Tomori e Saele:"Il Milan, il derby, Leao, Allegri e Pulisic...".

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Continua senza alcuna sosta la pioggia di dichiarazioni pre derby. Oggi è il turno di Tomori e Saele

Fikayo Tomori ripercorre con emozione il suo arrivo al Milan nel gennaio 2021, ricordando lo shock surreale della telefonata di Paolo Maldini: "È stato un momento surreale. Lo guardavo in TV, avevo sentito così tante storie. Una leggenda del Milan! E lui: 'Sì, vogliamo ingaggiarti per il Milan'. Quando sono arrivato, ho firmato in prestito e con un prestito non si sa mai cosa può succedere". A distanza di cinque anni, il difensore inglese conserva ricordi indelebili, su tutti lo Scudetto del 2022: "La sfilata con il pullman doveva durare due ore. Alla fine siamo rimasti cinque perché c'era tantissima gente per strada. Siamo arrivati al Duomo e l'unica volta che l'avevo visto prima era con i turisti che scattavano foto. Siamo arrivati ed era pieno. Non si vedeva il pavimento. C'erano solo gente, fuochi d'artificio e rumore. Ho pensato: 'Questa è una vera istituzione del calcio. Questa è vera passione e amore'".

Il legame con la storia rossonera è alimentato quotidianamente dall'atmosfera di Milanello: "È la prima cosa che ti colpisce. Le immagini di tutte le serate di Champions League. Vedi Maldini, Franco Baresi, Andriy Shevchenko, Kakà. Tutte queste leggende. Tutti questi trofei. Tutti questi ricordi. Questo posto è storia ed eredità. Fa parte della cultura. È una bella sensazione semplicemente perché tutti questi grandi giocatori erano qui, hanno percorso gli stessi gradini, gli stessi corridoi, hanno visto le stesse cose e giocato sugli stessi campi". Un senso di appartenenza che è nato fin dal suo esordio nel derby di Coppa Italia: "C'era il Covid e i tifosi sono venuti al campo di allenamento. Questo non succede in Inghilterra. Sventolano bandiere, hanno esposto striscioni e tutto il resto. Immediatamente, succede e pensi: 'Questa è una partita diversa. Il derby è diverso'. Poi arrivi allo stadio. Sei sull'autobus e senti i tifosi che tifavano. All'inizio ho pensato: 'Aspetta, cosa sta succedendo qui?'".

San Siro rappresenta per Tomori il coronamento di un sogno d'infanzia, quando da piccolo lo sceglieva nei videogiochi: "Ricordo la prima partita che ho giocato a San Siro dopo il ritorno dei tifosi sugli spalti dopo la pandemia. Credo fosse contro il Cagliari. Lo stadio era pieno e ho pensato: 'Phwoar'. Da piccolo giocavo a FIFA. Potevi scegliere lo stadio in cui giocare e – non so – era Manchester United contro Chelsea, ma potevi anche scegliere di giocare a San Siro. Lo facevo spesso con i miei cugini e pensavo: 'Wow! Eccolo. Questo è San Siro!'. La Curva Sud? Non esiste in Inghilterra. Avere questi tifosi ultra appassionati che cantano per 90 minuti. Anzi di più perchè sono lì prima del riscaldamento e sono lì dopo la partita. Anche questo di per sé è un altro dettaglio che rende la partita così speciale. Mi sembra di averne parlato anche ai miei amici, ma non hanno mai capito veramente cosa stessi dicendo finché non sono venuti allo stadio".

Sul piano tecnico, Tomori spiega la filosofia portata da Massimiliano Allegri: "Ha detto: 'La scorsa stagione abbiamo segnato, non so, più di 80 gol. Queste sono le statistiche della Champions League. Tuttavia, ne abbiamo subiti più di 40. Questo significa il sesto posto o forse, in un anno buono, il quarto'. Ha aggiunto: 'Questo non vuol dire che i difensori siano scarsi o che non stiano facendo il loro lavoro, il portiere non sta facendo il suo. Vuol dire che tutta la squadra deve avere la mentalità che non possiamo subire così tanti gol perché se non ne subiamo così tanti, saremo in testa alla classifica, soprattutto con i giocatori che abbiamo in attacco'".

Il difensore si sofferma poi sui suoi compagni di reparto avanzato. Su Rafael Leao osserva: "Era quasi come se non sapesse quanto fosse bravo perché tutto gli veniva naturale. È uscito dal grembo materno ed è così che ha imparato a giocare a calcio. Semplicemente non sapeva come usare quello che aveva. Tutti se ne sono accorti l'anno in cui abbiamo vinto lo Scudetto, quasi come se avesse capito: 'Wow. Posso farcela! Posso farcela!'". Per quanto riguarda Christian Pulisic, Tomori aggiunge: "La gente lo sottovaluta. La gente non si rende conto di quanto sia veloce. Non si rende conto di quanto sia bravo con la palla, di quanto sia intelligente. Te ne rendi conto solo quando ti segna un gol. Lo conoscevo dai tempi del Chelsea. Puli è un professionista di altissimo livello. Un ragazzo davvero di altissimo livello. Vuole sempre migliorare. Se sbaglia un tiro in allenamento, si chiede: 'Perché l'ho fatto?'. Ma è davvero calmo e piacevole stargli accanto, è molto equilibrato. Il suo rapporto gol/minuto è incredibile e, nonostante gli infortuni in questa stagione, ogni volta che è stato chiamato in causa, ha fatto la sua parte. So che per lui è stato frustrante essere infortunato e anche per noi è stato frustrante perché lui è stato incredibile".

Infine, lo sguardo è rivolto al sogno Mondiale con l'Inghilterra: "Io e il ct Tuchel abbiamo parlato qualche mese fa e ha detto sono in corsa e che non c'è molto da fare, solo andare avanti. Nel calcio e nella vita può succedere di tutto. Sono concentrato su me stesso, faccio del mio meglio per aiutare me stesso, per aiutare il Milan. E poi, come ho detto, spero di essere convocato".


Alexis Saelemaekers in una lunga intervista a Dazn si racconta:

Il giocatore ha innanzitutto descritto il suo temperamento viscerale: "Tante persone mi dicono che sul campo sono una persona diversa rispetto a quella che sono fuori. È una cosa che non mi pesa, ma un po' mi dispiace perché la gente non può conoscermi veramente. Io quando faccio le cose le faccio sempre al 100% e con tanta emozione, per questo a volte non so regolarmi". Un carattere che risente anche dell'influenza familiare, sebbene il rapporto con il padre sia spesso all’insegna del confronto calcistico: "All'inizio era difficile perché essendo giovane parlavo tanto di calcio. Poi hanno capito che per me è importante parlare di altro per staccare, anche perché se si parla di quello io e mio papà litighiamo, non abbiamo la stessa visione (ride, ndr). Non ha mai giocato a calcio, ma pensa di essere Cristiano Ronaldo e Messi, che prendi la palla e salti facilmente 4 giocatori".

Guardando al futuro e ai traguardi personali, l'esterno rossonero non nasconde le proprie ambizioni: "Mi piace il golf, con Pulisic abbiamo detto che saremmo dovuti andare, ma ancora… Lo faremo con le giornate più belle. Lo Scudetto con il Milan è stata la cosa più importante per me, così come il trofeo MVP del match contro il Salisburgo. Ho ancora un po' di spazio per un altro trofeo nella mia parete, speriamo di mettercelo tra poco (ride, ndr)". La consapevolezza del proprio percorso è maturata attraverso tappe fondamentali come Bologna: "In una parola la definirei… Sorpresa. Era un momento in cui mi ero sentito un po' messo fuori dal Milan, anche per colpa mia, ma non mi sentivo più me stesso. Essendo uno del Milan, quando arrivi al Bologna pensi che farai la differenza, so che sono un giocatore di alto livello. I giocatori che erano intorno a me però lavoravano talmente tanto che erano di alto livello e io non facendolo ho realizzato quanto sia importante. È stata dura all'inizio, mi innervosivo un po', ero molto più emotivo. Bologna è stato il primo passo più importante della mia carriera".

Sull'esperienza alla Roma, Saelemaekers usa parole misurate: "La Roma? In una parola direi maturità. Loro hanno visto il mio atteggiamento come una cosa contro di loro… Sono sempre rimasto lo stesso, ma non lo hanno accettato e lo capisco. Anche io, tifando una squadra, qualora avessi visto un mio ex giocatore fare ciò che ho fatto io, forse avrei reagito ugualmente, ma ci tengo a ringraziarli tantissimo. Non ho mai avuto un pensiero negativo verso i giallorossi, ho fatto di tutto per la maglia che indossavo". Per il belga, il Milan resta però "Casa". Un rapporto viscerale che passa anche per la gestione delle critiche social: "Se leggo i messaggi su Instagram? Sì, non tutti perché ce ne sono troppi, ma ogni tanto… I commenti invece no, a volte velocemente perché qualcuno fa ridere. Io gestisco i social da solo, ma a volte ti fa male leggere certe cose. Un giornalista scrisse che i miei atteggiamenti erano colpa dei miei genitori… Avrei voluto rispondere tante volte, ma mi dico: 'Perché dargli la soddisfazione che lui cerca?'. La cosa più intelligente è far vedere che non ti interessa".

