generale Boni a Inside Over:
"Il quadro è molto critico. Sull’asse di Sloviansk e Kramatorsk, i russi stanno ormai creando le condizioni per accerchiamenti successivi, aggirando le principali linee difensive del Donbass. Di fatto, il destino di quel dispositivo difensivo è segnato. Assistiamo a episodi di resa, anche di intere brigate ucraine, che spesso non ricevono più il necessario supporto logistico. A tutto ciò si aggiunge la drammatica carenza di personale: ormai da mesi, se non da anni, si recluta con la violenza, mandando al fronte soldati con pochissimo addestramento. La situazione nel Donbass è compromessa
Se guardiamo al quadro generale, i russi hanno l’iniziativa su tutti i settori critici del fronte. Leggevo anche di importanti avanzate russe nella regione di Kharkiv e nel settore di Zaporizhzhia. Quindi, sì, i russi stanno dettando il passo su tutto lo sviluppo del fronte
Un altro punto critico è il Mar Nero. Che impatto ha il blocco navale su Odessa?
“Questo è forse l’elemento che completa il quadro di estrema difficoltà per gli ucraini. Con il blocco navale di Odessa, colpendo i terminali marittimi e le navi che trasportano il grano, e colpendo i vettori che portano rinforzi e aiuti militari, i russi hanno provocato il tracollo del settore economico più importante dell’Ucraina. Non parlo solo dei danni fisici al sistema portuale, ma del fatto che le compagnie di assicurazione ora si rifiutano di assicurare le navi. Questo blocco navale indiretto paralizzerà l’Ucraina probabilmente fino alla fine del conflitto, isolandola di fatto. È come se i russi l’avessero già conquistata sotto questo profilo”.
Si è sempre detto e scritto che i russi, nel Mar Nero, hanno perso la loro guerra.
“Va precisato che la componente navale nel conflitto russo-ucraino non è mai stata troppo rilevante, perché è un conflitto prevalentemente aereo-terrestre. I russi, nei primi momenti della guerra, subirono ingenti danni dalla flotta ucraina e si ritirarono verso Est per evitare altri rischi. Ma ora, con le iniziative su Odessa, si rischia di isolare completamente l’Ucraina, dando ai russi il controllo anche di quella regione. È una svolta importante”.
Gli ucraini avevano predisposto itinerari terrestri alternativi, giusto?
“Sì, avevano studiato percorsi ferroviari che dai porti di Odessa portavano verso la Romania (Costanza) e verso la Polonia, per differenziare i flussi commerciali verso Ovest. Il problema è che questi nuovi itinerari possono trasportare al massimo un sesto del volume commerciale che passava per i porti ucraini. Questo ci dà la dimensione di quanto sia difficile riorientare tutto il flusso logistico e commerciale via terra”.
Parliamo di difesa aerea. Kiev chiede più sistemi Patriot. Sono la soluzione?
“Bisogna fare un distinguo. I Patriot sono efficaci come difesa aerea convenzionale, ma contro i missili ipersonici russi sono assolutamente inefficaci. È un dato oggettivo. Anche se l’Ucraina disponesse di migliaia di intercettori – fermo restando che per abbattere un missile ne servono dai 3 ai 5, con costi milionari – il problema non è intercettare il corpo del missile, ma la testata, che viaggiando a velocità ipersoniche non è di fatto intercettabile. Quindi, quando Zelensky dice che i morti di Kiev sarebbero stati evitati con più difese aeree, purtroppo è tutto da dimostrare. Se vengono usati missili ipersonici, non c’è nulla da fare”.
La comunicazione strategica occidentale sembra però molto assertiva. Pensi alla campagna ucraina contro le raffinerie russe…
“Esattamente. La narrazione occidentale continua a dipingere l’Ucraina come vittoriosa. Ma la campagna ucraina contro le raffinerie russe non sta dando i risultati attesi. I 40 giorni di attacchi hanno colpito punti non vitali, che vengono riparati rapidamente. L’effetto visivo è spettacolare, ma l’influenza sugli approvvigionamenti energetici delle truppe russe è pari a zero. Si è creato qualche disagio in qualche stazione di servizio, ma non certo effetti strategici”.
Il ministro ucraino ha detto che questa campagna finirà la guerra entro l’autunno…
“Mettere sullo stesso piano i danni subiti da Ucraina e Russia è sbagliato. L’Ucraina è devastata, rischia di diventare un Paese invivibile. La Russia, invece, non ha ricevuto lo stesso livello di danni. Si parla ora di colpire obiettivi civili come i magazzini di Wildberries per provocare malcontento, ma è una strategia di escalation discutibile”.
Si parla addirittura di colpire in territorio russo i lanciatori di missili balistici. È possibile?
“Questa ipotesi è già nell’aria. Se gli Stati Uniti dovessero dare il via libera, sarebbe un’ulteriore escalation, gettando benzina sul fuoco. Si tratta di un’idea che circola già dal 2023, dopo il fallimento della controffensiva ucraina. Ma colpire in profondità il territorio russo provocherebbe risposte ancora più devastanti per l’Ucraina. È un gioco pericoloso”.
In conclusione, qual è il destino dell’Ucraina?
“Zelensky sta accettando il sacrificio dei suoi soldati e della sua popolazione per continuare a essere la pedina occidentale per sconfiggere la Russia. Alla fine, così facendo, dell’Ucraina però rimarrà ben poco”.
Ultima domanda: sul fronte tecnologico, cosa ci dice della corsa ai sistemi satellitari come Starlink?
“La Russia sta sviluppando un proprio sistema di satelliti a bassa quota, colmando un gap che inizialmente aveva. È già operativo in alcune zone del fronte. Questo sistema integrerà l’osservazione satellitare convenzionale e servirà a sorvegliare i territori conquistati. È interessante notare che anche Elon Musk ha fatto un passo indietro sull’uso di Starlink per missioni offensive in profondità”.