Sistema Rocchi: le denunce degli ex arbitri.

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L'inchiesta sulla frode sportiva che coinvolge Gianluca Rocchi delinea un sistema arbitrale segnato da favoritismi e discriminazioni, dove la distinzione tra "amici" e "nemici" influenzava carriere e guadagni, con differenze economiche che potevano raggiungere i 170 mila euro annui per gli internazionali mentre chi veniva dismesso restava senza impiego. Una fonte anonima ha riferito all'Agi di circa venti "amici" del cosiddetto "circolino di Rocchi" che beneficiavano di suggerimenti illeciti tramite bussate sulla vetrata della sala Var o sguardi rivolti al supervisore, definito il "gobbo". Pasquale De Meo, assistente uscito dall'Aia nel 2024, ha descritto un vero e proprio "clima di terrore" e "atteggiamenti di Rocchi non consoni al suo ruolo", aggiungendo di essere stato affrontato duramente da Gervasoni e minacciato telefonicamente da Orsato. Nonostante l'ex designatore abbia dichiarato con sicurezza dopo l'autosospensione "uscirò indenne", la sua carriera dirigenziale appare compromessa e l'interrogatorio previsto è stato disertato. Le denunce di ex arbitri come Rocca, Minelli, De Meo e Gavillucci (autore del libro "L’uomo nero") parlano di valutazioni alterate, promesse mancate e segnali in codice come "pugno-carta-forbice" utilizzati per indirizzare i varisti durante i raduni. Un episodio emblematico riguarderebbe Inter-Roma del 2025, dove il varista Di Bello avrebbe risposto al suo assistente Piccinini, che segnalava un fallo su Bisseck, con un secco "fatti i fatti tuoi", agendo secondo le testimonianze su indicazione di Gervasoni. L'ex varista Abbattista ha parlato apertamente di "epurazioni" e "fazioni", mentre l'avvocato Grassani ha definito la situazione una "faida interna". Il fulcro del potere risiede nelle valutazioni post-partita (voti da 8,70 a 8,20) che determinano stop forzati fino a due mesi e pesanti perdite economiche, dato che i gettoni variano dai 4.000 euro per l'arbitro ai 1.400 per gli assistenti; l'ex guardalinee Rocca ha denunciato in una lettera del 2025 l'assenza di criteri oggettivi e la violazione dei principi di lealtà. Minelli ha spiegato che le interferenze in sala Var, come avvenuto in Udinese-Parma, servivano a garantire valutazioni positive che alteravano le graduatorie interne e l'accesso ai compensi. In questo contesto, l'Aia viene descritta come un "mondo marcio" dominato da rivalità e colpi bassi, dove Rocchi era percepito come un "uomo forte" vicino a Gravina e lo spettro della dismissione appariva come una minaccia totale, aggravata dal fatto che gli arbitri non godono di tfr o tutele professionali, la cui riforma è stata bloccata dal recente caos in Figc. CorSera.

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Aspetto con ansia nuovi nomi. Se devo giocarmi uno, é quello di Michael Fabbri.
Lanciatissimo da sempre nonostante prestazioni orribili praticamente ogni volta che dirige una partita. Fu lui l'arbitro che nonostante il var decide di non assegnarci il rigore per il fallo di mano di Alex Sandro.
Una scena che ho presente ancora oggi. Tutta la partita era gia indirizzata per la Juve con il suo arbitraggio e poi dall nulla un chiaro fallo di mano. Lui lo ignora. Il VAR lo richiama.
Fabbri vede che é un fallo, si vede proprio come capisce che deve fischiare il rigore e come ha paura di assegnarlo, é proprio dispiaciuto davanti al evidenza del VAR....e poi invece non lo assegna.

Da quel giorno seguo con attenzione la carriera e le svariate partite rovinate da parte sua. Un arbitro veramente orribile.
E dove lo hanno portato le sue prestazioni indecenti? Ad arbitrare a livello internazionale da anni (2019). Ovviamente é una carriera che precede Rocchi, ma queste carriere lasciano sempre qualche sospetto, ed é cosi anche oggi quando penso ad arbitri come Colombo o Pairetto (emblematica la gestione del famoso gol di Troilo in Milan-Parma ed il gol annullato per una situazione identica una settimana dopo)
 
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L'inchiesta sulla frode sportiva che coinvolge Gianluca Rocchi delinea un sistema arbitrale segnato da favoritismi e discriminazioni, dove la distinzione tra "amici" e "nemici" influenzava carriere e guadagni, con differenze economiche che potevano raggiungere i 170 mila euro annui per gli internazionali mentre chi veniva dismesso restava senza impiego. Una fonte anonima ha riferito all'Agi di circa venti "amici" del cosiddetto "circolino di Rocchi" che beneficiavano di suggerimenti illeciti tramite bussate sulla vetrata della sala Var o sguardi rivolti al supervisore, definito il "gobbo". Pasquale De Meo, assistente uscito dall'Aia nel 2024, ha descritto un vero e proprio "clima di terrore" e "atteggiamenti di Rocchi non consoni al suo ruolo", aggiungendo di essere stato affrontato duramente da Gervasoni e minacciato telefonicamente da Orsato. Nonostante l'ex designatore abbia dichiarato con sicurezza dopo l'autosospensione "uscirò indenne", la sua carriera dirigenziale appare compromessa e l'interrogatorio previsto è stato disertato. Le denunce di ex arbitri come Rocca, Minelli, De Meo e Gavillucci (autore del libro "L’uomo nero") parlano di valutazioni alterate, promesse mancate e segnali in codice come "pugno-carta-forbice" utilizzati per indirizzare i varisti durante i raduni. Un episodio emblematico riguarderebbe Inter-Roma del 2025, dove il varista Di Bello avrebbe risposto al suo assistente Piccinini, che segnalava un fallo su Bisseck, con un secco "fatti i fatti tuoi", agendo secondo le testimonianze su indicazione di Gervasoni. L'ex varista Abbattista ha parlato apertamente di "epurazioni" e "fazioni", mentre l'avvocato Grassani ha definito la situazione una "faida interna". Il fulcro del potere risiede nelle valutazioni post-partita (voti da 8,70 a 8,20) che determinano stop forzati fino a due mesi e pesanti perdite economiche, dato che i gettoni variano dai 4.000 euro per l'arbitro ai 1.400 per gli assistenti; l'ex guardalinee Rocca ha denunciato in una lettera del 2025 l'assenza di criteri oggettivi e la violazione dei principi di lealtà. Minelli ha spiegato che le interferenze in sala Var, come avvenuto in Udinese-Parma, servivano a garantire valutazioni positive che alteravano le graduatorie interne e l'accesso ai compensi. In questo contesto, l'Aia viene descritta come un "mondo marcio" dominato da rivalità e colpi bassi, dove Rocchi era percepito come un "uomo forte" vicino a Gravina e lo spettro della dismissione appariva come una minaccia totale, aggravata dal fatto che gli arbitri non godono di tfr o tutele professionali, la cui riforma è stata bloccata dal recente caos in Figc. CorSera.

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Lo abbiamo sempre detto : o sono ciechi o sono in malafede.
Era la seconda.

O , meglio, per essere più delicati : non ci sono proprio le condizioni per arbitrare.
Ora resta da capire se rocchi si muoveva per fatti suoi o le carriere dipendevano da qualche dirigente.
 

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