Infine, spazio alle dinamiche di spogliatoio e alla rivalità cittadina. Sul legame con l'ex compagno Calhanoglu chiarisce: "Ho sempre avuto un bel rapporto con Calhanoglu, è uno dei primi che quando avevo 20 anni mi ha aiutato tanto, mi ha presentato la sua famiglia. Ovviamente quando ha cambiato lo abbiamo un po' perso perché abbiamo programmi differenti, ma non perché non siamo più amici". Sul derby, ammette che l'attesa monopolizza ogni pensiero: "Derby? La rivalità ci sarà sempre. Quando inizia la settimana prima del derby l'Inter è sempre in una parte della tua testa, che tu sia al campo, a casa, a letto… Prima di una partita così c'è talmente concentrazione che di solito c'è silenzio, nessuno parla. Quando ti siedi a mangiare sai che fa la differenza per la domenica, quanto dormi… Provi a fare tutto al 100%". Parole di stima sono riservate anche al suo attuale tecnico: "Allegri com'è? Per me è speciale, nel senso che è unico. Il modo in cui vede il calcio, il suo atteggiamento con i giocatori… Dal punto di vista umano è tra i migliori che ho visto, come scherza, come è serio, gestisce la cosa perfettamente. Mi chiama Scheggia perché vado sempre al 100%".

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Continua senza alcuna sosta la pioggia di dichiarazioni pre derby. Oggi è il turno di Tomori e Saele

Fikayo Tomori ripercorre con emozione il suo arrivo al Milan nel gennaio 2021, ricordando lo shock surreale della telefonata di Paolo Maldini: "È stato un momento surreale. Lo guardavo in TV, avevo sentito così tante storie. Una leggenda del Milan! E lui: 'Sì, vogliamo ingaggiarti per il Milan'. Quando sono arrivato, ho firmato in prestito e con un prestito non si sa mai cosa può succedere". A distanza di cinque anni, il difensore inglese conserva ricordi indelebili, su tutti lo Scudetto del 2022: "La sfilata con il pullman doveva durare due ore. Alla fine siamo rimasti cinque perché c'era tantissima gente per strada. Siamo arrivati al Duomo e l'unica volta che l'avevo visto prima era con i turisti che scattavano foto. Siamo arrivati ed era pieno. Non si vedeva il pavimento. C'erano solo gente, fuochi d'artificio e rumore. Ho pensato: 'Questa è una vera istituzione del calcio. Questa è vera passione e amore'".

Il legame con la storia rossonera è alimentato quotidianamente dall'atmosfera di Milanello: "È la prima cosa che ti colpisce. Le immagini di tutte le serate di Champions League. Vedi Maldini, Franco Baresi, Andriy Shevchenko, Kakà. Tutte queste leggende. Tutti questi trofei. Tutti questi ricordi. Questo posto è storia ed eredità. Fa parte della cultura. È una bella sensazione semplicemente perché tutti questi grandi giocatori erano qui, hanno percorso gli stessi gradini, gli stessi corridoi, hanno visto le stesse cose e giocato sugli stessi campi". Un senso di appartenenza che è nato fin dal suo esordio nel derby di Coppa Italia: "C'era il Covid e i tifosi sono venuti al campo di allenamento. Questo non succede in Inghilterra. Sventolano bandiere, hanno esposto striscioni e tutto il resto. Immediatamente, succede e pensi: 'Questa è una partita diversa. Il derby è diverso'. Poi arrivi allo stadio. Sei sull'autobus e senti i tifosi che tifavano. All'inizio ho pensato: 'Aspetta, cosa sta succedendo qui?'".

San Siro rappresenta per Tomori il coronamento di un sogno d'infanzia, quando da piccolo lo sceglieva nei videogiochi: "Ricordo la prima partita che ho giocato a San Siro dopo il ritorno dei tifosi sugli spalti dopo la pandemia. Credo fosse contro il Cagliari. Lo stadio era pieno e ho pensato: 'Phwoar'. Da piccolo giocavo a FIFA. Potevi scegliere lo stadio in cui giocare e – non so – era Manchester United contro Chelsea, ma potevi anche scegliere di giocare a San Siro. Lo facevo spesso con i miei cugini e pensavo: 'Wow! Eccolo. Questo è San Siro!'. La Curva Sud? Non esiste in Inghilterra. Avere questi tifosi ultra appassionati che cantano per 90 minuti. Anzi di più perchè sono lì prima del riscaldamento e sono lì dopo la partita. Anche questo di per sé è un altro dettaglio che rende la partita così speciale. Mi sembra di averne parlato anche ai miei amici, ma non hanno mai capito veramente cosa stessi dicendo finché non sono venuti allo stadio".

Sul piano tecnico, Tomori spiega la filosofia portata da Massimiliano Allegri: "Ha detto: 'La scorsa stagione abbiamo segnato, non so, più di 80 gol. Queste sono le statistiche della Champions League. Tuttavia, ne abbiamo subiti più di 40. Questo significa il sesto posto o forse, in un anno buono, il quarto'. Ha aggiunto: 'Questo non vuol dire che i difensori siano scarsi o che non stiano facendo il loro lavoro, il portiere non sta facendo il suo. Vuol dire che tutta la squadra deve avere la mentalità che non possiamo subire così tanti gol perché se non ne subiamo così tanti, saremo in testa alla classifica, soprattutto con i giocatori che abbiamo in attacco'".

Il difensore si sofferma poi sui suoi compagni di reparto avanzato. Su Rafael Leao osserva: "Era quasi come se non sapesse quanto fosse bravo perché tutto gli veniva naturale. È uscito dal grembo materno ed è così che ha imparato a giocare a calcio. Semplicemente non sapeva come usare quello che aveva. Tutti se ne sono accorti l'anno in cui abbiamo vinto lo Scudetto, quasi come se avesse capito: 'Wow. Posso farcela! Posso farcela!'". Per quanto riguarda Christian Pulisic, Tomori aggiunge: "La gente lo sottovaluta. La gente non si rende conto di quanto sia veloce. Non si rende conto di quanto sia bravo con la palla, di quanto sia intelligente. Te ne rendi conto solo quando ti segna un gol. Lo conoscevo dai tempi del Chelsea. Puli è un professionista di altissimo livello. Un ragazzo davvero di altissimo livello. Vuole sempre migliorare. Se sbaglia un tiro in allenamento, si chiede: 'Perché l'ho fatto?'. Ma è davvero calmo e piacevole stargli accanto, è molto equilibrato. Il suo rapporto gol/minuto è incredibile e, nonostante gli infortuni in questa stagione, ogni volta che è stato chiamato in causa, ha fatto la sua parte. So che per lui è stato frustrante essere infortunato e anche per noi è stato frustrante perché lui è stato incredibile".

Infine, lo sguardo è rivolto al sogno Mondiale con l'Inghilterra: "Io e il ct Tuchel abbiamo parlato qualche mese fa e ha detto sono in corsa e che non c'è molto da fare, solo andare avanti. Nel calcio e nella vita può succedere di tutto. Sono concentrato su me stesso, faccio del mio meglio per aiutare me stesso, per aiutare il Milan. E poi, come ho detto, spero di essere convocato".


Alexis Saelemaekers in una lunga intervista a Dazn si racconta:

Il giocatore ha innanzitutto descritto il suo temperamento viscerale: "Tante persone mi dicono che sul campo sono una persona diversa rispetto a quella che sono fuori. È una cosa che non mi pesa, ma un po' mi dispiace perché la gente non può conoscermi veramente. Io quando faccio le cose le faccio sempre al 100% e con tanta emozione, per questo a volte non so regolarmi". Un carattere che risente anche dell'influenza familiare, sebbene il rapporto con il padre sia spesso all’insegna del confronto calcistico: "All'inizio era difficile perché essendo giovane parlavo tanto di calcio. Poi hanno capito che per me è importante parlare di altro per staccare, anche perché se si parla di quello io e mio papà litighiamo, non abbiamo la stessa visione (ride, ndr). Non ha mai giocato a calcio, ma pensa di essere Cristiano Ronaldo e Messi, che prendi la palla e salti facilmente 4 giocatori".

Guardando al futuro e ai traguardi personali, l'esterno rossonero non nasconde le proprie ambizioni: "Mi piace il golf, con Pulisic abbiamo detto che saremmo dovuti andare, ma ancora… Lo faremo con le giornate più belle. Lo Scudetto con il Milan è stata la cosa più importante per me, così come il trofeo MVP del match contro il Salisburgo. Ho ancora un po' di spazio per un altro trofeo nella mia parete, speriamo di mettercelo tra poco (ride, ndr)". La consapevolezza del proprio percorso è maturata attraverso tappe fondamentali come Bologna: "In una parola la definirei… Sorpresa. Era un momento in cui mi ero sentito un po' messo fuori dal Milan, anche per colpa mia, ma non mi sentivo più me stesso. Essendo uno del Milan, quando arrivi al Bologna pensi che farai la differenza, so che sono un giocatore di alto livello. I giocatori che erano intorno a me però lavoravano talmente tanto che erano di alto livello e io non facendolo ho realizzato quanto sia importante. È stata dura all'inizio, mi innervosivo un po', ero molto più emotivo. Bologna è stato il primo passo più importante della mia carriera".

