Taarabt:"Le mani al collo a Kakà, Inzaghi Abate e Balotelli".

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Taarabt, che come avevamo riferito ha lasciato il calcio giocato, si confessa sul suo periodo al Milan

L'esperienza al Milan, in prestito sei mesi nel 2014, senza poi essere riscattato

"Inzaghi non voleva tenermi. Semplice. In quel periodo ero stato il migliore, con quattro gol e due assist. E lo dico con tutto il rispetto per Robinho, Kakà e Balotelli, che erano giocatori fortissimi. Seedorf mi stimava. Avevamo un rapporto quasi da padre e figlio. L’esordio in Champions contro l’Atletico Madrid me lo ricordo ancora oggi: all’andata feci una partita meravigliosa. Pensavo di essere confermato, invece non fu così e caddi in depressione. Insieme al mancato trasferimento al Psg, sono i due grandi rimpianti che mi porto dietro".

Il talento e il carattere difficile
"Nessuno mi ha mai visto in allenamento. Facevo sombreri, elastici, doppi passi. Facevo impazzire Mexes. Balotelli mi paragonava addirittura a Neymar. Poi è vero: durante le partite mandavo a quel paese gli allenatori se mi sostituivano quando non volevo. Ma sono sempre stato buono e gentile. Poi fuori dal campo mi divertivo… Ristoranti e discoteche. A Milano, dopo le partite della domenica, andavamo all’Hollywood. Lì incontravamo anche tutti i giocatori delle altre squadre. Era divertente".


Le mani al collo di Kakà
"Era un’esercitazione, attacco contro difesa. Non passai il pallone a Ricky e lui iniziò a urlarmi addosso per diversi minuti. Non la smetteva. A un certo punto gli misi le mani al collo. Persi la testa per un secondo. Alla fine, ci scusammo a vicenda".

Le urla di Ignazio Abate
"Parlava sempre. A volte Seedorf mi faceva giocare ala destra e Abate era il terzino. Continuava a rompermi le scatole: ‘Vai di qua, vai di là, attacca, difendi…’. A un certo punto persi la pazienza e gli dissi: ‘Stai zitto!’. Non ce l’aveva con me, però in campo era veramente pesante. Ignazio rimane comunque una persona straordinaria".

Sul Milan di oggi:

"Amorim? È un top: ha grande classe ed è molto diretto. Se c’è da mettere qualcuno fuori rosa, lo fa senza problemi. Dice quello che pensa. Lo paragono un po’ a Gasperini, per lui il collettivo viene prima del singolo".

"Moreira? Diego è un amico. Ci ho parlato prima che firmasse per il Milan. Gli ho detto: ‘Diego, vai in un grande club. Devi avere le spalle larghe perché la pressione è tanta’. Lui queste cose le sapeva già. È un ragazzo umile, sempre sorridente. Nel tempo libero ama ballare e poi quelle treccine lo rendono unico. È forte, lo assicuro. Goncalo è un altro caro amico. Non gli ho parlato ultimamente, ma è forte. Anche se non so se sia un vero numero 9. Nel Benfica B giocava da esterno, prendeva palla e partiva. Era un cavallo. Al Milan mi sembra faccia fatica nel lavoro spalle alla porta. Può fare la seconda punta, ma dà tutto per la squadra".

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Swaitak

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Taarabt, che come avevamo riferito ha lasciato il calcio giocato, si confessa sul suo periodo al Milan

L'esperienza al Milan, in prestito sei mesi nel 2014, senza poi essere riscattato

"Inzaghi non voleva tenermi. Semplice. In quel periodo ero stato il migliore, con quattro gol e due assist. E lo dico con tutto il rispetto per Robinho, Kakà e Balotelli, che erano giocatori fortissimi. Seedorf mi stimava. Avevamo un rapporto quasi da padre e figlio. L’esordio in Champions contro l’Atletico Madrid me lo ricordo ancora oggi: all’andata feci una partita meravigliosa. Pensavo di essere confermato, invece non fu così e caddi in depressione. Insieme al mancato trasferimento al Psg, sono i due grandi rimpianti che mi porto dietro".

