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Zazzaroni dal CorSport in edicola:
Ho letto in colpevole ritardo (sorry seems to be the hardest word) l’intervista che Gerry Cardinale ha rilasciato al Financial Times. Una sorta di corazzata Potemkin 3.0. L’aspetto più interessante, al di là della descrizione del pranzo di 4 ore chiusosi con tre grappe, è il ritratto che l’autore, James Fontanella-Khan, fa del nuovo numero 1 del Milan. Riassumibile così: pochi giorni di prima di incontrare Trump (eccone un altro) Mister RedBird aveva concluso una delle operazioni più importanti di sempre, acquistando WB Discovery per 110 miliardi di dollari insieme alla famiglia Ellison. Nella stessa settimana aveva ceduto il controllo del Daily Telegraph e perfezionato una fusione per creare il più grande gruppo indipendente di produzione TV e aiutato Ben Affleck a vendere una società di tecnologia cinematografica basata sull’IA.
Cardinale from Filadelfia ha iniziato in Goldman Sachs occupandosi di operazioni considerate di nicchia. Nel 2012 ha lasciato la banca e fondato RedBird. Da allora investe in settori complessi o in difficoltà - Hollywood, sport, media - con l’idea di trasformarli. Gerry, che indossa abiti Loro Piana e sottolinea le sue radici italiane (i Cardinale sono originari di Santa Maria di Castellabate), dice di non voler essere un «proprietario tradizionale» che usa i media per influenzare la politica (i nomi, o i soprannomi, please); aggiunge che nel calcio non si può competere economicamente con i fondi sovrani (c’eravamo arrivati anche noi) e si lamenta della burocrazia italiana: «Negli Stati Uniti potrei realizzare progetti a occhi chiusi. Qui non è il mio ambiente - ci sono barriere linguistiche, politiche e culturali». Lui ha peraltro contribuito alla costruzione di nuovi stadi per gli Yankees e i Dallas Cowboys.
Cardinale vorrebbe il supporto del nostro governo al suo tentativo di rilanciare il calcio italiano. «Aspiro ad arrivare al punto in cui, una volta costruita abbastanza credibilità, potrò andare a Roma e sedermi con Meloni - o chi per lei - e dire: facciamo un piano per rilanciare la Serie A... Sono sempre stato orgoglioso di essere italiano. Mia madre era Dorothy D’Annunzio», giusto per evidenziare il legame con il Vate. Prima delle tre grappe, arriva al punto: «Quello che ho dovuto affrontare in questi tre anni in Italia è qualcosa che non avevo mai vissuto prima» (pure noi). «Non riesco nemmeno a partire senza che mi chiedano: ma il club è davvero tuo o è di Elliott? È una cosa assurda. È frustrante. Perché quello che voglio è avere il beneficio del dubbio: che sono una persona affidabile, che tengo a questo club, a questa città e a questo Paese, e che sono un buon custode… Quello che ho imparato in questi tre anni è che devo dimostrarlo». Yes.
Qui il Nostro vola di fantasia: «Tutti mi vedono come il nuovo Berlusconi e si aspettano che spenda senza limiti. L’ultima cosa che farò è venire qui solo perché sono ricco e comportarmi da tifoso. Ma non continuerei a essere richiamato in questi ecosistemi se fossi uno che arriva sparando a zero, distruggendo tutto e comportandosi da arrogante». Gerry, dorma tranquillo: non conosco un solo milanista che abbia mai pensato di aver trovato con lei il nuovo Cavaliere. Non escludo tuttavia che da qui in avanti i contorni della proprietà del club possano essere chiari. Sarebbe una gran bella cosa anche per i frequentatori di Milanello, giornalisti italiani compresi. Question time: Furlani resta? Perché Calvelli non vuol fare l’ad? È vero che lei si è presentato in Lega con Scaroni, Calvelli e senza Furlani? E, se sì, perché? Aspettando le risposte, mi faccio un grappino.
