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Il Giornale riferisce che il Pd di Elly Schlein ha schierato sette candidati di origine bengalese per le comunali di Venezia, con volantini in lingua bangla che esordiscono con l'invocazione "Nel nome di Allah, il misericordioso, il compassionevole" e l'appello "Assalamu Alaikum a tutti i residenti di Marghera-Venezia: mettete una croce sul simbolo del Pd". Il testo evidenzia che l'obiettivo dichiarato è "fare la moschea, vogliamo che i nostri figli si sentano a casa e non stranieri", con riferimento a un progetto da 20 milioni per un centro che ambisce a essere tra i più grandi d’Europa. Sul tema l’europarlamentare leghista Anna Maria Cisint ha dichiarato: "Il Pd a Venezia è il nuovo partito islamico, candida ed elemosina voti in nome di Allah; vogliono portare l'islamismo dentro le nostre istituzioni per realizzare moschee, non glielo permetteremo". Di contro, la candidata Sumya Begun ha definito lo slogan "no moschea" della Lega "vergognoso", sostenendo che i mezzi pubblici usati per i manifesti diventano "veicoli di odio razziale e culturale". Mentre Andrea Martella, candidato sindaco del centrosinistra, conta su questa rete elettorale, Anna Maria Cisint ribadisce che "si vuole portare Allah in Comune" e Galeazzo Bignami di Fdi ha rilanciato la questione a livello nazionale sottolineando come i dem stiano ampliando questa corrente interna.