Vergine:"Milan un onore. Vogliamo essere leader"

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Vergine, responsabile del settore giovanile, intervistato dal Milan. Ecco le dichiarazioni

"E' un grande onore per me aver ricevuto la chiamata da un club tra i più importanti al mondo, per uno dei progetti più ambiziosi del mondo, cioè il primo grande obiettivo di un grande vivaio è quello di formare in casa le risorse per la prima squadra: significa mettere in piedi uomini e donne che lavorano a questo progetto con una visionu unica con il calciatore al centro, aiutandolo a performare e a migliorare. Tutti devono avere chiaro l'obiettivo: dirlo è semplice, farlo sarà una mission ambiziosa".

"Il mio percorso? Prima di tutto ho studiato, ho fatto il preparatore atletico in Lega Pro e Serie B con uno dei grandi maestri del settore che è Pantaleo Corvino: con lui ho capito l'importanza dei piccoli dettagli. Poi sono approdato alla Fiorentina, dove ho imparato la gestione dell'atleta dentro e fuori dal campo. Dopo l'esperienza da respondabile a Firenze sono andato a Roma, e la prorpietà americana aveva l'obiettivo di valorizzare il calciatore partendo dalle basi. Il mio modello è stato interrotto con forza dal Milan, che è venuto a strapparmi e mi ha portato qui per ricreare le condizioni giuste per mettere a disposizione le mie competenze. Dobbiamo diventare protagonisti nel nostro paese e anche a livello internazionale".

"I veri risultati del vivaio sono i calciatori che vanno in prima squadra e diventano valore economico e tecnico. Ovviamente quello che si ottiene in campo è uno strumento importante per sviluppare l'attitudine da vincente. Il risultato fine a se stesso non serve a nulla, ma nel contesto più ampio è determinante: il Milan non può che giocare per vincere, la mentalità è il dominio del gioco e la voglia di crescere per superare qualsiasi avversario. Così si crea il modello da presentare. Il senso di appartenenza è importantissimo, ti aiuta a far sentire la maglia cucita addosso. Se reclutiamo calciatori che sono già tifosi del Milan siamo avvantaggiati, ma non sempre accade: il compito lì è di farli calare rapidamente in quel contesto, affinchè il calciatore respiri rossonero e capisca i valori del Milan".

"Un grande club deve investire costantemente nella formazione del personale. I ragazzi sono la nostra materia prima, le persone che operano devono essere formate dal club per essere all'altezza. Giorgio Furlani è molto sensibile a questi temi, vuole che il Milan sia leader assoluto. Mi sono confrontato anche con Moncada e D'Ottavio, la visione è univoca: il feeling è importante".

"Il mio approccio al lavoro è scientifico: oggi abbiamo strumenti e parametri per ridurre le variabili che incidono nella formazione del calciatore. Non bisogna essere scienziati, il calcio non è una scienza, ma deve utilizzarle tutte per rendere il calciatore migliore".

"Il centro sportivo? Siamo all'avanguardia con lo Sportcenter a Milanello per la Primavera. Le altre squadre si allenano al Vismara, che necessità di qualche intervento di restyling per essere rinnovato ed essere adeguato al blasone del Milan: entro fine stagione avremo completato anche questo lavoro".

"Oggi non ci si allena abbastanza. C'è poca attività motoria a livello generale, quando reclutiamo i calciatori li portiamo a un regime in cui ci alleniamo poco, ma di più non possiamo fare. Serve allenarsi di più e meglio, noi abbiamo avviato un programma dedicato, ringrazio i miei collaboratori perché hanno ascoltato le mie idee".

"Quale il mio sogno? Nella prossima intervista spero di poter dire di averlo realizzato. Lavorare qui è un sogno, essere all'altezza del Milan è un sogno: dobbiamo fare in modo che i nostri ragazzi siano consapevoli che far parte del Milan è un privilegio".
 

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"E' un grande onore per me aver ricevuto la chiamata da un club tra i più importanti al mondo, per uno dei progetti più ambiziosi del mondo, cioè il primo grande obiettivo di un grande vivaio è quello di formare in casa le risorse per la prima squadra: significa mettere in piedi uomini e donne che lavorano a questo progetto con una visionu unica con il calciatore al centro, aiutandolo a performare e a migliorare. Tutti devono avere chiaro l'obiettivo: dirlo è semplice, farlo sarà una mission ambiziosa".