Il talento e il carattere difficile
"Nessuno mi ha mai visto in allenamento. Facevo sombreri, elastici, doppi passi. Facevo impazzire Mexes. Balotelli mi paragonava addirittura a Neymar. Poi è vero: durante le partite mandavo a quel paese gli allenatori se mi sostituivano quando non volevo. Ma sono sempre stato buono e gentile. Poi fuori dal campo mi divertivo… Ristoranti e discoteche. A Milano, dopo le partite della domenica, andavamo all’Hollywood. Lì incontravamo anche tutti i giocatori delle altre squadre. Era divertente".


Le mani al collo di Kakà
"Era un’esercitazione, attacco contro difesa. Non passai il pallone a Ricky e lui iniziò a urlarmi addosso per diversi minuti. Non la smetteva. A un certo punto gli misi le mani al collo. Persi la testa per un secondo. Alla fine, ci scusammo a vicenda".

Le urla di Ignazio Abate
"Parlava sempre. A volte Seedorf mi faceva giocare ala destra e Abate era il terzino. Continuava a rompermi le scatole: ‘Vai di qua, vai di là, attacca, difendi…’. A un certo punto persi la pazienza e gli dissi: ‘Stai zitto!’. Non ce l’aveva con me, però in campo era veramente pesante. Ignazio rimane comunque una persona straordinaria".

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Insomma tutti fortissimi e straordinari ma li avrebbe ammazzati di botte volentieri :asd:
 

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Taarabt, che come avevamo riferito ha lasciato il calcio giocato, si confessa sul suo periodo al Milan

L'esperienza al Milan, in prestito sei mesi nel 2014, senza poi essere riscattato

"Inzaghi non voleva tenermi. Semplice. In quel periodo ero stato il migliore, con quattro gol e due assist. E lo dico con tutto il rispetto per Robinho, Kakà e Balotelli, che erano giocatori fortissimi. Seedorf mi stimava. Avevamo un rapporto quasi da padre e figlio. L’esordio in Champions contro l’Atletico Madrid me lo ricordo ancora oggi: all’andata feci una partita meravigliosa. Pensavo di essere confermato, invece non fu così e caddi in depressione. Insieme al mancato trasferimento al Psg, sono i due grandi rimpianti che mi porto dietro".

Il talento e il carattere difficile
"Nessuno mi ha mai visto in allenamento. Facevo sombreri, elastici, doppi passi. Facevo impazzire Mexes. Balotelli mi paragonava addirittura a Neymar. Poi è vero: durante le partite mandavo a quel paese gli allenatori se mi sostituivano quando non volevo. Ma sono sempre stato buono e gentile. Poi fuori dal campo mi divertivo… Ristoranti e discoteche. A Milano, dopo le partite della domenica, andavamo all’Hollywood. Lì incontravamo anche tutti i giocatori delle altre squadre. Era divertente".


Le mani al collo di Kakà
"Era un’esercitazione, attacco contro difesa. Non passai il pallone a Ricky e lui iniziò a urlarmi addosso per diversi minuti. Non la smetteva. A un certo punto gli misi le mani al collo. Persi la testa per un secondo. Alla fine, ci scusammo a vicenda".

Le urla di Ignazio Abate
"Parlava sempre. A volte Seedorf mi faceva giocare ala destra e Abate era il terzino. Continuava a rompermi le scatole: ‘Vai di qua, vai di là, attacca, difendi…’. A un certo punto persi la pazienza e gli dissi: ‘Stai zitto!’. Non ce l’aveva con me, però in campo era veramente pesante. Ignazio rimane comunque una persona straordinaria".

Sul Milan di oggi:

"Amorim? È un top: ha grande classe ed è molto diretto. Se c’è da mettere qualcuno fuori rosa, lo fa senza problemi. Dice quello che pensa. Lo paragono un po’ a Gasperini, per lui il collettivo viene prima del singolo".

