Scontro governo - Mittal su ILVA, si va per vie legali

Andris

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L'incontro tra il governo e la proprietà Mittal è andato male oggi.

Il governo ha portato la posizione auspicata dei sindacati, cioè tutela dei posti di lavoro e aumento degli investimenti privati salendo come partecipazione pubblica al momento minoritaria tramite Invitalia.

Mittal si rifiuta di investire, ha continuamente migliaia di lavoratori in cassa integrazione e l'industria siderurgica italiana arretra quando era un punto di forza europeo

10.544 lavoratori dipendenti, senza contare l'enorme indotto, sono in trepida attesa anche se nella legge di bilancio di fine anno il governo ha deciso che le aziende di interesse strategico nazionale con almeno mille dipendenti avranno cassa integrazione straordinaria pagata dallo stato fino al 31 dicembre 2024.
Al momento 3.000 di loro sono in cassa integrazione.

Giovedì incontro con i sindacati che sono furibondi con Mittal e chiedono che si attivi il controllo statale

La via probabile a questo punto è lo scontro legale e l'amministrazione straordinaria

I problemi con Mittal nascono anni fa quando il governo giallo-fucsia Conte II tolse lo scudo penale per la questione di bonifica ambientale


TG com
 
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Andris

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e Sandro Schlein parla di fascismo...lo facesse questo duello tv con Meloni di cui ciancia da mesi, su cose concrete magari
10.544 famiglie più l'indotto, non bracci tesi...
 

Andris

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Calenda, autore dell'accordo con Mittal come ministro del governo Renzi, attacca 5S duramente:

"Il Governo Meloni non ha alcuna responsabilità sulla crisi di ILVA.
La crisi di ILVA nasce quando è stato fatto saltare un accordo blindato, siglato a seguito di una gara europea, prima confermato e poi disfatto da Conte e compagni per compiacere la Lezzi dopo il pessimo risultato delle europee.
Come dichiarai allora “Ia storia di ILVA finisce oggi”.
Nessun investitore verrà a mettere soldi in un paese che cambia ex post regole e norme.
La scelta successiva di fare una società con Mittal senza vincoli e paletti blindati è stata una follia, così come la promessa mai mantenuta di fare acciaio green senza spiegare cosa fosse.
A questo punto l’unica “soluzione” è retrocedere l’impianto all’amministrazione straordinaria, usando una norma varata dal governo Gentiloni, e ricominciare tutto daccapo.
Non sappiamo tuttavia se ciò implichi penalizzazioni perché non conosciamo gli accordi tra Mittal e Invitalia, rimasti segreti.
Questa è la situazione.
I responsabili sono i partiti che votarono, dopo averlo confermato, per l’abolizione dello scudo penale.

La fine era dunque nota da quattro anni.
Ora cerchiamo almeno di imparare da quanto accaduto.
La politica italiana ha scarsa o nulla conoscenza delle imprese.
Il risultato è che pensano di poter giocare con gli asset industriali come fossero conferenze stampa o slogan da saltimbanchi.
Non funziona"
 

Andris

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ex ministro Patuanelli "blastato" da Calenda, aveva detto che non si è mai capita la scelta di dare Ilva a Mittal:

"1) La procedura di aggiudicazione di ILVA a Mittal si è conclusa con il Conte uno a seguito della firma dell’accordo sul lavoro e dopo lungo periodo di “studio” della gara (costo 80 mil).
A questo proposto vi prego di rivedere brillante video di Di Maio con dichiarazioni trionfalistiche.
E miei complimenti successivi per aver cambiato idea.

2) Poi avete cambiato idea di nuovo e fatto saltare l’accordo perché erano andate male le europee.

3) Poi avete minacciato di fare la madre di tutte le cause a Mittal.

4) Poi avete cambiato idea e fatto una società con Mittal in maggioranza senza alcuna garanzia.

5) Poi avete promesso l’acciaio green.

6) Poi avete lasciato da pagare agli italiani il conto di tutte queste cazzate. Come sempre."
 