"Il mio percorso? Prima di tutto ho studiato, ho fatto il preparatore atletico in Lega Pro e Serie B con uno dei grandi maestri del settore che è Pantaleo Corvino: con lui ho capito l'importanza dei piccoli dettagli. Poi sono approdato alla Fiorentina, dove ho imparato la gestione dell'atleta dentro e fuori dal campo. Dopo l'esperienza da respondabile a Firenze sono andato a Roma, e la prorpietà americana aveva l'obiettivo di valorizzare il calciatore partendo dalle basi. Il mio modello è stato interrotto con forza dal Milan, che è venuto a strapparmi e mi ha portato qui per ricreare le condizioni giuste per mettere a disposizione le mie competenze. Dobbiamo diventare protagonisti nel nostro paese e anche a livello internazionale".

"I veri risultati del vivaio sono i calciatori che vanno in prima squadra e diventano valore economico e tecnico. Ovviamente quello che si ottiene in campo è uno strumento importante per sviluppare l'attitudine da vincente. Il risultato fine a se stesso non serve a nulla, ma nel contesto più ampio è determinante: il Milan non può che giocare per vincere, la mentalità è il dominio del gioco e la voglia di crescere per superare qualsiasi avversario. Così si crea il modello da presentare. Il senso di appartenenza è importantissimo, ti aiuta a far sentire la maglia cucita addosso. Se reclutiamo calciatori che sono già tifosi del Milan siamo avvantaggiati, ma non sempre accade: il compito lì è di farli calare rapidamente in quel contesto, affinchè il calciatore respiri rossonero e capisca i valori del Milan".

"Un grande club deve investire costantemente nella formazione del personale. I ragazzi sono la nostra materia prima, le persone che operano devono essere formate dal club per essere all'altezza. Giorgio Furlani è molto sensibile a questi temi, vuole che il Milan sia leader assoluto. Mi sono confrontato anche con Moncada e D'Ottavio, la visione è univoca: il feeling è importante".

"Il mio approccio al lavoro è scientifico: oggi abbiamo strumenti e parametri per ridurre le variabili che incidono nella formazione del calciatore. Non bisogna essere scienziati, il calcio non è una scienza, ma deve utilizzarle tutte per rendere il calciatore migliore".

"Il centro sportivo? Siamo all'avanguardia con lo Sportcenter a Milanello per la Primavera. Le altre squadre si allenano al Vismara, che necessità di qualche intervento di restyling per essere rinnovato ed essere adeguato al blasone del Milan: entro fine stagione avremo completato anche questo lavoro".

"Oggi non ci si allena abbastanza. C'è poca attività motoria a livello generale, quando reclutiamo i calciatori li portiamo a un regime in cui ci alleniamo poco, ma di più non possiamo fare. Serve allenarsi di più e meglio, noi abbiamo avviato un programma dedicato, ringrazio i miei collaboratori perché hanno ascoltato le mie idee".

"Quale il mio sogno? Nella prossima intervista spero di poter dire di averlo realizzato. Lavorare qui è un sogno, essere all'altezza del Milan è un sogno: dobbiamo fare in modo che i nostri ragazzi siano consapevoli che far parte del Milan è un privilegio".
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"Il mio percorso? Prima di tutto ho studiato, ho fatto il preparatore atletico in Lega Pro e Serie B con uno dei grandi maestri del settore che è Pantaleo Corvino: con lui ho capito l'importanza dei piccoli dettagli. Poi sono approdato alla Fiorentina, dove ho imparato la gestione dell'atleta dentro e fuori dal campo. Dopo l'esperienza da respondabile a Firenze sono andato a Roma, e la prorpietà americana aveva l'obiettivo di valorizzare il calciatore partendo dalle basi. Il mio modello è stato interrotto con forza dal Milan, che è venuto a strapparmi e mi ha portato qui per ricreare le condizioni giuste per mettere a disposizione le mie competenze. Dobbiamo diventare protagonisti nel nostro paese e anche a livello internazionale".

