Saele:"Grato a Maldini e Pioli. Leao, Giroud e il mio ritorno...".

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Saeled al ritiro del Belgio, sul Milan e altri temi:"Alex Stéphan Debring? Questa persona è molto importante per me. C'era fin dalla mia prima squadra e mi ha accompagnato quando ero bambino, nei miei primi allenamenti e nelle mie prime partite. Ovviamente oggi gli sono molto grato, perché è grazie a persone come lui se sono arrivato fin qui e se sono diventato il giocatore che sono oggiIl Belgio è un paese che, a parte il meteo che in generale è molto freddo, è davvero caloroso. La gente è molto legata alla famiglia, ci si aiuta tanto l'un l'altro. È il mio paese d'origine, quindi ci sono molto legato ed è sempre un piacere tornarci per vedere la mia famiglia e i miei amici. Inoltre, secondo me, ci sono monumenti molto belli da visitare. Io sono di Bruxelles, quindi posso parlarti soprattutto di quella, ed è una città molto bella che secondo me va visitata.

I miei genitori fanno questa cosa (viaggio Belgio-Milano ogni due settimane in macchina), più che altro mio padre, perché mia madre poverina non ha la patente e deve solo accompagnarlo. A mio padre piace venire in macchina, dice sempre che è più comodo, parte quando vuole lui e si gode i paesaggi in giro. Piace a entrambi. Per queste cose sono rimasti molto umili e io provo a prendere questa umiltà da loro, perché è una cosa bellissima, anche nel mondo del calcio. Penso sia importante rimanere umili e loro mi aiutano tanto in questo.

In campo cambio? Un po' mi dispiace perché a volte la gente ha un'immagine di me distorta, dato che sul campo sono totalmente diverso rispetto alla vita reale, quella fuori dal campo. Io sono una persona che dà tanto alla gente a cui vuole bene, sono molto rispettoso e, come ho detto, grazie ai miei genitori sono anche molto umile.

È vero che nel calcio è difficile trovare persone così, perché quando diventi famoso e inizi a guadagnare un po' di soldi è difficile rimanere te stesso e restare la persona che eri da bambino. C'è questa differenza che chi mi conosce bene nota molto. A chi pensa che io sia arrogante vorrei solo dire: venite a conoscermi fuori dal campo, facciamo una cena insieme e vedrete che cambierete sicuramente idea.

"I troppi soldi fin da giovani? Sì, questa è una parte che la gente non conosce, ma è molto difficile. Inizi ad avere fama e soldi molto giovane, intorno ai 18 anni, un'età in cui non sei ancora del tutto maturo, non sei ancora un uomo. Non capisci davvero cosa siano tutti quei soldi o cosa significhi avere quella notorietà, quindi è difficile gestirla. Io ho avuto la fortuna di avere una famiglia molto umile che mi tiene sempre con i piedi per terra e che sa rimettermi subito in carreggiata quando sto uscendo dalla mia strada. Questa è una mia grande fortuna. A volte ci sono giocatori che non hanno questo appoggio ed è molto più difficile per loro; fanno degli errori che poi li aiutano a maturare, ma il problema è che a volte questi errori ti fanno cadere del tutto. È questa la cosa difficile di questo lavoro".

Olivier Giroud è stato importantissimo. Abbiamo legato tanto, ho avuto la fortuna di passare le vacanze con lui, di incontrare la sua famiglia e i suoi figli. Abbiamo un rapporto molto stretto ed è arrivato in un periodo della mia vita in cui per me era fondamentale avere un appoggio, soprattutto perché sono arrivato a Milano molto giovane e senza la mia famiglia, rimasta in Belgio.
Avere una persona con la sua esperienza che mi aiutava e mi dava consigli tutti i giorni è stato un fattore di crescita personale enorme. Gli sono molto grato per tutto quello che ha fatto per me, lo sa già. Siamo rimasti davvero grandi amici".


"Ti dico la verità, i primi due o tre mesi mi sono chiesto: "Ma cosa ci faccio qui? Perché sono venuto?". L'Anderlecht è un ottimo livello in Belgio, ma non è paragonabile alla Serie A. In allenamento prima capitava di sbagliare passaggi o commettere errori tecnici e andava bene lo stesso. Qui mi sono reso conto che un passaggio sbagliato ti può costare la sconfitta, quindi non è accettabile. All'inizio è stata dura perché ero molto giovane e non capivo questo livello di esigenza del Milan. Poi, piano piano, capisci quali sono le tue responsabilità in una squadra del genere e ti adegui al livello del gruppo. A quel punto sei più libero, le tue giocate riescono meglio e il tuo talento emerge".