Sull'esperienza alla Roma, Saelemaekers usa parole misurate: "La Roma? In una parola direi maturità. Loro hanno visto il mio atteggiamento come una cosa contro di loro… Sono sempre rimasto lo stesso, ma non lo hanno accettato e lo capisco. Anche io, tifando una squadra, qualora avessi visto un mio ex giocatore fare ciò che ho fatto io, forse avrei reagito ugualmente, ma ci tengo a ringraziarli tantissimo. Non ho mai avuto un pensiero negativo verso i giallorossi, ho fatto di tutto per la maglia che indossavo". Per il belga, il Milan resta però "Casa". Un rapporto viscerale che passa anche per la gestione delle critiche social: "Se leggo i messaggi su Instagram? Sì, non tutti perché ce ne sono troppi, ma ogni tanto… I commenti invece no, a volte velocemente perché qualcuno fa ridere. Io gestisco i social da solo, ma a volte ti fa male leggere certe cose. Un giornalista scrisse che i miei atteggiamenti erano colpa dei miei genitori… Avrei voluto rispondere tante volte, ma mi dico: 'Perché dargli la soddisfazione che lui cerca?'. La cosa più intelligente è far vedere che non ti interessa".

Infine, spazio alle dinamiche di spogliatoio e alla rivalità cittadina. Sul legame con l'ex compagno Calhanoglu chiarisce: "Ho sempre avuto un bel rapporto con Calhanoglu, è uno dei primi che quando avevo 20 anni mi ha aiutato tanto, mi ha presentato la sua famiglia. Ovviamente quando ha cambiato lo abbiamo un po' perso perché abbiamo programmi differenti, ma non perché non siamo più amici". Sul derby, ammette che l'attesa monopolizza ogni pensiero: "Derby? La rivalità ci sarà sempre. Quando inizia la settimana prima del derby l'Inter è sempre in una parte della tua testa, che tu sia al campo, a casa, a letto… Prima di una partita così c'è talmente concentrazione che di solito c'è silenzio, nessuno parla. Quando ti siedi a mangiare sai che fa la differenza per la domenica, quanto dormi… Provi a fare tutto al 100%". Parole di stima sono riservate anche al suo attuale tecnico: "Allegri com'è? Per me è speciale, nel senso che è unico. Il modo in cui vede il calcio, il suo atteggiamento con i giocatori… Dal punto di vista umano è tra i migliori che ho visto, come scherza, come è serio, gestisce la cosa perfettamente. Mi chiama Scheggia perché vado sempre al 100%".

Sto Leao devono ficcarlo in tutte le interviste

Quando avrà 40 anni chiederanno ancora dei margini di crescita di Leao
 
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Continua senza alcuna sosta la pioggia di dichiarazioni pre derby. Oggi è il turno di Tomori e Saele

Fikayo Tomori ripercorre con emozione il suo arrivo al Milan nel gennaio 2021, ricordando lo shock surreale della telefonata di Paolo Maldini: "È stato un momento surreale. Lo guardavo in TV, avevo sentito così tante storie. Una leggenda del Milan! E lui: 'Sì, vogliamo ingaggiarti per il Milan'. Quando sono arrivato, ho firmato in prestito e con un prestito non si sa mai cosa può succedere". A distanza di cinque anni, il difensore inglese conserva ricordi indelebili, su tutti lo Scudetto del 2022: "La sfilata con il pullman doveva durare due ore. Alla fine siamo rimasti cinque perché c'era tantissima gente per strada. Siamo arrivati al Duomo e l'unica volta che l'avevo visto prima era con i turisti che scattavano foto. Siamo arrivati ed era pieno. Non si vedeva il pavimento. C'erano solo gente, fuochi d'artificio e rumore. Ho pensato: 'Questa è una vera istituzione del calcio. Questa è vera passione e amore'".

Il legame con la storia rossonera è alimentato quotidianamente dall'atmosfera di Milanello: "È la prima cosa che ti colpisce. Le immagini di tutte le serate di Champions League. Vedi Maldini, Franco Baresi, Andriy Shevchenko, Kakà. Tutte queste leggende. Tutti questi trofei. Tutti questi ricordi. Questo posto è storia ed eredità. Fa parte della cultura. È una bella sensazione semplicemente perché tutti questi grandi giocatori erano qui, hanno percorso gli stessi gradini, gli stessi corridoi, hanno visto le stesse cose e giocato sugli stessi campi". Un senso di appartenenza che è nato fin dal suo esordio nel derby di Coppa Italia: "C'era il Covid e i tifosi sono venuti al campo di allenamento. Questo non succede in Inghilterra. Sventolano bandiere, hanno esposto striscioni e tutto il resto. Immediatamente, succede e pensi: 'Questa è una partita diversa. Il derby è diverso'. Poi arrivi allo stadio. Sei sull'autobus e senti i tifosi che tifavano. All'inizio ho pensato: 'Aspetta, cosa sta succedendo qui?'".

San Siro rappresenta per Tomori il coronamento di un sogno d'infanzia, quando da piccolo lo sceglieva nei videogiochi: "Ricordo la prima partita che ho giocato a San Siro dopo il ritorno dei tifosi sugli spalti dopo la pandemia. Credo fosse contro il Cagliari. Lo stadio era pieno e ho pensato: 'Phwoar'. Da piccolo giocavo a FIFA. Potevi scegliere lo stadio in cui giocare e – non so – era Manchester United contro Chelsea, ma potevi anche scegliere di giocare a San Siro. Lo facevo spesso con i miei cugini e pensavo: 'Wow! Eccolo. Questo è San Siro!'. La Curva Sud? Non esiste in Inghilterra. Avere questi tifosi ultra appassionati che cantano per 90 minuti. Anzi di più perchè sono lì prima del riscaldamento e sono lì dopo la partita. Anche questo di per sé è un altro dettaglio che rende la partita così speciale. Mi sembra di averne parlato anche ai miei amici, ma non hanno mai capito veramente cosa stessi dicendo finché non sono venuti allo stadio".

Sul piano tecnico, Tomori spiega la filosofia portata da Massimiliano Allegri: "Ha detto: 'La scorsa stagione abbiamo segnato, non so, più di 80 gol. Queste sono le statistiche della Champions League. Tuttavia, ne abbiamo subiti più di 40. Questo significa il sesto posto o forse, in un anno buono, il quarto'. Ha aggiunto: 'Questo non vuol dire che i difensori siano scarsi o che non stiano facendo il loro lavoro, il portiere non sta facendo il suo. Vuol dire che tutta la squadra deve avere la mentalità che non possiamo subire così tanti gol perché se non ne subiamo così tanti, saremo in testa alla classifica, soprattutto con i giocatori che abbiamo in attacco'".

Il difensore si sofferma poi sui suoi compagni di reparto avanzato. Su Rafael Leao osserva: "Era quasi come se non sapesse quanto fosse bravo perché tutto gli veniva naturale. È uscito dal grembo materno ed è così che ha imparato a giocare a calcio. Semplicemente non sapeva come usare quello che aveva. Tutti se ne sono accorti l'anno in cui abbiamo vinto lo Scudetto, quasi come se avesse capito: 'Wow. Posso farcela! Posso farcela!'". Per quanto riguarda Christian Pulisic, Tomori aggiunge: "La gente lo sottovaluta. La gente non si rende conto di quanto sia veloce. Non si rende conto di quanto sia bravo con la palla, di quanto sia intelligente. Te ne rendi conto solo quando ti segna un gol. Lo conoscevo dai tempi del Chelsea. Puli è un professionista di altissimo livello. Un ragazzo davvero di altissimo livello. Vuole sempre migliorare. Se sbaglia un tiro in allenamento, si chiede: 'Perché l'ho fatto?'. Ma è davvero calmo e piacevole stargli accanto, è molto equilibrato. Il suo rapporto gol/minuto è incredibile e, nonostante gli infortuni in questa stagione, ogni volta che è stato chiamato in causa, ha fatto la sua parte. So che per lui è stato frustrante essere infortunato e anche per noi è stato frustrante perché lui è stato incredibile".

Infine, lo sguardo è rivolto al sogno Mondiale con l'Inghilterra: "Io e il ct Tuchel abbiamo parlato qualche mese fa e ha detto sono in corsa e che non c'è molto da fare, solo andare avanti. Nel calcio e nella vita può succedere di tutto. Sono concentrato su me stesso, faccio del mio meglio per aiutare me stesso, per aiutare il Milan. E poi, come ho detto, spero di essere convocato".


Alexis Saelemaekers in una lunga intervista a Dazn si racconta:

Il giocatore ha innanzitutto descritto il suo temperamento viscerale: "Tante persone mi dicono che sul campo sono una persona diversa rispetto a quella che sono fuori. È una cosa che non mi pesa, ma un po' mi dispiace perché la gente non può conoscermi veramente. Io quando faccio le cose le faccio sempre al 100% e con tanta emozione, per questo a volte non so regolarmi". Un carattere che risente anche dell'influenza familiare, sebbene il rapporto con il padre sia spesso all’insegna del confronto calcistico: "All'inizio era difficile perché essendo giovane parlavo tanto di calcio. Poi hanno capito che per me è importante parlare di altro per staccare, anche perché se si parla di quello io e mio papà litighiamo, non abbiamo la stessa visione (ride, ndr). Non ha mai giocato a calcio, ma pensa di essere Cristiano Ronaldo e Messi, che prendi la palla e salti facilmente 4 giocatori".