"I veri risultati del vivaio sono i calciatori che vanno in prima squadra e diventano valore economico e tecnico. Ovviamente quello che si ottiene in campo è uno strumento importante per sviluppare l'attitudine da vincente. Il risultato fine a se stesso non serve a nulla, ma nel contesto più ampio è determinante: il Milan non può che giocare per vincere, la mentalità è il dominio del gioco e la voglia di crescere per superare qualsiasi avversario. Così si crea il modello da presentare. Il senso di appartenenza è importantissimo, ti aiuta a far sentire la maglia cucita addosso. Se reclutiamo calciatori che sono già tifosi del Milan siamo avvantaggiati, ma non sempre accade: il compito lì è di farli calare rapidamente in quel contesto, affinchè il calciatore respiri rossonero e capisca i valori del Milan".

"Un grande club deve investire costantemente nella formazione del personale. I ragazzi sono la nostra materia prima, le persone che operano devono essere formate dal club per essere all'altezza. Giorgi.o Furlani è molto sensibile a questi temi, vuole che il Milan sia leader assoluto. Mi sono confrontato anche con Moncada e D'Ottavio, la visione è univoca: il feeling è importante".

"Il mio approccio al lavoro è scientifico: oggi abbiamo strumenti e parametri per ridurre le variabili che incidono nella formazione del calciatore. Non bisogna essere scienziati, il calcio non è una scienza, ma deve utilizzarle tutte per rendere il calciatore migliore".

"Il centro sportivo? Siamo all'avanguardia con lo Sportcenter a Milanello per la Primavera. Le altre squadre si allenano al Vismara, che necessità di qualche intervento di restyling per essere rinnovato ed essere adeguato al blasone del Milan: entro fine stagione avremo completato anche questo lavoro".

"Oggi non ci si allena abbastanza. C'è poca attività motoria a livello generale, quando reclutiamo i calciatori li portiamo a un regime in cui ci alleniamo poco, ma di più non possiamo fare. Serve allenarsi di più e meglio, noi abbiamo avviato un programma dedicato, ringrazio i miei collaboratori perché hanno ascoltato le mie idee".

"Quale il mio sogno? Nella prossima intervista spero di poter dire di averlo realizzato. Lavorare qui è un sogno, essere all'altezza del Milan è un sogno: dobbiamo fare in modo che i nostri ragazzi siano consapevoli che far parte del Milan è un privilegio".
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"Il mio percorso? Prima di tutto ho studiato, ho fatto il preparatore atletico in Lega Pro e Serie B con uno dei grandi maestri del settore che è Pantaleo Corvino: con lui ho capito l'importanza dei piccoli dettagli. Poi sono approdato alla Fiorentina, dove ho imparato la gestione dell'atleta dentro e fuori dal campo. Dopo l'esperienza da respondabile a Firenze sono andato a Roma, e la prorpietà americana aveva l'obiettivo di valorizzare il calciatore partendo dalle basi. Il mio modello è stato interrotto con forza dal Milan, che è venuto a strapparmi e mi ha portato qui per ricreare le condizioni giuste per mettere a disposizione le mie competenze. Dobbiamo diventare protagonisti nel nostro paese e anche a livello internazionale".

"I veri risultati del vivaio sono i calciatori che vanno in prima squadra e diventano valore economico e tecnico. Ovviamente quello che si ottiene in campo è uno strumento importante per sviluppare l'attitudine da vincente. Il risultato fine a se stesso non serve a nulla, ma nel contesto più ampio è determinante: il Milan non può che giocare per vincere, la mentalità è il dominio del gioco e la voglia di crescere per superare qualsiasi avversario. Così si crea il modello da presentare. Il senso di appartenenza è importantissimo, ti aiuta a far sentire la maglia cucita addosso. Se reclutiamo calciatori che sono già tifosi del Milan siamo avvantaggiati, ma non sempre accade: il compito lì è di farli calare rapidamente in quel contesto, affinchè il calciatore respiri rossonero e capisca i valori del Milan".

"Un grande club deve investire costantemente nella formazione del personale. I ragazzi sono la nostra materia prima, le persone che operano devono essere formate dal club per essere all'altezza. Giorgio Furlani è molto sensibile a questi temi, vuole che il Milan sia leader assoluto. Mi sono confrontato anche con Moncada e D'Ottavio, la visione è univoca: il feeling è importante".

"Il mio approccio al lavoro è scientifico: oggi abbiamo strumenti e parametri per ridurre le variabili che incidono nella formazione del calciatore. Non bisogna essere scienziati, il calcio non è una scienza, ma deve utilizzarle tutte per rendere il calciatore migliore".