Sono stato molto grato a Paolo Maldini e al mister Stefano Pioli, che mi hanno concesso tanto tempo per crescere, sapendo che ne avevo bisogno. E poi, il passaggio da Bruxelles a Milano... la città è molto diversa. Se dovessi scegliere di trasferirmi a Milano, lo rifarei altre mille volte. Oggi per me Milano e il Milan sono come casa, sono molto orgoglioso di far parte di questo progetto. La fiducia delle persone importanti in un club fa tutto. Quando hai persone come Stefano Pioli e Paolo Maldini che ti danno il tempo di cui hai bisogno, fai la differenza ed è quello che mi ha fatto diventare il giocatore che sono oggi"

Anche al Bologna ho avuto la fortuna di trovare Thiago Motta, che capiva la mia situazione. Io ero arrivato lì con l'aspettativa di fare la differenza fin da subito, ma poi giochi con calciatori di Serie A di alto livello e ti rendi conto che se non lavori al 100% non riesci a fare ciò che vuoi. Anche in quel caso, ricevere le parole giuste da un allenatore come Thiago Motta – che ha un'esperienza enorme nel calcio e sa di cosa parla – ti dà la serenità di rimetterti tranquillo e ricostruire passo dopo passo il tuo percorso.È normale che i tifosi italiani abbiano grandi aspettative sulla Nazionale, ma a volte si deve lasciare tempo ai ragazzi di crescere insieme, di avere un progetto stabile e di riprendere fiducia. Tutti i giocatori hanno il livello per giocare il Mondiale, ma a volte, quando le cose non vanno, bisogna avere il tempo di costruire una base stabile senza fretta, altrimenti i risultati non durano nel tempo. Spero per loro che nella prossima competizione internazionale ci saranno.

Se ho mai avuto paura, magari di notte, di non riuscire a tornare ai livelli? Tantissime volte. Tantissime volte. Avendo intorno persone che ti vogliono bene e che sanno cosa dirti in quel momento preciso, perché nel calcio i momenti di dubbio sono tantissimi ce l'ho fatta. Io sono una persona molto sicura di me stessa e so che sono arrivato qui grazie al mio lavoro e a una percentuale di talento, ma soprattutto al lavoro. La cosa difficile nel calcio è che a volte fai tutto al massimo, al 100%, eppure le giocate non escono. È una cosa che non sai spiegare. Quest'anno ne ho parlato anche con Adrien Rabiot e con altri giocatori in un momento in cui andavo un po' meno bene: "Io sto facendo tutto quello che devo fare al 100%, fuori e dentro il campo, ma non mi riesce nulla". In quei casi, le parole di persone con esperienza ti rassicurano che il momento arriverà, che devi stare sereno e fare le cose semplici. Avere intorno le persone giuste fa tutta la differenza.

"Il ruolo? Allora: terzino destro, terzino sinistro... Centrale mi manca. Portiere l'ho fatto da bambino, ma non da professionista, diciamo che vale! Poi ho giocato mediano, box-to-box (mezzala), trequartista, esterno a destra, esterno a sinistra e pure punta all'Anderlecht. Non segnavo e poi mi hanno spostato sull'esterno, hanno capito subito che era meglio! Però sì, ho fatto quasi tutti i ruoli. Da un lato è positivo, perché un allenatore sa che potrà sempre contare su di te. Dall'altro, però, è difficile perché cambiando così spesso posizione non riesci ad abituarti a un ruolo fisso e a trovare gli automatismi. Ormai sono tanti anni che gioco. Quest'anno, essendo rimasto tutta la stagione a destra, mi sento molto meglio perché ho capito in quale parte del campo posso fare determinate giocate e in quale no. Questo ti fa crescere. Prima venivo cambiato continuamente di posizione e a volte era difficile performare al 100%. La cosa positiva resta il fatto che, ovunque ti metta l'allenatore, sa che farai comunque bene.

Cosa volevo fare da piccolo? Il veterinario volevo farlo davvero, era il mio sogno da bambino: prima il calciatore e poi il veterinario. Il ginnasta, invece, perché mio papà lo era, di conseguenza mi ha trasmesso questa passione...(In sottofondo si sente del rumore) C'è il mio amico Rafa (Leão) che sta premendo... fa sempre casino Rafa! (Rivolto a Leão) Perché devi sempre far casino? Cos'è? (gli porge un bicchiere) No, grazie, sto bene".

