Silvia Salis, sindaca di Genova, ha scosso il panorama politico con un'intervista all'agenzia Bloomberg in cui, pur ribadendo il legame con la sua città, ha ammesso che "davanti a una richiesta unitaria, sarebbe una bugia dire che non prenderei in considerazione" una candidatura alla presidenza del Consiglio contro Giorgia Meloni. La prima cittadina, descritta dai media internazionali come la possibile "anti-Meloni" dopo la sconfitta della premier nel referendum sulla giustizia, ha ironizzato sulle somiglianze con l'avversaria ricalcando il celebre discorso del 2019: "No, mi chiamo Silvia. Ma sì, sono una madre, sono cristiana e sono anche sposata. Ho spuntato tutte le caselle", marcando però la differenza politica definendosi una candidata progressista convinta che "sviluppo economico e giustizia sociale possano coesistere", aggiungendo che l'attuale governo "non è stato in grado di realizzare né l'uno né l'altro, rendendo infelici sia i pochi che i molti". Nonostante il sostegno di figure come Matteo Renzi e l'attenzione dei vertici di PD e M5S, Salis ha espresso forte contrarietà al metodo delle primarie, definendole divisive poiché "qualunque cosa si dica in fase di campagna elettorale delle primarie è qualcosa che la destra userà contro il campo progressista". A seguito del clamore suscitato dalle sue parole, la sindaca ha però diffuso una nota di precisazione per frenare le speculazioni, dichiarando di essere stata eletta dai genovesi per un mandato di cinque anni e sottolineando: "Non ho nessuna intenzione di venire meno al mio mandato", pur confermando che, di fronte a una chiamata unitaria della coalizione, chiunque rifletterebbe sulla proposta.