Guardando al futuro e ai traguardi personali, l'esterno rossonero non nasconde le proprie ambizioni: "Mi piace il golf, con Pulisic abbiamo detto che saremmo dovuti andare, ma ancora… Lo faremo con le giornate più belle. Lo Scudetto con il Milan è stata la cosa più importante per me, così come il trofeo MVP del match contro il Salisburgo. Ho ancora un po' di spazio per un altro trofeo nella mia parete, speriamo di mettercelo tra poco (ride, ndr)". La consapevolezza del proprio percorso è maturata attraverso tappe fondamentali come Bologna: "In una parola la definirei… Sorpresa. Era un momento in cui mi ero sentito un po' messo fuori dal Milan, anche per colpa mia, ma non mi sentivo più me stesso. Essendo uno del Milan, quando arrivi al Bologna pensi che farai la differenza, so che sono un giocatore di alto livello. I giocatori che erano intorno a me però lavoravano talmente tanto che erano di alto livello e io non facendolo ho realizzato quanto sia importante. È stata dura all'inizio, mi innervosivo un po', ero molto più emotivo. Bologna è stato il primo passo più importante della mia carriera".

Sull'esperienza alla Roma, Saelemaekers usa parole misurate: "La Roma? In una parola direi maturità. Loro hanno visto il mio atteggiamento come una cosa contro di loro… Sono sempre rimasto lo stesso, ma non lo hanno accettato e lo capisco. Anche io, tifando una squadra, qualora avessi visto un mio ex giocatore fare ciò che ho fatto io, forse avrei reagito ugualmente, ma ci tengo a ringraziarli tantissimo. Non ho mai avuto un pensiero negativo verso i giallorossi, ho fatto di tutto per la maglia che indossavo". Per il belga, il Milan resta però "Casa". Un rapporto viscerale che passa anche per la gestione delle critiche social: "Se leggo i messaggi su Instagram? Sì, non tutti perché ce ne sono troppi, ma ogni tanto… I commenti invece no, a volte velocemente perché qualcuno fa ridere. Io gestisco i social da solo, ma a volte ti fa male leggere certe cose. Un giornalista scrisse che i miei atteggiamenti erano colpa dei miei genitori… Avrei voluto rispondere tante volte, ma mi dico: 'Perché dargli la soddisfazione che lui cerca?'. La cosa più intelligente è far vedere che non ti interessa".

Infine, spazio alle dinamiche di spogliatoio e alla rivalità cittadina. Sul legame con l'ex compagno Calhanoglu chiarisce: "Ho sempre avuto un bel rapporto con Calhanoglu, è uno dei primi che quando avevo 20 anni mi ha aiutato tanto, mi ha presentato la sua famiglia. Ovviamente quando ha cambiato lo abbiamo un po' perso perché abbiamo programmi differenti, ma non perché non siamo più amici". Sul derby, ammette che l'attesa monopolizza ogni pensiero: "Derby? La rivalità ci sarà sempre. Quando inizia la settimana prima del derby l'Inter è sempre in una parte della tua testa, che tu sia al campo, a casa, a letto… Prima di una partita così c'è talmente concentrazione che di solito c'è silenzio, nessuno parla. Quando ti siedi a mangiare sai che fa la differenza per la domenica, quanto dormi… Provi a fare tutto al 100%". Parole di stima sono riservate anche al suo attuale tecnico: "Allegri com'è? Per me è speciale, nel senso che è unico. Il modo in cui vede il calcio, il suo atteggiamento con i giocatori… Dal punto di vista umano è tra i migliori che ho visto, come scherza, come è serio, gestisce la cosa perfettamente. Mi chiama Scheggia perché vado sempre al 100%".

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Troppe chiacchiere in questa settimana pre derby, ci si ritorceranno tutte contro domenica sera a fine partita. La sconfitta è scritta nelle stelle
 

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Fikayo Tomori ripercorre con emozione il suo arrivo al Milan nel gennaio 2021, ricordando lo shock surreale della telefonata di Paolo Maldini: "È stato un momento surreale. Lo guardavo in TV, avevo sentito così tante storie. Una leggenda del Milan! E lui: 'Sì, vogliamo ingaggiarti per il Milan'. Quando sono arrivato, ho firmato in prestito e con un prestito non si sa mai cosa può succedere". A distanza di cinque anni, il difensore inglese conserva ricordi indelebili, su tutti lo Scudetto del 2022: "La sfilata con il pullman doveva durare due ore. Alla fine siamo rimasti cinque perché c'era tantissima gente per strada. Siamo arrivati al Duomo e l'unica volta che l'avevo visto prima era con i turisti che scattavano foto. Siamo arrivati ed era pieno. Non si vedeva il pavimento. C'erano solo gente, fuochi d'artificio e rumore. Ho pensato: 'Questa è una vera istituzione del calcio. Questa è vera passione e amore'".

Il legame con la storia rossonera è alimentato quotidianamente dall'atmosfera di Milanello: "È la prima cosa che ti colpisce. Le immagini di tutte le serate di Champions League. Vedi Maldini, Franco Baresi, Andriy Shevchenko, Kakà. Tutte queste leggende. Tutti questi trofei. Tutti questi ricordi. Questo posto è storia ed eredità. Fa parte della cultura. È una bella sensazione semplicemente perché tutti questi grandi giocatori erano qui, hanno percorso gli stessi gradini, gli stessi corridoi, hanno visto le stesse cose e giocato sugli stessi campi". Un senso di appartenenza che è nato fin dal suo esordio nel derby di Coppa Italia: "C'era il Covid e i tifosi sono venuti al campo di allenamento. Questo non succede in Inghilterra. Sventolano bandiere, hanno esposto striscioni e tutto il resto. Immediatamente, succede e pensi: 'Questa è una partita diversa. Il derby è diverso'. Poi arrivi allo stadio. Sei sull'autobus e senti i tifosi che tifavano. All'inizio ho pensato: 'Aspetta, cosa sta succedendo qui?'".

San Siro rappresenta per Tomori il coronamento di un sogno d'infanzia, quando da piccolo lo sceglieva nei videogiochi: "Ricordo la prima partita che ho giocato a San Siro dopo il ritorno dei tifosi sugli spalti dopo la pandemia. Credo fosse contro il Cagliari. Lo stadio era pieno e ho pensato: 'Phwoar'. Da piccolo giocavo a FIFA. Potevi scegliere lo stadio in cui giocare e – non so – era Manchester United contro Chelsea, ma potevi anche scegliere di giocare a San Siro. Lo facevo spesso con i miei cugini e pensavo: 'Wow! Eccolo. Questo è San Siro!'. La Curva Sud? Non esiste in Inghilterra. Avere questi tifosi ultra appassionati che cantano per 90 minuti. Anzi di più perchè sono lì prima del riscaldamento e sono lì dopo la partita. Anche questo di per sé è un altro dettaglio che rende la partita così speciale. Mi sembra di averne parlato anche ai miei amici, ma non hanno mai capito veramente cosa stessi dicendo finché non sono venuti allo stadio".

Sul piano tecnico, Tomori spiega la filosofia portata da Massimiliano Allegri: "Ha detto: 'La scorsa stagione abbiamo segnato, non so, più di 80 gol. Queste sono le statistiche della Champions League. Tuttavia, ne abbiamo subiti più di 40. Questo significa il sesto posto o forse, in un anno buono, il quarto'. Ha aggiunto: 'Questo non vuol dire che i difensori siano scarsi o che non stiano facendo il loro lavoro, il portiere non sta facendo il suo. Vuol dire che tutta la squadra deve avere la mentalità che non possiamo subire così tanti gol perché se non ne subiamo così tanti, saremo in testa alla classifica, soprattutto con i giocatori che abbiamo in attacco'".

Il difensore si sofferma poi sui suoi compagni di reparto avanzato. Su Rafael Leao osserva: "Era quasi come se non sapesse quanto fosse bravo perché tutto gli veniva naturale. È uscito dal grembo materno ed è così che ha imparato a giocare a calcio. Semplicemente non sapeva come usare quello che aveva. Tutti se ne sono accorti l'anno in cui abbiamo vinto lo Scudetto, quasi come se avesse capito: 'Wow. Posso farcela! Posso farcela!'". Per quanto riguarda Christian Pulisic, Tomori aggiunge: "La gente lo sottovaluta. La gente non si rende conto di quanto sia veloce. Non si rende conto di quanto sia bravo con la palla, di quanto sia intelligente. Te ne rendi conto solo quando ti segna un gol. Lo conoscevo dai tempi del Chelsea. Puli è un professionista di altissimo livello. Un ragazzo davvero di altissimo livello. Vuole sempre migliorare. Se sbaglia un tiro in allenamento, si chiede: 'Perché l'ho fatto?'. Ma è davvero calmo e piacevole stargli accanto, è molto equilibrato. Il suo rapporto gol/minuto è incredibile e, nonostante gli infortuni in questa stagione, ogni volta che è stato chiamato in causa, ha fatto la sua parte. So che per lui è stato frustrante essere infortunato e anche per noi è stato frustrante perché lui è stato incredibile".