Milanoide

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Calenda può non piacere, ma non sono in molti, i politici, ad avere un curriculum aziendale come il suo. E poi ha visione.
Ri-nazionalizzerei tutto, bonificherei, ma con controllo serrato su assunzioni e subappalti. Monitoraggio assenteisti settimanale.
 

Andris

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Turco, vice presidente M5S, respinge al mittente le accuse di Calenda:

"Le sparate sullo scudo penale sono tipiche di chi è rimasto fermo al 2017 e soprattutto di chi non conosce la complessa realtà dell’impianto ex Ilva e della città di Taranto.
L’ex ministro non sa forse che lo scudo penale c’è, è stato ripristinato dalla Meloni, anche con il suo voto, e la giornata di ieri ha smascherato finalmente quello che è sempre stato un alibi per ArcelorMittal e per le forze politiche che hanno sempre sostenuto la continuità produttiva a carbone ad ogni costo, anche a discapito della salute dei cittadini e dei lavoratori

Il colosso indiano non ha mai avuto reali intenzioni di investire su Taranto: ormai è chiaro a tutti, esclusi Calenda e qualche sparuto e inconsistente esponente di Fdi come Iaia, che sparlano a chiacchiere non avendo portato risultati e soluzioni di cui vantarsi.
Se Mittal è entrata in partita sull’ex Ilva è solo per sottrarre commesse alla concorrenza, ma del rilancio di Taranto non le è mai importato nulla.
E’ una balla dunque continuare a sostenere che i franco-indiani non hanno investito e non investono per lo scudo penale, che è stato sempre uno specchietto per le allodole di chi lo ha introdotto e votato.

Inoltre, Calenda fu il ministro che formulò il bando di gara “fasullo”, poi vinto da Mittal, omettendo però di indicare che l’impianto siderurgico fosse sotto sequestro per disastro ambientale, con il rischio di confisca.
Quindi dovrebbe avere almeno la decenza Calenda di ammettere le sue grandi responsabilità prima di accusare chi ha cercato di rimediare ai suoi grandi e imperdonabili errori, peraltro madre dell’attuale disastro industriale, economico e sociale. I portacolori del partito di Giorgia Meloni, poi, invece di sparlare a vanvera sarebbe bene che perdessero il loro tempo a trovare soluzioni e risorse perché ogni giorno imprese dell’indotto chiudono e lavoratori vengono licenziati, senza che i parlamentari di Centrodestra del territorio trovino soluzioni.

Per non parlare, poi, del problema ambientale e sanitario che per il Governo Meloni non esiste, è stato messo sotto al tappeto, dimostrando di non conoscere la gravità ancora della situazione.
Gli ultimi dati 2023 pubblicati recentemente da Arpa attestano infatti valori sopra la soglia di guardia del pm10, benzene e polveri sottili.
Ciò conferma l’inefficacia delle prescrizioni Aia e l’inutilità degli investimenti sin qui realizzati per contenere l’inquinamento. La realtà è che l’impianto ex Ilva continua ancora a inquinare.
Nonostante questi dati inconfutabili e incontrovertibili, i parlamentari di Centrodestra pugliesi rinnegano l’evidenza, così come lo stesso Iaia che in Parlamento ha persino sostenuto in maniera vigorosa che a Taranto non c’è un problema ambientale e sanitario.

Il M5s per rimediare ai disastri dei governi degli ultimi decenni aveva gettato le basi per un processo di riconversione industriale ed economica dell’intero territorio, con il “Cantiere Taranto” ed una dotazione finanziaria di oltre 2,5 miliardi di euro.
Adesso, con il governo Meloni si è tornati ai fasti, o meglio ai nefasti, di Calenda. “Avanti col ciclo a carbone e poi si vedrà” – il mantra.
Il mondo però sta andando in un’altra direzione, e il fatto che né Calenda sette anni fa né Meloni oggi, se ne siano resi conto, adesso ci presenta il conto che cittadini e imprese saranno costrette a pagare”
 

Andris

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Ministro Urso in parlamento:

"Di fronte alla minaccia di abbandonare il sito e in assenza di alternative, nel marzo 2020 il governo Conte 2, ministro Patuanelli, avvia una nuova trattativa con gli investitori franco-indiani da cui nascerà Acciaierie d'Italia con l'ingresso di Invitalia al 38% e con la sigla di patti parasociali fortemente sbilanciati a favore del soggetto privato.
Patti che definire leonini è un eufemismo.