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Ma sti idioti sono in nazionale per il Mondiale, parlassero del Mondiale no?
 

malos

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Saeled al ritiro del Belgio, sul Milan e altri temi:"Alex Stéphan Debring? Questa persona è molto importante per me. C'era fin dalla mia prima squadra e mi ha accompagnato quando ero bambino, nei miei primi allenamenti e nelle mie prime partite. Ovviamente oggi gli sono molto grato, perché è grazie a persone come lui se sono arrivato fin qui e se sono diventato il giocatore che sono oggiIl Belgio è un paese che, a parte il meteo che in generale è molto freddo, è davvero caloroso. La gente è molto legata alla famiglia, ci si aiuta tanto l'un l'altro. È il mio paese d'origine, quindi ci sono molto legato ed è sempre un piacere tornarci per vedere la mia famiglia e i miei amici. Inoltre, secondo me, ci sono monumenti molto belli da visitare. Io sono di Bruxelles, quindi posso parlarti soprattutto di quella, ed è una città molto bella che secondo me va visitata.

I miei genitori fanno questa cosa (viaggio Belgio-Milano ogni due settimane in macchina), più che altro mio padre, perché mia madre poverina non ha la patente e deve solo accompagnarlo. A mio padre piace venire in macchina, dice sempre che è più comodo, parte quando vuole lui e si gode i paesaggi in giro. Piace a entrambi. Per queste cose sono rimasti molto umili e io provo a prendere questa umiltà da loro, perché è una cosa bellissima, anche nel mondo del calcio. Penso sia importante rimanere umili e loro mi aiutano tanto in questo.

In campo cambio? Un po' mi dispiace perché a volte la gente ha un'immagine di me distorta, dato che sul campo sono totalmente diverso rispetto alla vita reale, quella fuori dal campo. Io sono una persona che dà tanto alla gente a cui vuole bene, sono molto rispettoso e, come ho detto, grazie ai miei genitori sono anche molto umile.

È vero che nel calcio è difficile trovare persone così, perché quando diventi famoso e inizi a guadagnare un po' di soldi è difficile rimanere te stesso e restare la persona che eri da bambino. C'è questa differenza che chi mi conosce bene nota molto. A chi pensa che io sia arrogante vorrei solo dire: venite a conoscermi fuori dal campo, facciamo una cena insieme e vedrete che cambierete sicuramente idea.

"I troppi soldi fin da giovani? Sì, questa è una parte che la gente non conosce, ma è molto difficile. Inizi ad avere fama e soldi molto giovane, intorno ai 18 anni, un'età in cui non sei ancora del tutto maturo, non sei ancora un uomo. Non capisci davvero cosa siano tutti quei soldi o cosa significhi avere quella notorietà, quindi è difficile gestirla. Io ho avuto la fortuna di avere una famiglia molto umile che mi tiene sempre con i piedi per terra e che sa rimettermi subito in carreggiata quando sto uscendo dalla mia strada. Questa è una mia grande fortuna. A volte ci sono giocatori che non hanno questo appoggio ed è molto più difficile per loro; fanno degli errori che poi li aiutano a maturare, ma il problema è che a volte questi errori ti fanno cadere del tutto. È questa la cosa difficile di questo lavoro".

Olivier Giroud è stato importantissimo. Abbiamo legato tanto, ho avuto la fortuna di passare le vacanze con lui, di incontrare la sua famiglia e i suoi figli. Abbiamo un rapporto molto stretto ed è arrivato in un periodo della mia vita in cui per me era fondamentale avere un appoggio, soprattutto perché sono arrivato a Milano molto giovane e senza la mia famiglia, rimasta in Belgio.
Avere una persona con la sua esperienza che mi aiutava e mi dava consigli tutti i giorni è stato un fattore di crescita personale enorme. Gli sono molto grato per tutto quello che ha fatto per me, lo sa già. Siamo rimasti davvero grandi amici".


"Ti dico la verità, i primi due o tre mesi mi sono chiesto: "Ma cosa ci faccio qui? Perché sono venuto?". L'Anderlecht è un ottimo livello in Belgio, ma non è paragonabile alla Serie A. In allenamento prima capitava di sbagliare passaggi o commettere errori tecnici e andava bene lo stesso. Qui mi sono reso conto che un passaggio sbagliato ti può costare la sconfitta, quindi non è accettabile. All'inizio è stata dura perché ero molto giovane e non capivo questo livello di esigenza del Milan. Poi, piano piano, capisci quali sono le tue responsabilità in una squadra del genere e ti adegui al livello del gruppo. A quel punto sei più libero, le tue giocate riescono meglio e il tuo talento emerge".


