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Nonostante la presentazione del Generali Stadium e il recente via libera del TAR alla vendita dell'area di San Siro a Inter e Milan facciano presagire l'imminente abbattimento della storica "Scala del calcio", il futuro dello stadio e del quartiere milanese resta fortemente al centro del dibattito politico in vista delle prossime elezioni comunali e delle primarie del centrosinistra. Tra i candidati progressisti più a sinistra, come Lorenzo Pacini, Carlotta Cossutta, Tommasso Goisis e Pierfrancesco Majorino, c'è chi avverte che la battaglia non è finita, promettendo di fermare o modificare il progetto per scongiurare la gentrificazione e tutelare il quartiere, ad esempio reinvestendo i 197 milioni incassati dal Comune nella riqualificazione delle case popolari, introducendo una valutazione d'impatto sanitario e studiando la possibilità di bloccare la demolizione o massimizzare l'interesse pubblico. Sulla stessa linea critica si inserisce il candidato moderato Mario Calabresi, che ha ripreso la proposta di Ignazio La Russa di mantenere in piedi il vecchio Mezza accanto al nuovo impianto per risparmiare i 120 milioni stimati per la demolizione e ridurne l'impatto ambientale, scatenando la reazione infastidita del sindaco Beppe Sala. L'unica voce all'interno del centrosinistra a difendere apertamente l'operato dell'amministrazione e la necessità dell'abbattimento è la vicesindaca Anna Scavuzzo, mentre il dossier rimane trasversale e divisivo anche nel centrodestra, dove la proposta di preservare il vecchio stadio gode di sponde politiche autorevoli, confermando che il destino definitivo dello stadio e della zona dipenderà interamente dall'esito della prossima competizione elettorale.