"Moreira? Diego è un amico. Ci ho parlato prima che firmasse per il Milan. Gli ho detto: ‘Diego, vai in un grande club. Devi avere le spalle larghe perché la pressione è tanta’. Lui queste cose le sapeva già. È un ragazzo umile, sempre sorridente. Nel tempo libero ama ballare e poi quelle treccine lo rendono unico. È forte, lo assicuro. Goncalo è un altro caro amico. Non gli ho parlato ultimamente, ma è forte. Anche se non so se sia un vero numero 9. Nel Benfica B giocava da esterno, prendeva palla e partiva. Era un cavallo. Al Milan mi sembra faccia fatica nel lavoro spalle alla porta. Può fare la seconda punta, ma dà tutto per la squadra".
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Lineker10

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Taarabt, che come avevamo riferito ha lasciato il calcio giocato, si confessa sul suo periodo al Milan

L'esperienza al Milan, in prestito sei mesi nel 2014, senza poi essere riscattato

"Inzaghi non voleva tenermi. Semplice. In quel periodo ero stato il migliore, con quattro gol e due assist. E lo dico con tutto il rispetto per Robinho, Kakà e Balotelli, che erano giocatori fortissimi. Seedorf mi stimava. Avevamo un rapporto quasi da padre e figlio. L’esordio in Champions contro l’Atletico Madrid me lo ricordo ancora oggi: all’andata feci una partita meravigliosa. Pensavo di essere confermato, invece non fu così e caddi in depressione. Insieme al mancato trasferimento al Psg, sono i due grandi rimpianti che mi porto dietro".

Il talento e il carattere difficile
"Nessuno mi ha mai visto in allenamento. Facevo sombreri, elastici, doppi passi. Facevo impazzire Mexes. Balotelli mi paragonava addirittura a Neymar. Poi è vero: durante le partite mandavo a quel paese gli allenatori se mi sostituivano quando non volevo. Ma sono sempre stato buono e gentile. Poi fuori dal campo mi divertivo… Ristoranti e discoteche. A Milano, dopo le partite della domenica, andavamo all’Hollywood. Lì incontravamo anche tutti i giocatori delle altre squadre. Era divertente".


Le mani al collo di Kakà
"Era un’esercitazione, attacco contro difesa. Non passai il pallone a Ricky e lui iniziò a urlarmi addosso per diversi minuti. Non la smetteva. A un certo punto gli misi le mani al collo. Persi la testa per un secondo. Alla fine, ci scusammo a vicenda".

Le urla di Ignazio Abate
"Parlava sempre. A volte Seedorf mi faceva giocare ala destra e Abate era il terzino. Continuava a rompermi le scatole: ‘Vai di qua, vai di là, attacca, difendi…’. A un certo punto persi la pazienza e gli dissi: ‘Stai zitto!’. Non ce l’aveva con me, però in campo era veramente pesante. Ignazio rimane comunque una persona straordinaria".

Sul Milan di oggi:

"Amorim? È un top: ha grande classe ed è molto diretto. Se c’è da mettere qualcuno fuori rosa, lo fa senza problemi. Dice quello che pensa. Lo paragono un po’ a Gasperini, per lui il collettivo viene prima del singolo".

"Moreira? Diego è un amico. Ci ho parlato prima che firmasse per il Milan. Gli ho detto: ‘Diego, vai in un grande club. Devi avere le spalle larghe perché la pressione è tanta’. Lui queste cose le sapeva già. È un ragazzo umile, sempre sorridente. Nel tempo libero ama ballare e poi quelle treccine lo rendono unico. È forte, lo assicuro. Goncalo è un altro caro amico. Non gli ho parlato ultimamente, ma è forte. Anche se non so se sia un vero numero 9. Nel Benfica B giocava da esterno, prendeva palla e partiva. Era un cavallo. Al Milan mi sembra faccia fatica nel lavoro spalle alla porta. Può fare la seconda punta, ma dà tutto per la squadra".

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Ah ecco Ramos seconda punta...
 
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