Sono stato molto grato a Paolo Maldini e al mister Stefano Pioli, che mi hanno concesso tanto tempo per crescere, sapendo che ne avevo bisogno. E poi, il passaggio da Bruxelles a Milano... la città è molto diversa. Se dovessi scegliere di trasferirmi a Milano, lo rifarei altre mille volte. Oggi per me Milano e il Milan sono come casa, sono molto orgoglioso di far parte di questo progetto. La fiducia delle persone importanti in un club fa tutto. Quando hai persone come Stefano Pioli e Paolo Maldini che ti danno il tempo di cui hai bisogno, fai la differenza ed è quello che mi ha fatto diventare il giocatore che sono oggi"

Anche al Bologna ho avuto la fortuna di trovare Thiago Motta, che capiva la mia situazione. Io ero arrivato lì con l'aspettativa di fare la differenza fin da subito, ma poi giochi con calciatori di Serie A di alto livello e ti rendi conto che se non lavori al 100% non riesci a fare ciò che vuoi. Anche in quel caso, ricevere le parole giuste da un allenatore come Thiago Motta – che ha un'esperienza enorme nel calcio e sa di cosa parla – ti dà la serenità di rimetterti tranquillo e ricostruire passo dopo passo il tuo percorso.È normale che i tifosi italiani abbiano grandi aspettative sulla Nazionale, ma a volte si deve lasciare tempo ai ragazzi di crescere insieme, di avere un progetto stabile e di riprendere fiducia. Tutti i giocatori hanno il livello per giocare il Mondiale, ma a volte, quando le cose non vanno, bisogna avere il tempo di costruire una base stabile senza fretta, altrimenti i risultati non durano nel tempo. Spero per loro che nella prossima competizione internazionale ci saranno.

Se ho mai avuto paura, magari di notte, di non riuscire a tornare ai livelli? Tantissime volte. Tantissime volte. Avendo intorno persone che ti vogliono bene e che sanno cosa dirti in quel momento preciso, perché nel calcio i momenti di dubbio sono tantissimi ce l'ho fatta. Io sono una persona molto sicura di me stessa e so che sono arrivato qui grazie al mio lavoro e a una percentuale di talento, ma soprattutto al lavoro. La cosa difficile nel calcio è che a volte fai tutto al massimo, al 100%, eppure le giocate non escono. È una cosa che non sai spiegare. Quest'anno ne ho parlato anche con Adrien Rabiot e con altri giocatori in un momento in cui andavo un po' meno bene: "Io sto facendo tutto quello che devo fare al 100%, fuori e dentro il campo, ma non mi riesce nulla". In quei casi, le parole di persone con esperienza ti rassicurano che il momento arriverà, che devi stare sereno e fare le cose semplici. Avere intorno le persone giuste fa tutta la differenza.

"Il ruolo? Allora: terzino destro, terzino sinistro... Centrale mi manca. Portiere l'ho fatto da bambino, ma non da professionista, diciamo che vale! Poi ho giocato mediano, box-to-box (mezzala), trequartista, esterno a destra, esterno a sinistra e pure punta all'Anderlecht. Non segnavo e poi mi hanno spostato sull'esterno, hanno capito subito che era meglio! Però sì, ho fatto quasi tutti i ruoli. Da un lato è positivo, perché un allenatore sa che potrà sempre contare su di te. Dall'altro, però, è difficile perché cambiando così spesso posizione non riesci ad abituarti a un ruolo fisso e a trovare gli automatismi. Ormai sono tanti anni che gioco. Quest'anno, essendo rimasto tutta la stagione a destra, mi sento molto meglio perché ho capito in quale parte del campo posso fare determinate giocate e in quale no. Questo ti fa crescere. Prima venivo cambiato continuamente di posizione e a volte era difficile performare al 100%. La cosa positiva resta il fatto che, ovunque ti metta l'allenatore, sa che farai comunque bene.

Cosa volevo fare da piccolo? Il veterinario volevo farlo davvero, era il mio sogno da bambino: prima il calciatore e poi il veterinario. Il ginnasta, invece, perché mio papà lo era, di conseguenza mi ha trasmesso questa passione...(In sottofondo si sente del rumore) C'è il mio amico Rafa (Leão) che sta premendo... fa sempre casino Rafa! (Rivolto a Leão) Perché devi sempre far casino? Cos'è? (gli porge un bicchiere) No, grazie, sto bene".

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Ha nominato l'innomimabile, è già venduto.
 
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