Infine, lo sguardo è rivolto al sogno Mondiale con l'Inghilterra: "Io e il ct Tuchel abbiamo parlato qualche mese fa e ha detto sono in corsa e che non c'è molto da fare, solo andare avanti. Nel calcio e nella vita può succedere di tutto. Sono concentrato su me stesso, faccio del mio meglio per aiutare me stesso, per aiutare il Milan. E poi, come ho detto, spero di essere convocato".


Alexis Saelemaekers in una lunga intervista a Dazn si racconta:

Il giocatore ha innanzitutto descritto il suo temperamento viscerale: "Tante persone mi dicono che sul campo sono una persona diversa rispetto a quella che sono fuori. È una cosa che non mi pesa, ma un po' mi dispiace perché la gente non può conoscermi veramente. Io quando faccio le cose le faccio sempre al 100% e con tanta emozione, per questo a volte non so regolarmi". Un carattere che risente anche dell'influenza familiare, sebbene il rapporto con il padre sia spesso all’insegna del confronto calcistico: "All'inizio era difficile perché essendo giovane parlavo tanto di calcio. Poi hanno capito che per me è importante parlare di altro per staccare, anche perché se si parla di quello io e mio papà litighiamo, non abbiamo la stessa visione (ride, ndr). Non ha mai giocato a calcio, ma pensa di essere Cristiano Ronaldo e Messi, che prendi la palla e salti facilmente 4 giocatori".

Guardando al futuro e ai traguardi personali, l'esterno rossonero non nasconde le proprie ambizioni: "Mi piace il golf, con Pulisic abbiamo detto che saremmo dovuti andare, ma ancora… Lo faremo con le giornate più belle. Lo Scudetto con il Milan è stata la cosa più importante per me, così come il trofeo MVP del match contro il Salisburgo. Ho ancora un po' di spazio per un altro trofeo nella mia parete, speriamo di mettercelo tra poco (ride, ndr)". La consapevolezza del proprio percorso è maturata attraverso tappe fondamentali come Bologna: "In una parola la definirei… Sorpresa. Era un momento in cui mi ero sentito un po' messo fuori dal Milan, anche per colpa mia, ma non mi sentivo più me stesso. Essendo uno del Milan, quando arrivi al Bologna pensi che farai la differenza, so che sono un giocatore di alto livello. I giocatori che erano intorno a me però lavoravano talmente tanto che erano di alto livello e io non facendolo ho realizzato quanto sia importante. È stata dura all'inizio, mi innervosivo un po', ero molto più emotivo. Bologna è stato il primo passo più importante della mia carriera".

Sull'esperienza alla Roma, Saelemaekers usa parole misurate: "La Roma? In una parola direi maturità. Loro hanno visto il mio atteggiamento come una cosa contro di loro… Sono sempre rimasto lo stesso, ma non lo hanno accettato e lo capisco. Anche io, tifando una squadra, qualora avessi visto un mio ex giocatore fare ciò che ho fatto io, forse avrei reagito ugualmente, ma ci tengo a ringraziarli tantissimo. Non ho mai avuto un pensiero negativo verso i giallorossi, ho fatto di tutto per la maglia che indossavo". Per il belga, il Milan resta però "Casa". Un rapporto viscerale che passa anche per la gestione delle critiche social: "Se leggo i messaggi su Instagram? Sì, non tutti perché ce ne sono troppi, ma ogni tanto… I commenti invece no, a volte velocemente perché qualcuno fa ridere. Io gestisco i social da solo, ma a volte ti fa male leggere certe cose. Un giornalista scrisse che i miei atteggiamenti erano colpa dei miei genitori… Avrei voluto rispondere tante volte, ma mi dico: 'Perché dargli la soddisfazione che lui cerca?'. La cosa più intelligente è far vedere che non ti interessa".

Infine, spazio alle dinamiche di spogliatoio e alla rivalità cittadina. Sul legame con l'ex compagno Calhanoglu chiarisce: "Ho sempre avuto un bel rapporto con Calhanoglu, è uno dei primi che quando avevo 20 anni mi ha aiutato tanto, mi ha presentato la sua famiglia. Ovviamente quando ha cambiato lo abbiamo un po' perso perché abbiamo programmi differenti, ma non perché non siamo più amici". Sul derby, ammette che l'attesa monopolizza ogni pensiero: "Derby? La rivalità ci sarà sempre. Quando inizia la settimana prima del derby l'Inter è sempre in una parte della tua testa, che tu sia al campo, a casa, a letto… Prima di una partita così c'è talmente concentrazione che di solito c'è silenzio, nessuno parla. Quando ti siedi a mangiare sai che fa la differenza per la domenica, quanto dormi… Provi a fare tutto al 100%". Parole di stima sono riservate anche al suo attuale tecnico: "Allegri com'è? Per me è speciale, nel senso che è unico. Il modo in cui vede il calcio, il suo atteggiamento con i giocatori… Dal punto di vista umano è tra i migliori che ho visto, come scherza, come è serio, gestisce la cosa perfettamente. Mi chiama Scheggia perché vado sempre al 100%".
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Fikayo Tomori ripercorre con emozione il suo arrivo al Milan nel gennaio 2021, ricordando lo shock surreale della telefonata di Paolo Maldini: "È stato un momento surreale. Lo guardavo in TV, avevo sentito così tante storie. Una leggenda del Milan! E lui: 'Sì, vogliamo ingaggiarti per il Milan'. Quando sono arrivato, ho firmato in prestito e con un prestito non si sa mai cosa può succedere". A distanza di cinque anni, il difensore inglese conserva ricordi indelebili, su tutti lo Scudetto del 2022: "La sfilata con il pullman doveva durare due ore. Alla fine siamo rimasti cinque perché c'era tantissima gente per strada. Siamo arrivati al Duomo e l'unica volta che l'avevo visto prima era con i turisti che scattavano foto. Siamo arrivati ed era pieno. Non si vedeva il pavimento. C'erano solo gente, fuochi d'artificio e rumore. Ho pensato: 'Questa è una vera istituzione del calcio. Questa è vera passione e amore'".

Il legame con la storia rossonera è alimentato quotidianamente dall'atmosfera di Milanello: "È la prima cosa che ti colpisce. Le immagini di tutte le serate di Champions League. Vedi Maldini, Franco Baresi, Andriy Shevchenko, Kakà. Tutte queste leggende. Tutti questi trofei. Tutti questi ricordi. Questo posto è storia ed eredità. Fa parte della cultura. È una bella sensazione semplicemente perché tutti questi grandi giocatori erano qui, hanno percorso gli stessi gradini, gli stessi corridoi, hanno visto le stesse cose e giocato sugli stessi campi". Un senso di appartenenza che è nato fin dal suo esordio nel derby di Coppa Italia: "C'era il Covid e i tifosi sono venuti al campo di allenamento. Questo non succede in Inghilterra. Sventolano bandiere, hanno esposto striscioni e tutto il resto. Immediatamente, succede e pensi: 'Questa è una partita diversa. Il derby è diverso'. Poi arrivi allo stadio. Sei sull'autobus e senti i tifosi che tifavano. All'inizio ho pensato: 'Aspetta, cosa sta succedendo qui?'".

San Siro rappresenta per Tomori il coronamento di un sogno d'infanzia, quando da piccolo lo sceglieva nei videogiochi: "Ricordo la prima partita che ho giocato a San Siro dopo il ritorno dei tifosi sugli spalti dopo la pandemia. Credo fosse contro il Cagliari. Lo stadio era pieno e ho pensato: 'Phwoar'. Da piccolo giocavo a FIFA. Potevi scegliere lo stadio in cui giocare e – non so – era Manchester United contro Chelsea, ma potevi anche scegliere di giocare a San Siro. Lo facevo spesso con i miei cugini e pensavo: 'Wow! Eccolo. Questo è San Siro!'. La Curva Sud? Non esiste in Inghilterra. Avere questi tifosi ultra appassionati che cantano per 90 minuti. Anzi di più perchè sono lì prima del riscaldamento e sono lì dopo la partita. Anche questo di per sé è un altro dettaglio che rende la partita così speciale. Mi sembra di averne parlato anche ai miei amici, ma non hanno mai capito veramente cosa stessi dicendo finché non sono venuti allo stadio".

Sul piano tecnico, Tomori spiega la filosofia portata da Massimiliano Allegri: "Ha detto: 'La scorsa stagione abbiamo segnato, non so, più di 80 gol. Queste sono le statistiche della Champions League. Tuttavia, ne abbiamo subiti più di 40. Questo significa il sesto posto o forse, in un anno buono, il quarto'. Ha aggiunto: 'Questo non vuol dire che i difensori siano scarsi o che non stiano facendo il loro lavoro, il portiere non sta facendo il suo. Vuol dire che tutta la squadra deve avere la mentalità che non possiamo subire così tanti gol perché se non ne subiamo così tanti, saremo in testa alla classifica, soprattutto con i giocatori che abbiamo in attacco'".