Arcelor Mittal si è dichiarata disponibile ad accettare di scendere in minoranza ma non a contribuire finanziariamente in ragione della propria quota, scaricando l'intero onere finanziario sullo Stato ma, nel contempo, reclamando il privilegio concesso negli originali patti tra gli azionisti realizzati quando diedero vita alla società Acciaierie d'Italia di condividere in ogni caso la governance, così da condizionare ogni ulteriore decisione.

Cosa che non è accettabile né percorribile sia nella sostanza che alla luce dei vincoli europei sugli aiuti di Stato.
Abbiamo quindi dato mandato ad Invitalia e al suo team di legali di esplorare ogni possibile conseguente soluzione"


Urge un intervento drastico: accordo per uscita o commissario per gestione straordinaria

Nessuno degli impegni presi è stato realizzato, serve un cambio rispetto alle politiche degli ultimi dieci anni

In questi anni la produzione si è progressivamente ridotta in spregio al tipo di accordo sottoscritto.
Perfino negli anni in cui la produzione di acciaio era altamente profittevole in Europa, come nel 2019, è stata mantenuta bassa lasciando campo libero ad altri attori stranieri.

Nel giugno 2017 era nel frattempo sopraggiunto il governo Gentiloni, ministro il senatore Calenda, la multinazionale indiana Arcelor Mittal, primo attore globale, vinse la gara pubblica per assumere in affitto la gestione dell'acciaieria in attesa della acquisizione, pur in presenza di un'altra cordata pubblico-privata cui partecipava perfino Cassa Depositi e Prestiti.


Il governo intende sviluppare un piano siderurgico nazionale costruito su quattro poli complementari attraverso un progressivo rinnovamento, modernizzazione e specializzazione degli impianti esistenti: Taranto, Terni, Piombino e le acciaierie del Nord Italia.

in primis Taranto che dovrà riaffermare il ruolo di campione industriale, con una filiera produttiva con l'intero ciclo, dal minerale al prodotto finito.
Poi Terni, dove lavoriamo sul solco di quanto fatto dal mio predecessore Giorgetti, per il rafforzamento della produzione di acciai speciali, con un contratto di programma che dovrebbe essere definito entro febbraio.
Il terzo polo è Piombino, con le enormi potenzialità, in particolare sulle rotaie che fin qui ha sottoperformato e che ora registra l'interesse - oltreché del soggetto presente - di potenziali nuovi investitori stranieri con i quali ci apprestiamo a sottoscrivere un memorandum di intesa per il riavvio della produzione di acciaio
Da ultimo, ma primo per importanza di produzione, il supporto alle acciaierie, soprattutto nel Nord, che stanno portando avanti con successo una svolta green senza precedenti, modello di efficienza sostenibile in Europa a cui dobbiamo dare atto dei grandi sforzi fatti".


Calenda rilancia:

"Come volevasi dimostrare.

I 5S hanno fatto saltare un accordo blindato e vantaggioso (4,2 mld) per entrare in società con Mittal in minoranza e con patti parasociali gravemente penalizzanti.
Non è incompetenza è demenzialità.

Il tutto con un silente PD al seguito.
Ora però è importante conoscerne i contenuti nel dettaglio per cercare di capire come venirne fuori. E con quali costi per i cittadini."
 
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Andris

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purtroppo prevedibile che una multinazionale già leader di settore non venisse a far crescere ma a depotenziare la concorrenza
e il ministro non parla neanche della questione ambientale
 

Andris

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Rottura definitiva tra governo e Mittal

nessun accordo per evitare il tribunale

CDM approva la gestione straordinaria per tutela di settore chiave economico e dei lavoratori

Mittal pronto a cedere le sue quote, se lo stato non permette che restino in minoranza senza investire


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