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Mario Sconcerti dal CorSera su Milan Juve:"Paradossalmente arriva meglio la Juve del Milan a questa partita. Harecuperato qualche giocatore importante e si è data allegria con un paio di risultati. Non ha avuto grandi avversari, ha battuto Bologna e Maccabi in
casa, ma si è messa alle spalle la tremenda partita di Monza. Nel calcio non serve molto di più per ribaltare i confini. Ha poi recuperato Rabiot, che voleva vendere non per scelta tecnica ma per bilancio. Allegri stima Rabiot, è l’unico giocatore dalla corsa lunga nel reparto. L’altro con passo diverso è McKennie che non ha la qualità di Rabiot. La decisione comunque più importante di Allegri è stata mettere Milik al fianco di Vlahovic. Milik è l’opposto di Vlahovic, è un freddo che sa capire il gioco, quanto Vlahovic è estremo nel sentimento con cui corre sul pallone. La Juve adesso ha un attacco che non è più solo un commandos esasperato, ma sa anche pensare per gli altri. Milik sta funzionando come equilibratore, la sua sola presenza ha tolto dalla solitudine laterale Kostic, oggi finalmente dentro le partite. Il Milan è più forte della Juve da una novantina di partite, non è un parere, è la somma dei punti fatti. Ma ha perso una brutta partita a Londra in un brutto momento della stagione, quando è ridotto ai minimi termini. Le squadre giovani risolvono spesso questi periodi ignorandoli, hanno l’arroganza dell’età. E se la squadra è forte, il principio spesso funziona. Ci sono però nel Milan delle finezze tattiche che non collimano. Le caratteristiche di alcuni giocatori portano ad avere superiorità numerica in zone del campo e inferiorità in altre. A sinistra per esempio è quasi impossibile reggere nello stesso tempo Theo Hernandez e Leao. Ma in mezzo al campo il Milan soffre la presenza di mezze punte che s’infilano tra Bennacer-Tonali e la linea dei due difensori. A Londra il migliore è stato Mount, centrocampista avanzato. Chi poteva marcarlo? Non Bennacer che aveva Kovacic e non Tonali che aveva il suo uomo. Sarebbe toccato a Kalulu che però avrebbe dovuto avanzare di una ventina di metri travolgendo la linea orizzontale della difesa. Il disagio parte da lontano perché il terzo di centrocampo nel Milan è De Ketelaere che però serve, quando serve, per l’ultimo passaggio. In sostanza il Milan è pronto ad affrontare due attaccanti centrali, molto meno un secondo attaccante che faccia il numero 10. Era già successo con l’Udinese, si era confermato con Malinovskyi a Bergamo e con Bajrami a Empoli. Milik gioca in una posizione molto simile a Mount, non è un centravanti statico, giocherà sui palloni di Bennacer e Tonali, ma avrà bisogno di un marcatore arretrato e stabile. Questo darà più libertà a Vlahovic. È qui che si deciderà la partita, in questa piccola zona d’ombra che è forse l’unico limite del Milan. Se Tomori e Kalulu tengono, e con loro Bennacer e Tonali una fase di gioco prima, il Milan ha buone probabilità di vincere. Perché Leao è imprendibile e la difesa della Juve imperfetta. Esiste però anche la conseguenza opposta. Per questo è una grande partita
casa, ma si è messa alle spalle la tremenda partita di Monza. Nel calcio non serve molto di più per ribaltare i confini. Ha poi recuperato Rabiot, che voleva vendere non per scelta tecnica ma per bilancio. Allegri stima Rabiot, è l’unico giocatore dalla corsa lunga nel reparto. L’altro con passo diverso è McKennie che non ha la qualità di Rabiot. La decisione comunque più importante di Allegri è stata mettere Milik al fianco di Vlahovic. Milik è l’opposto di Vlahovic, è un freddo che sa capire il gioco, quanto Vlahovic è estremo nel sentimento con cui corre sul pallone. La Juve adesso ha un attacco che non è più solo un commandos esasperato, ma sa anche pensare per gli altri. Milik sta funzionando come equilibratore, la sua sola presenza ha tolto dalla solitudine laterale Kostic, oggi finalmente dentro le partite. Il Milan è più forte della Juve da una novantina di partite, non è un parere, è la somma dei punti fatti. Ma ha perso una brutta partita a Londra in un brutto momento della stagione, quando è ridotto ai minimi termini. Le squadre giovani risolvono spesso questi periodi ignorandoli, hanno l’arroganza dell’età. E se la squadra è forte, il principio spesso funziona. Ci sono però nel Milan delle finezze tattiche che non collimano. Le caratteristiche di alcuni giocatori portano ad avere superiorità numerica in zone del campo e inferiorità in altre. A sinistra per esempio è quasi impossibile reggere nello stesso tempo Theo Hernandez e Leao. Ma in mezzo al campo il Milan soffre la presenza di mezze punte che s’infilano tra Bennacer-Tonali e la linea dei due difensori. A Londra il migliore è stato Mount, centrocampista avanzato. Chi poteva marcarlo? Non Bennacer che aveva Kovacic e non Tonali che aveva il suo uomo. Sarebbe toccato a Kalulu che però avrebbe dovuto avanzare di una ventina di metri travolgendo la linea orizzontale della difesa. Il disagio parte da lontano perché il terzo di centrocampo nel Milan è De Ketelaere che però serve, quando serve, per l’ultimo passaggio. In sostanza il Milan è pronto ad affrontare due attaccanti centrali, molto meno un secondo attaccante che faccia il numero 10. Era già successo con l’Udinese, si era confermato con Malinovskyi a Bergamo e con Bajrami a Empoli. Milik gioca in una posizione molto simile a Mount, non è un centravanti statico, giocherà sui palloni di Bennacer e Tonali, ma avrà bisogno di un marcatore arretrato e stabile. Questo darà più libertà a Vlahovic. È qui che si deciderà la partita, in questa piccola zona d’ombra che è forse l’unico limite del Milan. Se Tomori e Kalulu tengono, e con loro Bennacer e Tonali una fase di gioco prima, il Milan ha buone probabilità di vincere. Perché Leao è imprendibile e la difesa della Juve imperfetta. Esiste però anche la conseguenza opposta. Per questo è una grande partita