Il difensore si sofferma poi sui suoi compagni di reparto avanzato. Su Rafael Leao osserva: "Era quasi come se non sapesse quanto fosse bravo perché tutto gli veniva naturale. È uscito dal grembo materno ed è così che ha imparato a giocare a calcio. Semplicemente non sapeva come usare quello che aveva. Tutti se ne sono accorti l'anno in cui abbiamo vinto lo Scudetto, quasi come se avesse capito: 'Wow. Posso farcela! Posso farcela!'". Per quanto riguarda Christian Pulisic, Tomori aggiunge: "La gente lo sottovaluta. La gente non si rende conto di quanto sia veloce. Non si rende conto di quanto sia bravo con la palla, di quanto sia intelligente. Te ne rendi conto solo quando ti segna un gol. Lo conoscevo dai tempi del Chelsea. Puli è un professionista di altissimo livello. Un ragazzo davvero di altissimo livello. Vuole sempre migliorare. Se sbaglia un tiro in allenamento, si chiede: 'Perché l'ho fatto?'. Ma è davvero calmo e piacevole stargli accanto, è molto equilibrato. Il suo rapporto gol/minuto è incredibile e, nonostante gli infortuni in questa stagione, ogni volta che è stato chiamato in causa, ha fatto la sua parte. So che per lui è stato frustrante essere infortunato e anche per noi è stato frustrante perché lui è stato incredibile".

Infine, lo sguardo è rivolto al sogno Mondiale con l'Inghilterra: "Io e il ct Tuchel abbiamo parlato qualche mese fa e ha detto sono in corsa e che non c'è molto da fare, solo andare avanti. Nel calcio e nella vita può succedere di tutto. Sono concentrato su me stesso, faccio del mio meglio per aiutare me stesso, per aiutare il Milan. E poi, come ho detto, spero di essere convocato".


Alexis Saelemaekers in una lunga intervista a Dazn si racconta:

Il giocatore ha innanzitutto descritto il suo temperamento viscerale: "Tante persone mi dicono che sul campo sono una persona diversa rispetto a quella che sono fuori. È una cosa che non mi pesa, ma un po' mi dispiace perché la gente non può conoscermi veramente. Io quando faccio le cose le faccio sempre al 100% e con tanta emozione, per questo a volte non so regolarmi". Un carattere che risente anche dell'influenza familiare, sebbene il rapporto con il padre sia spesso all’insegna del confronto calcistico: "All'inizio era difficile perché essendo giovane parlavo tanto di calcio. Poi hanno capito che per me è importante parlare di altro per staccare, anche perché se si parla di quello io e mio papà litighiamo, non abbiamo la stessa visione (ride, ndr). Non ha mai giocato a calcio, ma pensa di essere Cristiano Ronaldo e Messi, che prendi la palla e salti facilmente 4 giocatori".

Guardando al futuro e ai traguardi personali, l'esterno rossonero non nasconde le proprie ambizioni: "Mi piace il golf, con Pulisic abbiamo detto che saremmo dovuti andare, ma ancora… Lo faremo con le giornate più belle. Lo Scudetto con il Milan è stata la cosa più importante per me, così come il trofeo MVP del match contro il Salisburgo. Ho ancora un po' di spazio per un altro trofeo nella mia parete, speriamo di mettercelo tra poco (ride, ndr)". La consapevolezza del proprio percorso è maturata attraverso tappe fondamentali come Bologna: "In una parola la definirei… Sorpresa. Era un momento in cui mi ero sentito un po' messo fuori dal Milan, anche per colpa mia, ma non mi sentivo più me stesso. Essendo uno del Milan, quando arrivi al Bologna pensi che farai la differenza, so che sono un giocatore di alto livello. I giocatori che erano intorno a me però lavoravano talmente tanto che erano di alto livello e io non facendolo ho realizzato quanto sia importante. È stata dura all'inizio, mi innervosivo un po', ero molto più emotivo. Bologna è stato il primo passo più importante della mia carriera".

Sull'esperienza alla Roma, Saelemaekers usa parole misurate: "La Roma? In una parola direi maturità. Loro hanno visto il mio atteggiamento come una cosa contro di loro… Sono sempre rimasto lo stesso, ma non lo hanno accettato e lo capisco. Anche io, tifando una squadra, qualora avessi visto un mio ex giocatore fare ciò che ho fatto io, forse avrei reagito ugualmente, ma ci tengo a ringraziarli tantissimo. Non ho mai avuto un pensiero negativo verso i giallorossi, ho fatto di tutto per la maglia che indossavo". Per il belga, il Milan resta però "Casa". Un rapporto viscerale che passa anche per la gestione delle critiche social: "Se leggo i messaggi su Instagram? Sì, non tutti perché ce ne sono troppi, ma ogni tanto… I commenti invece no, a volte velocemente perché qualcuno fa ridere. Io gestisco i social da solo, ma a volte ti fa male leggere certe cose. Un giornalista scrisse che i miei atteggiamenti erano colpa dei miei genitori… Avrei voluto rispondere tante volte, ma mi dico: 'Perché dargli la soddisfazione che lui cerca?'. La cosa più intelligente è far vedere che non ti interessa".

Infine, spazio alle dinamiche di spogliatoio e alla rivalità cittadina. Sul legame con l'ex compagno Calhanoglu chiarisce: "Ho sempre avuto un bel rapporto con Calhanoglu, è uno dei primi che quando avevo 20 anni mi ha aiutato tanto, mi ha presentato la sua famiglia. Ovviamente quando ha cambiato lo abbiamo un po' perso perché abbiamo programmi differenti, ma non perché non siamo più amici". Sul derby, ammette che l'attesa monopolizza ogni pensiero: "Derby? La rivalità ci sarà sempre. Quando inizia la settimana prima del derby l'Inter è sempre in una parte della tua testa, che tu sia al campo, a casa, a letto… Prima di una partita così c'è talmente concentrazione che di solito c'è silenzio, nessuno parla. Quando ti siedi a mangiare sai che fa la differenza per la domenica, quanto dormi… Provi a fare tutto al 100%". Parole di stima sono riservate anche al suo attuale tecnico: "Allegri com'è? Per me è speciale, nel senso che è unico. Il modo in cui vede il calcio, il suo atteggiamento con i giocatori… Dal punto di vista umano è tra i migliori che ho visto, come scherza, come è serio, gestisce la cosa perfettamente. Mi chiama Scheggia perché vado sempre al 100%".
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Continua senza alcuna sosta la pioggia di dichiarazioni pre derby. Oggi è il turno di Tomori e Saele

Fikayo Tomori ripercorre con emozione il suo arrivo al Milan nel gennaio 2021, ricordando lo shock surreale della telefonata di Paolo Maldini: "È stato un momento surreale. Lo guardavo in TV, avevo sentito così tante storie. Una leggenda del Milan! E lui: 'Sì, vogliamo ingaggiarti per il Milan'. Quando sono arrivato, ho firmato in prestito e con un prestito non si sa mai cosa può succedere". A distanza di cinque anni, il difensore inglese conserva ricordi indelebili, su tutti lo Scudetto del 2022: "La sfilata con il pullman doveva durare due ore. Alla fine siamo rimasti cinque perché c'era tantissima gente per strada. Siamo arrivati al Duomo e l'unica volta che l'avevo visto prima era con i turisti che scattavano foto. Siamo arrivati ed era pieno. Non si vedeva il pavimento. C'erano solo gente, fuochi d'artificio e rumore. Ho pensato: 'Questa è una vera istituzione del calcio. Questa è vera passione e amore'".

Il legame con la storia rossonera è alimentato quotidianamente dall'atmosfera di Milanello: "È la prima cosa che ti colpisce. Le immagini di tutte le serate di Champions League. Vedi Maldini, Franco Baresi, Andriy Shevchenko, Kakà. Tutte queste leggende. Tutti questi trofei. Tutti questi ricordi. Questo posto è storia ed eredità. Fa parte della cultura. È una bella sensazione semplicemente perché tutti questi grandi giocatori erano qui, hanno percorso gli stessi gradini, gli stessi corridoi, hanno visto le stesse cose e giocato sugli stessi campi". Un senso di appartenenza che è nato fin dal suo esordio nel derby di Coppa Italia: "C'era il Covid e i tifosi sono venuti al campo di allenamento. Questo non succede in Inghilterra. Sventolano bandiere, hanno esposto striscioni e tutto il resto. Immediatamente, succede e pensi: 'Questa è una partita diversa. Il derby è diverso'. Poi arrivi allo stadio. Sei sull'autobus e senti i tifosi che tifavano. All'inizio ho pensato: 'Aspetta, cosa sta succedendo qui?'".