Ho letto in colpevole ritardo (sorry seems to be the hardest word) l’intervista che Gerry Cardinale ha rilasciato al Financial Times. Una sorta di corazzata Potemkin 3.0. L’aspetto più interessante, al di là della descrizione del pranzo di 4 ore chiusosi con tre grappe, è il ritratto che l’autore, James Fontanella-Khan, fa del nuovo numero 1 del Milan. Riassumibile così: pochi giorni di prima di incontrare Trump (eccone un altro) Mister RedBird aveva concluso una delle operazioni più importanti di sempre, acquistando WB Discovery per 110 miliardi di dollari insieme alla famiglia Ellison. Nella stessa settimana aveva ceduto il controllo del Daily Telegraph e perfezionato una fusione per creare il più grande gruppo indipendente di produzione TV e aiutato Ben Affleck a vendere una società di tecnologia cinematografica basata sull’IA.
Cardinale from Filadelfia ha iniziato in Goldman Sachs occupandosi di operazioni considerate di nicchia. Nel 2012 ha lasciato la banca e fondato RedBird. Da allora investe in settori complessi o in difficoltà - Hollywood, sport, media - con l’idea di trasformarli. Gerry, che indossa abiti Loro Piana e sottolinea le sue radici italiane (i Cardinale sono originari di Santa Maria di Castellabate), dice di non voler essere un «proprietario tradizionale» che usa i media per influenzare la politica (i nomi, o i soprannomi, please); aggiunge che nel calcio non si può competere economicamente con i fondi sovrani (c’eravamo arrivati anche noi) e si lamenta della burocrazia italiana: «Negli Stati Uniti potrei realizzare progetti a occhi chiusi. Qui non è il mio ambiente - ci sono barriere linguistiche, politiche e culturali». Lui ha peraltro contribuito alla costruzione di nuovi stadi per gli Yankees e i Dallas Cowboys.
Cardinale vorrebbe il supporto del nostro governo al suo tentativo di rilanciare il calcio italiano. «Aspiro ad arrivare al punto in cui, una volta costruita abbastanza credibilità, potrò andare a Roma e sedermi con Meloni - o chi per lei - e dire: facciamo un piano per rilanciare la Serie A... Sono sempre stato orgoglioso di essere italiano. Mia madre era Dorothy D’Annunzio», giusto per evidenziare il legame con il Vate. Prima delle tre grappe, arriva al punto: «Quello che ho dovuto affrontare in questi tre anni in Italia è qualcosa che non avevo mai vissuto prima» (pure noi). «Non riesco nemmeno a partire senza che mi chiedano: ma il club è davvero tuo o è di Elliott? È una cosa assurda. È frustrante. Perché quello che voglio è avere il beneficio del dubbio: che sono una persona affidabile, che tengo a questo club, a questa città e a questo Paese, e che sono un buon custode… Quello che ho imparato in questi tre anni è che devo dimostrarlo». Yes.
Qui il Nostro vola di fantasia: «Tutti mi vedono come il nuovo Berlusconi e si aspettano che spenda senza limiti. L’ultima cosa che farò è venire qui solo perché sono ricco e comportarmi da tifoso. Ma non continuerei a essere richiamato in questi ecosistemi se fossi uno che arriva sparando a zero, distruggendo tutto e comportandosi da arrogante». Gerry, dorma tranquillo: non conosco un solo milanista che abbia mai pensato di aver trovato con lei il nuovo Cavaliere. Non escludo tuttavia che da qui in avanti i contorni della proprietà del club possano essere chiari. Sarebbe una gran bella cosa anche per i frequentatori di Milanello, giornalisti italiani compresi. Question time: Furlani resta? Perché Calvelli non vuol fare l’ad? È vero che lei si è presentato in Lega con Scaroni, Calvelli e senza Furlani? E, se sì, perché? Aspettando le risposte, mi faccio un grappino.