"Il centro sportivo? Siamo all'avanguardia con lo Sportcenter a Milanello per la Primavera. Le altre squadre si allenano al Vismara, che necessità di qualche intervento di restyling per essere rinnovato ed essere adeguato al blasone del Milan: entro fine stagione avremo completato anche questo lavoro".

"Oggi non ci si allena abbastanza. C'è poca attività motoria a livello generale, quando reclutiamo i calciatori li portiamo a un regime in cui ci alleniamo poco, ma di più non possiamo fare. Serve allenarsi di più e meglio, noi abbiamo avviato un programma dedicato, ringrazio i miei collaboratori perché hanno ascoltato le mie idee".

"Quale il mio sogno? Nella prossima intervista spero di poter dire di averlo realizzato. Lavorare qui è un sogno, essere all'altezza del Milan è un sogno: dobbiamo fare in modo che i nostri ragazzi siano consapevoli che far parte del Milan è un privilegio".

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"Il mio percorso? Prima di tutto ho studiato, ho fatto il preparatore atletico in Lega Pro e Serie B con uno dei grandi maestri del settore che è Pantaleo Corvino: con lui ho capito l'importanza dei piccoli dettagli. Poi sono approdato alla Fiorentina, dove ho imparato la gestione dell'atleta dentro e fuori dal campo. Dopo l'esperienza da respondabile a Firenze sono andato a Roma, e la prorpietà americana aveva l'obiettivo di valorizzare il calciatore partendo dalle basi. Il mio modello è stato interrotto con forza dal Milan, che è venuto a strapparmi e mi ha portato qui per ricreare le condizioni giuste per mettere a disposizione le mie competenze. Dobbiamo diventare protagonisti nel nostro paese e anche a livello internazionale".

"I veri risultati del vivaio sono i calciatori che vanno in prima squadra e diventano valore economico e tecnico. Ovviamente quello che si ottiene in campo è uno strumento importante per sviluppare l'attitudine da vincente. Il risultato fine a se stesso non serve a nulla, ma nel contesto più ampio è determinante: il Milan non può che giocare per vincere, la mentalità è il dominio del gioco e la voglia di crescere per superare qualsiasi avversario. Così si crea il modello da presentare. Il senso di appartenenza è importantissimo, ti aiuta a far sentire la maglia cucita addosso. Se reclutiamo calciatori che sono già tifosi del Milan siamo avvantaggiati, ma non sempre accade: il compito lì è di farli calare rapidamente in quel contesto, affinchè il calciatore respiri rossonero e capisca i valori del Milan".

"Un grande club deve investire costantemente nella formazione del personale. I ragazzi sono la nostra materia prima, le persone che operano devono essere formate dal club per essere all'altezza. Giorgio Furlani è molto sensibile a questi temi, vuole che il Milan sia leader assoluto. Mi sono confrontato anche con Moncada e D'Ottavio, la visione è univoca: il feeling è importante".

"Il mio approccio al lavoro è scientifico: oggi abbiamo strumenti e parametri per ridurre le variabili che incidono nella formazione del calciatore. Non bisogna essere scienziati, il calcio non è una scienza, ma deve utilizzarle tutte per rendere il calciatore migliore".

"Il centro sportivo? Siamo all'avanguardia con lo Sportcenter a Milanello per la Primavera. Le altre squadre si allenano al Vismara, che necessità di qualche intervento di restyling per essere rinnovato ed essere adeguato al blasone del Milan: entro fine stagione avremo completato anche questo lavoro".

"Oggi non ci si allena abbastanza. C'è poca attività motoria a livello generale, quando reclutiamo i calciatori li portiamo a un regime in cui ci alleniamo poco, ma di più non possiamo fare. Serve allenarsi di più e meglio, noi abbiamo avviato un programma dedicato, ringrazio i miei collaboratori perché hanno ascoltato le mie idee".

"Quale il mio sogno? Nella prossima intervista spero di poter dire di averlo realizzato. Lavorare qui è un sogno, essere all'altezza del Milan è un sogno: dobbiamo fare in modo che i nostri ragazzi siano consapevoli che far parte del Milan è un privilegio".
Mi è piaciuta l'intervista, mi sembra l'uomo giusto per far fare uno step alle giovanili. Buono che si investa nel restyling del Vismara. Speriamo che arrivi anche questa benedetta under 23...

Ma Moncada sarebbe in grado di fare un'intervista del genere parlando della prima squadra? Mah...
 

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