San Siro rappresenta per Tomori il coronamento di un sogno d'infanzia, quando da piccolo lo sceglieva nei videogiochi: "Ricordo la prima partita che ho giocato a San Siro dopo il ritorno dei tifosi sugli spalti dopo la pandemia. Credo fosse contro il Cagliari. Lo stadio era pieno e ho pensato: 'Phwoar'. Da piccolo giocavo a FIFA. Potevi scegliere lo stadio in cui giocare e – non so – era Manchester United contro Chelsea, ma potevi anche scegliere di giocare a San Siro. Lo facevo spesso con i miei cugini e pensavo: 'Wow! Eccolo. Questo è San Siro!'. La Curva Sud? Non esiste in Inghilterra. Avere questi tifosi ultra appassionati che cantano per 90 minuti. Anzi di più perchè sono lì prima del riscaldamento e sono lì dopo la partita. Anche questo di per sé è un altro dettaglio che rende la partita così speciale. Mi sembra di averne parlato anche ai miei amici, ma non hanno mai capito veramente cosa stessi dicendo finché non sono venuti allo stadio".

Sul piano tecnico, Tomori spiega la filosofia portata da Massimiliano Allegri: "Ha detto: 'La scorsa stagione abbiamo segnato, non so, più di 80 gol. Queste sono le statistiche della Champions League. Tuttavia, ne abbiamo subiti più di 40. Questo significa il sesto posto o forse, in un anno buono, il quarto'. Ha aggiunto: 'Questo non vuol dire che i difensori siano scarsi o che non stiano facendo il loro lavoro, il portiere non sta facendo il suo. Vuol dire che tutta la squadra deve avere la mentalità che non possiamo subire così tanti gol perché se non ne subiamo così tanti, saremo in testa alla classifica, soprattutto con i giocatori che abbiamo in attacco'".

Il difensore si sofferma poi sui suoi compagni di reparto avanzato. Su Rafael Leao osserva: "Era quasi come se non sapesse quanto fosse bravo perché tutto gli veniva naturale. È uscito dal grembo materno ed è così che ha imparato a giocare a calcio. Semplicemente non sapeva come usare quello che aveva. Tutti se ne sono accorti l'anno in cui abbiamo vinto lo Scudetto, quasi come se avesse capito: 'Wow. Posso farcela! Posso farcela!'". Per quanto riguarda Christian Pulisic, Tomori aggiunge: "La gente lo sottovaluta. La gente non si rende conto di quanto sia veloce. Non si rende conto di quanto sia bravo con la palla, di quanto sia intelligente. Te ne rendi conto solo quando ti segna un gol. Lo conoscevo dai tempi del Chelsea. Puli è un professionista di altissimo livello. Un ragazzo davvero di altissimo livello. Vuole sempre migliorare. Se sbaglia un tiro in allenamento, si chiede: 'Perché l'ho fatto?'. Ma è davvero calmo e piacevole stargli accanto, è molto equilibrato. Il suo rapporto gol/minuto è incredibile e, nonostante gli infortuni in questa stagione, ogni volta che è stato chiamato in causa, ha fatto la sua parte. So che per lui è stato frustrante essere infortunato e anche per noi è stato frustrante perché lui è stato incredibile".

Infine, lo sguardo è rivolto al sogno Mondiale con l'Inghilterra: "Io e il ct Tuchel abbiamo parlato qualche mese fa e ha detto sono in corsa e che non c'è molto da fare, solo andare avanti. Nel calcio e nella vita può succedere di tutto. Sono concentrato su me stesso, faccio del mio meglio per aiutare me stesso, per aiutare il Milan. E poi, come ho detto, spero di essere convocato".


Alexis Saelemaekers in una lunga intervista a Dazn si racconta:

Il giocatore ha innanzitutto descritto il suo temperamento viscerale: "Tante persone mi dicono che sul campo sono una persona diversa rispetto a quella che sono fuori. È una cosa che non mi pesa, ma un po' mi dispiace perché la gente non può conoscermi veramente. Io quando faccio le cose le faccio sempre al 100% e con tanta emozione, per questo a volte non so regolarmi". Un carattere che risente anche dell'influenza familiare, sebbene il rapporto con il padre sia spesso all’insegna del confronto calcistico: "All'inizio era difficile perché essendo giovane parlavo tanto di calcio. Poi hanno capito che per me è importante parlare di altro per staccare, anche perché se si parla di quello io e mio papà litighiamo, non abbiamo la stessa visione (ride, ndr). Non ha mai giocato a calcio, ma pensa di essere Cristiano Ronaldo e Messi, che prendi la palla e salti facilmente 4 giocatori".

Guardando al futuro e ai traguardi personali, l'esterno rossonero non nasconde le proprie ambizioni: "Mi piace il golf, con Pulisic abbiamo detto che saremmo dovuti andare, ma ancora… Lo faremo con le giornate più belle. Lo Scudetto con il Milan è stata la cosa più importante per me, così come il trofeo MVP del match contro il Salisburgo. Ho ancora un po' di spazio per un altro trofeo nella mia parete, speriamo di mettercelo tra poco (ride, ndr)". La consapevolezza del proprio percorso è maturata attraverso tappe fondamentali come Bologna: "In una parola la definirei… Sorpresa. Era un momento in cui mi ero sentito un po' messo fuori dal Milan, anche per colpa mia, ma non mi sentivo più me stesso. Essendo uno del Milan, quando arrivi al Bologna pensi che farai la differenza, so che sono un giocatore di alto livello. I giocatori che erano intorno a me però lavoravano talmente tanto che erano di alto livello e io non facendolo ho realizzato quanto sia importante. È stata dura all'inizio, mi innervosivo un po', ero molto più emotivo. Bologna è stato il primo passo più importante della mia carriera".

Sull'esperienza alla Roma, Saelemaekers usa parole misurate: "La Roma? In una parola direi maturità. Loro hanno visto il mio atteggiamento come una cosa contro di loro… Sono sempre rimasto lo stesso, ma non lo hanno accettato e lo capisco. Anche io, tifando una squadra, qualora avessi visto un mio ex giocatore fare ciò che ho fatto io, forse avrei reagito ugualmente, ma ci tengo a ringraziarli tantissimo. Non ho mai avuto un pensiero negativo verso i giallorossi, ho fatto di tutto per la maglia che indossavo". Per il belga, il Milan resta però "Casa". Un rapporto viscerale che passa anche per la gestione delle critiche social: "Se leggo i messaggi su Instagram? Sì, non tutti perché ce ne sono troppi, ma ogni tanto… I commenti invece no, a volte velocemente perché qualcuno fa ridere. Io gestisco i social da solo, ma a volte ti fa male leggere certe cose. Un giornalista scrisse che i miei atteggiamenti erano colpa dei miei genitori… Avrei voluto rispondere tante volte, ma mi dico: 'Perché dargli la soddisfazione che lui cerca?'. La cosa più intelligente è far vedere che non ti interessa".

Infine, spazio alle dinamiche di spogliatoio e alla rivalità cittadina. Sul legame con l'ex compagno Calhanoglu chiarisce: "Ho sempre avuto un bel rapporto con Calhanoglu, è uno dei primi che quando avevo 20 anni mi ha aiutato tanto, mi ha presentato la sua famiglia. Ovviamente quando ha cambiato lo abbiamo un po' perso perché abbiamo programmi differenti, ma non perché non siamo più amici". Sul derby, ammette che l'attesa monopolizza ogni pensiero: "Derby? La rivalità ci sarà sempre. Quando inizia la settimana prima del derby l'Inter è sempre in una parte della tua testa, che tu sia al campo, a casa, a letto… Prima di una partita così c'è talmente concentrazione che di solito c'è silenzio, nessuno parla. Quando ti siedi a mangiare sai che fa la differenza per la domenica, quanto dormi… Provi a fare tutto al 100%". Parole di stima sono riservate anche al suo attuale tecnico: "Allegri com'è? Per me è speciale, nel senso che è unico. Il modo in cui vede il calcio, il suo atteggiamento con i giocatori… Dal punto di vista umano è tra i migliori che ho visto, come scherza, come è serio, gestisce la cosa perfettamente. Mi chiama Scheggia perché vado sempre al 100%".

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Mi sono sempre chiesto: ma anche gli interisti fanno così tante interviste, memoriali, dichiarazioni, autobiografie, e noi non lo sappiamo perché ovviamente non li seguiamo, oppure sono sempre e solo i nostri?
 

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Continua senza alcuna sosta la pioggia di dichiarazioni pre derby. Oggi è il turno di Tomori e Saele

Fikayo Tomori ripercorre con emozione il suo arrivo al Milan nel gennaio 2021, ricordando lo shock surreale della telefonata di Paolo Maldini: "È stato un momento surreale. Lo guardavo in TV, avevo sentito così tante storie. Una leggenda del Milan! E lui: 'Sì, vogliamo ingaggiarti per il Milan'. Quando sono arrivato, ho firmato in prestito e con un prestito non si sa mai cosa può succedere". A distanza di cinque anni, il difensore inglese conserva ricordi indelebili, su tutti lo Scudetto del 2022: "La sfilata con il pullman doveva durare due ore. Alla fine siamo rimasti cinque perché c'era tantissima gente per strada. Siamo arrivati al Duomo e l'unica volta che l'avevo visto prima era con i turisti che scattavano foto. Siamo arrivati ed era pieno. Non si vedeva il pavimento. C'erano solo gente, fuochi d'artificio e rumore. Ho pensato: 'Questa è una vera istituzione del calcio. Questa è vera passione e amore'".

