anni fa: nel Dna del Milan c’è lo spettacolo. La società, non indenne da responsabilità, in primis quella della comunicazione chiara coi suoi tifosi e con l’esterno, ha però messo a disposizione ai suoi uomini mercato più di 500 milioni di euro per l’acquisizione di calciatori. C’è da chiedersi se davvero sono arrivati giocatori giusti, se questi giocatori sono stati accompagnati nella maniera giusta all’interno della proposta di squadra. Oppure, se questi acquisti sono stati sbagliati. Delle due, l’una. Nell’ultima campagna, l’arrivo di un fenomeno come Modric e di un grande giocatore come Rabiot ha certo aggiunto qualità e esperienza alla squadra. E poi? Ricci e Jashari erano nomi, per diversi motivi, molto attesi. Così come Estupiñán, reduce da tre anni di Premier da titolare così come rappresentante di una delle nazionali più in crescita dell’ultimo lustro. Nkunku è stata una scommessa su un giocatore di talento, reduce da infortuni ma che, per esempio, nella partita contro l’Atalanta ha mostrato di saper essere impattante in Serie A. Poi sono giunti per completare la rosa Athekame e De Winter, entrambi con buone prospettive. Aggiungiamoci che nel mercato invernale, a seguito della richiesta del tecnico di un centravanti di peso è arrivato Fullkrug (dopo che si è a lungo inseguito Hojlund, che ha però ceduto alle lusinghe di Conte) andando a completare un reparto che ha un nazionale portoghese (Rafael Leao), uno statunitense (Pulisic), uno messicano (Gimenez). Troppo poco per il Milan, che può schierare anche Maignan, Fofana, Gabbia, Saelemaekers? Troppo poco per produrre un calcio non camminato? Un calcio che coinvolga il pubblico, che si riconosca nella sua storia? Il Milan non solo non può vivere senza l’approccio a un calcio moderno, di intensità e passione, ma soprattutto non può vivere senza la sua anima.

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gianluca1193

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Adani dal CorSera sul Milan

Il calcio è emozione, magia, sentimento, senso di appartenenza, cultura. Oggi il potente scollamento tra il Milan e il suo popolo, che nell’ultima gara di San Siro è esploso in tutta la sua delusione, nasce proprio dalla percezione di un club che non fa più vibrare il cuore, produce amarezza e addirittura provoca segnali di disaffezione e disinteresse. Tutto nasce dalle prestazioni in campo. In quei 90 minuti di partita, attesi una settimana, i rossoneri non regalano più nulla. Il Milan non trasmette passione perché gioca un calcio a 110 battiti, come in un riscaldamento che dura tutto il tempo. A quel ritmo non si pressa, non si attacca, non si contrasta, non ci si sovrappone, non si alza il livello delle giocate. E se non si vive il calcio con passione, non può esistere il coraggio, e quindi non arrivano le giocate di qualità, non si vede la voglia di riconquistare la palla nel pressing. Sono poi solo i nervi, senza lucidità alcuna, che ti portano a quelle reazioni nei finali di gara che la squadra di Max Allegri ha mostrato anche nell’ultima partita persa con l’Atalanta in casa. Solo l’ultima tappa di un tour di sconfitte e brutte prestazioni dove si è visto un calcio senz’anima. Tutto risuona ancora con maggiore forza perché stiamo parlando di un club che, con la rivoluzione di Arrigo Sacchi, non solo ha fatto godere i suoi tifosi, ma ha fatto innamorare il mondo degli appassionati di calcio. Dove è finita quella cultura di un calcio di dominio, dove è finita quella filosofia? Si dirà che per iniziare quel percorso virtuoso il Milan andò alla ricerca di grandi giocatori, oltre a formarsene qualcuno in casa. Si è detto che quei campioni non torneranno, probabilmente, perché l’Italia, per responsabilità diffuse delle istituzioni, non è più il Paese attrattivo che fu ma il Milan non può e non deve, o non dovrebbe mai abdicare a quella che è stata la sua proposta di calcio. Lo ricordava proprio Massimiliano Allegri alcuni anni fa: nel Dna del Milan c’è lo spettacolo. La società, non indenne da responsabilità, in primis quella della comunicazione chiara coi suoi tifosi e con l’esterno, ha però messo a disposizione ai suoi uomini mercato più di 500 milioni di euro per l’acquisizione di calciatori. C’è da chiedersi se davvero sono arrivati giocatori giusti, se questi giocatori sono stati accompagnati nella maniera giusta all’interno della proposta di squadra. Oppure, se questi acquisti sono stati sbagliati. Delle due, l’una. Nell’ultima campagna, l’arrivo di un fenomeno come Modric e di un grande giocatore come Rabiot ha certo aggiunto qualità e esperienza alla squadra. E poi? Ricci e Jashari erano nomi, per diversi motivi, molto attesi. Così come Estupiñán, reduce da tre anni di Premier da titolare così come rappresentante di una delle nazionali più in crescita dell’ultimo lustro. Nkunku è stata una scommessa su un giocatore di talento, reduce da infortuni ma che, per esempio, nella partita contro l’Atalanta ha mostrato di saper essere impattante in Serie A. Poi sono giunti per completare la rosa Athekame e De Winter, entrambi con buone prospettive. Aggiungiamoci che nel mercato invernale, a seguito della richiesta del tecnico di un centravanti di peso è arrivato Fullkrug (dopo che si è a lungo inseguito Hojlund, che ha però ceduto alle lusinghe di Conte) andando a completare un reparto che ha un nazionale portoghese (Rafael Leao), uno statunitense (Pulisic), uno messicano (Gimenez). Troppo poco per il Milan, che può schierare anche Maignan, Fofana, Gabbia, Saelemaekers? Troppo poco per produrre un calcio non camminato? Un calcio che coinvolga il pubblico, che si riconosca nella sua storia? Il Milan non solo non può vivere senza l’approccio a un calcio moderno, di intensità e passione, ma soprattutto non può vivere senza la sua anima.

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Quando citano i 500 mln di acquisti, dimenticano sempre di citare che arrivano da altrettante cessioni..
 

Djici

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Quando citano i 500 mln di acquisti, dimenticano sempre di citare che arrivano da altrettante cessioni..
Esatto.
Facciamo un confronto semplice semplice.

La squadra A ha un costo annuale di 100 milioni.
Vende tutti i giocatori per 200 milioni.
Ne compra per 300 ma con stipendi più bassi. Facendo così arriva ad avere un costo annuale di 80 mln.

La squadra B ha un costo annuale di 100 milioni.
Vende per 100 milioni. Compra per 50 milioni ma aggiunge pure giocatori a parametro zero in modo che il costo annuale passa a 150 mln.

Ora che diranno i giornalisti incompetenti?
Che la squadra B vende per 100 e compra per 50 quindi fa 50 milioni sul mercato. Passa il messaggio che loro non vogliono vincere.
Per la squadra A invece sembrano che abbiano speso come mai. La regina del mercato. Si, ma alla fine ha solo ridotto il costo della rosa. Non ha speso nulla. Anzi. Ha solo tagliato per 20 mln.

E in tutta questa storia, non ho nemmeno parlato della percentuale del fatturato dedicata alla parte sportiva.
Perché alla fine mi sembra che sia il vero punto interessante per confrontare la volontà di vincere di una proprietà. O per fare il confronto con altre squadre.
 
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