Il legame con la storia rossonera è alimentato quotidianamente dall'atmosfera di Milanello: "È la prima cosa che ti colpisce. Le immagini di tutte le serate di Champions League. Vedi Maldini, Franco Baresi, Andriy Shevchenko, Kakà. Tutte queste leggende. Tutti questi trofei. Tutti questi ricordi. Questo posto è storia ed eredità. Fa parte della cultura. È una bella sensazione semplicemente perché tutti questi grandi giocatori erano qui, hanno percorso gli stessi gradini, gli stessi corridoi, hanno visto le stesse cose e giocato sugli stessi campi". Un senso di appartenenza che è nato fin dal suo esordio nel derby di Coppa Italia: "C'era il Covid e i tifosi sono venuti al campo di allenamento. Questo non succede in Inghilterra. Sventolano bandiere, hanno esposto striscioni e tutto il resto. Immediatamente, succede e pensi: 'Questa è una partita diversa. Il derby è diverso'. Poi arrivi allo stadio. Sei sull'autobus e senti i tifosi che tifavano. All'inizio ho pensato: 'Aspetta, cosa sta succedendo qui?'".

San Siro rappresenta per Tomori il coronamento di un sogno d'infanzia, quando da piccolo lo sceglieva nei videogiochi: "Ricordo la prima partita che ho giocato a San Siro dopo il ritorno dei tifosi sugli spalti dopo la pandemia. Credo fosse contro il Cagliari. Lo stadio era pieno e ho pensato: 'Phwoar'. Da piccolo giocavo a FIFA. Potevi scegliere lo stadio in cui giocare e – non so – era Manchester United contro Chelsea, ma potevi anche scegliere di giocare a San Siro. Lo facevo spesso con i miei cugini e pensavo: 'Wow! Eccolo. Questo è San Siro!'. La Curva Sud? Non esiste in Inghilterra. Avere questi tifosi ultra appassionati che cantano per 90 minuti. Anzi di più perchè sono lì prima del riscaldamento e sono lì dopo la partita. Anche questo di per sé è un altro dettaglio che rende la partita così speciale. Mi sembra di averne parlato anche ai miei amici, ma non hanno mai capito veramente cosa stessi dicendo finché non sono venuti allo stadio".

Sul piano tecnico, Tomori spiega la filosofia portata da Massimiliano Allegri: "Ha detto: 'La scorsa stagione abbiamo segnato, non so, più di 80 gol. Queste sono le statistiche della Champions League. Tuttavia, ne abbiamo subiti più di 40. Questo significa il sesto posto o forse, in un anno buono, il quarto'. Ha aggiunto: 'Questo non vuol dire che i difensori siano scarsi o che non stiano facendo il loro lavoro, il portiere non sta facendo il suo. Vuol dire che tutta la squadra deve avere la mentalità che non possiamo subire così tanti gol perché se non ne subiamo così tanti, saremo in testa alla classifica, soprattutto con i giocatori che abbiamo in attacco'".

Il difensore si sofferma poi sui suoi compagni di reparto avanzato. Su Rafael Leao osserva: "Era quasi come se non sapesse quanto fosse bravo perché tutto gli veniva naturale. È uscito dal grembo materno ed è così che ha imparato a giocare a calcio. Semplicemente non sapeva come usare quello che aveva. Tutti se ne sono accorti l'anno in cui abbiamo vinto lo Scudetto, quasi come se avesse capito: 'Wow. Posso farcela! Posso farcela!'". Per quanto riguarda Christian Pulisic, Tomori aggiunge: "La gente lo sottovaluta. La gente non si rende conto di quanto sia veloce. Non si rende conto di quanto sia bravo con la palla, di quanto sia intelligente. Te ne rendi conto solo quando ti segna un gol. Lo conoscevo dai tempi del Chelsea. Puli è un professionista di altissimo livello. Un ragazzo davvero di altissimo livello. Vuole sempre migliorare. Se sbaglia un tiro in allenamento, si chiede: 'Perché l'ho fatto?'. Ma è davvero calmo e piacevole stargli accanto, è molto equilibrato. Il suo rapporto gol/minuto è incredibile e, nonostante gli infortuni in questa stagione, ogni volta che è stato chiamato in causa, ha fatto la sua parte. So che per lui è stato frustrante essere infortunato e anche per noi è stato frustrante perché lui è stato incredibile".

Infine, lo sguardo è rivolto al sogno Mondiale con l'Inghilterra: "Io e il ct Tuchel abbiamo parlato qualche mese fa e ha detto sono in corsa e che non c'è molto da fare, solo andare avanti. Nel calcio e nella vita può succedere di tutto. Sono concentrato su me stesso, faccio del mio meglio per aiutare me stesso, per aiutare il Milan. E poi, come ho detto, spero di essere convocato".


Alexis Saelemaekers in una lunga intervista a Dazn si racconta:

Il giocatore ha innanzitutto descritto il suo temperamento viscerale: "Tante persone mi dicono che sul campo sono una persona diversa rispetto a quella che sono fuori. È una cosa che non mi pesa, ma un po' mi dispiace perché la gente non può conoscermi veramente. Io quando faccio le cose le faccio sempre al 100% e con tanta emozione, per questo a volte non so regolarmi". Un carattere che risente anche dell'influenza familiare, sebbene il rapporto con il padre sia spesso all’insegna del confronto calcistico: "All'inizio era difficile perché essendo giovane parlavo tanto di calcio. Poi hanno capito che per me è importante parlare di altro per staccare, anche perché se si parla di quello io e mio papà litighiamo, non abbiamo la stessa visione (ride, ndr). Non ha mai giocato a calcio, ma pensa di essere Cristiano Ronaldo e Messi, che prendi la palla e salti facilmente 4 giocatori".

Guardando al futuro e ai traguardi personali, l'esterno rossonero non nasconde le proprie ambizioni: "Mi piace il golf, con Pulisic abbiamo detto che saremmo dovuti andare, ma ancora… Lo faremo con le giornate più belle. Lo Scudetto con il Milan è stata la cosa più importante per me, così come il trofeo MVP del match contro il Salisburgo. Ho ancora un po' di spazio per un altro trofeo nella mia parete, speriamo di mettercelo tra poco (ride, ndr)". La consapevolezza del proprio percorso è maturata attraverso tappe fondamentali come Bologna: "In una parola la definirei… Sorpresa. Era un momento in cui mi ero sentito un po' messo fuori dal Milan, anche per colpa mia, ma non mi sentivo più me stesso. Essendo uno del Milan, quando arrivi al Bologna pensi che farai la differenza, so che sono un giocatore di alto livello. I giocatori che erano intorno a me però lavoravano talmente tanto che erano di alto livello e io non facendolo ho realizzato quanto sia importante. È stata dura all'inizio, mi innervosivo un po', ero molto più emotivo. Bologna è stato il primo passo più importante della mia carriera".

Sull'esperienza alla Roma, Saelemaekers usa parole misurate: "La Roma? In una parola direi maturità. Loro hanno visto il mio atteggiamento come una cosa contro di loro… Sono sempre rimasto lo stesso, ma non lo hanno accettato e lo capisco. Anche io, tifando una squadra, qualora avessi visto un mio ex giocatore fare ciò che ho fatto io, forse avrei reagito ugualmente, ma ci tengo a ringraziarli tantissimo. Non ho mai avuto un pensiero negativo verso i giallorossi, ho fatto di tutto per la maglia che indossavo". Per il belga, il Milan resta però "Casa". Un rapporto viscerale che passa anche per la gestione delle critiche social: "Se leggo i messaggi su Instagram? Sì, non tutti perché ce ne sono troppi, ma ogni tanto… I commenti invece no, a volte velocemente perché qualcuno fa ridere. Io gestisco i social da solo, ma a volte ti fa male leggere certe cose. Un giornalista scrisse che i miei atteggiamenti erano colpa dei miei genitori… Avrei voluto rispondere tante volte, ma mi dico: 'Perché dargli la soddisfazione che lui cerca?'. La cosa più intelligente è far vedere che non ti interessa".

Infine, spazio alle dinamiche di spogliatoio e alla rivalità cittadina. Sul legame con l'ex compagno Calhanoglu chiarisce: "Ho sempre avuto un bel rapporto con Calhanoglu, è uno dei primi che quando avevo 20 anni mi ha aiutato tanto, mi ha presentato la sua famiglia. Ovviamente quando ha cambiato lo abbiamo un po' perso perché abbiamo programmi differenti, ma non perché non siamo più amici". Sul derby, ammette che l'attesa monopolizza ogni pensiero: "Derby? La rivalità ci sarà sempre. Quando inizia la settimana prima del derby l'Inter è sempre in una parte della tua testa, che tu sia al campo, a casa, a letto… Prima di una partita così c'è talmente concentrazione che di solito c'è silenzio, nessuno parla. Quando ti siedi a mangiare sai che fa la differenza per la domenica, quanto dormi… Provi a fare tutto al 100%". Parole di stima sono riservate anche al suo attuale tecnico: "Allegri com'è? Per me è speciale, nel senso che è unico. Il modo in cui vede il calcio, il suo atteggiamento con i giocatori… Dal punto di vista umano è tra i migliori che ho visto, come scherza, come è serio, gestisce la cosa perfettamente. Mi chiama Scheggia perché vado sempre al 100%".
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